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Venezia

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Burano, l’isola dai mille colori

 

“Come un quadro naïf fatto dai bambini,

che buttano dentro i colori

a tutto spiano”

Fulvio Roiter (fotografo)

 

I colori della meravigliosa laguna veneziana, in larga parte ancora intatta e protetta da vincoli paesaggistici.

Dopo una piacevole navigazione tra canali e barene (terreni a filo d’acqua, spesso sommersi dalla marea, dove vivono numerose specie di volatili) ecco all’orizzonte la sagoma del suo inconfondibile Campanile ‘Storto’!

La bellissima e coloratissima Burano.

Queste foto sono state scattate in giornate diverse, tra la primavera e l’estate, ma Burano è bella in ogni stagione, anche in una soleggiata giornata invernale.

L’isola riserva angoli deliziosi e vale davvero la pena addentrarsi tra calli e callette senza necessariamente rispettare il percorso turistico che conduce alla piazza principale.
Potrete scoprire angoli nascosti, merlettaie al lavoro, pescatori intenti a districare reti, gatti ben pasciuti che dormono sui davanzali.

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Venezia. Il Carnevale è magia.

 

“Venezia è una città così straordinaria che non è possibile farsene un’idea senza averla vista.

Non bastano carte, piantine, modelli, descrizioni: bisogna proprio vederla.

Tutte le città del mondo sono più o meno simili tra loro, Venezia non è simile ad alcun’altra;

ogni volta che l’ho rivista dopo un’assenza prolungata è stata per me una scoperta nuova e,

avanzando in età, progredendo le mie conoscenze e potendo, perciò, effettuare numerosi confronti,

io vi ho sempre trovato singolarità nuove e nuove bellezze.”

Carlo Goldoni ‘Memories’

 

Chi mi conosce sa che nutro un amore smisurato per la mia città.

Unica e bellissima, durante il Carnevale Venezia esercita un fascino senza eguali.

Il Carnevale è uno degli eventi più attesi dell’anno, ormai conosciuto in tutto il mondo, il travestimento è l’essenza della festa, maschere e costumi di ogni tipo sfilano in città, strade, campi e calli si trasformano in un enorme palcoscenico.

Artisti di strada, attori improvvisati, costumi inventati e preparati con pazienza nei mesi precedenti, sarete catturati da ogni particolare, ogni dettaglio, tutto vi apparirà come una spettacolare, favolosa magia.

Io ve lo racconto a modo mio, con qualche nota storica, ma soprattutto attraverso le foto fatte durante gli ultimi due, tre anni.

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L’isola di Sant’Erasmo, l’orto della Serenissima

 

L’isola di Sant’Erasmo, la più vasta delle isole della Laguna Nord, è raggiungibile con mezz’ora di vaporetto dalle Fondamente Nove (Nuove). Fin dal Cinquecento quest’isola verde è stata, ed è tutt’oggi, il grande orto di Venezia. Proprio da qui infatti, arrivano gran parte dei prodotti che si trovano in vendita ogni giorno nei banchi del Mercato di Rialto a Venezia.

Gli abitanti di Sant’Erasmo, come a Venezia, sono purtroppo in costante diminuzione e i pochi rimasti (circa 700) sono prevalentemente dediti all’attività principale qui sull’isola, l’agricoltura.

Grazie alla sua posizione, al terreno molto fertile, argilloso, ben drenato e con una elevata salinità vi crescono verdure eccellenti e saporite.

Tra i prodotti di eccellenza coltivati ci sono il famoso carciofo violetto (da cui i famosi botoi e castraure), che prende il nome proprio dall’isola, i cardi e gli asparagi.

Ma andiamo per ordine, come si arriva a S. Erasmo?

In rete potete trovare anche dei tour organizzati, ma è possibile raggiungerla e visitarla in completa autonomia, semplicemente utilizzando i mezzi pubblici. Ecco le semplici indicazioni.

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Alla ricerca della Venezia defilata e autentica, il ‘Vecio Fritolin’

 

Purtroppo è un dato di fatto.

La Venezia di oggi non è più quella di anni fa, quella che io ricordo da ragazzina, quando ci abitavo.

La Venezia delle ‘botteghe’, delle latterie dove si comperava la panna con gli storti (coni di cialda), dei ‘biavarol’ (alimentari), delle piccole torrefazioni, degli artigiani, è ormai quasi del tutto sparita, per lasciare posto a pochi supermercati, negozi di maschere e oggetti di vetro (spesso di dubbia provenienza), tutto in funzione del turismo di massa che ogni giorno (purtroppo) si riversa in città.

Quando amici e conoscenti mi chiedono cosa vedere e dove andare a Venezia, una volta visitati i luoghi simbolo della città, io consiglio di lasciare i soliti percorsi turistici per cercare luoghi un po’ defilati, lontani dalle rotte della folla, proprio per trovare la Venezia che io amo, quella autentica, vera, che emoziona e sorprende ogni volta.

Poco distante dal cuore storico di Venezia, Rialto con i suoi mercati di pesce e frutta, luogo a cui io sono molto legata e di cui qualche tempo fa vi ho parlato qui, superati Campo San Cassian e il Sotoportego de Siora Bettina (ogni nome sul ‘nizioleto’ una storia), trovate il Ristorante Vecio Fritolin.

 

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Travel

Lido di Venezia e Pellestrina in bicicletta

 

“La vita è come andare in bicicletta.

Se vuoi stare in equilibrio,

devi muoverti.”

Albert Einstein

 

Oggi vi porto a fare un giro in bicicletta, vi va?

Un giro molto bello. Una gita di una giornata per chi abita poco distante dalla provincia di Venezia, chi viene da più distante invece, può organizzarsi magari prevedendo un pernottamento in terraferma o anche in una delle due isole lungo cui si snoda il percorso.

Si, perchè in bicicletta si possono scoprire due isole molto belle, semplici, ancora autentiche, le due isole che di fatto proteggono la Laguna di Venezia dal mare aperto, le lunghe e sottili isole del Lido di Venezia e di Pellestrina.

Interessante sapere che durante il periodo bizantino le isole del Lido e di Pellestrina facevano parte di un percorso lungo le barene chiamato Via dei Settemari, che collegava Altino a Ravenna. Oltre a proteggere Venezia dalle mareggiate, di fatto ebbero un ruolo militarmente strategico, come testimoniano le tante fortificazioni presenti.

Il punto di partenza è, ovviamente, Venezia.

Se decidete di portarvi le biciclette, il vostro punto di partenza sarà l’isola del Tronchetto a Venezia, ci si arriva svoltando a destra poco prima di raggiungere Piazzale Roma, qui potrete parcheggiare la macchina e partire alla volta del Lido di Venezia con il Ferry boat, che trasporta mezzi e persone, e vi sbarcherà a San Nicolò (San Nicoeto per noi veneziani), l’estremità ovest del Lido.

Diversamente, come abbiamo fatto noi, potete prenotare le vostre biciclette da noleggiare per la giornata (vedi indicazioni a fine post), e raggiungere il Lido di Venezia da Piazzale Roma fino a S. Maria Elisabetta con il vaporetto, godendovi il panorama della città.

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Antipasti/ Salato/ Secondi di pesce

Polpette di sardine e pecorino al pomodoro

 

Una domenica bellissima, trascorsa all’aria aperta con la mia famiglia.

Ma soprattutto nella mia città, Venezia.

C’è forse città più bella al mondo?

Non voletemene, ok ok io sono un po’ di parte, ma credo che Venezia sia davvero unica, di una bellezza che toglie il fiato, ed in modo particolar in giornate terse e soleggiate.

La cosa più bella è passeggiare e perdersi tra calli, ponti e campielli, allontanandosi magari un po’ dalle zone più turistiche, si possono scoprire angoli della città davvero incantevoli.

Quello che non si può mancare di fare a Venezia è una sosta in qualche bacaro (piccola osteria) e assaggiare le tante delizie che si possono trovare, quelli che noi veneziani chiamiamo cicchetti.

I cicchetti sono spesso crostini di vario tipo, polenta abbrustolita a baccalà, fritturine, sarde in saor, seppioline grigliate, uova sode con l’acciuga (le amoooo) e poi non possono mai mancare le polpette!

Domenica, durante una di queste piacevoli soste ho assaggiato delle polpettine deliziose e sono stata assalita dalla voglia di replicarle subito a casa!

Insomma, mi sono subito procurata delle sardine freschissime e mi sono messa al lavoro.

Quindi oggi polpette!

Ma di sardine e pecorino con un sughetto di pomodoro dove affondare una bella fetta di pane ché la scarpetta non può mancare!

 

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POLPETTE DI SARDINE E PECORINO AL POMODORO 

Ingredienti 

600 g sardine

2 uova biologiche

50 g pecorino romano

400 g pane grattugiato

1 manciata di mandorle tritate

sale e pepe qb

600 g pomodori pelati

1 spicchio d’aglio

olio EVO

olio di arachidi (per friggere)

prezzemolo, menta qb

Preparazione

Per prima cosa pulite le sardine, tagliate la testa ed eliminate le interiora, la lisca e la coda. Lavate bene i filetti sotto l’acqua corrente, quindi asciugateli e tritateli con il coltello.

In una boule mescolate il trito di sardine con le uova, unite il pecorino romano tritato o grattugiato e circa 300 g di pane grattugiato. Salate, pepate e, a piacere, unite delle aromatiche, prezzemolo o menta, e mescolate bene.

Con le mani bagnate prendete piccole porzioni di composto e formate delle polpettine rotonde (dimensione approssimativa di di una noce o poco più grandi) o leggermente schiacciate, a vostro piacere.

Rotolatele nel restante pane grattugiato e fatele riposare una mezz’ora in frigorifero.

Mettete a scaldare l’olio di arachidi e una volta a temperatura (inserite uno stecchino, se si formeranno delle bollicine attorno l’olio è pronto) mettere a cuocere 5-6 polpettine alla volta, avendo cura di girarle per farle dorare da tutti i lati.

Fatele asciugare su un piatto rivestito di carta assorbente.

Preparate il sugo di pomodoro, fate soffriggere lo spicchio d’aglio con qualche cucchiaio di olio EVO in una padella capiente, tagliate i pomodori pelati e versateli nella padella, salate, pepate e lasciate cuocere per 10-15′.

Unite le polpettine e lasciate insaporire con il sugo, facendo cuocere per altri 10′, finite unendo delle aromatiche, prezzemolo fresco o menta e servite ben calde.

 

 

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Sul pesce azzurro. Si chiamano così quei pesci generalmente di piccola pezzatura il cui costo è anche abbastanza ridotto per la grande quantità di pescato.

Aguglia, alice, sgombro, sardina, sciabola, sugarello, sono alcune specie che fanno parte di questa categoria.

Ha tantissimi pregi il pesce azzurro, oltre ad essere molto economico, fa bene ed è decisamente versatile in cucina.

La cosa in assoluto più fastidiosa, diciamocelo, è pulirlo, in particolar modo i pesci più piccoli, quali ad esempio le alici e le sardine.

Non è un’operazione difficile, richiede soltanto un po’ di manualità e soprattutto pazienza.

Importante utilizzare un coltello affilato ed appoggiarsi su un tagliere.

Tagliate per prima cosa la testa, con questa operazione, trascinando il coltello sul tagliere, toglierete già buona parte delle viscere.

Poi, con il coltello (ma potete farlo anche con le dita) seguendo la lisca del pesce fino alla coda, aprite la sardina separando in due i filetti, sollevate quindi la lisca e staccatela.

Se il pesce è molto fresco farete un po’ più fatica a separare i filetti dalla lisca, quindi sarà più pratico utilizzare la lama del coltello per staccare bene tutta la polpa.

Lavateli accuratamente sotto l’acqua corrente e infine tamponateli, prima di procedere alle vostre preparazioni.

 

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LEI

La mia città.

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Sosta cicchetti a L’Aciugheta

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Io inizio a preparare il trolley ché mi attende un fine settimana nella Capitale!

Buon fine settimana gente!

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Antipasti/ Cucina etnica/ Salato/ Travel

Venezia, bàcari e Hummus di cicerchie

 

Non sono sparita.
Sono semplicemente incasinata, felice ma incasinata.
Ho iniziato il corso all’Istituto Alberghiero, ed è abbastanza impegnativo in termini di tempo ed energie.

Facciamo circa otto ore in cucina ogni giorno, con dei ritmi ai quali, chi normalmente cucina solo per passione e/o diletto (beh, anche per necessità) come me, non è certo abituato.

E non sono nemmeno i ritmi di un ristorante, quelli sono decisamente peggio.

E’ faticoso, ma sto imparando tante cose, le basi della cucina, le tecniche, quelle che desideravo apprendere da tempo, e quindi va bene così.

Va bene, anche se tra meno di un mese devo affrontare un trasloco, e ci sono gli scatoloni da fare ed una montagna di cose da organizzare.

Purtroppo non sempre si può pianificare tutto e fare le cose nel momento più consono.

A volte, quando passa il treno ci devi saltare sopra e fare qualche sacrificio, perché non lo sai se poi quel treno ripasserà ancora.

Insomma, io su questo treno ci sono saltata sopra, e sono felice!

Avrei voluto scrivere questo post domenica, ma non ci sono riuscita.

Ci sono così tante cose da fare nel fine settimana che è andata così e mi ritrovo oggi a raccontarvi di un qualcosa fatto sabato scorso. Pazienza!

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Antipasti/ Salato

Whoopie pie alla ricotta e salame

 


Oggi poche parole.
Vi propongo una ricettina che mi ha dato un sacco di soddisfazione.
Dei dolcetti vi avevo già parlato qui, ma nel libro che ho a casa non ci sono solo ricette dolci, certo sono la maggioranza, ma ce ne sono anche di salate.
Una è questa, e sono buonissimi!
Credetemi, sono davvero facili da preparare, non serve nemmeno lo stampo, io ho seguito le indicazioni del libretto (che vi riporto sotto), niente di più semplice!
Per farcirli dovete solo sbizzarrirvi!
Vi lascio alcune immagini del nostro giretto a Venezia durante il week end.
Sabato abbiamo visitato la Scuola Grande di S. Rocco, per chi non la conoscesse, qualche info qui la cui intera decorazione pittorica è opera di Jacopo Robusti, detto Tintoretto. Un’impresa pittorica immensa, durata circa 25 anni.
Visita davvero interessantissima, soprattutto perché ci ha accompagnati una bravissima guida, Monica, mamma di un compagno di Carola.
I bambini (gruppo del catechismo) erano affascinati dalle sue spiegazioni, a conferma del fatto che per avere l’attenzione dei bambini bisogna anzitutto trasmettere passione ed emozioni.
Capacità che alcune (forse troppe) insegnanti purtroppo hanno perduto.
Se così non fosse le loro proteste contro i tagli alla scuola pubblica non andrebbero a danneggiare direttamente i bambini.
E invece, il nostro corpo docente ha deciso di protestare sospendendo, tra le altre cose, i viaggi di istruzione e le uscite didattiche programmate ad inizio anno scolastico.
I miei complimenti per il messaggio che passate ai bambini.
Sarebbe quanto meno opportuno trovaste il coraggio di spiegarglielo voi il vostro nobile gesto.
Chiedo scusa per questa parentesi, ma quando mi frullano, mi frullano.
Buon inizio settimana!

 

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Salato/ Secondi di carne

Lonza di maiale al latte – ‘Porseo al latte’

 

La giornata di ieri è iniziata malino.
Nel senso che ‘polpettina’ aveva la febbre da sabato sera e, ovviamente la domenica si prospettava a casa…
Poi al risveglio, la pioggia, ancora.
Va beh dobbiamo comunque rimanere a casa ma la pioggia ha rotto però.
Avevo un po’ di cose in sospeso da fare e ne ho approfittato.
Negli ultimi due giorni non ho avuto nemmeno il tempo di gironzolare un po’ per i blog amici, e nemmeno di controllare la posta in arrivo…infatti…ma che figura! CHE FIGURACCIA!
Non ho nemmeno visto il messaggio di Nus de L’Ennesimo Blog di Cucina che mi diceva di passare da lei. Ho vinto il suo contest!
Ho vinto il contest e me ne sono accorta dopo due giorni…ma che figura …
Tardi, lo so, ma ci sono arrivata Nus!
Sono felicissima di aver vinto con la ricetta del Gratin di rana pescatrice (qui), davvero felice!!!
Per tutto il mese Nus ospiterà le ricette vincitrici nella sidebar del suo blog!
Beh, grazie, grazie, grazie!
Oggi vi propongo  una ricetta veneziana, che mi piace molto.
La lonza arrosto, al latte.  In veneziano Porseo al latte.
E’ semplicissima da eseguire. L’importante è far marinare la carne nel vino per parecchie ore e poi farla cucinare davvero lentamente nel latte.
Ricetta presa da un libro che ho da parecchio tempo, si chiama ‘Sapori del Veneto – Le ricette classiche’ di Rosalba Gioffré.
Vi lascio alla ricetta ed alle foto, augurandovi di tutto cuore un buon inizio settimana!

 

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Salato/ Secondi di pesce

Di sarde, finite! E moscardini in umido con lenticchie mignon

 

Questa è davvero bella.
Mi sono recata in pescheria perché volevo acquistare delle sarde fresche e, dopo aver fatto una bella fila con il mio bel numerino tra le dita, arriva il mio turno e le sardine?
Finite.
Un signore anziano, prima di me, non so quanti cavolo di chili ne ha acquistate e sono finite.Vabbè. Vedo il cartello “Polpi pescati nel Mar Mediterraneo”.
Ok! Perfetto, faccio la ricetta di mia mamma con le lenticchie.

Arrivo a casa e di cosa mi accorgo?…sono dei moscardini, belli grossi, ma sono moscardini.

Chiariamo subito le cose, perché conoscere le materie prime non è cosa scontata evidentemente: il polpo (non polipo, se lo chiamano così sbagliano, il polipo è un’altra cosa) ha 8 tentacoli e 2 file di ventose simmetriche (attenzione, simmetriche!), mentre il moscardino ha solo una fila di ventose.

Il polpo è parente di seppie e calamari (…che però hanno 10 tentacoli!), poi c’è anche da sapere che i polpi più grandi vengono chiamati piovre….sono la stessa identica cosa, ma sono più grossi.

Mi chiedo, ma in una pescheria non le dovrebbero sapere ‘ste cose? Mah…

A me è andata bene anche così, per carità, perché i moscardini vanno anche meglio ha detto mia mamma, però…

Torniamo ai folpeti, ché a Venezia li chiamiamo così!

Se vi capita di farvi un giro nella città a forma di pesce, recatevi in un’osteria (bàcaro) e troverete tra i tanti cicheti, i folpeti lesi (moscardini lessi).

Vengono lessati esattamente come nella ricetta sotto (se vi va ci sta bene dell’alloro nell’acqua di cottura) ma senza privarli delle interiora…si avete capito, si mangia tutto, tutto.

Questa ricetta, che a me piace davvero tanto, non credo sia veneziana onestamente…devo ricordare di chiederlo a mia mamma, perché l’ho rubata a lei.

Ha davvero un suo perché abbinarci una buona polenta morbida.

 

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