Quelli che cercano di passarti davanti mentre sei in coda.
Quelli che cercano di ottenere qualcosa non per merito o per diritto ma semplicemente perché si credono più scaltri degli altri, anche nell’ambito lavorativo, ne avete mai incontrati?
Se poi parliamo di quelli che rubano, allora mi infurio.
E’ successo qualche giorno fa, l’ennesimo blog furbetto che ruba foto e ricette (lavoro completo insomma) a brave ed oneste blogger, per schiaffarle nel proprio.
Non è piacevole trovare il proprio materiale, ricette e foto a cui tra l’altro era stato tolto il logo, in un altro blog, senza aver ricevuto ovviamente nessunissima precedente e dovuta richiesta.
Il materiale che una persona pubblica nel proprio blog (leggasi ricetta e foto nel caso di blog di cucina) può essere utilizzato ad uso domestico.
I.e.: te la copi e te la provi a casa tua.
Ma è scritto bello chiaro nei vari blog che il materiale è di proprietà dell’autrice e che non è possibile utilizzarlo pubblicamente senza previa e dovuta richiesta.
Se poi la furbetta/o in questione elimina pure il logo dalle foto e non mette alcun link al blog da cui ha preso il materiale allora la faccenda prende risvolti antipatici assai.
Se aggiungiamo che il blog furbetto è pieno zeppo di pubblicità e che probabilmente il blog è stato aperto solo per farci soldi, allora fa pure arrabbiare, e molto.
Insomma cari furbetti e care furbette del web culinario, nei blog si postano proprie ricette, è chiaro?
Se non è chiaro ve lo spiego io.
Si va a fare la spesa con i propri soldi, si torna a casa e ci si mette ai fornelli con qualche idea. Poi si prepara il set fotografico e si fa aspettare la prole ed il consorte per fare foto da pubblicare.
Poi ci si mette al PC e si scrive, la ricetta in primis, facendo attenzione a non sbagliare nello scrivere le dosi ed il procedimento, poi si scrive pure un post di introduzione, qualcosa di carino, divertente, di attualità. Insomma ci vuole tempo, e passione.
Cosa che voi cari furbette e furbetti del web culinario non avete.
Si, lo so, non è una ricetta originale.
Ma adoro la parmigiana di melanzane, d’estate la preparo spesso.
La ricetta originale le vuole fritte, e non che il fritto non mi piaccia eh!
Ma con le melanzane grigliate è più veloce da preparare, si sporca meno la cucina ed è anche più leggera.
Insomma, largo alle melanzane!
n.b. questa delle foto è la luce del nuovo giardino, mi piace!
Ieri sera la mia amica Roberta mi ha avvisata via facebook di questo bellissimo contest di Ambra del blog Il Gatto Ghiotto.
Sapendo della nostra comune passione per la raccolta di erbe spontanee, mi ha scritto proprio così: “Un contest per noi Roby!” allegandomi il link del contest, le amiche!!!
In questo periodo in cui non riesco proprio a stare molto al PC, purtroppo mi sfuggono parecchie cose interessanti che girano in rete, e senza di lei probabilmente me lo sarei pure perso. Grazie Roby!
Siccome il bruscandolo, o luppolo, di cui vi ho già parlato qui e qui non lo devo andare a cercare molto lontano, perché ce l’ho in giardino, ecco fatta nell’immediato questa ricetta!
La carbonara non è un piatto tipico del Veneto, lo so, ma lo è di casa nostra!
Alle mie bambine piace moltissimo e spesso la preparo con le verdure, anziché la classica con il guanciale…piccole astuzie di mamma per far mangiare un po’ più di verdura alla prole.
Questa pianta alimurgica (piante di cui vi ho parlato anche qui) è presente nel Nord Italia, ed è forse la più conosciuta ed utilizzata.
Il nome comune è Luppolo, mentre in dialetto veneto vengono chiamati Bruscandoli.
I germogli primaverili possono essere lessati in acqua e conditi, oppure si possono passare in padella con olio e cipolla come base per risotti e frittate, ma anche nella pasta hanno un loro perché, credetemi!
Le inflorescenze femminili, presenti a settembre, si usano per aromatizzare birra, liquori e grappe.
Insomma oggi, tra i vari preparativi per la partenza di domani mattina (per il raduno de Le BLOGGALLINE!!!
Andate a leggere il post di Roberta, è bellissimo!) ho preparato questa carbonara che ci è piaciuta moltissimo.
La soddisfazione di preparare un piatto con delle erbette che si possono cogliere personalmente in un prato è davvero impagabile!
In alcuni negozi mi capita di trovare addetti alla vendita che si vede lontano un chilometro non sono portati per il loro lavoro, che al solo vedere clienti entrare nel negozio gli viene un attacco di orticaria, ed invece di salutarti almeno con un mezzo sorriso, gli scappa una smorfia quasi di disgusto, vi è mai successo?Però, ce ne sono anche molti che il loro lavoro lo fanno bene, per fortuna.
Che salutano, che sanno dare risposte, che si prodigano per aiutare.
Questi moscardini sono la prova che ci sono persone gentili, professionali, umane.
Ero davvero stanca, e probabilmente ce l’avevo scritto in fronte…
Dovevo fare un po’ di spesa, anche se di voglia non ne avevo per niente.
Ci sono dei giorni in cui l’unica cosa che desideri è tornare a casa, farti una doccia e sfracellarti sul divano…invece.
L’idea era di prendere qualcosa di veloce per preparare la cena, ma passando davanti al banco della pescheria di questo piccolo supermercato, vedo i moscardini freschi pescati nel Mediterraneo, voglia di cuocerli e di mangiarli, ma di pulirli ZERO.
Cosa fare?
Il commesso mi vede pensierosa e mi chiede se può aiutarmi. ”Mah, mi farebbero voglia i moscardini, ma solo il pensiero di tornare a casa e mettermi a pulirli…” considerato che il costo al chilo è abbastanza basso, normalmente uno se li prende e se li pulisce a casa, di certo non si offrono di pulirteli.
Ma lui a sorpresa dice “Lo faccio volentieri io signora, sono freschissimi, sentirà che buoni!”.
Ecco, a parte il ‘signora’ che mi fa sempre sentire vecchia, cosa dire di questo gentilissimo giovanotto?
Che ci vedeva bene!!! E io devo aver avuto una faccia davvero crepata per impietosirlo a tal punto da pulirmi per benino le bestiole!
Scherzi a parte, mi sembrava doveroso un piccolo tributo agli addetti alla vendita. Non è un lavoro facile, io l’ho fatto per molti anni e credetemi ci sono clienti che ti tirano davvero matto, quindi GRAZIE a chi ancora lo fa con passione, gentilezza e disponibilità!
E questi moscardini, già belli puliti, sciacquati semplicemente sotto l’acqua corrente, erano una favola, morbidi, gustosi, e sul divano mi ci sono buttata sul serio una volta a casa, perché lentamente, lentamente, si sono cotti quasi da soli!
Settimana pesantissima. Davvero.
Non vedevo l’ora finisse.
Finalmente è sabato, e c’è pure il sole!
Oggi una ricetta con i legumi.
Io li ho sempre amati i legumi, e li mangio estate ed inverno.
Da quando però ho frequentato il corso di cucina naturale ho imparato a conoscerli meglio, ne ho scoperti di nuovi ed anche nuovi modi di impiego in cucina.
Per chi non consuma molta carne, come me ad esempio, i legumi sono molto preziosi.
Ma lo sono per tutti.
Bisogna ricordare che le proteine contenute nei legumi, a differenza di quelle contenute nella carne e nei formaggi, sono associate a bassi quantitativi di grassi e soprattutto non contengono colesterolo.
Prima o poi devo inserire nel blog una pagina dedicata solo a legumi, cereali e spezie, sono davvero ingredienti fondamentali in cucina per il nostro benessere e per la nostra salute.
Le cicerchie già le conoscevo, ma le utilizzavo davvero poco.
E’ un antico legume ricco di proteine, di amido, di vitamine B1, B2, PP, di calcio e di fosforo ed una buona quantità di fibre.
Si abbinano a tutte le verdure ma, anche per il loro sapore dolciastro, stanno bene insieme in particolare modo alle cipolle, al cavolo, ai porri e tutte le aromatiche.
Per partecipare al contest di Simona, mi sembravano perfette nella zuppa.
Veloce da preparare, molto gustosa, sanissima e profumata.
Poi con gli steli di erba cipollina e la spolverata di curcuma questa zuppa è anche bellina da vedere, non trovate?
Con questa amica ho parecchie cose in comune, non soltanto il nome.
Non ci siamo ancora incontrate di persona (anche se manca davvero pocoooo), ma abbiamo imparato a conoscerci ugualmente, attraverso i nostri blog, comunicazioni via facebook, telefono.
A entrambe piace fare la spesa al mercato o direttamente dai produttori, entrambe amiamo seguire la stagionalità dei prodotti, entrambe odiamo gli sprechi ed amiamo invece il riciclo.
Mi è capitato spesso di vedere nel suo blog ricette simili a piatti che preparo anch’io, a volte abbiamo creduto di essere separate alla nascita. Cosa assolutamente non possibile, ché io ho qualche annetto più di lei!
Ci piacciono le erbe spontanee, a lei piace andare in collina per cercare asparagi selvatici, io vado a campi per raccogliere rosolacci.
Le piacciono gli stivaletti con le borchie, come a me!
Insomma, due anime rock che però amano la semplicità in cucina, vero Roby?
E per semplice non intendo l’aprire una busta di prodotti surgelati e versarla in una padella per alcuni minuti come indicato sulla confezione. Naaaaa….
Per semplice intendo una cucina a base di prodotti di stagione, possibilmente locali, meno elaborati ed industrializzati possibile.
Nel post di presentazione del suo contest, Roberta lo spiega molto bene.
Abbiamo perso il piacere di stare in cucina, ci sembra tempo sprecato.
E’ vero, per preparare certe pietanze, certi prodotti, si lavora un pochino di più, ma pensiamo che lo facciamo per curare il nostro benessere, la nostra salute.
E poi oltre a sapere esattamente cosa abbiamo nel piatto, volete mettere la soddisfazione nel preparare qualcosa con le nostre mani, per noi e per i nostri cari???
Essendo una assidua lettrice della rivista La Cucina Naturale, sono davvero contenta che il giudice del suo contest sia lo chef Giuseppe Capano, collaboratore della rivista, e del quale, grazie a Roberta, ho scoperto il blog.
E, se non lo avete ancora fatto, andate a leggere il post che ha suggerito Roby, “L’artigianalità della cucina”, io l’ho letto, riletto e riletto…
Robyyyyy!
Sono diventata matta per stare dentro ai 30 minuti, stavano per crescermi altre due braccia, e mi sembrava di essere a Masterchef, solo che ero io da sola in cucina con l’orologio!
Eh eh eh … insomma, di corsa, ma ci sono riuscita.
Poi sui prodotti di stagione dovremmo esserci, e sulla filiera corta, beh, i bruscandoli li ho bruscati nel mio giardino! Più corta di così!
E’ tutta per te amica!
E dato che non hai posto limiti alla quantità di ricette, conto di partecipare anche con altre!
Mi ritengo fortunata perché qualche viaggio l’ho pure fatto negli anni passati…
Tra quelli del cuore l’Australia, girata per un intero mese, assaporata nella sua selvaggia bellezza, le metropoli, le città ed i suoi contrasti.
Ma anche il viaggio di quando ero poco più che una ragazza, da sola, in California, dai parenti americani scoperti dopo anni di oblio, e questa prima o poi ve la racconterò perché è davvero una bella storia…
E New York, meravigliosa. O la si ama o la si odia, New York.
E l’Europa. Parigi, più volte, e la Grecia, la Spagna…
Ma tra i tantissimi posti che non ho ancora visitato ce n’è uno che mi affascina particolarmente, l’India.
E’ un viaggio impegnativo, sicuramente non leggero, e che spero di poter fare, prima o poi.
E mi piace la cucina indiana. Mi piacciono i colori, i sapori, i profumi. Le spezie.
Uno dei piatti più conosciuti è forse il Chicken tikka masala, meglio conosciuto come Pollo al curry.
Di versioni ne esistono diverse. Tra l’altro la versione originale prevede pure il pomodoro, che spesso non viene utilizzato.
Beh, ho voluto modificare la ricetta con una mia interpretazione.
Pesce al posto del pollo e qualche cosina in più (tipo gli anacardi, che secondo me hanno un loro perché qui dentro!) e qualcuna in meno (ad esempio il pomodoro).
Della salsa vi scrivo la ricetta a parte.
Questa ricetta arriva direttamente dalla dispensa del corso di cucina naturale che ho seguito un paio di mesi fa.
E’ ottima, ed è perfetta per condire semplicemente il riso o altri cereali e legumi.
Ale, questa ricetta international è per il tuo contest, spero sia abbastanza internazionale, abbastanza rivisitata ed abbastanza etnica!
Stavo scrivendo il post ieri sera, volevo scriverlo presto per andare a dormire ad un orario decente, per una volta.
Ma poi mi sono messa a sbirciare la bacheca di blogger e non ho potuto resistere al desiderio di visitare alcune amiche blogger.
Poi ‘na sbirciatina anche a facebook e anche lì tante cose da leggere, scrivere.
…e rendersi conto che ormai, ancora una volta, è tardissimo, che andrò a letto nuovamente a mezzanotte e che dormire poco, per le rughe, non fa bene per niente.
Ma andare a dormire con la felicità e la consapevolezza che alcuni legami che si sono creati sono veri, sinceri, anche se al momento solo virtuali.
E il sapere dentro di me, che io, a queste donne ed amiche, voglio davvero bene, che non vedo l’ora di accendere il PC per andare a leggere i loro racconti, le loro ricette, vedere le loro creazioni, e sorridere, spesso sganasciare, qualche volta dispiacermi anche molto.
E sperare davvero, prima o poi di incontrarle ed abbracciarle.
Voi sapete chi siete amiche, è tardi e, vi voglio bene.
Non è rimasto molto tempo per parlare della ricetta.
Che adoro le polpette penso già lo sappiate.
Mi piacciono tanto che ho comperato anche un libricino dal titolo, appunto, ‘Polpette’…
Queste però non le ho prese da ricette lette da qualche parte, sono venute così.
Avevo i ceci, la feta e della verza cotta … dettofatto.
Non fritte perché le faccio quasi sempre al forno io, le polpette.
Infatti non sono tonde per niente dato che cuociono appoggiate su un lato.
Non bellissime e perfettamente tonde quindi, ma buone!
Lo so è San Valentino. E a me queste feste un po’ troppo commerciali non piacciono molto.
Come non mi piace la festa della donna, e non mi va di festeggiare per forza, le trovo ricorrenze ‘imposte’.
Scusatemi, non sono poco romantica, è che preferisco di gran lunga un regalo, un fiore o una cena a sorpresa, in giorni inaspettati, o uscire con le mie amiche in un giorno qualsiasi, senza trovare i locali pieni di gruppetti di galline starnazzanti…mi fa tristezza.
E poi l’amore, insomma l’amore bisognerebbe festeggiarlo ogni giorno, sempre, non mi va di fare il regalino perché me lo dicono.
Sono una rompiscatole, lo so, ne sono consapevole…
Insomma, niente dolci, niente cuoricini.
Un secondo, anzi un piatto unico, ché c’è tutto qui dentro!
E lo speck, LO SPECK!
Orca miseria. Me lo sono dimenticato!
Doveva andare dentro al gâteau … e me ne sono ricordata che era già nel forno, sob!
La mia ben radicata ‘vocina’ problem solving mi ha suggerito di servirlo all’esterno!
Quindi amiche/i, dedico questo gâteau con rose di speck a tutti voi, ed ai Valentina/o che oggi festeggiano l’onomastico, in particolar modo alle care amiche Valentina dei blog La ricetta che Vale, A spasso per ingredienti, e Ritroviamoci in Cucina.
E poi ai miei amori. Le mie bambine, Carola e Serena, mio marito Roberto, i miei genitori, mio fratello, le mie amiche ed amici, e per ultimo, ma non perché meno importante, a Eliot, il mio amico peloso. Grazie perché hai sempre un sorriso (si i cani sorridono!) ed una scodinzolata per tutti noi!
Mai fare dei programmi quando si hanno dei bambini per casa.
Ne sapete qualcosa?
Allora, venerdì sera avevo programmato di andare in centro a Treviso per ascoltare Beppe Grillo, ore 21.00 Piazza dei Signori.
Forse me la sentivo che sarebbe successo qualcosa perché nel pomeriggio avevo accennato questa cosa su FB ad alcune amiche blogger…e avevo scritto ‘Vorrei andarci stasera…bambine permettendo..’
Carola dormiva fuori perché era stata invitata da un’amica a passare la notte da lei, Serena si pensava di portarla a dormire dai nonni, noi due liberi di andare in centro, mangiare qualcosa di veloce ed ascoltare il Beppe Nazionale.
Ma.
Nel tardo pomeriggio mi chiama mia mamma, ‘Roberta, a scuola c’è stato un allarme pediculosi e mi sembra di aver visto qualcosa in testa a Serena..’…’Noooooo, i pidocchi noooo!’…
Uscita di corsa, direzione farmacia, speso ben 40 euro tra shampoo vari e pettinino apposito, preleva la prole dai nonni e corri a casa.
Morale: altro che Beppe Grillo … ho passato la serata a ‘spidocchiare’ Serena…
Fortunatamente era stata appena colonizzata…trovate solo due bestiole e qualche ovetto. Che schifo!
Ovviamente al trattamento è stata sottoposta tutta la famiglia, me compresa, con esito fortunatamente negativo.
Una domanda.
Ma un tempo i pidocchi non comparivano solo con il caldo, ad inizio o fine scuola?…mi sa che questi nuovi tipi di pidocchi geneticamente modificati (io era dai tempi in cui andavo alle elementari che non ne vedevo, ma sono microscopici gente…ci vuole davvero la lente di ingrandimento per vederli…) li sguinzagliano le case farmaceutiche, e noi giù a spendere una ‘botta di soldi per eliminarli…40 euro!
Giusto per ricordarlo,ché io ci sono ancora attaccata affettivamente alle lire…trattasi di 80.000 lire.
Ma come faccio adesso a proporvi una zuppa dopo avervi fatto venir voglia di grattarvi in testa?
Dovete scusarmi, ma ormai lo sapete che sono così, qui si parla della vita reale, di quello che accade in una famiglia ogni giorno…che c’è un sacco di gente che mai confesserebbe che i loro figli si sono beccati i pidocchi, manco fosse una vergogna…
Vabbè, ricetta dai!
Insomma vi propongo una zuppa-crema buonissima.
Adoro il baccalà ed adoro le zuppe, quindi questa è una vera coccola per me.
La cosa più difficile è lavare bene il baccalà e portare pazienza con l’ammollo e il cambio dell’acqua. Se non lo farete rimarrà davvero troppo salata.
La provate?
L’ho già fatto qualche post fa un giochino simile, ma Giu del blog Mela Cannella mi ha girato queste domande e mi fa piacere rispondere.
1.Ti consideri di più un genio della cucina o casalinga/o disperata/o
Naaa, casalinga disperata no.
Però credo che ogni donna che è in grado di preparare dei piatti gustosi e belli con quello che ha a disposizione in dispensa sia un vero genio della cucina.
2.Qual’è la tua ricetta migliore?
Le lasagne, in tutte le versioni, con la pasta fatta il casa.
3.La ricetta che ti riporta all’infanzia?
La frittura di pesce. Fatta con il pesce acquistato al mercato del pesce di Rialto, a Venezia.
4.Qual’è il tuo prossimo acquisto per la cucina?
La cucina!!!!
Ah!Ah!Ah!…e dopo la cucina la planetaria.
5.Il miglior dolce che hai mai mangiato?
Sarò anche banale, ma…il tiramisù.
6.Una ricetta della nonna che vorresti condividere?
Della zia va bene lo stesso? Mia zia Carla, la mia zia più amata, faceva un ragù buonissimo, almeno così io me lo ricordo…ma non ho la sua ricetta purtroppo.
7.Come coinvolgeresti un bambino nella cucina?
Mani in pasta. Frolla e biscotti! Ma è anche molto bello, potendo, far loro raccogliere la verdura nell’orto e poi cucinarla insieme, per abituarli al cibo sano.
8.Miglior associazione libro-cibo
Joanne Harris ‘Chocolat’…
“C’è un alone di stregoneria in tutta la cucina: la scelta degli ingredienti, il modo in cui vengono mescolati, grattugiati, sciolti, le infusioni e come si insaporiscono, le ricette prese da vecchi libri, gli utensili tradizionali – il pestello e il mortaio – gli stessi con cui mia madre preparava l’incenso, adibiti a uno scopo più domestico, le spezie e gli aromi che perdono la loro raffinatezza e lasciano il posto a una magia più primitiva e sensuale. E’ quella specie di fugacità di tutto questo ciò che mi delizia: tanta cura amorevole, tanta abilità ed esperienza riposte in un piacere che dura solo un momento, e che pochi apprezzeranno davvero.”
9.Miglior associazione film-cibo
‘Le fate ignoranti’ di Ferzan Ozpetek
La scena del pranzo…
10.Il piatto d’eccellenza per sedurre
Risotto con le capesante.
11.Di un ti voglio bene a qualcuno di speciale
A mio marito, che da buon cancerino ha il suo caratterino, ma che ha anche molta pazienza con una sagittario rompiscatole come me.
Grazie perché assaggi fiducioso tutto quello che ti presento, perché attendi con calma che io finisca di fare le foto ai piatti prima di poter pranzare, perché resisti alla golosità quando ti lascio i messaggi sopra alle torte ‘Non toccare!
Devo fotografarla!’…scherzi a parte, grazie. TI LOVVO!
Il post di oggi nasce da una cosa che mi è accaduta ieri mattina.
Non ve l’ho ancora raccontato, ma da un paio di mesi sto prestando servizio presso un ufficio pubblico, al centralino ed accoglienza clienti.
Oggi, una ragazza che avevo salutato al suo ingresso, di ritorno dall’ufficio presso il quale si era recata, si è fermata allo sportello e mi ha detto che desiderava ringraziarmi.
Ringraziarmi? “Per cosa?” ho detto io.
Per il mio sorriso. Ha detto proprio così, che è bello essere accolti con un sorriso e che non le succedeva spesso.
Sono rimasta allibita.
L’ho ringraziata, stupita in quel momento per la cosa.
Ma poi ho riflettuto.
Quante volte vi capita di entrare in un ufficio, in un negozio e trovare persone ‘ingrigite’ che non vi salutano, non vi guardano in viso mentre vi parlano….e un sorriso? Ma figuriamoci!
Io allora vorrei scrivere questo messaggio per le persone che lavorano a contatto con il pubblico, in negozio, in ufficio.…sorridere non costa nulla, fa bene alla muscolatura facciale, combatte lo stress, ci rende più belli, è terapeutico…
Il sorriso e la risata sono tra le attività più benefiche per la nostra salute ed il nostro benessere.
Quando ridiamo o sorridiamo il nostro cervello rilascia endorfine, gli ormoni della felicità, che hanno la capacità di alleviare il dolore ed equilibrare il tono vitale del corpo.
E ricordatevi che, oltre ai vostri occhi, anche la vostra voce ‘sorride’. Ché si sente chiaramente all’altro capo del filo se avete la palle girate e non fate nulla per nasconderlo. Non è simpatico per chi vi sta chiamando, per niente.
Quindi riflettete. Il sorriso fa bene, è contagioso, quando iniziate, non smettereste più….poi magari un giorno incontrerete anche voi una ragazza come quella che ha ringraziato me stamattina, illuminandovi la giornata!
Della ricetta vi dico poco.
Vado matta per tutte le crucifere.
Si, puzzicchiano un pochino quando le cuocete, ma fanno troppo bene alla salute per rinunciarci, per cui vale la pena arieggiare un po’ i locali pur di mangiarle!
Nel ripieno potete davvero mettere quello che volete.
Io amo la ricotta ed è un’ottima base a cui potete aggiungere funghi, la salsiccia, il macinato di carne, il pollo…è una ricetta un po’ svuota-frigo, ci si mette quello che avanza.
Non ci ho ancora provato, ma secondo me si presta molto bene anche per essere riempita con dei cereali.