Oggi passo veloce per augurare a tutti buon viaggio e buone vacanze se siete in partenza.
Ma anche buona permanenza in città se non state partendo.
Trovare un ‘altrove’ è possibile anche rimanendo a casa, semplicemente facendo altro, cambiando routine, cambiando orari, facendo una gita fuori porta.
Insomma vi auguro buon agosto, qualunque sia il vostro ‘altrove’.
Vi lascio con una granita di lampone, una ricetta facilissima e davvero buona, tre ingredienti soltanto e un po’ di tempo di attesa.
Non sarebbe fantastico se diventando mamme, si si, proprio prima della dimissione dall’ospedale, insieme a quel fagottino bello ecoccoloso, ci dessero anche un manuale d’istruzioni?
Si, un bel manualetto che ci spiegasse come affrontare le tappe di crescita dei figli.
Se la fase dei NO e dei perché sono difficili, l’adolescenza è un bel casino.
Una tempesta.
E il manuale non c’è. Ognuno se lo deve scrivere da solo il manuale.
Un proprio, personale manuale, fatto di regole, strategie, ramanzine ma anche incoraggiamenti.
Un manuale per riuscire a stare accanto in questo percorso non facile, ma senza invadenza, accompagnandoli lungo la strada, abbastanza in salita, del diventare adulti.
Gestire i conflitti, i silenzi, le risate di gioia ma anche gli umori nerissimi, l’aggressività e subito dopo gli slanci smisurati di affetto.
Accogliere e lasciare andare, dando però al tempo stesso regole ed argini rassicuranti.
Insegnare a desiderare le cose prima di ottenerle, trasferire amore, passione e rispetto per ciò che ci circonda.
“L’adolescenza, la più delicata delle transizioni”
Victor Hugo
Andiamo di crumble và!
Questo vi assicuro che è delizioso! Se non vi piace lo zenzero potete anche evitare di utilizzarlo (io amo la sua nota esotica e pungente!)
Io ho un albero generosissimo in giardino, e parte del raccolto è finito in questa ricetta!
Questo crumble con albicocche e pistacchi è perfetto da servire con il gelato alla vaniglia, se ne avete voglia potete anche prepararlo a casa, la ricetta furbissima la trovate QUI.
Il tiramisù non è un dolce che ha bisogno di grandi presentazioni, abbastanza semplice da preparare e che accontenta praticamente tutti, ci avete fatto caso?
A me diverte molto scoprire la storia dei piatti, ed in particolar modo dei dolci, saperne qualcosa di più.
Sulla ricetta del tiramisù ci sono state numerose discussioni, diverse teorie, ed altrettante città (e rispettive Regioni) che ne hanno rivendicato la paternità. Le uniche fonti scritte però sembrano confermare però che il dolce sia stato creato intorno agli anni ’60, dal cuoco (con la passione per la Pasticceria) di un ristorante storico di Treviso, Le Beccherie. Ebbe una felice intuizione, unendo pochi e semplici ingredienti tra loro. Tra questi semplici ingredienti i biscotti Savoiardi.
Certo, c’è chi lo prepara con il Pan di Spagna, o con altri tipi di biscotti, ma la ricetta originale prevede l’utilizzo dei savoiardi, non ci sono dubbi.
L’origine dei biscotti savoiardi non è certa. Sembra nascano nel tardo Medioevo alla corte di Amedeo di Savoia. In occasione della visita del Re di Francia venne chiesto al pasticciere di corte di creare un dolce indimenticabile. Il nome ‘Savoiardi’ fu dato infatti come omaggio ai Savoia.
Non sono morta. Riemergo da alcuni giorni di lavoro e di influenza.
Colpo di coda dell’inverno e qualche virus rompiscatole ancora nell’aria.
Passo davvero di corsa, con un dolcino velocissimo.
Vi piace la pasta fillo? A me da impazzire!
Ultimamente ho faticato tantissimo a reperirla, nemmeno surgelata al supermercato riuscivo più a trovarla. Girati tutti, sparita. Mi ero quasi arresa.
Poco tempo fa però, ho avuto l’occasione di assaggiare una torta alle mele preparata con la pasta fillo.
Due erano le cose: o la trovavo o me la dovevo preparare io a casa.
Per fortuna, dato che tempo non ne ho tantissimo in questo periodo, l’ho trovata!
La pasta fillo mi ricorda uno dei luoghi più amati delle mie vacanze estive, la Grecia.
Phyllo, significa foglia; è una sorta di pasta sfoglia priva però di grassi, che viene preparata in numerosi e sottili fogli separati tra loro.
Si può utilizzare in tantissime preparazioni, sia dolci che salate, cotte in forno o fritte.
I dolcini che vi propongo oggi sono più difficili da spiegare che da fare.
Una delizia leggera e croccante!
Ricettina?
CESTINI DI PASTA FILLO, FRAGOLE, ROBIOLA E LEMON CURD
Ingredienti
Per 12 cestini
1 rotolo di pasta fillo
1 cestino di fragole
300 g robiola
300 ml panna fresca
60 g zucchero a velo
burro qb
Lemon curd
2 limoni biologici grandi
2 uova biologiche
80 g burro
130 g zucchero
1 cucchiaino di amido di mais
Preparazione
Lemon curd
Lavate bene i limoni, grattugiate la buccia (soltanto la parte gialla) e spremete il succo (dovreste ottenere circa 120 g di succo).
Sciogliete il burro a bagnomaria, unite lo zucchero, il succo, la buccia di limone, e l’amido setacciato. Aggiungete anche le uova leggermente sbattute.
Fate cuocere a fiamma media per circa 10 minuti, togliete dal fuoco, fate raffreddare e poi riposare in frigorifero.
Per i cestini
Accendete il forno a 180°C.
Fate sciogliere poco burro su una piccola padella e spennellate tutti i fori di uno stampo da muffin.
Srotolate la pasta fillo sul piano di lavoro pulito, tagliatela a quadrati leggermente più grandi dei fori dello stampo da muffin (circa 14-15 cm) ed iniziate a disporre all’interno di ogni foro dei quadrati di pasta precedentemente spennellati di burro; sovrapponete 4 o 5 fogli in modo sfalsato.
Lavate le fragole, tamponatele e tagliatele a pezzettini.
Mescolate bene la robiola con 30 g di zucchero a velo, mettetene una cucchiaiata dentro ad ogni cestino, un cucchiaino anche di lemon curd e finite con le fragole a pezzetti. ripiegate la pasta fillo sopra alla farcia, spennellando di burro per farla aderire.
Infornate a 180°C per circa 10 minuti, comunque fino a quando saranno belli dorati.
Montate la panna insieme al restante zucchero a velo.
Fate intiepidire leggermente i cestini e serviteli cosparsi di zucchero a velo, ed una cucchiaiata abbondante di chantilly.
NOTE:
Questi cestini vanno consumati appena dopo la cottura.
Se preferite prepararli in anticipo, potete in alternativa cuocere i cestini senza ripieno, e farcirli prima di servirli con yogurt greco mescolato con zucchero a velo e lemon curd (quantià a vostro piacere), finendo con delle fettine di fragole, zucchero a velo e chantilly.
In alternativa,
cuocere i cestini senza ripieno e riempirli all’ultimo con yogurt greco,
Tra le cose che mi portano indietro nel tempo, alla mia infanzia, c’è sicuramente la panna.
Ricordi di bambina, a Venezia.
Ora non esistono praticamente più ma, quando ci abitavo io, c’erano le latterie dove, oltre a latte, burro, formaggi si poteva comperare anche la panna montata.
Era proprio uso, quando si andava in visita dai parenti, portare una vaschetta di panna montata con gli storti, che altro non erano che dei coni di cialda croccante, che ognuno poi riempiva con la panna.
La gioia di noi bambini! Ricordo che invidiavo gli adulti che tuffavano qualche cucchiaino di panna anche nel caffé che veniva loro offerto.
Questa torta pannosissima mi porta indietro nel tempo. Una montagna di dolcezza, morbida e croccante al tempo stesso, guarnita con la frutta fresca, è sempre una gioia per occhi e palato.
Ha un nome russo, ma non è russa per niente. Russa però era la ballerina a cui fu dedicata.
Anna Matveyevna Pavlova fu la più grande ballerina di inizio ‘900, donna di grande talento, enigmatica e misteriosa. Negli anni ’20 si trovava in tour in Australia e Nuova Zelanda, sembra che proprio nel 1926, il cuoco di un Hotel di Wellington, in Nuova Zelanda, le dedicò questo dolce.
Di lei si diceva “Non danza, si libra in aria come se avesse le ali”, la sua più grande interpretazione fu Il Lago dei Cigni.
Ma non confondetemi la meringa con la Pavlova!
La differenza tra le due preparazioni sta negli ingredienti.
Oltre ad albume e zucchero previsti per la meringa, nell’impasto della Pavlova ci vanno anche amido di mais ed aceto, che rendono questo dolce croccante all’esterno e morbido all’interno.
Per la buona riuscita del dolce è importante utilizzare albumi vecchi, quindi non buttateli mai quando vi avanzano!
Conservateli in frigorifero oppure surgelateli, al momento più opportuno preparatevi una bella Pavlova, che ha sempre un suo perché!
PAVLOVA
Ingredienti:
Per la meringa
150 g di albume (sono circa 4 di uova biologiche)
220 g zucchero semolato (ma va bene anche di canna)
15 g di amido di mais (ca 3 cucchiaini)
10 ml aceto bianco (o di mele) (1 cucchiaio)
1 cucchiaino di polvere di vaniglia biologica
Per guarnire
400 g panna fresca
40 g zucchero a velo
1 vaschetta lamponi
1 frutto della passione
Preparazione
Accendete il forno, meglio a temperatura più elevata di quela di cottura, 140-150°, perché una volta aperto per inserire il dolce la temperatura si abbasserà.
Montate gli albumi in planetaria con la frusta a velocità elevata.
Quando inizia a montare, aggiungete parte dello zucchero, circa la metà. Attendete che venga ben incorporato, quindi aggiungete il restante zucchero a cucchiaiate, attendendo sempre che venga assorbito prima di aggiungerne altro.
Quando otterrete una meringa bella soffice e ben montata, aggiungete anche l’amido di mais setacciato e l’aceto, fate andare ancora pochi secondi.
Sistemate un foglio di carta forno in una teglia. (Per praticità io disegno sul retro della carta forno un cerchio del diametro di circa 18-20 cm così ho un riferimento per dare la forma al mio dolce) Bagnate leggermente il foglio sotto così da farlo aderire bene alla teglia, e spolverate leggermente di maizena per evitare che la meringa si attacchi.
Ora potete decidere come disporre la meringa, semplicemente con una spatola oppure aiutandovi con la sac à poche.
Io verso il composto al centro del cerchio che mi sono disegnata, dandole forma con una spatola o il dorso di un cucchiaio. Cerco di formare anche un piccolo avallamento al centro dove lo riempirò di panna.
Cuocete per circa 1 ora e 10 minuti a 120°, forno statico (ma verificate la cottura con il vostro forno ed in caso aumentate o diminuite il tempo di cottura).
Non deve diventare scura ma rimanere bella chiara e, una volta cotta, deve essere bella croccante all’esterno.
Spegnete e fate raffreddare in forno con lo sportello socchiuso (utilizzate un cucchiaio di legno infilato tra sportello e forno).
Quando è completamente raffreddata, spostatela delicatamente su un piatto e guarnitela con la chantilly che avrete preparato montando la panna fresca e lo zucchero a velo.
Finite con la polpa del frutto della passione ed i lamponi.
CONSIGLI:
Gli albumi è consigliabile siano un po’ ‘vecchi’ e a temperatura ambiente.
Preferibile montarli in un contenitore di vetro o di metallo.
La Pavlova cotta perfettamente sarà bella chiara e croccante all’esterno (potete provare la cottura picchiettandola delicatamente con un cucchiaio di legno), e morbida all’interno, con una consistenza tipo marshmallow.
Data la dolcezza sia della base che della Chantilly è preferibile utilizzare frutta fresca acidula, frutti di bosco, kiwi, frutto della passione, fragole, mango, pesca…insomma potete sbizzarrirvi.
Godete del sole, di un aperitivo al tramonto, delle chiacchiere con gli amici, di una gita fuori porta, di una passeggiata con il vostro cane, di una nuotata in piscina, di un gelato fresco e morbido…
Io ve ne lascio uno che potete preparare a casa mooooolto velocemente.
Avevo visto la ricetta dalla mia amica Mary ed anche da Stefania.
Ho apportato delle piccole modifiche…adoro il gelato allo yogurt!
Credetemi, ottimo gelato, anche senza la gelatiera!
Osservavo una famiglia accanto al nostro tavolo venerdì sera.
Dopo la serata vintage che ho organizzato con la mia amica Loredana presso InOFFICINA, posto bellissimo, un co-working dove la creatività trabocca e coinvolge (qualche foto della serata a fine post… ), siamo andati a cena tutti insieme, bimbi compresi.
E’ triste vedere una famiglia, che anche durante il pasto, anziché condividere e parlare, rimane connessa (ognuno per conto suo beninteso..), forchetta da una parte e cellulare dall’altra.
Leggevo di una ricerca inglese che ha dato l’allarme sull’abuso di tablet e smartphone.
Possono addirittura compromettere le capacità relazionali dei ragazzini, facendoli diventare degli adulti incapaci di gestire dei rapporti umani.
Non è terribile?
Io ogni tanto (anzi spesso) ricordo alla mia undicenne di essere sopravvissuta senza cellulare fino al momento in cui aspettavo lei.
34 anni.
Come ho fatto prima senza cellulare? Noi, come abbiamo fatto?
Semplicemente non ne avevamo bisogno.
Uscivamo in strada e c’erano i nostri amici.
Avevamo tempo per leggere, per giocare, per annoiarci, per fantasticare, questo ci ha permesso di sviluppare capacità empatiche e relazionali, nonché la creatività e, cosa non da poco a mio avviso, discrete doti di problem solving (della serie che noi le cose le risolvevamo da soli, mica si andava a chiamare la mamma per ogni cavolata…).
Perché anche nei momenti di difficoltà è meglio prendere la vita con il sorriso, è importante vedere il bicchiere mezzo pieno e darsi da fare.
Un’amica ha detto che “la felicità è anche guardare quel germoglio che ieri non c’era”.
Basta cercarla, nelle piccole cose di ogni giorno.
Oggi un dolcetto furbo!
Vi succede di avere in sosta nel frigorifero diversi contenitori aperti e non finiti di ricotta, mascarpone, yogurt, panna e chi più ne ha più ne metta?
A me regolarmente.
Fare la panna cotta è un ottimo sistema per smaltirli.
E vi giuro che questa panna cotta piccolo chimico è venuta davvero buona.
Poi volevo fare la salsa mou, e mi sono messa a cercare una ricetta giusta in rete.
La ricetta l’ho trovata da Stefania, che guarda caso l’aveva abbinata ad una panna cotta al mascarpone.
Che dirvi.
Un delirio, buonissima.
Voi preparatela a vostro rischio e pericolo, perché dà assoluta dipendenza!
“Tu fai vedere al tuo sogno che veramente ci tieni a incontrarlo,
senza pretendere che lui faccia tutta la strada da solo
per arrivare fino a te, poi le cose accadono.
I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi.”
Fabio Volo
Loro mi contagiano.
Si, ogni giorno.
Con la loro presenza, la loro allegria, il loro entusiasmo.
Ma non è che ogni giorno vada tutto bene. No.
A volte ci rincuoriamo a vicenda, ci aiutiamo, una pacca sulla spalla, si si, anche via chat, perché non si può?
Voi credete davvero che non si possa?
Beh, vi sbagliate. E di grosso.
Io, ogni giorno corro a salutarle, leggo le loro novità, rido delle loro battute, e mi preoccupo se mancano, o leggo dall’altra parte qualche problema.
Siamo diverse, per età e carattere, e abbiamo tanti sogni.
Sono le mie amiche, quelle con cui ho aperto, quasi per caso, un bel giorno di marzo, un gruppo blogger su facebook.
Amiche,
“I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi.”
Io credo che noi lo siamo!
Questo dessert è del mio Prof. Fiorotto, quello di questa torta qui!
La ricetta, mi ha raccontato, è nata di ritorno dal Salone del Gusto, qualche anno fa.
Ci era andato con il collega (e pure lui mio Prof.!) Pasquale Carbonelli, esperto di cucina creativa e molecolare.
Avevano partecipato ad una conferenza del grande Ferran Adrià…
Il Prof era rimasto colpito dalle parole dello Chef, che riteneva davvero una stranezza il fatto che noi italiani utilizziamo la zucca prevalentemente in preparazioni salate, quando invece si presterebbe molto di più a preparazioni dolci.
In macchina, di ritorno, aveva avuto questa idea, un semifreddo.
E’ bello che dietro ad una ricetta ci sia una storia, un episodio…e mi sembrava carino raccontarvelo, così come lui lo ha raccontato a noi.
Io vi dico solo, provatelo!
E’ una meraviglia.
Potete anche servirlo con delle griglie di caramello e zucchero a velo, vedete un po’ voi, a me con il cioccolato fondente piace troppo.
N.b.
Sto caricando queste foto e rido.
Si, rido.
Perché il giorno in cui le ho fatte, queste foto, mi sono ben pensata di posizionare il set fuori, sul tavolo della veranda, all’aperto.
C’erano un freddo ed un vento terribili quel giorno.
Ma io, imperterrita, me ne esco con il mio piattino, la tovaglia e tutto il resto.
Volava via tutto, e quando dico tutto è davvero TUTTO!
Si sollevava la tovaglia, partiva il cacao ed è ovviamente caduta pure la decorazione, e mio marito scuoteva la testa e se la rideva da dentro, osservandomi dalla finestra.
Ma io ce l’ho fatta, eh eh eh
Magari non è perfetto il piatto.
Ma abbiate compassione e/o comprensione, con un ginocchio tenevo ferma la tovaglia, con una mano qualcos’altro e con la seconda mano fotografavo.
In poche parole, se non sono matte non le vogliamo, mi sembra si dica così giusto?
Lo confesso, a me piaceva tanto tanto già prima, seguendola nel suo blog.
Questo è un dolcino semplice.
Semplicemente contaminato.
La panna cotta, un dolce di origine italiana, profumata con la fava tonka *, originaria del Venezuela, che con il suo aroma tra la vaniglia e la mandorla, gli conferisce un tocco esotico.
E la guarnizione Mont-blanc. Qui l’origine è pure incerta, e si giocano la paternità Francia e Piemonte.