Sapevo che sarebbe stato un compito difficile. Per questo ho seguito il blog di Morena durante tutto il mese, visionavo le ricette un po’ per volta e pensavo che in questo modo sarebbe stato più semplice poi decidere.
Non è stato così, è stato difficile comunque.
Sto parlando del mio ruolo di giudice insieme a Monica (in quanto vincitrici del contest del mese scorso su Muffin e Cupcake)del contest di Morena in Cucina – La Mela.
Tante belle ricette, anche molto originali e ho faticato non poco a decidere.
Del resto dovevo nominare solo 3 di voi…
Spero di averlo fatto nel migliore dei modi. Vi posso assicurare che l’impegno ce l’ho messo tutto, ho letto e guardato una per una tutte le 103 ricette…mi ci sono volute più di due ore…
Insomma, complimenti a tutti/e e vinca la ‘MELA’ migliore!!!
Passiamo alla ricetta.
Questa l’ho pescata su un ‘La Cucina Italiana’ di Gennaio 1996, l’avevo contrassegnata con un bel post-it che faceva capolino nell parte alta del giornale.
Faccio questo per segnare le ricette che voglio fare, in poche parole, sto tanto attenta a non consumare e sprecare la carta e poi finisce che forse sono la maggiore consumatrice di post-it del Triveneto, post-it ovunque, siamo fatti anche di contraddizioni…
Comunque, piaciuta tantissimo e soprattutto facile da far paura, soprattutto se riuscite a trovare un pescivendolo umano che vi fa trovare le seppie già eviscerate e prive degli occhi, togliere il becco poi è un giochino da ragazzi.
Mi sono recata in pescheria perché volevo acquistare delle sarde fresche e, dopo aver fatto una bella fila con il mio bel numerino tra le dita, arriva il mio turno e le sardine?
Finite.
Un signore anziano, prima di me, non so quanti cavolo di chili ne ha acquistate e sono finite.Vabbè. Vedo il cartello “Polpi pescati nel Mar Mediterraneo”.
Ok! Perfetto, faccio la ricetta di mia mamma con le lenticchie.
Arrivo a casa e di cosa mi accorgo?…sono dei moscardini, belli grossi, ma sono moscardini.
Chiariamo subito le cose, perché conoscere le materie prime non è cosa scontata evidentemente: il polpo (non polipo, se lo chiamano così sbagliano, il polipo è un’altra cosa) ha 8 tentacoli e 2 file di ventose simmetriche (attenzione, simmetriche!), mentre il moscardino ha solo una fila di ventose.
Il polpo è parente di seppie e calamari (…che però hanno 10 tentacoli!), poi c’è anche da sapere che i polpi più grandi vengono chiamati piovre….sono la stessa identica cosa, ma sono più grossi.
Mi chiedo, ma in una pescheria non le dovrebbero sapere ‘ste cose? Mah…
A me è andata bene anche così, per carità, perché i moscardini vanno anche meglio ha detto mia mamma, però…
Torniamo ai folpeti, ché a Venezia li chiamiamo così!
Se vi capita di farvi un giro nella città a forma di pesce, recatevi in un’osteria (bàcaro) e troverete tra i tanti cicheti, i folpeti lesi (moscardini lessi).
Vengono lessati esattamente come nella ricetta sotto (se vi va ci sta bene dell’alloro nell’acqua di cottura) ma senza privarli delle interiora…si avete capito, si mangia tutto, tutto.
Questa ricetta, che a me piace davvero tanto, non credo sia veneziana onestamente…devo ricordare di chiederlo a mia mamma, perché l’ho rubata a lei.
Ha davvero un suo perché abbinarci una buona polenta morbida.
Potrei dirvi che sono veneziana e che tra i cicheti (info qui e qui) ci sono sempre le polpette, e che ci sono cresciuta a polpette.
Potrei dirvi che sono sempre un piatto fantastico, se fatto con prodotti buoni.
Potrei dirvi che risolvono un antipasto, ma anche una cena, pensate alle polpette in umido, bel piatto unico dove affondare una fetta di pane o schiaffarci a fianco della polenta.
Potrei dirvi che sono un mezzo meraviglioso per riciclare ciò che avanza.
Qualsiasi cosa avanza, a proposito, l’altro giorno ho sbirciato quelle di Silvia con riso e zucca e quelle di Irene fatte con la pasta, le devo provare!
Potrei dirvi che sono quelle cose che le mangi anche fredde, il giorno dopo.
Potrei dirvi che ai bambini piacciono molto e questo aiuta molto le mamme diaboliche (io me) a far ingerire cose a loro sgradite nascoste nella polpetta.
Potrei dirvi che basta usare la fantasia, infilare la testa nel frigorifero e ne potrete preparare di ogni tipo, dolci e salate.
Ma anche no. Non vi dico niente.
Vi lascio solo queste polpette ché, davvero una tira l’altra.
Se poi le tuffate in una salsina fatta con yogurt greco, buccia di limone e basilico…ecco adesso mi sa che mi tocca farle anche domani.
Buon fine settimana a tutti!
POLPETTE di TONNO, RICOTTA E ZENZERO AL FORNO
Ingredienti:
1 vasetto tonno (io circa 200 gr di filetti di tonno)
200 g ricotta biologica
1 uovo biologico
buccia 1 limone biologico
1 cipollotto
zenzero in polvere qb
sale rosa dell’Himalaya, qb
pepe qb
prezzemolo qb
semi papavero qb
semi sesamo qb
curry qb
pane grattugiato qb
Sminuzzate il tonno, mescolatelo con la ricotta, l’uovo, la buccia grattugiata del limone, il cipollotto sminuzzato, lo zenzero, il sale rosa, il pepe e mescolate bene, aggiungete due cucchiai di pane grattugiato e mescolate.
Il composto dev’essere comunque abbastanza morbido.
Bagnatevi le mani affinché sia più semplice maneggiare l’impasto senza che si appiccichi, prelevate poco impasto (l’equivalente di un cucchiaino se le fate come antipasto) e formate una polpettina che passerete a piacere nei semi di sesamo, o nel papavero o semplicemente nel pane grattugiato mescolato con il curry.
Disponetele su una teglia foderata di carta forno e passatele in forno a 180° per circa 15 minuti.
Io a metà cottura le giro per far prendere colore da entrambi i lati.
Con questa ricetta partecipo al contest di Squisito.
Scade il 30 Novembre 2012, dai ‘polpettate’ anche voi!!
Purtroppo, causa probabile virus dovuto alla foto della rana pescatrice che ho preso dal web (fate attenzione perché ho scoperto che ci sono file jpg infetti ), ho dovuto cancellare il post per sicurezza e rifarlo.
Mi dispiace tantissimo per tutti i vostri commenti, ma non avevo scelta…
‘Sta coda di rospo è proprio brutta e cattiva.
A me piace molto perché ha una polpa delicata, che però non si sfalda in cottura come fanno invece molti altri pesci, e poi … poi non ha spine.
A casa nostra far mangiare pesce alle bambine (che non sia tonno in scatola) è un’impresa ultimamente.
Hanno il terrore delle spine, e questo pesce mi risolve i problemi, oltre alle discussioni a tavola.
Un abbinamento mare&monti delicato, semplice e molto gustoso.
Con gli odori vedete voi, a me piace con timo, prezzemolo e aglio sminuzzato, se non vi va di sentirlo troppo potete mettetelo intero, schiacciato e poi lo togliete.
Potete anche usare altri tipi di funghi, comunque un po’ saporiti e che tirino un po’ su la coda di rospo che è delicata.
Arriva il freddo, non ho finito il cambio dell’armadio, devo mettere via i gerani e le altre piante che temono il freddo, dovrei lavare tutte le tende e finire di pulire anche i termosifoni (che pXXXe pulire i termosifoni, odio farlo!) ché altrimenti non serve a niente lavare le tende, dovrei anche svuotare la credenza e lavare tutti i bicchieri e i piatti al suo interno, ché quelli verso il fondo del mobile iniziano ad assumere un colore opalino, poi ho un po’ di lavoretti di bricolage parcheggiati da oltre un mese in attesa di essere considerati seriamente, vorrei anche aggiornare il blog ogni giorno perché mi sta dando molto, tante emozioni, nuove conoscenze, nuove amicizie, ma devo anche cercare di concretizzare qualche progetto che ho per la testa, ché il tempo passa…
Le cose da fare sono sempre tante e il tempo passa tanto, troppo veloce, i giorni, le settimane, mi volano…
Se ci penso, a come passa veloce il tempo, mi deprimo e non mi va davvero di deprimermi, c’è già il cambio dell’ora e la luce in meno a disposizione a farmi girare un po’ le scatole.
Ma come fanno nei paesi nordici a vivere con così poca luce in inverno?
..il mese che io preferisco in assoluto è giugno perché hai ancora tutta l’estate davanti ed il sole tramonta tardissimo, uscire alle nove di sera ed avere ancora luce è fantastico…
Pensandoci però, questa mattina, davanti a casa mia, c’era un cielo stranissimo, bello da togliere il fiato.
Un muro di nuvole sopra ed una fetta di sereno sotto che illuminava in lontananza le montagne già innevate…tanto bello che l’ho fotografato…che vi devo dire, tutto sommato, anche l’inverno che sta arrivando sarà bello.
Ma passiamo alla ricetta.
Forse qualcuna/o l’ha già capito o lo sospetta, ve l’ho già parzialmente confessato con le farine che uso…sono per un’alimentazione meno raffinata e più naturale possibile. Raffinata nel senso di industrializzata.
Oggi vi propongo un piatto davvero semplice, ma molto, molto sano.
Lo sgombro, che ho trovato fresco, pescato e della giusta dimensione è’ un pesce povero ma ricco di omega 3, acidi grassi e potenti antinfiammatori, di cui sono ricchi anche il salmone e le sardine.
Un pesce che fornisce proteine di elevata qualità.
Cotto in modo semplicissimo, con tante erbe e spezie, al forno.
Servito con due contorni tutta salute: i ceci, ricchi di fibra e nutrienti, favoriscono anche l’abbassamento del colesterolo e della glicemia e i broccoli, ortaggio che ha moltissime proprietà antinfiammatorie e antitumorali.
Io bene, abbiamo passato davvero un bel fine settimana.
Un week end di relax, ma anche di divertimento e senza allontanarci troppo da casa.
Non ci siamo alzati presto né la mattina di sabato né quella di domenica.
Abbiamo infatti fatto un po’ tardi sia venerdì sera, (cena dai nonni e mangiato…pesce, pesce, pesce…è sempre brava la mia mamma!) sia sabato in cui abbiamo cenato a casa nostra con dei cari amici (…ed il merluzzo ce lo siamo mangiato proprio in questa occasione..).
Sabato abbiamo fatto una passeggiata in centro a Treviso ed ho approfittato del fatto che, in occasione dell’evento Treviso Dripping Taste (..che mi ha abbastanza delusa, ma lasciamo perdere le polemiche..), molte piazze della città erano allestite come ‘Piazze del Gusto’ ognuna con un tema a km0, dove i prodotti venivano raccontati e si potevano acquistare!
In Piazza S. Vito, grazie al gemellaggio con la Coldiretti di Sassari erano presenti dei produttori artigianali di formaggi e ricotte e, dopo aver assaggiato il loro pecorino, non ho potuto non acquistarlo, buonissimo. Mi sono pentita di non averne acquistato di più.
I prodotti protagonisti erano quelli della tradizione, dal Radicchio rosso di Treviso, l’Olio Extravergine delle Colline Trevigiane, la Patata del Montello, il miele, i kiwi e, ovviamente i vini che rendono famosa la Marca Trevigiana.
Ho portato a casa anche un bel po’ di finferli, acquistati sempre in Piazza S. Vito e che sono finiti nel risotto la sera stessa insieme ai cugini chiodini che già avevo nel congelatore dalla scorsa settimana.
Mandras Largas – ricotte e formaggi artigianali (Sassari)
Premetto: in passato ho avuto esperienze ‘infelici’ con il salmone e non l’ho mai amato molto per questo.
E’ un pesce dalla carne un po’ grassa e, dopo averlo cucinato ed ‘odorato’ durante la cottura (mi appestava la casa in un modo…), mi passava la voglia di mangiarlo…
Ma, siccome sembra faccia molto bene (omega 3 etc. etc.) mi sono detta che dovevo riprovare ad ‘affrontarlo’…
Vi confesso che io ‘viaggio’ sempre con un taccuino in borsa e annoto qualsiasi cosa sia di mio interesse, cose pratiche, cose buffe che mi dicono le bambine e che temo di dimenticare, aforismi, appuntamenti e…ricette.
In questo caso mi trovavo dal ‘parrucco’ dove, per ammazzare il tempo, mi danno un ‘pacco’ di riviste e sfogliando, sfogliando, mi colpisce questa ricetta…l’ho modificata davvero poco e mi/ci è piaciuta molto.
E’ veloce, gustosa e profumata di limone, vi mangiate un bel po’ di ‘sti benedetti omega 3…e fa anche la sua figura!
Una bella vellutata, gustosa, un po’ speziata, colorata e sana.
Al posto della panna ho usato la ricotta di bufala, che ha dato comunque la giusta cremosità.
Cosa non da poco per la sottoscritta, l’hanno mangiata anche le mie due pesti.
Ebbene si, sono costretta ad usare degli stratagemmi per far mangiare alle bambine ‘cose strane’ tipo i ceci…che invidia quando sento mamme che dicono “Beh, il mio mangia proprio tutto..”, no, le mie no cavolo!
Ma sono certa che prima o poi capiranno, capiranno ed apprezzeranno.