“Prima di Marrakech, tutto era nero.
Questa città mi ha insegnato cosa sono i colori e ho abbracciato la sua luce,
i suoi sfacciati contrasti e le sue intense invenzioni”
Yves Saint Laurent
Marrakech.
La “città rossa” tra le cui mura rosate, innumerevoli sono i contrasti, una irresistibile mescolanza di culture berbere, andaluse e arabe.
Marrakech è un altro mondo: caos, polvere, odori forti, traffico frenetico, ma anche spezie, profumi, palazzi gioiello, madrase, cortili nascosti e giardini lussureggianti, paccottiglia per turisti e artigianato di pregio, gente che ti vende di tutto ovunque e che ti segue per convincerti a pranzare in un posto o in un altro.
Racchiude tutto nella sua, spesso stancante, ma irresistibile frenesia. Credo non offra mezze misure Marrakech, o la ami o la detesti. Ma, a mio avviso, è molto più facile amarla.
La strada che porta da Zagora a Marrakech regala panorami mozzafiato, se ci arriverete in macchina vedrete alternarsi deserti, palmeti, villaggi e montagne, e passerete circa 6 ore di strada con lo sguardo incantato fisso fuori dal finestrino.
E poi eccola. Con i suoi colori mozzafiato, il rosso terracotta degli edifici e l’azzurro intenso del cielo.
I caffè turistici, gli artigiani che battono il metallo, quelli che lavorano pellami e i tintori di tessuti, i musicisti, i ballerini, i fachiri e gli incantatori di serpenti. Una città che ti ammalia con la sua atmosfera vibrante e la ricchezza della sua cultura, i suoi vicoli labirintici e i suoi affascinanti Riad.
Una città che coinvolge realmente tutti i sensi, offrendo una esperienza indimenticabile per chi la visita.

