

I Baicoli.
Sono i biscotti che più mi ricordano Venezia.
Dei biscotti tipici veneziani, sono certamente i più semplici, ma anche quelli che richiedono la lavorazione più lunga e complessa.
A Venezia, oltre che con il caffè, i baicoli per tradizione s’accompagnano meravigliosamente con lo zabaione, ottimi utilizzati come cucchiaini per mangiare la panna montata, oppure serviti con la cioccolata calda e speziata, o in accoppiata a vini dolci o liquorosi (in tempi antichi con il vino di Cipro).
Vengono prodotti da una nota azienda alimentare e si possono acquistare in una fascinosa scatola di latta.
Sulla scatola dentro alle quali vengono venduti, si possono leggere questi versi:
“No gh’è a sto mondo, no, più bel biscotto, più fin, più dolce,
più lisiero e san per mogiar nela cìcara
o nel goto del Baicolo nostro Veneziàn”
Parole di Giuseppe Boerio, autore de “Il Dizionario del dialetto veneziano”, che tradotte: “Non c’è a questo mondo, no, più bel biscotto, più sottile, più dolce, più leggero e sano da intingere nella tazzina o nel bicchiere del baicolo nostro veneziano” .
E allora perché non provare a farli in casa?
La ricetta arriva da un libro di ricette venete “I Sapori del Veneto” di Rosalba Gioffré.
Secondo me con una buona tazza di cioccolata calda e speziata è la morte sua!
Insieme a questa ricetta, oggi, mi andava di raccontarvi una storia. Una storia che parla di Venezia, ma anche un po’ di me.
Nel 1984, alla porta di casa della mia nonna paterna, bussò una suora, Suor Angela Maria Bovo, nata negli Stati Uniti da genitori veneti.
La mamma, Angelina Cian, sorella maggiore della mia nonna, dopo essersi sposata, nel 1906 emigrò negli Stati Uniti insieme al marito, Antonio Bovo.
Per alcuni anni rimase in contatto con la famiglia rimasta in Italia, ma dopo la Prima Guerra Mondiale, le sorelle in Italia persero i contatti con Angelina.
Riuscirono ad avere un’unica notizia nel 1950, dal Consolato Italiano a S. Francisco, notizia che comunicava la morte del marito di Angelina, Antonio Bovo, ma non riuscirono a sapere più nulla della sorella né dei loro figli.
Una delle figlie, Suor Angela, rimasta orfana in tenera età, voleva sapere di più sulle sue origini italiane e, ottenuto dai superiori il permesso di compiere un viaggio in Italia, a Venezia trovò ancora in vita due anziane zie, sorelle della mamma: zia Elisa di 88 anni e zia Giulia di 80, la mia nonna.
Giunta in visita dalla mia nonna insieme ad un’interprete, scoprì che sua madre, Angelina, nel 1896 fece da modella, in modo del tutto casuale, per un pittore, Roberto Ferruzzi (1853-1934).
La mia nonna le raccontò che nel 1896 la famiglia si era temporaneamente trasferita sulle colline vicino a Padova, sui Colli Euganei, più precisamente a Luvigliano.
Fu li che Roberto Ferruzzi vide un giorno Angelina, allora undicenne, che portava in braccio il fratellino.
Ferruzzi era un giovane artista e, colpito dalla bellezza che creavano la ragazzina ed il lattante, ne fece il ritratto, chiamando il quadro “Madonnina”.
Con questo quadro, l’anno successivo, vinse la Seconda Biennale di Venezia.
L’opera venne acquistata per 30.000 lire (non ci sono notizie certe di questo importo e della vendita), una cifra astronomica per quei tempi.
In seguito fu acquistata dai Fratelli Alinari, proprietari della nota casa fotografica, i quali, prima di rivenderlo, si riservarono il diritto di riproduzione.
Dell’originale si sono poi perse le tracce.
Sembra sia stato acquistato da un americano durante la seconda guerra mondiale, e che sia andato perduto con l’affondamento della nave che lo trasportava in America.
La salvezza dell’opera sono le riproduzioni fotografiche dei Fratelli Alinari, che ce l’hanno fatta conoscere in mille riproduzioni.
A seguito della visita di Suor Angela, ho conosciuto altri componenti della grande famiglia americana.
Sono stata in visita nel 1990, ed ho incontrato uno dei figli di Angelina ed Antonio, Arturo, nonno di Christine e Kimberley Bovo, che mi hanno ospitata, con le quali sono tuttora in contatto, e che spero di rivedere presto.
Ecco, con baicoli e cioccolata calda, oggi anche un po’ di me.
Danno dipendenza!

“ E ora la cannella, un osso scuro e cavo:
te lo infilo non vista nel turbante un attimo prima che tu esca.
La cannella capace di procurare amici,
la cannella dalchini bruna e calda quanto la pelle,
per aiutarti a trovare qualcuno che ti prenda per mano,
che corra ridendo con te e ti dica:
‘ Vedi, questa è l’America, non è poi così male’”
Da “La maga delle spezie” Chitra Banerjiee Divakaruni
Grazie per la pioggia di auguri che mi sono arrivati, ho fatto i salti carpiati per riuscire a rispondere a tutti e vi ringrazio!
Non è male compiere gli anni anche dopo i 39! (he he)
Potevano mancare dei biscotti tra le ricette di questi giorni? Certo che no!
Ne ho fatti parecchi in questo periodo, ma questi mi fanno davvero Natale.
Ho una smodata passione per le spezie, praticamente per tutte.
Ma il profumo che mi ricorda l’inverno, il Natale, che mi coccola quando fa freddo, che mi ricorda montagne innevate, camini accesi, luci natalizie è quello della cannella.
La cannella nella cioccolata calda con la panna, la cannella nello strudel, la cannella nelle mele cotte, i bastoncini di cannella sulla ghirlanda o nel centro tavola.
E ricordate che ha ottime proprietà benefiche!
E’ uno stimolante generale e, a dosi moderate, dà energia, ma fate attenzione perché ad alte dosi può causare depressione.
Stimola le funzioni digestive ed è utile nel contrastare la prostrazione (e mancanza di dinamicità), ha un’azione antisettica straordinaria, è antimicotica ed ha addirittura un’azione sulla glicemia, perché controlla la produzione di insulina, quindi utilizzata nei dolci è perfetta.
Biscotti (stella) alla cannella e vaniglia, andiamo a veder la ricetta?
“Rispetto a tanti dessert felicemente e irrimediabilmente local,
il trevigiano tiramisù ha saputo espandersi per gran parte del pianeta,
riuscendo come il paradigma della seduzione tradotta in morsi solluccherosi,
dall’America puritana alla laicissima Norvegia,
ogni volta con un vestito un poco diverso,
ma sempre riconoscibilissimo.”
Licia Granello
Se mi chiedete qual è il mio dolce preferito io vi rispondo proprio, il Tiramisù!
Dolce al cucchiaio meraviglioso, entrato a far parte della tradizione pasticcera italiana e nelle nostre case presumibilmente solo alla fine degli anni ’60, il tiramisù, è un dolce al cucchiaio a base di pochi semplici ingredienti, il mascarpone, i biscotti savoiardi (anche se c’è chi lo prepara con Pan di Spagna o addirittura con altro tipo di biscotti) e caffè.
Pochissimi semplici ingredienti che, uniti insieme, hanno dato vita ad un vero capolavoro che tutto il mondo ci invidia.
Lo sto provando amici, funzione per funzione, ed è strepitoso!
Vi riporto una frase di Allan Bay.
Bene, nessuna nuova attrezzatura ha e avrà un impatto così forte come l’abbattitore di temperatura.”

Cosa sono il congelamento? E cos’è la surgelazione?
Noi siamo quello che mangiamo, io ci credo fortemente, è il motto del mio blog.
Queste qualità possiamo mantenerle inalterate. Con FRESCO.
E’ importante sapere che:
·Un alimento posto per un’ora ad una temperatura tra 25° – 35° (temperatura ambiente) subisce un processo di invecchiamento pari a quello patito dallo stesso alimento lasciato 5 giorni ad una temperatura di 3° C.
Utilizzare FRESCO consente di mangiare cibi più sani, perché permette di mantenere a lungo gli alimenti, nel frigorifero e nel freezer, conservando le loro vitamine e principi nutritivi.

Ebbene si, sono capitolata.
E non avevo nessuna voglia di friggere!
L’avevo anche detto più volte nei commenti lasciati ad alcune amiche blogger.
Ma voi imperterrite da oltre una settimana avete continuato a postare fritti di carnevale di ogni sorta e tipo.
Chiacchiere, frittelle, castagnole… alle mele, integrali, con la ricotta, con il cioccolato…insomma, mi avete tentata in ogni modo.
E ci siete riuscite, cavolo!
Ieri sono tornata a casa ed avevo tutto per fare le castagnole.
Ricetta vista dalla mia amica (mitica) Martina, ogni sua ricetta è una garanzia.
Quindi?
Fuori l’olio che si frigge!
Ma vi confesso con tutto il cuore che, poi, nel guardare la cucina schizzata d’olio, la puzza ovunque, capelli, tuta, tende, il lavello pieno di cose da lavare, tutto il fornello da sgrassare…vi ho pensate o voi amiche blogger friggitrici scatenate…ehhhhh se vi ho pensate! Mannaggia!
E allora mi sono detta: “Ma adesso ‘ste donne troveranno pace fino a Pasqua?”
Alla puzza si aggiunge il fatto che ne ho mangiate una vagonata, come ha detto Martina, sono come le ciliegie, una tira l’altra!
Per la ricetta originale andate QUI. Io ho fatto alcune modifiche, lime al posto di limone ed arancia, farine di farro e riso insieme e l’aggiunta dell’uvetta.
Alla fine non so nemmeno se chiamarle castagnole, sembrano quasi delle piccole frittelle tanto sono morbide, comunque da provare, sono buonissime!
Oggi iniziamo la settimana dolcemente.
Molto dolcemente.
Il nome è già un programma, in veneto tirame sù.
E io la settimana scorsa ne avevo un gran bisogno, di tirarmi sù!
Il Tiramisù è un dolce che io amo da impazzire, sulla cui paternità ci sono tante teorie, ma sembra ci siano buone possibilità che sia stato creato intorno agli anni ’60 in un ristorante storico di Treviso, Le Beccherie.
La ricetta originale prevede i savoiardi, poi c’è chi lo fa con il Pan di Spagna, chi con i Pavesini (provato, e viene molto buono anche così), io continuo a preferire i Savoiardi e ogni tanto me li preparo io.
Se vi va di provare, sono facilissimi da preparare!
Onestamente, ero solita preparare il tiramisù con le uova crude come da ricetta ricetta tradizionale ma, dopo aver letto qualche tempo fa il post della mia cara amica Monica del blog L’Emporio 21, ho voluto provare a pastorizzare le uova, anche per verificare se la consistenza ed il gusto della crema cambiavano, oppure no.
Monica aveva perfettamente ragione, non cambia affatto e con questa tecnica si prevengono i rischi di eventuali infezioni da salmonella, che potrebbe essere contratta mangiando uova crude.
Dato che erano previste nevicate, ieri non abbiamo portato gli sci, solo quelli di Carola che la mattina aveva tre ore di corso.
Avevamo voglia di portare con noi amico peloso, Eliot, che si è divertito davvero tantissimo.
E, devo confessare, anche noi a vederlo giocare con i bambini.