“Le ricette di cucina sono un bene universale estremamente democratico,
un tesoro che appartiene a tutti
e che come le sette note può essere combinato
in migliaia e migliaia di modi
e diventare personale, a volte unico.”
Paola Maugeri
L’hummus alla barbabietola è una colorata variante del tradizionale hummusdi ceci classico, tipico antipasto cremoso mediorientale.
L’origine di questa crema di ceci e salsa tahina affonda le proprie radici molti secoli fa, in Medio Oriente, e specialmente in Libano, dove viene servita abitualmente con il pane pita e i falafel.
L’ideale sarebbe utilizzare i ceci secchi, reidratati e poi cotti (ma la cottura è davvero lunga…), in ogni caso anche con i ceci in scatola già cotti il risultato è ottimo.
Salsa tahina: se non avete voglia di prepararla, (anche se vi posso assicurare che prepararla in casa non è affatto difficile) la potete trovare in moltissimi supermercati, non soltanto in quelli biologici.
Non consumando carne ormai da diversi anni, io a casa faccio gran uso di ceci e legumi in genere, l’hummus lo preparo abbastanza spesso, sia come antipasto, servito con crostini, pane o chips, ma anche come base per gustose piadine, panini, o semplicemente abbinato a delle verdure, cotte o crude. Qui nelle foto lo trovate abbinato alle chips di polenta e semi.
Complice un mercatino di Natale a Trieste, e una bancarella super fornita di spezie (e molto altro), ho approfittato per fare rifornimento di cosine speciali, tra queste anche la polvere di barbabietola che cercavo da un po’, e come potrete immaginare è finita in tante preparazione, oltre che in questo hummus!
I Gyozao ravioli giapponesi, ideati in Cina in tempi antichissimi (gli jiaozi cinesi, secondo alcune risultanze storiche, presenti fin dal III secolo avanti Cristo), arrivarono in Giappone nella seconda metà del ‘900.
Non esistono notizie precise su come arrivarono nel paese del Sol Levante, probabilmente furono scoperti in Cina dai soldati giapponesi durante il secondo conflitto mondiale (invasione della Manciuria), la diffusione della ricetta (rivisitata) in Giappone risale infatti a questo periodo storico.
Sono versatili e gustosissimi, e tutto sommato non così complicati da preparare; i più diffusi sono i gyoza cotti alla piastra, che vi propongo in questa ricetta, ma possono essere preparati anche al vapore oppure fritti.
Il ripieno in origine è di carne o pesce e verdure, io ho preferito una versione vegetariana, anzi vegana (!), non prevede infatti l’utilizzo di alcun prodotto di origine animale.
I Ravioli Gyoza vegani che vi propongo si preparano velocemente e si cucinano alla piastra, vanno adagiati in una padella bella calda con pochissimo olio di semi di sesamo e cotti fino a quando non si forma una sottile crosticina.
A questo punto va aggiunta un po’ d’acqua e messo il coperchio per terminare la cottura al vapore. Una volta pronti, serviteli belli caldi, immergeteli nella salsa di soia e via!
Durante il viaggio in Marocco, mi hanno spesso servito piatti con le lenticchie. Personalmente le amo molto e le uso tantissimo in cucina.
Non mangiando carne da diversi anni, nella mia dieta ci sono altri prodotti, come ad esempio i legumi, che consumo in abbondanza e che amo preparare in modo diverso.
Vi propongo una ricetta davvero velocissima e molto gustosa. Una sorta di insalataspeziatache potete a piacere servire sia fredda che tiepida/calda (io preferisco la seconda); questo piatto spesso per me diventa piatto unico, la servo con altre verdure, crude o cotte insieme a del riso bianco o semplicemente con del pane.
Le lenticchie alla marocchina con cipolla e peperone, leggermente piccanti, dovete davvero provarle!
ma alla fine decisi di restare fuori fino al tramonto,
perché uscire, come avevo scoperto,
in realtà voleva dire entrare.”
John Muir
Cosa c’è di più bello dei tramonti estivi?
Lunghe e calde giornate che terminano all’aria aperta, con un aperitivo e cosine golose da smangiucchiare, ammirando il tramonto.
Questa che vi propongo è una ricetta che richiede qualche ora di tempo per la preparazione, ma nessuna paura! Vi basterà avviare l’impasto in anticipo e lasciarlo lievitare (dimenticandolo per qualche oretta), per poi cucinare il vostro pane naan poco prima di servirlo. Ché appena fatto ha un suo perché!
Il pane naan è un pane rotondo molto morbido tipico della cucina indiana, le posate vengono infatti sostituite dal pane, utilizzato per raccogliere il cibo e portarlo con una certa maestria alla bocca (senza sbrodolarsi come accadrebbe invece alla sottoscritta).
È ottimo servito ad esempio con il dahl di lenticchie o con curry di verdure o gamberi, io lo adoro anche servito semplicemente insieme ad una salsina, un hummus, o come in questo caso, con un pesto di verdure.
Non fosse per il fatto che devono essere fritti, io i falafel li preparerei a giorni alterni tanto ne sono golosa!
I falafel, piatto tipico della tradizione mediorientale, sono una sorta di polpettine che si preparano con i ceciessiccati, sono facili da preparare e perfetti da servire sia come antipasto che come secondo piatto se accompagnati con salsine e verdure miste di stagione.
Potete anche servirli insieme ad una salsina fresca e leggera come ripieno per il panepita (il pane morbido arabo di cui trovate qui la ricetta).
Mi raccomando, per prepararli è necessario utilizzare i ceci essiccati, che vanno lasciati in ammollo in modo che possano ammorbidirsi, successivamente andranno frullati insieme agli altri ingredienti, non provate ad utilizzare i ceci lessati perché non riuscirete a formare le polpettine!
Credetemi, se non li avete mai preparati, dovete assolutamente rimediare!
“S’io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane cosi grande da sfamare tutta,
tutta la gente che non ha da mangiare.
Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole.
Un pane cosi verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chilì i poveri,
i bambini, i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia!”
Gianni Rodari
La Pita è un delizioso pane umido, morbido e poco lievitato, abbastanza semplice da preparare in casa, la cui particolarità è che in cottura si gonfia, formando una tasca che la rende perfetta per essere farcita nei modi più svariati.
Tipico dei paesi del medio-oriente, normalmente viene farcito con hummus, falafel, kebab, o anche di gyros, la tipica preparazione greca (gyros pita).
La Pita è probabilmente la preparazione più antica in assoluto e può certamente considerarsi l’antenato del pane e della nostra pizza (il nome stesso ‘pita’ ricorda per assonanza sia il termine ‘piada’ che ‘pizza’), sembra infatti sia nota già in epoca babilonese, ben 4500 anni fa.
Il termine pita si è diffuso in Italia nella seconda metà del secolo scorso e stava a indicare il tipo di pane utilizzato nella cucina tradizionale dei Balcani e in particolare della Grecia, viene spesso utilizzata come accompagnamento e ‘contenitore’ di pietanze speziate a base di carne o verdure, ma è interessante ricordare che originariamente questo pane ‘con la tasca’ era nato per raccogliere le salse, senza alcun bisogno pertanto di essere tagliato.
In ogni caso si presta davvero alla perfezione per essere farcito a mo’ di panino nei modi più svariati, io lo trovo ottimo anche servito semplicemente con tzaziki (la salsa greca a base di yogurt e cetriolo) e un’insalata greca.
Normalmente la pita è un pane chiaro e morbido, io qui ve lo propongo con una parte di farina integrale e accompagnato a due diversi hummus, uno di broccoli, e l’altro di pomodori secchi. Nel blog ne trovate altre varianti (qui di hummus ne andiamo abbastanza ghiotti), l’hummus di carote e ceci e l’hummus di cicerchie.
“Era stata una sensazione di felicità come quando,
preparando il curry,
si mettono lo yogurt avanzato per caso, le spezie e le mele,
poi si esagera un po’ con le cipolle,
e con una probabilità su un milione viene fuori un piatto incredibilmente squisito,
e però irripetibile.”
Banana Yoshimoto
Ci sono ricette che giacciono in bozza, in attesa di essere pubblicate, per mesi.
Questa risale allo scorso anno, non mi convincevano le foto, fatte come spesso mi accade ultimamente, molto in fretta.
Eh niente, in questi giorni di emergenza covid-19 il bok choi non si trova, quindi nemmeno volendo potrei rifarla per ora, quindi ho deciso che la pubblico così, con queste foto semplici e imperfette.
Questo ortaggio per me è stato una vera scoperta.
Bok choi, pak choi, o cavolo cinese, è caratterizzato da foglie carnose e croccanti, con un sapore delicato e leggermente amarognolo.
Molto diffuso nella cucina asiatica, si trova oggi abbastanza facilmente anche nei supermercati più forniti.
A differenza delle altre varietà di cavolo, questo cinese è un prodotto primaverile-estivo.
Ho scoperto che è ottimo anche semplicemente sbollentato qualche minuto in acqua bollente (non necessita di una lunga cottura) e condito semplicemente con sale e olio extravergine di oliva, ma è ovviamente perfetto per preparazioni esotiche e speziate.
E niente, per rendere omaggio alla tradizione orientale, io ho preparato un pak choispeziato con il latte di cocco.
“Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.”
Jack Kerouac
Shakshuka, o Shakshouka, nome difficile da pronunciare, nel tentare di farlo la lingua mi si attorciglia.
Posso solo dirvi che adoro questa ricetta! Mi è piaciuta troppiSSimo!
Ho visto alcune foto su Pinterest, social che per me è una droga... eh si, quando ci entro, finisce che rimango lì a scorrere e pinnare foto come se non ci fosse un domani.
È partito tutto così insomma, ho visto alcune foto, piccola ricerca di storia e ricetta ed ecco qui, fatta, fotografata velocemente e sbafata subito ché è buona calda calda e con l’ovetto cotto al punto giusto, né troppo, né troppo poco.
Di versioni sul web ne ho trovate parecchie, io alla fine mi sono fermatada loro, ché sono bravi e a me piacciono molto, anche se confesso che qualche piccola modifica/aggiunta l’ho fatta.
La shakshuka è probabilmente di origine nord africana (in berbero infatti significa ‘mistura’), importata successivamente nella cucina israeliana dagli ebrei tunisini immigrati in Israele, viene servita di solito a colazione o cena accompagnata da un’insalata e, necessariamente dal pane, ché qui la scarpetta è assolutamente d’obbligo.
Potete decidere di prepararla in una unica padella e poi servirla nei piatti, oppure presentarla direttamente in piccole padelline monoporzione.
Io ho preferito la seconda possibilità (adoro ‘sto padellino e appena ne ho la possibilità lo uso!).
Ricettina?
SHAKSHUKA
Ingredienti (Dosi per 4 persone)
4 uova
600 g polpa di pomodoro
1 spicchio d’aglio
½ cipolla dorata
2 pomodori
4 friggitelli
½ peperone
1 peperoncino piccante fresco (o secco)
1 cucchiaino ca. di cumino
paprika qb
olio evo qb
Preparazione
In una padella dal fondo spesso e sufficientemente capiente, fate rosolare con poco olio evo la cipolla tritata finemente e lo spicchio d’aglio intero e schiacciato.
Unite i pomodori tagliati a dadini e i peperoni privati dei semi e filamenti e tagliati a piccole listarelle, fate cuocere qualche minuto.
Unite la polpa di pomodoro, poca acqua, una presa di zucchero per regolare l’acidità, il sale, il cumino e la paprica, eliminate lo spicchio d’aglio ed unite il peperoncino piccante tagliato a pezzetti.
Ponete all’interno anche i friggitelli a cui avrete eliminato il picciolo e i semi interni, lasciate cuocere a fiamma bassa, fino a quando si saranno cotte le verdure ed il sugo ristretto.
Una volta pronto unite le uova, ben distanziate tra loro, facendo attenzione a non rompere il tuorlo, e cercando di farle rimanere in superficie.
Continuate la cottura fino a quando l’albume sarà rassodato ed il tuorlo leggermente velato.
Servite ben caldo.
Accompagnare con taaaanto pane per la ‘scarpetta’!
Arancione, uno dei meravigliosi colori di questa stagione.
Il colore delle foglie che iniziano a cadere, della polpa delle zucche e dei meravigliosi piatti che si possono preparare, delle arance e dei mandarini che ci proteggono dai malanni di stagione, dei dolcissimi cachi.
L’hummus, cremina semplicissima da fare il cui ingrediente base sono i ceci, la si può preparare in tanti modi diversi.
Ve l’avevo già proposta con le cicerchie, qui. Potete utilizzare anche i piselli ad esempio, i fagioli, la zucca, le barbabietole e, come in questo caso, le carote.
Ingrediente necessario per la preparazione dell’hummus è la salsa tahina, che potete trovare pronta nei negozi e supermercati biologici, ma che potete anche facilmente preparare a casa. Si tostano i semi di sesamo frullandoli successivamente con dell’olio, potrete poi conservarla in frigorifero per diversi mesi. Vi lascio la ricetta semplicissima qui sotto.
Ingrediente base della cucina vegetariana e vegana, la salsa tahina può essere utilizzata per insaporire piacevolmente ed in modo naturale tantissimi piatti, e non soltanto salati.
In Grecia, la scorsa estate ho assaggiato una crema di nocciole e tahina, particolare e buonissima.
Insomma dai, andiamo con la ricettina sciuè sciuè!
Più di un mese fa compiva gli anni la mia pre-adolescente dodicenne.
La richiesta per festeggiare il compleanno è stata, cena-con-due-amichette-più-cinema-più-pigiama-party.
Organizzo tutto con le mamme delle altre due pischelle, e la sera in questione partiamo tutte e quattro con mini sacher (si, aveva chiesto anche quella..) al seguito.
Dopo aver cenato insieme, decido che al cinema è meglio dividerci.
Numero uno, loro volevano vedere “Hunger Games”, e a me quel genere di film…ma anche no.
Numero due, che cavolo di festa di compleanno è se la mamma ti segue anche in sala? Insomma non volevo essere di troppo…
Quindi, tutte-le-dovute-raccomandazioni-del-mondo, e ci siamo divise (tanto il loro film durava una mezza eternità, quindi sarei stata fuori ad attenderle alla fine della proiezione).
Confesso che non amo andare al cinema da sola, ma quella sera non mi è pesato affatto.
La sala era piccola e affollata, la proiezione faceva parte di un Cineforum, quindi erano previsti una presentazione ed un dibattito alla fine del film.
Un delizioso film prodotto dal premio Oscar Steven Spielberg, da Oprah Winfrey e da Juliet Blake, la cui sceneggiatura è tratta dal romanzo “The Hundred-Foot Journey (Madame Mallory e il piccolo chef indiano)” di Richard C. Morais. Tra gli interpreti la meravigliosa Hellen Mirren.
Lasse Hallström, il regista, ha diretto anche Chocolat (confessate su, quante volte lo avete visto??) e, cosa curiosa di cui non ero a conoscenza, sua la direzione della maggior parte dei videoclip degli ABBA, indimenticato gruppo Pop, nonchè del Movie a loro dedicato.
“Mi sono innamorata della storia e della sua splendida ambientazione,
dell’idea che permea il libro secondo cui il cibo unisce le persone.
Mi piaceva il confronto fra il classico ristorante francese
e la vivace e variopinta cucina indiana.
In un locale i clienti ascoltavano Mozart,
mentre nell’altro rimbomba la fragorosa musica di Bollywood:
è uno scontro culturale di proporzioni epiche.”
Juliet Blake – produttrice
Un film di “integrazione e fornelli“, mi sono ritrovata immersa in colori, atmosfere, profumi e in una storia che racconta un vero e proprio scontro culturale a suon di prelibatezze, padelle, forni tandoor, zuppe di pesce, cucina molecolare e spezie.
Il film è una successione di emozioni, risate, commozione, pianto, ma il lieto fine che unisce cuore e palato è assicurato.
Se non lo avete visto ve lo consiglio vivamente!
Uscita dal cinema, la voglia di preparare il pollo tandoori era grande…
I profumi mi sembrava di averli sotto al naso.
Non avevo il Garam Masala pronto, ma avevo praticamente tutte le spezie a casa per poterlo preparare, e non ho resistito a lungo.
Masala, secondo la tradizione indiana, è una miscela di spezie sapientemente combinate, e diverse a seconda della pietanza alla quale sono destinate.
Una tra queste è il Garam Masala, dove Garam sta a significare “piccante” e Masala per l’appunto significa “spezia”.
Pollo Tandoori perché cotto in origine all’interno di un forno in terracotta cilindrico, il forno tandoor per l’appunto.
In India viene utilizzato un pollo intero ma, senza il forno tandoor, diventa più difficoltosa la cottura, quindi optare per delle cosce è molto più comodo con il forno tradizionale.
Il colore della salsa viene dato dalla paprika, la quantità a vostro piacimento, a seconda di quanto lo volete colorato.
Vi assicuro che è facilissimo e che il profumo che si sprigionerà a fine cottura per tutta la cucina vi conquisterà!
Che fate? Lo provate?
POLLO TANDOORI
Ingredienti ( per 6 persone)
6 cosce di pollo (grandi)
150 g yogurt (preferibilmente greco)
3-4 spicchi d’aglio
4-5 cm di zenzero fresco (grattugiato)
1/2 limone(succo)
paprika dolce qb
olio EVO (la ricetta originale prevede olio di senape)
sale integrale qb
pepe nero qb
peperoncino qb (facoltativo)
Garam Masala*
Ingredienti Garam Masala*
1/2 tazza di semi di cumino
2 cucchiai di semi di coriandolo
2 cucchiai cannella in polvere
8 bacche di cardamomo (io verde)
6 chiodi di garofano (o polvere)
1/2 noce moscata grattugiata
2 pezzi macis
1 cucchiaio di pepe nero in grani
4 anice stellato
4 foglie alloro
GARAM MASALA home made
Per prima cosa prepariamo il mix di spezie che ci serve per preparare questo piatto.
Le spezie vanno scaldate in una padella antiaderente (non tostate, ma solo scaldate, affinché sprigionino le loro essenze e profumi). Muovetele con un cucchiaio di legno, appena ben calde, trasferitele su un piatto e fatele raffreddare.
Se avete a disposizione un mortaio, pestatele bene tutte insieme, oppure tritatele utilizzando un semplice mixer.
Siccome le spezie macinate, anche se conservate in vasetti ermetici ed al riparo della luce, tendono a perdere profumo e fragranza rispetto a quelle intere, io preferisco prepararlo di volta in volta nella quantità necessaria per il piatto.
Preparazione
Prima marinatura:
Tritate gli spicchi d’aglio (privato dell’anima) finemente insieme allo zenzero grattugiato.
Se disponete di un mortaio pestateli bene insieme con il pestello.
Mescolate il composto ottenuto con il succo di mezzo limone e poco olio all’interno di una pirofila, adagiatevi le cosce di pollo, massaggiatele bene per fare assorbire, coprite con della pellicola alimentare e fate riposare per mezz’ora in frigorifero.
Seconda marinatura:
Mescolate lo yogurt con il Garam Masala precedentemente preparato, in un contenitore abbastanza capiente, aggiungete la paprika, il sale, il pepe ed il peperoncino (facoltativo) qb, e mescolate bene.
Incidete con un coltello affilato le cosce di pollo. Vanno incise fino all’osso più volte da entrambi i lati, affinché possano assorbire bene gli aromi e cuocersi bene. Immergetele nella salsa di yogurt preparata e massaggiate a lungo con le mani per far assorbire bene le essenze.
Lasciatele riposare nella salsa, coperto, in frigorifero per almeno due ore (ho trovato ricette dove consigliano il riposo per una notte intera, ma anche con due ore il pollo era profumatissimo).
Trascorso il tempo di marinatura, accendete il forno alla massima temperatura.
Trasferite le cosce di pollo in una teglia (ma va bene anche la pirofila) e copritele con la salsa.
Cuocetele in forno ben caldo, 220°, per circa 40 minuti, avendo cura di girarle durante la cottura, gli utlimi 5-10 minuti usate la funzione grill, si formerà una bella crosticina in superficie.
Ottimo servito con del riso bianco (pilaf) e dell’insalata di stagione.