A me i coltelli hanno sempre fatto un po’ di paura.
Abbastanza paura.
Nonostante cucinare mi sia sempre piaciuto, e lo abbia sempre fatto spesso, non ho mai dato molta importanza ai coltelli.
Poi, certi coltelli, lo confesso, un pochino li temevo.
Il trinciante ad esempio, quello che viene definito il coltello da cuoco.
Non si può farne a meno.
Questo coltellone graaaande, pesaaaante ed affilato.
Coltello universale, adatto a tritare erbe, tagliare verdure, trinciare carne e pesce.
Al corso per cuoco all’alberghiero ho dovuto affrontare e superare i miei timori.
All’inizio ci hanno fatto tagliare l’impossibile.
Era tutto un tagliare … filanger, bậtonnet, julienne, chifonnade, brunoise, mirepoix…ricordo all’inizio gli sguardi disperati/divertiti degli chef…
E’ come nel film “Julie & Julia”, avete presente la scena del taglio della cipolla???
Io mi sono subito attrezzata con i 5–6 coltelli indispensabili, per esercitarmi a casa, ma anche perché provavo ormai vergogna aprendo il cassetto in cucina….
Tagliare, tagliare, tagliare…non c’è altro modo per acquisire manualità.
E’ molto importante usare un coltello adatto e ben affilato, ci si fa male molto più spesso a casa, con coltelli non idonei e non professionali.
Perché tutta ‘sta storia?
Perché tagliando le zucchine mi sono venute a mente queste cose e non ve le avevo mai raccontate…tutto qui.
Pensieri e ricordi sparsi.
Sui passatelli.
Io li ho mangiati per la prima volta a casa di mio marito, circa 17 anni fa.
La mamma di mio marito, Bertilla (si chiamava così mia suocera) ha una sorella che abita in Romagna dalla quale ha imparato a prepararli e la ricetta è la sua, trovata appuntata in un quadernino di ricette.
Per farli ci vorrebbe un attrezzo particolare, che difficilmente si riesce a reperire al di fuori della Romagna, il ferro per i passatelli, ma riescono molto bene anche con un semplice schiacciapatate con dei fori abbastanza grandi.
In Romagna, i passatelli, sono il piatto delle feste, insieme ai cappelletti in brodo.
Io li ho preparati al curry (nota contaminata e fusion), saltati in un sughetto di vongole veraci che a Venezia chiamiamo caparossoli.
Vaty, un altro piattino contaminato per te!
Ma quanto mi piace questo contest?
E se non ce l’avete ancora, uscite subito a comperare il coltello trinciante!!

