“Tu fai vedere al tuo sogno che veramente ci tieni a incontrarlo,
senza pretendere che lui faccia tutta la strada da solo
per arrivare fino a te, poi le cose accadono.
I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi.”
Fabio Volo
Loro mi contagiano.
Si, ogni giorno.
Con la loro presenza, la loro allegria, il loro entusiasmo.
Ma non è che ogni giorno vada tutto bene. No.
A volte ci rincuoriamo a vicenda, ci aiutiamo, una pacca sulla spalla, si si, anche via chat, perché non si può?
Voi credete davvero che non si possa?
Beh, vi sbagliate. E di grosso.
Io, ogni giorno corro a salutarle, leggo le loro novità, rido delle loro battute, e mi preoccupo se mancano, o leggo dall’altra parte qualche problema.
Siamo diverse, per età e carattere, e abbiamo tanti sogni.
Sono le mie amiche, quelle con cui ho aperto, quasi per caso, un bel giorno di marzo, un gruppo blogger su facebook.
Amiche,
“I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi.”
Io credo che noi lo siamo!
Questo dessert è del mio Prof. Fiorotto, quello di questa torta qui!
La ricetta, mi ha raccontato, è nata di ritorno dal Salone del Gusto, qualche anno fa.
Ci era andato con il collega (e pure lui mio Prof.!) Pasquale Carbonelli, esperto di cucina creativa e molecolare.
Avevano partecipato ad una conferenza del grande Ferran Adrià…
Il Prof era rimasto colpito dalle parole dello Chef, che riteneva davvero una stranezza il fatto che noi italiani utilizziamo la zucca prevalentemente in preparazioni salate, quando invece si presterebbe molto di più a preparazioni dolci.
In macchina, di ritorno, aveva avuto questa idea, un semifreddo.
E’ bello che dietro ad una ricetta ci sia una storia, un episodio…e mi sembrava carino raccontarvelo, così come lui lo ha raccontato a noi.
Io vi dico solo, provatelo!
E’ una meraviglia.
Potete anche servirlo con delle griglie di caramello e zucchero a velo, vedete un po’ voi, a me con il cioccolato fondente piace troppo.
N.b.
Sto caricando queste foto e rido.
Si, rido.
Perché il giorno in cui le ho fatte, queste foto, mi sono ben pensata di posizionare il set fuori, sul tavolo della veranda, all’aperto.
C’erano un freddo ed un vento terribili quel giorno.
Ma io, imperterrita, me ne esco con il mio piattino, la tovaglia e tutto il resto.
Volava via tutto, e quando dico tutto è davvero TUTTO!
Si sollevava la tovaglia, partiva il cacao ed è ovviamente caduta pure la decorazione, e mio marito scuoteva la testa e se la rideva da dentro, osservandomi dalla finestra.
Ma io ce l’ho fatta, eh eh eh
Magari non è perfetto il piatto.
Ma abbiate compassione e/o comprensione, con un ginocchio tenevo ferma la tovaglia, con una mano qualcos’altro e con la seconda mano fotografavo.
Ma abbiate compassione e/o comprensione, con un ginocchio tenevo ferma la tovaglia, con una mano qualcos’altro e con la seconda mano fotografavo.
In poche parole, se non sono matte non le vogliamo, mi sembra si dica così giusto?

