Si, è vero, si fatica ad abituarsi quando arriva tutto in un colpo…ma era pure ora che arrivasse no?
Io, non so voi, ma sono già in modalità Natale, ho voglia di preparare l’albero con largo anticipo quest’anno, ho voglia di cioccolata calda davanti alla tivù, della copertina sulle ginocchia…
E poi come potrebbe altrimenti arrivare sulle nostre tavole il radicchio di Treviso, il tardivo, quello che necessita delle prime ghiacciate.
Vabbé, nell’attesa di una delle eccellenze del Nordest, il Fiore d’Inverno, vi parlo un pochino di COSMOFOOD, la Fiera del Food, beverage & technology, la prima del settore in Veneto, che si è svolta dal 16 al 19 Novembre a Vicenza.
Non potendo andare durante il week end (perché eravamo a Milano), Lara, Monica ed io siamo andate lunedì.
E’ stato bello vedere tanti studenti presenti in Fiera, ed è stato anche più bello ascoltare lo Chef dedicare la sua presenza a loro, a spiegar loro la cultura del cibo, il rispetto per il cibo.
Io ho preso un sacco di appunti (sapete vero che sono quella della Moleskine…) e vi riporto alcune sue frasi, sono davvero molto significative secondo me.
Dovremmo rifletterci sopra, almeno un pochino, tutti.
“La cucina è motivo di incontro e di scambio, sia umano che culturale,
e di salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti.
Dovremmo recuperare la socialità del cibo.
Usare il cibo per parlarci….è tutto ormai troppo accelerato…
La MANUALITA’ porta in sé la risorsa inesauribile della fantasia
e del senso pratico.
La manualità, insieme al desiderio di dedicare un po’ di tempo a noi stessi ed alla nostra alimentazione, ci farebbero riconquistare un aspetto fondamentale del vivere e condividere, cedendo il meno possibile alla tentazione del pre-cotto e pre-confezionato, che spesso è costoso e comunque impersonale.
Il BUON SENSO, dovremmo far passare il buon senso ai giovani.
Farli ritornare alla SOSTANZA,
far capire loro la DIGNITA’ del cibo, che va rispettato, non buttato.
Dovremmo sempre riflettere, e pensare a quante persone hanno lavorato affinché quel cibo arrivasse sulla nostra tavola.
Pensare che il cibo è di tutti e buttarlo via è un reato.”
Io sono rimasta catturata dalle sue parole, semplici, dirette ed efficaci.
E dal suo discorso sul pane, che è una cosa sacra, e che non si deve buttare.
A questo sono seguiti esempi su come poterlo recuperare, ed assaggi di torte salate, dolci, e frittate deliziose, preparati dai suoi allievi.
Unica nota negativa, mi aspettavo una maggiore presenza di eccellenze del Nordest, oltre a un maggior numero di produttori di materie prime, che ne so, la farina, piuttosto che focacce, pane e pasta, ma è anche vero che si trattava della prima edizione, quindi aspettiamo l’appuntamento del prossimo anno!
Oggi una ricettina facile, veloce e di sicuro effetto.
Un pacchettino che potete decidere di servire come antipasto se in formato piccolino, ma anche come secondo o piatto unico se in formato più grande.
Allora, che fate? lo tirate fuori anche voi l’albero?
Lavare i finferli sotto l’acqua corrente (io detesto l’idea che possa rimanere della terra sui funghi quindi la doccetta gliela faccio fare!), e tagliarli a tocchetti.
Pulite il porcino. Tagliate la base del gambo, poi procedete ad eliminare la terra residua ed altro sporco dal cappello e dal gambo, utilizzando un pezzo di carta cucina bagnato e strizzato.
Usatelo per strofinare delicatamente la superficie.
Poi tagliate sia il gambo che il cappello a tocchettoni.
Tritate l’aglio e fatelo soffriggere in padella con poco olio EVO, unite i finferli e dopo poco anche i porcini.
Fate cuocere a fiamma alta per una decina di minuti, salate, e solo a fine cottura pepate ed unite il prezzemolo tritato. Tenete da parte
Pollo al curry
Tagliare il pollo a pezzettoni, salare ed infarinare poco con la farina di riso.
Tritare la cipolla e l’aglio e farli rosolare in padella con poco olio EVO.
Aggiungere il pollo leggermente infarinato a far rosolare per bene, aggiungere poco brodo vegetale, pochissimo curry e lasciate cuocere per circa 15 minuti.
Verso fine cottura unite dell’altro curry. Tenete da parte.
‘Assemblaggio’ dei pacchettini
Stendete la pasta fillo e ricavatene dei quadrati abbastanza grandi da contenere il ripieno, serviranno due fogli (strati) per ciascun pacchettino.
Spennellate i fogli con poco olio EVO, e posizionate al centro di ciascun quadrato una parte di funghi ed una parte di pollo.
Richiudete come fosse un pacchettino, spennellate tutta la superficie di olio e cospargete di semi di sesamo nero.
Cuocete in forno ben caldo a 180° per circa 20-25 minuti.
Considerato che il ripieno è già cotto, saranno pronti quando la superficie della pasta sarà bella dorata e croccante.
Metti che la domenica mattina due amiche ( Loredana e Monica), ti propongono di andare ad un mercatino vintage in una bella villa veneta nei pressi di Treviso.
Metti che all’arrivo, trovi una bellissima location, e tra gli espositori, non solo abiti, accessori ed oggettistica, ma anche prodotti locali BIO…allora gli occhi diventano a cuoricino ed esce immediatamente la necessità di fotografare e di parlarne!
Questo post non era previsto, ma chi mi conosce sa che amo il biologico e sono felice di poter parlare di realtà locali con questa filosofia.
Insomma mi piace la passione per l’agricoltura e per il biologico e questi produttori meritano assolutamente una presentazione.
b73è un’azienda di Vascon di Carbonera, in provincia di Treviso, che produce salse, confetture, mostarde e liquori biologici, la descrizione dei prodotti qui.
Il Sig. Antonio è stato disponibile e gentilissimo nel spiegarmi la filosofia dell’Azienda e nel descrivermi i suoi prodotti, vi confesso che nel visitare il suo sito sono rimasta affascinata dalle parole che con le quali la descrive, quindi lascio spazio a lui, facendo un semplice copia e incolla…
“b73 nasce da un’idea a lungo sognata, da anni di passione per il mondo biologico, dalla buona agricoltura,
dalla storia del territorio Italiano e Veneto, dalla ricerca della frutta e della verdura sana e della buona cucina.
Anni fa, con molti preziosi consigli ed aiuti e con mille difficoltà, ho cominciato a creare salse, confetture e mostarde nella tenuta di famiglia ed ora nel mio laboratorio agroalimentare, offrendo al cliente una sensazione di riscoperta dei valori e dei sapori del territorio e di ciò che di buono (nel vero senso della parola) questo ha da offrire.
Storia, cibo e civiltà da sempre sono al centro di un percorso di crescita culturale che mi ha portato a proporre oggi una gamma di perle preziose, fatte di gusti e profumi antichi, a riscoprire sensazioni che svegliano il palato con fiumi di ricordi fanciulleschi ma allo stesso tempo trovano la modernità di proporsi in veste rinnovata ed intrigante. In una parola… b73.”
Si estende su circa 10 ettari coltivati per metà a frutteto e per l’altra metà ad ortaggi, cereali e colture foraggere polifite.
L’azienda è controllata e certificata da ICEA, Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale; produce ortaggi, ed in particolare il Radicchio Rosso di Treviso Tardivo, pesche, nettarine e mele di cinque varietà dalle quali si ricava succo limpido di Royal Gala, Golden Delicious, Fuji, Imperatore, Granny Smith.
Nell’agosto 2012 la rivista Gambero Rosso ha riconosciuto il succo limpido di mela ZOLLA 14 come il migliore tra quelli prodotti nel territorio nazionale.
E dopo una settimana di bisboccia, rieccomi con una ricettina.
INSALATA TIEPIDA DI GRANO KHORASAN, POLPO, SEDANO E CAROTE
Ingredienti (per 4 persone)
1 polpo (io 800 gr e surgelato)
250 g grano khorasan
1 paio di coste di sedano
2 carote
1 spicchio aglio (facoltativo)
Olio EVO qb
Curcuma qb
Sale rosa dell’Himalaya
Pepe bianco
1 peperoncino
Prezzemolo qb
Preparazione
Lavate accuratamente il grano khorasan, e lasciatelo in ammollo per circa 8 ore.
Cuocetelo per circa 40-50 minuti a fuoco dolce.
Scolatelo bene, conditelo con poso olio, curcuma, sale e pepe e tenete da parte.
Eliminate occhi e becco del polpo, svuotate la testa e adagiate il polpo in una pentola capiente coperto di acqua fredda salata.
Unite anche delle verdure a piacere (io sedano ed un peperoncino calabrese) e mettete sul fuoco.
Fate raggiungere il punto di ebollizione e poi abbassate la fiamma, lasciando cuocere per altri 20 minuti a fuoco basso.
Una volta tolto dal fuoco lasciate raffreddare nell’acqua di cottura per almeno un’ora. Il polpo rimarrà morbidissimo e non si staccherà la pelle.
Tagliatelo a tocchetti, conditelo con olio EVO e unite lo spicchio d’aglio schiacciato, lasciatelo insaporire coperto.
Lavate bene le carote ed il sedano, tagliateli a fettine o a julienne, un po’ a vostro piacere.
Unite le verdure al grano khorasan ed al polpo a tocchetti ancora tiepidi, mescolate bene e unite il prezzemolo tritato ed a piacere anche le foglioline più interne e chiare del sedano.
Appena ne scopro una che non conosco, non posso evitare di provarla.
Magari succede che non so bene subito cosa farci.
Mi informo, mi documento.
E poi parto con le mie prove.
Questa farina nasce dalla tradizione contadina pugliese, e dalla necessità della gente più povera, che un tempo si accontentava di raccogliere i chicchi di grano rimasti a terra nei campi che venivano incendiati dopo il raccolto.
Da questi chicchi ottenevano una farina dal colore scuro e dalle note affumicate con la quale venivano preparati piatti caratteristici.
Quando ho deciso di comperarla, ammetto che l’ho fatto più per il fascino della storia e delle tradizioni popolari che portava con sé.
Non ero molto convinta del prodotto e del risultato che avrei ottenuto.
Questo perché l’odore è molto intenso.
Odora di bruciato. E non poco.
La cosa buffa è che, mentre lavoravo l’impasto, mi veniva in mente l’argilla, e non qualcosa di commestibile.
Ma una volta cotta ho dovuto ricredermi, il gusto è meraviglioso.
Dopo la cottura rimangono leggeri sentori di affumicato, che ben si sposano con alcuni prodotti, e con salsiccia e broccolo, secondo me, è perfetta.
Può essere utilizzata per molte preparazioni, per pasta, pane, focacce, sia salati che dolci, ricordate però che va miscelata con farine che generano glutine, quali ad esempio farro, grano khorasan o grano duro, in una percentuale del 20-30% sul totale.
Non era previsto l’intervento della mia pre-adolescente in questa ricetta.
Tornata a casa da scuola, mi ha vista all’opera con il coltello sul piano di lavoro e mi ha detto “Mamma, so come si fa! L’ho visto fare a Masterchef!”…..”Ah beh, allora….se l’hai visto a Masterchef siamo a cavallo…”
Ebbene si, anche Masterchef insegna, la ragazza si è fatta quasi tutte le orecchiette e non erano poche.
Certo qualcuna ho dovuto sistemarla un pochino, ma per essere la sua prima volta, devo dire che è stata davvero brava!
Giudicate voi dal video, ho approfittato della sua presenza per un piccolo orecchietta-tutorial!
Correndo tra corso di pasticceria, pediatra (ché Serena ha pensato bene di non farsi mancare una bella influenza…), osteopata (ché io invece ho scoperto di avere una bel gomito del tennista causato o dai troppi albumi e panna montati a mano, o dai troppi termosifoni verniciati, ma è più probabile la seconda…) e gestione ordinaria di casa e famiglia, sono riuscita a cucinare qualcosina questa settimana.
Qualcosa di salato e degno di essere fotografato intendo.
Mi sembra giusto rendere onore a mio marito, che una sera ha pulito e preparato per la cottura ben due cassette di funghi chiodini (…sa bene che è una cosa che io detesto fare…a questo si aggiunge che la sera giungo a casa abbastanza stanca…).
Grazie a lui e all’abbattitore, in un paio d’ore sono riuscita a cucinare, abbattere di temperatura, insacchettare e surgelare due cassette di funghi chiodini!
Trovo comodissimo preparare tanti sacchettini pronti per essere rigenerati ed essere utilizzati per una pasta, un risotto o semplicemente come contorno.
Io li faccio cucinare in poco olio EVO e dell’aglio schiacciato che poi elimino, li conservo così, salati pochissimo, aggiungo il rimanente sale, pepe e prezzemolo al momento dell’utilizzo.
Sulla ricetta.
Sapete che il pane carasau mi piace parecchio, vero? Me lo avete visto usare già qui, qui e qui.
Lo trovo molto versatile in cucina, secondo me è davvero di aiuto quando si deve preparare un piatto in velocità, un’occhiatina a quello che avete da consumare nel frigorifero, una buona besciamella e via!
Questo lo trovo perfetto come piatto unico, ma anche come antipasto se preparato magari in piccole cocottine.
Spero di riuscire a postare qualche ricetta durante la settimana, ma non diciamo nulla, giusto per scaramanzia, ché poi succede qualche imprevisto…
Intanto vi auguro una buona domenica sera ed un buon inizio di settimana!
E’ da qualche giorno che ci penso.Ti arrivano mail, arrivano commenti.
E mi faccio delle domande.
Forse sono io che sono scema.
Forse potrei sfruttare meglio ‘sto cacchio di blog.
Ché sono anche senza lavoro e qualche soldino in più e mica ci fa schifo.
Forse potrei anch’io correre qua e là in cerca di follower.
Magari unirmi a gruppi di scambio commenti per aumentare le visite.
Accettare proposte di aziende un po’ così, discutibili, giusto per avere un po’ di cose gratis, tanto poi ci metto un link e chisseneimporta.
Si. Potrei.
Ma anche no.
Sia chiaro, non ce l’ho con le collaborazioni.
Quelle con aziende di un certo spessore le valuterei pure io, chiariamo.
Anche se, confesso che i blog pieni zeppi di pubblicità e link a destra e a manca un po’ di ansia me la mettono e me ne vengo via quasi subito, ché mi sembra vogliano impormi qualcosa.
Ma ognuno fa ciò che desidera a casa sua.
E, come in tutti gli ambiti, anche tra i blog, c’è spazio per tutti e piena libertà di espressione.
Io a casa mia ho scelto di essere semplicemente quello che sono nella vita.
E la mia vita mi piace pensarla come un bellissimo viaggio, che cerco di vivere con molta riconoscenza.
E che, secondo me, tutti, dovremmo vivere con una profonda etica e coerenza verso noi stessi e verso il prossimo.
Etica secondo me è rispetto, verso le persone e verso il mondo in cui viviamo.
Etica è amore verso l’altro.
Etica è non raccontare balle.
Etica è fare quello che fai con passione e coerenza.
Etica è fare le cose non esclusivamente per tornaconto, ma perché ci credi, perché hai dei valori.
Ecco, io senza etica e coerenza non potrei vivere.
Mi ci ha tirato su a pane, etica e rispetto il mio papà.
Ah! Poi ce n’è pure un’altra di parolina importante per me, CREDIBILITA’.
Riflettendo su queste cose, sono andata a cercare il post che ha scritto Chiara Maci circa un anno fa, per rileggerlo.
L’ho adorata in quel post.
Se non lo avete letto, vi invito a farlo, ne vale la pena, qui.
Eh, lo so, oggi sono un po’ rompipalle, portate pazienza…ogni tanto mi capita.
A me i coltelli hanno sempre fatto un po’ di paura.
Abbastanza paura.
Nonostante cucinare mi sia sempre piaciuto, e lo abbia sempre fatto spesso, non ho mai dato molta importanza ai coltelli.
Poi, certi coltelli, lo confesso, un pochino li temevo.
Il trinciante ad esempio, quello che viene definito il coltello da cuoco.
Non si può farne a meno.
Questo coltellone graaaande, pesaaaante ed affilato.
Coltello universale, adatto a tritare erbe, tagliare verdure, trinciare carne e pesce.
Al corso per cuoco all’alberghiero ho dovuto affrontare e superare i miei timori.
All’inizio ci hanno fatto tagliare l’impossibile.
Era tutto un tagliare … filanger, bậtonnet, julienne, chifonnade, brunoise, mirepoix…ricordo all’inizio gli sguardi disperati/divertiti degli chef…
E’ come nel film “Julie & Julia”, avete presente la scena del taglio della cipolla???
Io mi sono subito attrezzata con i 5–6 coltelli indispensabili, per esercitarmi a casa, ma anche perché provavo ormai vergogna aprendo il cassetto in cucina….
Tagliare, tagliare, tagliare…non c’è altro modo per acquisire manualità.
E’ molto importante usare un coltello adatto e ben affilato, ci si fa male molto più spesso a casa, con coltelli non idonei e non professionali.
Perché tutta ‘sta storia?
Perché tagliando le zucchine mi sono venute a mente queste cose e non ve le avevo mai raccontate…tutto qui.
Pensieri e ricordi sparsi.
Sui passatelli.
Io li ho mangiati per la prima volta a casa di mio marito, circa 17 anni fa.
La mamma di mio marito, Bertilla (si chiamava così mia suocera) ha una sorella che abita in Romagna dalla quale ha imparato a prepararli e la ricetta è la sua, trovata appuntata in un quadernino di ricette.
Per farli ci vorrebbe un attrezzo particolare, che difficilmente si riesce a reperire al di fuori della Romagna, il ferro per i passatelli, ma riescono molto bene anche con un semplice schiacciapatate con dei fori abbastanza grandi.
In Romagna, i passatelli, sono il piatto delle feste, insieme ai cappelletti in brodo.
Io li ho preparati al curry (nota contaminata e fusion), saltati in un sughetto di vongole veraci che a Venezia chiamiamo caparossoli.
Vaty, un altro piattino contaminato per te!
Ma quanto mi piace questo contest?
E se non ce l’avete ancora, uscite subito a comperare il coltello trinciante!!
Le giornate hanno iniziato ad accorciarsi, ve ne siete accorti?
Forse, dell’autunno, è la cosa che mi pesa maggiormente.
Si, perché tutto sommato, a me piace settembre.
L’aria frizzante la mattina, i colori degli alberi, la copertina sul letto, indossare nuovamente jeans e maglioncini abbandonati a maggio/giugno…
Ma la luce…beh, la luce mi manca.
Abituarmi alle giornate che si accorciano non è facile per niente.
Del resto è una cosa fisiologica, in presenza della luce il nostro organismo secerne la serotonina, che migliora l’umore, regola l’appetito ed il piacere, mentre con l’arrivo dell’autunno, riducendosi le ore di luce, produce melatonina, che invece accentua il bisogno di riposo (ecco cos’è tutto ‘sto sbadigliare..), abbassa il tono dell’umore (palline che frullano..) ed aumenta l’appetito…si avete capito bene, aumenta l’appetito.
In particolare la voglia di dolci e di carboidrati. Pericoloso.
Come superate voi tutto questo?
Io faccio il pieno di sole appena posso.
Ogni bella giornata è preziosa per sfruttare il beneficio dei raggi di sole.
E riprendo a camminare.
Stare all’aria aperta e in mezzo alla natura aiuta molto.
Il sole scalda la pelle, ma non solo.
Allontana la malinconia, la stanchezza, ci avete fatto caso?
Io, poi, mi devo coccolare anche con il cibo, ed aumento il consumo di alimenti che stimolano la produzione di serotonina.
Quindi via libera ai cereali integrali, miele, marmellate, legumi e frutta e verdura di stagione, semi oleosi e frutta in guscio, ché la natura ci regala tutta l’energia di cui abbiamo bisogno, ecco perché io lo ripeto sempre, i cibi vanno mangiati nel periodo giusto.
Lo sapete che i pistacchi sono utili per rasserenare l’umore e ridurre l’ansia?
Che le castagne stimolano la produzione di serotonina e migliorano l’umore?
Che le pere forniscono un’ottima riserva di energia per contrastare la spossatezza autunnale?
E poi il cioccolato!
Un pezzetto(ne) di cioccolato fondente mi fa stare bene!
Lavate bene il farro sotto l’acqua corrente e cuocetelo in acqua bollente salata secondo le indicazioni sulla confezione (io 20 minuti).
Tagliate la cipolla non troppo sottile, lavate e tagliate le zucchine a rondelle.
Fate rosolare la cipolla in una padella con poco olio EVO, aggiungete le zucchine e fatele saltare a fuoco abbastanza vivace girandole spesso.
Unite i ceci scolati dall’acqua della confezione e lo zafferano sciolto in poco brodo vegetale (io ho messo gli stimmi frantumati in una tazza, li ho coperti con del brodo vegetale e li ho lasciati riposare un’ora).
Regolate di sale e pepe e fate insaporire bene.
Unite il farro, le foglie di menta spezzettate e poco brodo vegetale e amalgamate bene.
Mantecate con il Parmigiano Reggiano e servite caldo.
Happiness is HOME MADE.
E ricevere un pacchettino che contiene queste cose deliziose
La cipolla di Tropea, (ben due trecce, ché di più in macchina non ce ne stavano…), la treccia di aglio, la treccia di peperoncini piccanti, l’origano secco, marmellate, sottoli, la ‘nduja di Spilinga e questa pasta.
La Fileja è una pasta tipica calabrese, ottenuta con il semplice impasto di farina di grano duro e acqua.
Non manca mai nel menu dei ristoranti, e la potrete trovare servita con vari condimenti.
Si produce nella provincia di Vibo Valentia, ma per tradizione locale si prepara in casa.
Gli ingredienti sono farina, acqua e sale.
La forma di questo tipo di pasta è avvitata ed allungata, lunghezza di circa 8-10 cm, la sua superficie ruvida, cosa tipica della pasta lavorata a mano, che permette al sugo di legarsi perfettamente.
La ricetta sembra semplice, e mi piacerebbe provare a farla.
Si setaccia la farina di grano duro sul tavolo e si aggiunge acqua poco per volta, finché l’impasto risulta liscio e morbido. Poi viene diviso in pezzi e si ricavano dei piccoli rotolini della lunghezza di circa 10 cm, si infarinano e si attorcigliano in una sorta di bastoncino detto dinaculu, molto simile ai comuni bastoncini di legno per gli spiedini, e con una piccola pressione si fanno rotolare sul piano di lavoro, una volta avanti ed un’altra indietro.
Si sfilano dal bastoncino e, prima di procedere alla cottura, vanno lasciati asciugare su un piano coperto da un canovaccio infarinato o su un cesto di vimini.
Questa, già pronta all’uso, ho pensato di condirla con tutti i sapori che mi ricordano la mia Calabria, cioè le melanzane, i peperoni piccolini e dolci che vedete nella foto, la cipolla di Tropea e la ‘nduja.
Per chi non la conoscesse, la ‘nduja è una sorta di salume tipico del paese di Spilinga in provincia di Vibo Valentia.
Viene preparata con carne di maiale, sale e peperoncino.
Nasce come prodotto povero, in origine infatti veniva prodotta dai contadini per poter utilizzare le parti di scarto del maiale, si univa il peperoncino per insaporire ed il sale per conservare.
Era un ottimo condimento per insaporire piatti poveri, come verdure, pane e pasta.
Insomma, un piccolo tributo alla regione che mi ha ospitata e dove ho passato una bellissima vacanza..
E quest’anno, scusatemi, mi permetto di dire che ce le meritiamo davvero.
La scorsa estate sono saltate, e con le tante cose accadute e fatte quest’anno siamo giunti a questo agosto bollente leggermente affaticati.
Si parte.
Valigie quasi pronte, bestiole sistemate (alias per chi passa di qua per la prima volta, 1 labrador e 2 porcellini d’India), casa affidata ai nonni…insomma, si parte.
Io porto con me il PC e tutto il resto, ma non so se riuscirò a collegarmi, tutto dipende dalla rete, se ci sarà la possibilità magari posterò pure qualche foto e ricettina sciuè-sciuè da vacanza…tipo queste che vi propongo oggi.
Qui al nord il caldo è umido, taaaanto umido, e io non lo sopporto il caldo umido…
Anche stare seduta davanti al PC è un supplizio per me, quindi poche chiacchiere ed andiamo al sodo!
Non so voi ma io di carne già non ne mangio molta d’inverno, d’estate anche meno.
Carne rossa poi davvero poca, quindi bisogna compensare!
E io per questo motivo ne consumo parecchi, di legumi.
Nella cultura contadina il legume era considerato un alimento di tutto rispetto, un’importante fonte proteica, e siccome la carne era consumata solo occasionalmente, i legumi erano un ottimo sostituto e venivano inseriti quotidianamente nell’alimentazione.
Sono un alimento che, secondo me, estate ed inverno, non dovrebbe mai mancare in tavola.
D’inverno forse risulta più facile utilizzarli, nelle zuppe e minestre, ma si prestano anche per delle ottime insalate fredde e quindi perfette d’estate.
Sapete che le lenticchie, originarie dell’Asia, sono probabilmente il legume di più antica coltivazione?
Sono generose di proteine, magnesio, potassio ed hanno un alto contenuto di ferro, sono anche ricche di fibre, pertanto hanno un alto potere saziante.
Rispetto alla carne le proteine delle lenticchie non contengono colesterolo e sono molto meno acidificanti, e l’acidificazione dell’organismo, è cosa ormai nota, è alla base di tantissime malattie e stati infiammatori.
Le lenticchie, ma i legumi in genere, hanno un indice glicemico basso, a volte bassissimo.
Sapete cos’è l’indice glicemico, vero?
E’ la velocità con cui gli zuccheri presenti vengono assorbiti.
Pertanto alimenti dall’elevato indice glicemico predispongono tantissimo a sovrappeso ed obesità, diabete, tumori, stati infiammatori di vario tipo.
Non a caso dalla cultura contadina arrivano piatti tipo la pasta e fagioli o la pasta e ceci…niente è per caso e dovremmo ritornare più spesso alla tradizione.
Infatti, se utilizzati insieme ad alimenti tipo riso, pasta di grano raffinato, patate (che hanno un elevato indice glicemico) riequilibrano l’indice glicemico di quel pasto, riportandolo a valori accettabili per il nostro organismo.
Vi ho rotto abbastanza con tutte ‘ste informazioni vero? Ok, ok.