Leggevo poco tempo fa un articolo che si intitolava ‘Figli della modernità, malati di poca natura’.
Per la precisione questo l’ho strappato da un inserto ‘Settegreen’ del Corriere.Sara Gandolfi inizia l’articolo scrivendo: “Mai ascoltato in silenzio i suoni di un bosco? Mai camminato a piedi nudi sull’erba di un parco cittadino?”.
Affronta un tema davvero interessante: il ‘Nature deficit disorder’, ovvero disturbo da carenza di natura, termine coniato qualche anno fa dallo scrittore americano Richard Louv autore de ‘L’ultimo bambino nei boschi’ (che voglio leggere).
Non è il nome di una vera e propria malattia, ma di un rapporto mancato con la natura, con l’ambiente.
In poche parole ci sono studi che confermano che il nostro stato di salute mentale, fisica e spirituale è direttamente collegato al legame che abbiamo con il mondo naturale.
Che problemi quali obesità, disattenzione, depressione, ansia, noia, svogliatezza possono essere trattati in modo efficace, incentivando e favorendo il rapporto tra i bambini/ragazzi e la natura.
Per cui non sono sufficienti soltanto una buona alimentazione ed un buon sonno per essere in buona salute, ma è essenziale anche il contatto con il verde.
E’ provato da varie ricerche scientifiche che i bambini che vivono a contatto con la natura, rispetto a quelli che restano spesso chiusi a casa, davanti a TV e PC, hanno maggiore capacità di osservazione, ragionamento, sono sensibilmente meno inclini al bullismo e, cosa secondo me meravigliosa, sanno stupirsi. Capacità che spesso sembra davvero perduta.

