Capita di trovarsi in giornate convulse, con tante, tante cose da fare.
Capita che in questo tipo di giornate il tuo frigorifero faccia l’eco tanto è vuoto e tu non abbia neanche il tempo per prepararti ed uscire a fare le spese (…e tutto sommato nemmeno la voglia).
Il pranzo però lo devi preparare e, mentre pensi a cosa inventarti con le duecosedue a disposizione, vedi il post di una coppia di amici blogger che si trovano a Milano ad una fiera sul cibo e che, tra uno show cooking e l’altro, posta foto dei vari piatti preparati dagli Chef presenti.
Nasce così questa pasta.
Da un post pubblicato su facebook da due amici blogger e da qualche melanzana sopravvissuta nel frigorifero insieme a pochi altri ingredienti.
Mi credete se vi dico che è semplicemente buonissima?
Che dite?
Andiamo a vedere come li ho preparati ‘sti tortiglioni con crema di melanzane e menta?
Qui in Veneto è tempo di erbe spontanee e altri preziosi germogli che arrivano a colorare ed arricchire i nostri piatti.
Per l’11° anno torna una importante Rassegna enogastronomica che, tra le altre delizie di stagione, celebra gli Asparagi ad Indicazione Geografica Protetta, per la precisione l’Asparago Bianco di Cimadolmo IGP e l’Asparago di Badoere IGP.
È infatti in queste terre, tra il fiume Sile ed il Piave, in terreni alluvionali fertili e ricchi di minerali, che da secoli si coltivano gli asparagi.
Imperdibili tre appuntamenti della Rassegna, la 50ª Mostra dell’Asparago di Badoere IGP, la 42ª Festa dell’Asparago Bianco di Cimadolmo IGP (entrambe fino al 7 Maggio 2017) e la 15ª Mostra dell’Asparago IGP e delle Erbe Spontanee a Preganziol (TV) il 6 e 7 Maggio.
Numerosi saranno gli asparagicoltori presenti e tantissimi gli appuntamenti in programma, laboratori, artisti di strada, stand gastronomici, tutto all’insegna della tradizione e del folklore locali e della buona cucina.
Nei prossimi giorni andrò alla scoperta delle terre dove si coltiva l’Asparago Bianco di Cimadolmo IGP insieme ad un gruppo di blogger e instragrammer.
Sarà perché ha questo sapore delicato di carciofo (non a caso è conosciuto anche con il nome di ‘carciofo di Gerusalemme’), perché è molto versatile in cucina, e ha un sacco di proprietà benefiche (chevelodicoaFFà?), insomma mi piace un sacco e lo uso spesso.
Crudo o cotto, il topinambur si può preparare in tanti modi diversi. Quando poi ho scoperto di poterne trovare proprio davanti alla nostra nuova casa, beh, capirete l’enorme soddisfazione!
Se in autunno, nel momento della fioritura, vi trovate a passeggiare in campagna, lungo gli argini di un fossato, vi potrebbe capitare di vedere una pianta dal fusto abbastanza alto, con un fiore giallo simile alla margherita.
Ecco, li sotto nasce questo tubero commestibile, il topinambur.
Oggi ve lo propongo in un risotto. Forse il mio comfort food per eccellenza, il risotto.
Le chips, per dare un po’ di croccantezza e rendere anche un po’ più fighetto il risotto, le ho preparate al forno, ma vi consiglio di provarle anche fritte (la ricetta magari prossimamente), otterrete delle chips profumatissime che finiranno in un attimo!
Ok, andiamo con la ricetta del risotto alla salsiccia, topinambur e chips, che dite?
Non riesco a programmare ed alternare le ricette come dovrebbe fare una brava FUDbloggAH, #sapevatelo. 🙂
Si, intendo il creare una giusta alternanza di pubblicazioni, tra ricette dolci (burrosissime e caloricissimeeeeeee) e ricette salate, magari pure un po’ salutari.
Finisce quindi che spesso, in questo mio spazio, si susseguono tante ricette dolci e molte meno salate.
Ecco, volevo rassicurarvi sul fatto che non ‘tiro su la famiglia‘ solo con i dolci…
E infatti oggi vi beccate una ricetta tutta salute!
Sono riuscita (al volo) a fotografare questa ricetta molto invernale, molto profumata e molto salutare, oltre che gustosa!
Il grano saraceno con tante verdure invernali al forno, finito con un mix di mandorle e pistacchi tostati leggermente.
Potete anche prepararla con un altro tipo di cereale, o simil cereale se non amate il grano saraceno, ad esempio con l’orzo o il farro.
Se volete arricchirla un po’, aggiungete del formaggio a vostro piacere, ottima con della feta sbriciolata, ma anche con delle scaglie di Parmigiano Reggiano.
Insomma, un piatto facile e comodo anche da preparare in anticipo, e scaldare leggermente quando si ha poco tempo per pranzare.
Ricettina?
GRANO SARACENO CON VERDURE AL FORNO, MANDORLE E PISTACCHI TOSTATI
Ingredienti (per 4 persone)
200 g grano saraceno decorticato
1/2 zucca di media grandezza
2 porri
250 g funghi champignon
300 g cavoletti di Bruxelles
2 spicchi d’aglio
qb rosmarino fresco
qb mandorle a lamelle
qb pistacchi
qb olio extravergine di oliva
qb sale
qb pepe
1 limone
Preparazione
Pulite la zucca, eliminate scorza, semi e filamenti, tagliatela in fette di circa 1 cm di spessore. Disponete le fette su una teglia ricoperta di carta forno. Pulite anche i porri e tagliateli a fette abbastanza spesse, fate la stessa cosa con i cavoletti di Bruxelles, eliminate le foglie esterne e tagliateli a metà. Lavate bene i funghi champignon, eliminate la parte dura e terrosa del gambo e tagliateli a fettone spesse.
Distribuite tutte le verdure sopra le fette di zucca, condite con l’aglio a fettine, il rosmarino fresco, regolate di sale, pepe e cospargete con olio extravergine di oliva. Cuocete in forno ventilato e preriscaldato a 200°C per circa 20 minuti. Controllate la cottura verificando la morbidezza della zucca con una forchetta.
Mentre cuociono le verdure, lavate bene sotto l’acqua corrente il grano saraceno decorticato. Tuffatelo in abbondante acqua bollente leggermente salata in cui avrete messo una fettina di scorza di limone (a piacere), e lasciatelo cuocere per circa 30 minuti. Scolatelo bene, versatelo in una boule e conditelo con dell’olio extravergine, regolate di sale e pepe a piacere.
Sgusciate i pistacchi, tritateli in modo grossolano e tostateli leggemente in una padella antiaderente insieme alle mandorle a lamelle. Assemblate il piatto, disponendo un po’ di verdure al forno, del grano saraceno lessato e finite con mandorle e pistacchi tostati ed un giro di olio extravergine ‘buono’.
NOTE
Io faccio bollire il grano saraceno (ma anche altri cereali) con della scorza di limone perché toglie il tipico odore di ‘sacco’ che hanno alcuni cereali e dona al tempo stesso una piacevole nota fresca.
Qualora vi dovessero avanzare delle verdure, potete conservarle in frigorifero e scaldarle leggermente in forno per servirle come contorno.
Amo la pasta al forno. Una delle preparazioni più comfort per me quando fa freddo.
Comodissima quando si hanno ospiti o si ha poco tempo. Si prepara in anticipo e poi si riscalda, ed è pure più buona il giorno dopo!
Ho avuto la fortuna di provare dei meravigliosi prodotti lattiero-caseari in arrivo direttamente dalla Sardegna e mi sono dilettata a utilizzarli in varie preparazioni durante questi giorni di festa.
La ricottaha incontrato il mio amato Radicchio Rosso di Treviso tardivo IGP, e sono nati così questi paccheri al forno con Radicchio Rosso di Treviso IGP, salsiccia e ricottaArborea.
Come state trascorrendo questi giorni di festa?
Io godendomi la nuova casa, passando la mattina in pigiama, magari a fare i biscotti che non sono riuscita a preparare prima di Natale, ascoltando musica.
Non so a voi, ma a me l’intrigante sapore della salsa di soia piace tantissimo.
Certo è perfetta se utilizzata nei piatti asiatici ma, credetemi, va assolutamente provata anche in altre preparazioni!
Per il contest #Kikkomania ho voluto sperimentare, preparando una ricetta un po’ fusion.
Il cioccolato si sposa bene con la salsa di soia.
Appurato questo, la scelta di due ingredienti che amo molto e che sono abbastanza dolci per essere abbinati alla sapidità della salsa di soia, zucca e mazzancolle.
Et voilà.
E’ uscito questo primo piatto. Le lasagnette al cacao con zucca, mazzancolle e salsa di soia.
giacchè non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante.”
Alda Merini
Già, il tempo.
Mi sento assolutamente noiosa nel dire per l’ennesima volta che ne ho poco, di tempo libero intendo.
Non sopporto le persone che si lamentano di continuo e non lo farò.
Ormai passo dal blog sempre più di corsa, postando ricette e foto fatte al volo, mi ci sono abituata.
A volte mi ritrovo con la cucina che è un campo di battaglia, tavola apparecchiata, set fotografico in un angolo con tavole e luci sistemate e piatti fumanti da fotografare in pochi minuti prima di darli in pasto ai lupetti qui a casa.
Altro che food styling eseguito con la dovuta calma e attento studio! MaDeChè?
Ahahahahahahahahahahah, vabbè.
Insomma, portate pazienza, io faccio del mio meglio e anche se le foto non sono il top questo risotto con le zucchine, fiori e piselli, vi assicuro, è delizioso.
Ah dimenticavo!
Immensa gioia! Ho trovato la curcuma fresca! Ovviamente cacciata direttamente qui dentro!
Dopo avervi raccontato tutto quello che ho imparato sul Radicchio rosso di Treviso durante il blogtour #MarcaTrevisoInRosso, non potevo che tornare con una ricetta a lui dedicata.
Che dirvi dei canederli? Io li adoro.
Sono uno dei piatti di famiglia, nonostante io sia cresciuta a Venezia.
Mio papà era gondoliere quindi le vacanze tutti insieme d’estate non esistevano, le trascorrevamo per lo più al Lido di Venezia, la capanna in comune con gli amici di famiglia al Des Bains, tavolate, baldoria…quanti bei ricordi.
Le nostre vacanze vere le facevamo in inverno, quasi sempre sulla neve, cambiando località praticamente ogni anno, e questo era il piatto che prendevo spesso, i canederli. In brodo oppure asciutti con il burro, tradizionali con lo speck, ai formaggi o agli spinaci, mi piacciono tutti.
Mia mamma poi li preparava anche a casa, ché sono un meraviglioso modo di recuperare il pane raffermo e il pane non si butta mai. Peccato mortale.
Mi è sembrato così logico e naturale prepararli al Radicchio, dato che siamo nel pieno della sua stagione.
Insomma, oggi Canederli al radicchio rosso di Treviso tardivo I.G.P.!
Un primo piatto tradizionale e semplice arricchito dal sapore particolare del ‘Fiore rosso d’inverno’
In generale, la pasta ripiena conta innumerevoli declinazioni e varietà, ogni Regione e addirittura provincia possiede la sua tradizione ed un proprio tipo di pasta ripiena.
Basti pensare al tortellino conteso da Bologna e Mantova, agli anolini nel Parmense, gli agnolotti Piemontesi, i pansoti Liguri, i cialzons in Carnia, i tortelli in Emilia e Lombardia, i ravaioli nelle Marche, ai culurgiones della Sardegna. Diversi nella forma, nella tecnica di preparazione e nel ripieno, questi sono solo alcuni tipi di pasta ripiena della tradizione gastronomica regionale italiana.
Difficile stabilire le origini della pasta ripiena. Le prime tracce sembra risalgano al 1100, ma è soltanto intorno al 1300 che compare a Bologna una preparazione simile a quella che conosciamo oggi, ovvero un involucro di pasta, tirata sottile, ad avvolgere un ripieno.
Il nome ‘raviolo’ potrebbe derivare dal latino ‘rabiola’ (piccola rapa) e non è chiaro se si trattasse effettivamente di pasta ripiena o di una sorta di gnocchetti nel cui impasto venivano utilizzati ricotta e foglie di rapa.
In ogni caso, quando parliamo di ravioli, sembra essere opinione consolidata, che il ripieno debba essere di magro, formaggi e verdure.
Come quelli che vi propongo, per il cui ripieno ho utilizzato ricotta e patate, un raviolo delicato che ben si sposa con un condimento saporito e particolare preparato utilizzando il radicchio di Treviso tardivo ed il Pastin.
Qui a Treviso viene chiamato ‘fiore rosso d’inverno’.
E’ il radicchio rosso di Treviso tardivo IGP, una raffinatezza gastronomica, l’unica cicoria che non arriva in tavola direttamente dalla terra, ma che deve subire un trattamento laborioso, abilmente ‘forzato’ e al tempo stesso naturale.
Leggermente amarognolo, squisito e croccante, si raccoglie a novembre, generalmente dopo due gelate.
Il freddo ne blocca la crescita e grazie al successivo ‘imbianchimento’, ovvero l’immersione delle radici in acqua corrente ad una temperatura costante tra i 10 e i 12 gradi ed al buio, la pianta si risveglia e si rigenera, sviluppando un nuovo ‘cuore’ di foglie che, in assenza di luce, crescono prive di clorofilla, con il tipico colore rossastro.
Il radicchio rosso di Treviso tardivo IGP non è una semplice insalata da contorno, trova innumerevoli utilizzi in cucina, addirittura nei dolci.
Nel condimento di questi ravioli, al radicchio ho abbinato il Pastin, una specie di grossa salsiccia preparata con carne di maiale, speziata e salata, preparazione antica e tipica del Bellunese, nel caso vi sia impossibile reperirlo, potete sostituirlo con una salsiccia di buona qualità.
Ingrediente versatile il riso e preparazione che si sposa con ogni prodotto di stagione.
Questo abbinamento che vi propongo per Territori Coop, mi piace in modo particolare.
Il topinambur ha un sapore delicato e delizioso, abbinato al sapore deciso dei funghi porcini, beh…ha un suo perchè.
Un ingrediente antico, una tecnica di cottura particolare, un primo piatto versatile e sempre ‘confortante’.
Il riso, pianta dalla storia millenaria, ha origini ancora controverse. L’unica cosa certa è che la patria del riso è l’Estremo Oriente dove, oltre a costituire il 90 % dell’alimentazione, si è sviluppata una vera e propria ‘cultura del riso’, che ha caratterizzato ogni aspetto della vita delle popolazioni.
Dopo il grano, il riso è il cereale più consumato al mondo, nel complesso rappresenta l’alimento principale per i ¾ della popolazione mondiale.
Arrivato in Occidente in epoca cristiana, ma utilizzato da Greci e Romani soltanto come ornamento e medicinale, trovò diffusione in Italia attraverso la Sicilia, grazie agli Arabi e ai mercanti della Repubblica di Venezia.
Restò a lungo un prodotto ‘esotico’ e carissimo, venduto nei negozi degli speziali insieme a zucchero e spezie. In cucina veniva utilizzato macinato, sotto forma di farina e per la preparazione di dolci. Si ritiene che furono gli aragonesi ad introdurlo nel nostro paese come cibo e piatto a sé, tra il XIV e il XV secolo. Trovò poi al Nord, le condizioni ideali per essere coltivato, un territorio pianeggiante, clima regolare e fiumi alimentati da sorgenti perenni.
Pochi alimenti sono così versatili in cucina, con il riso si possono preparare pietanze che vanno dall’antipasto al dolce, a patto di scegliere il giusto tipo di riso per ogni piatto.
Di varietà e qualità di riso ne esistono molte, quelle coltivate in Italia sono tutte sottovarietà della Japonica, dal chicco tondeggiante e ricco di amidi. In Italia è suddiviso e classificato in quattro gruppi, in base alla dimensione del chicco, all’aspetto e al comportamento durante la cottura: comune o originario, semifino, fino e superfino.
Il riso che io preferisco per la preparazione dei risotti è Il Carnaroli, considerato il ‘re dei risi’, il più pregiato e il più utilizzato nella cucina italiana. Ottenuto nel 1945 da un incrocio tra il Vialone Nano e il Lencino, grazie alla particolare composizione del suo amido (molto ricco di amilosio), non scuoce e non si disgrega, risulta pertanto ideale per la preparazione dei risotti.
Quando parliamo di risotto, oltre che al piatto, ci riferiamo ad una particolare tecnica di cottura, per l’appunto ‘a risotto’. Fondamentale nella ‘cottura a risotto’ è la tostatura dei chicchi, che forma sulla superficie di ciascuno uno strato protettivo, permettendo di mantenere al loro interno aromi e consistenza. La successiva e lenta aggiunta del brodo, consente al riso di arrivare a fine cottura morbido e cremoso ma al tempo stesso di mantenere la sua struttura e compattezza.
La varietà degli ingredienti con cui poter realizzare un buon risotto è davvero ampia, ortaggi, legumi, molluschi, pesce e carne, formaggi, spezie ed aromatiche, addirittura con la frutta, anche con pochi e semplici ingredienti è sempre una vera bontà. Ingrediente della cucina povera e di recente riscoperto, il topinambur è il tubero commestibile di una pianta erbacea perenne simile alla margherita, ma dal fusto alto come il girasole. Ha innumerevoli proprietà benefiche per l’organismo, ed un sapore delicato che ricorda quello del carciofo e che, a mio avviso, ben si sposa con quello deciso ed intenso dei funghi porcini.