quando il sole splende caldo e il vento soffia freddo:
quando è estate nella luce, e inverno nell’ombra.”
Charles Dickens
Luce.
Improvvisamente mi sono accorta di lei. La luce.
La scorsa settimana, guardando prima l’orologio e poi fuori dalla finestra dell’ufficio, mi sono resa conto di quanto si siano allungate le giornate.
Premetto che a me non dispiace il freddo, l’inverno mi piace molto, adoro andare in montagna, la neve, i maglioni, le sciarpe e la cioccolata calda ma…
Ma mi manca la luce, mi mancano le giornate lunghe, mi manca potermi godere il tramonto e, arrivati in questo periodo dell’anno il mio umore un po’ ne risente.
Quando arriva questa stagione, soprattutto se le giornate sono grigie e piovose, ecco, sento estremo bisogno della luce.
Succede anche a voi?
Parlando della ricetta che vi propongo oggi, devo confessare che io ho un debole per tutto quello che è gratinato, che sia salato o dolce.
La crosticina esterna su cui affondare il cucchiaio e poi la cremosità dell’interno, comfort food assoluto per me!
Di una semplicità estrema e di una bontà garantita, questo gratin di sedano rapa e patate si prepara velocemente e a casa nostra finisce in un attimo.
Eh niente vedo una foto sul profilo IG di Ottolenghi e resto con la bocca aperta, e tanta acquolina.
Amo tantissimo le verdure gratinate e vedere quella foto, immaginandomi il sapore della besciamella ai formaggi, va beh. Dovevo farla ecco.
Non ho utilizzato il formaggio cheddar, ché poi non si trova nemmeno tanto facilmente, e neanche lo Stilton previsto dalla ricetta originale, quindi ho modificato secondo i miei gusti, e soprattutto utilizzando prodotti del territorio.
Ho mantenuto l’Emmental previsto dalla ricetta originale, ma usato il Morlacco del Grappa, perfetto a mio avviso per sapore e consistenza, e gratinato cospargendo il tutto con il ‘nostro’ Grana Padano.
Un Ottolenghi cauliflower cheese, ma a modo mio insomma. Per la ricetta originale andate qui.
Oggi vi lascio questo piattino comfort che a noi è piaciuto tantissimo, il cavolfiore gratinato ai formaggi.
Ricettina dai, ché io vado a predisporre il piano d’azione dei prossimi giorni, oltre al lavoro mi attendono feste (si si plurale…) di compleanno da organizzare!
E pensare che non ci avevo mai pensato di fare la parmigiana di cipolle.
Poi un paio d’anni fa, la mia amica Fedora D’Orazio durante un blog tour in Irpinia, ha pubblicato alcune foto su Facebook.
Questa monoporzione di parmigiana di cipolle che a suo dire si scioglieva in bocca (e si vedeva che era proprio buona!).
Eh… A me è rimasta la voglia da allora. Pensate un po’.
A dire il vero, ho fatto un primo tentativo con le cipolle rosse di Tropea (perché ne avevo tante a casa a disposizione), ma il risultato non era quello che mi ero immaginata.
Quindi l’ho rifatta utilizzando quelle bianche, più morbide e adatte alla cottura in forno.
A mio avviso sarebbero diventate molto più ‘scioglievoli’ dopo la cottura. E così fu.
Insomma, so che fa caldo e vi scoccia accendere il forno, ma vedete un po’ voi.
Magari la sera con l’aria condizionata accesa, e ve la mangiate (anche fredda!) il giorno dopo.
“Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.”
Jack Kerouac
Shakshuka, o Shakshouka, nome difficile da pronunciare, nel tentare di farlo la lingua mi si attorciglia.
Posso solo dirvi che adoro questa ricetta! Mi è piaciuta troppiSSimo!
Ho visto alcune foto su Pinterest, social che per me è una droga... eh si, quando ci entro, finisce che rimango lì a scorrere e pinnare foto come se non ci fosse un domani.
È partito tutto così insomma, ho visto alcune foto, piccola ricerca di storia e ricetta ed ecco qui, fatta, fotografata velocemente e sbafata subito ché è buona calda calda e con l’ovetto cotto al punto giusto, né troppo, né troppo poco.
Di versioni sul web ne ho trovate parecchie, io alla fine mi sono fermatada loro, ché sono bravi e a me piacciono molto, anche se confesso che qualche piccola modifica/aggiunta l’ho fatta.
La shakshuka è probabilmente di origine nord africana (in berbero infatti significa ‘mistura’), importata successivamente nella cucina israeliana dagli ebrei tunisini immigrati in Israele, viene servita di solito a colazione o cena accompagnata da un’insalata e, necessariamente dal pane, ché qui la scarpetta è assolutamente d’obbligo.
Potete decidere di prepararla in una unica padella e poi servirla nei piatti, oppure presentarla direttamente in piccole padelline monoporzione.
Io ho preferito la seconda possibilità (adoro ‘sto padellino e appena ne ho la possibilità lo uso!).
Ricettina?
SHAKSHUKA
Ingredienti (Dosi per 4 persone)
4 uova
600 g polpa di pomodoro
1 spicchio d’aglio
½ cipolla dorata
2 pomodori
4 friggitelli
½ peperone
1 peperoncino piccante fresco (o secco)
1 cucchiaino ca. di cumino
paprika qb
olio evo qb
Preparazione
In una padella dal fondo spesso e sufficientemente capiente, fate rosolare con poco olio evo la cipolla tritata finemente e lo spicchio d’aglio intero e schiacciato.
Unite i pomodori tagliati a dadini e i peperoni privati dei semi e filamenti e tagliati a piccole listarelle, fate cuocere qualche minuto.
Unite la polpa di pomodoro, poca acqua, una presa di zucchero per regolare l’acidità, il sale, il cumino e la paprica, eliminate lo spicchio d’aglio ed unite il peperoncino piccante tagliato a pezzetti.
Ponete all’interno anche i friggitelli a cui avrete eliminato il picciolo e i semi interni, lasciate cuocere a fiamma bassa, fino a quando si saranno cotte le verdure ed il sugo ristretto.
Una volta pronto unite le uova, ben distanziate tra loro, facendo attenzione a non rompere il tuorlo, e cercando di farle rimanere in superficie.
Continuate la cottura fino a quando l’albume sarà rassodato ed il tuorlo leggermente velato.
Servite ben caldo.
Accompagnare con taaaanto pane per la ‘scarpetta’!
D’estate sono un piatto unico perfetto, anche freddi, accompagnati da un’insalata mista.
Questi ripieni di miglio sono speciali.
La volete sapere la reazione di mio marito la prima volta che ha visto in cucina un sacchettino di miglio?
“Sai che mio papà questo lo dava ai canarini?”
Va beh, non credo di essere l’unica a lottare contro una famiglia prevenuta verso ingredienti inusuali…
Certo il miglio va lavorato, nel senso che ad esempio è bene cuocerlo insieme a della buccia di limone, in modo da eliminare il sapore di sacco.
Va unito a ingredienti gustosi, profumato con erbe aromatiche, arricchito con formaggio saporito.
Insomma va usata la fantasia ed il gusto, come si deve fare in cucina.
La cosa certa è che il miglio fa bene.
Un giorno (il marito) è tornato a casa per pranzo dicendo “Ma lo sai che parlavano del miglio alla radio poco fa? Dicono faccia benissimo..”
E io: “Ma dai…davvero?” Santa pazienza! Ma lo devono dire alla radio che fa bene?
Il miglio è un cereale molto antico, anche gli antichi Egizi lo conoscevano e lo coltivavano. Non è molto comune il suo consumo nel nostro continente, anche se ormai si trova facilmente in commercio sotto forma non solo di semi, ma anche di farina e fiocchi. Rappresenta invece una risorsa alimentare molto importante in alcune regioni asiatiche ed africane.
Dal punto di vista nutrizionale ha un maggior apporto proteico rispetto al frumento al riso ed al mais. Non contiene glutine, è ricco di carboidrati, fibra e di vitamine. Tra le proprietà del miglio va sottolineato l’effetto alcalinizzante.
Quindi perché darlo solo ai canarini?
Andiamo alla ricettina và!
POMODORI AL GRATIN RIPIENI DI MIGLIO, MELANZANE E FETA
Ingredienti
(dose per 6 persone)
12 pomodori tondi a grappolo
150 g di miglio decorticato biologico
1 limone biologico
100 g formaggio feta
1 melanzana media (oppure 2 piccole)
2 spicchi aglio
olio evo qb
Parmigiano Reggiano qb
sale integrale qb
pepe bianco qb
menta fresca qb
basilico fresco qb
Preparazione
Mettete il miglio in un setaccio a maglie fini e lavatelo accuratamente sotto l’acqua corrente.
Fatelo tostare leggermente (1-2 minuti) in una padella dal fondo spesso, quindi procedete alla cottura.
Lessatelo in acqua salata bollente insieme ad una scorza di limone biologico secondo i tempi di cottura indicati sulla confezione (circa 20 minuti).
Scolatelo e tenetelo da parte.
Lavate bene le melanzane e ricavatene dei dadini, fateli saltare in una padella antiaderente dove avrete fatto soffriggere 1 spicchio d’aglio (privato dell’anima) tritato, salate e pepate, quindi unite al miglio e mescolate bene.
Sbriciolate dentro anche il formaggio feta e del Parmigiano Reggiano grattugiato (circa 3 cucchiai), spezzettate anche le foglie di basilico e di menta, aggiungete olio evo a piacere e mescolate bene.
Lavate bene i pomodori, tagliate la parte superiore e scavate la polpa aiutandovi con un coltello ed un cucchiaio.
Tagliuzzate parte della polpa ed unitela al miglio. (Con la rimanente potete preparare un’ottima panzanella, ma questa è un’altra ricetta!)
Disponete i pomodori in una pirofila leggermente unta d’olio con l’aglio schiacciato, riempiteli bene con il miglio ed infornate (forno già caldo) a 180° per circa 25-30 minuti. Comunque fino a quando avranno una leggera crosticina in superficie.
NOTE:
La regola base per molti cereali è anzitutto il lavaggio accurato, o sotto l’acqua corrente o in ammollo cambiando spesso l’acqua fino a quando non risulterà limpida e priva di impurità, poi la tostatura prima di procedere alla cottura.
La quantità di acqua da utilizzare per la cottura è di due parti di acqua per una parte di miglio.
Questi pomodori potete consumarli sia tiepidi che freddi, sia come antipasto che come piatto unico.
“L’uomo veramente libero è colui che rifiuta un invito a pranzo
senza sentire il bisogno di inventare una scusa”
Jules Renard
Non so se è così anche per voi, ma per me la primavera è la stagione della rinascita, la attendo sempre con tanta impazienza.
È la stagione delle passeggiate, delle corsette mattutine, delle erbette spontanee da raccogliere, della frutta colorata, dei fiori e dei profumi nell’aria.
Le giornate decisamente più lunghe e tante ore in più da potersi godere all’aria aperta.
In primavera, in cucina, ci si può davvero sbizzarrire con frutta e verdura; andare a fare la spesa è un vero piacere, tante sono le verdure e i legumi freschi a disposizione.
Gli agretti, noti anche con il nome di barba di frate, sono una verdura tipica primaverile, un vero toccasana per la salute, disintossicanti e poveri di calorie, si possono anche mangiare crudi.
Io li preferisco lessati o cotti al vapore, conditi semplicemente con sale, pepe, olio e limone; si prestano molto bene alla preparazione di quiche, torte salate e frittate.
Questa quiche la potete servire come antipasto, magari insieme ad una insalata con rucola e misticanza, oppure anche come secondo o piatto unico accompagnandola ad una insalata magari un po’ più robusta.
Ricettina?
QUICHE DI RISO E ORZO AGLI AGRETTI E PROVOLONE
Ricetta brisée di M. Roux dal libro “Frolla e Sfoglia”
Ingredienti
Pasta brisée
150 g farina d’orzo biologica
100 g farina di riso biologica
160 g burro biologico freddo
1 uovo biologico
1 cucchiaio latte freddo
½ cucchiaino sale
semi di sesamo nero e bianco
Farcia
3 uova biologiche
200 ricotta di mucca biologica
50 ml panna fresca
50 g Grana Padano grattugiato
50 g provolone piccante
sale e pepe qb
1 limone non trattato (buccia)
1 mazzetto di agretti
Preparazione
Pasta brisée
Potete prepararla a mano impastando velocemente tutti gli ingredienti, oppure utilizzare la planetaria (con il gancio) . Se lo fate a mano mettete in una terrina la farina precedentemente setacciata, fate una fontana e mettete il burro al centro, ben freddo e tagliato a pezzetti, il sale e l’uovo. Lavorate velocemente fino ad ottenere un composto grumoso, quindi aggiungete il latte e lavorate bene fino ad ottenere un impasto compatto. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola per alimenti e fatela riposare in frigorifero per almeno un’ora.
Preriscaldate il forno a 190°.
Stendete la brisée su una spianatoia infarinata in una sfoglia di circa 3 mm di spessore. Adagiatela su uno stampo imburrato ed infarinato (o foderato di carta forno), fatela aderire bene e ritagliate i bordi. Bucherellate il fondo con i rebbi di una forchetta e mettete in frigorifero per una decina di minuti.
Procedete con la cottura in bianco, coprendo il fondo del vostro guscio di brisée con della carta da forno coperta con dei pesi (io fagioli secchi). Cucocete in forno ben caldo a 190° per 15 minuti. Estraete del forno.
Con la pasta avanzata potete ritagliare dei piccoli rombi, cospargerli di semi di sesamo nero e bianco, e ‘fissarli’ passando sopra delicatamente il matterello. Potete distribuirli intorno alla quiche come a formare una decorazione del bordo, oppure semplicemente disporli su una teglia coperta di carta forno e cuocerli per pochi minuti in forno bene caldo.
Farcia
Eliminate le radici degli agretti e lavateli bene sotto l’acqua corrente per eliminare tutta la terra. Lessateli in acqua bollente salata per 3-4 minuti. Scolateli e tuffateli in acqua fredda (io nell’abbattitore di temperatura) sia per fissare il colore verbe brilante che per fermare la cotttura. Scolateli e spuzzateli di succo di limone. Tenete da parte.
Sbattete le uova, unite la ricotta, la panna, il Grana Padano grattugiato, sale pepate e sbattete bene, unite anche il provolone tagliato a pezzetti e della buccia di limone grattugiata a piacere.
Versate il composto sulla base della quiche, disponete gli agretti lessati a ciuffetti.
Infornate per altri 30-35 minuti circa.
NOTE:
Potete preparare la pasta brisée anche utilizzando il robot da cucina, versate tutti gli ingredienti ed il burro ben freddo tagliato a pezzetti, azionate fino a quando si formerà una palla.
Michel Roux non ne sarebbe felice, ma quando c’è poco tempo anche questo è concesso!
Quanto avete mangiato durante le vacanze di Pasqua?
Io a dire il vero non tantissimo.
In ogni caso, eccessi pasquali o no, la stagione lo richiede.
Cosa?
Ma le pulizie di primavera!
Le facciamo per l’armadio, volete non farle per il vostro organismo?
Ogni verdura ha la sua stagione, e non a caso.
Le stagioni di mezzo sono importantissime per prepararsi ad affrontare al meglio estate ed inverno.
In primavera è importante smaltire il grasso accumulato durante l’inverno, e fare quindi una buona pulizia anche nel nostro corpo, ossigenando l’organismo ed arrivando magari un pochino più leggeri all’estate, pronti ad affrontare la calura.
Non è un caso che in questo periodo dell’anno siano presenti così tante erbe spontanee ed insalatine dalle proprietà depurative.
Lo sapevate ad esempio che la rucola grazie alla presenza di vitamina C aiuta a guarire da raffreddori e tosse tipici di questa stagione?
E’ inoltre un valido integratore, molto utile a rinforzare il sistema immunitario, rendendo l’organismo più resistente alle allergie di stagione.
I cipollotti sono ricchi di sodio, potassio, calcio e fosforo, ed hanno proprietà diuretiche ed antibatteriche.
Le fragole poi sono un’ottima fonte di potassio e fibra e, grazie alla loro ricchezza di vitamina C e flavonoidi hanno un’elevata azione antiossidante ed anti-infiammatoria.
E’ stato inoltre dimostrato che il mix di sostanze presenti nelle fragole, agiscono positivamente alla riduzione delle ulcere gastriche ed alla protezione della pelle dai raggi UV-A.
Sembra inoltre che abbiano un ruolo attivo nella diminuzione del colesterolo totale e soprattutto del colesterolo cattivo. (dal Corriere della Sera – Salute)
Il gomasio aiuta a ridurre il consumo di sale ed è ottimo come condimento, io lo utilizzo molto.
Lo trovate nei supermercati biologici già pronto, ma potete anche prepararvelo a casa, la ricetta la trovate qui .
In alternativa potete anche condirla semplicemente con sale, pepe ed unire dei semi di sesamo bianchi e neri tostati leggermente.
Non vi sto a tediare con le proprietà dei semi di sesamo, ok?
AHAHAHAHAHAHAH…sappiate solo che ne hanno un sacco!
Perché ‘fashion’ vi chiederete?
Per prima cosa, per avere un nome corto da mettere sulle foto…eh eh eh…poi perché la trovo così bellina e colorata questa insalata, che mi è venuto spontaneo chiamarla così!
Provate a servirla anche in monoporzione come apripasto, è perfetta!