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Marocco on the road: da Zagora a Marrakech

 

“Se l’Africa è un pavone,

il Marocco ne è la coda.”

Proverbio marocchino

 

Questa parte di viaggio è il Marocco delle antiche kasbah di mattoni crudi e dei villaggi fortificati, delle valli rigogliose e piene di rose e delle alte montagne, delle spettacolari gole del Dadès e del Todra, dei paesaggi strepitosi dell’Alto Atlante. Il Marocco offre paesaggi naturali di rara bellezza.

Arrivati a Zagora dalla nostra avventura attraverso il deserto, dopo una breve sosta, ci siamo rimessi in viaggio per raggiungere la città rossa, Marrakech.

Nessuna tappa prestabilita, alloggi trovati di giorno in giorno, accoglienza e cibo ottimi, chilometri e chilometri che scorrono senza la minima fatica, il paesaggio è così bello che non ci si accorge nemmeno della tanta strada. Livello soddisfazione alle stelle.

 

Zagora

Zagora è stata la nostra necessaria tappa ‘meccanico’ per controllo e pulizia di Pedro, dopo i 3 giorni nel deserto, ma anche la visita agli artigiani della vecchia Kasbah (qui trovate il post su Zagora), e al mercato locale (esperienza imperdibile!). È una piccola città che trasuda deserto in ogni dove e che di fatto non ha molto altro da offrire al turista, se non alcuni hotel e agenzie che organizzano le visite all’Erg Chegaga.

A Zagora, di ritorno dal deserto, abbiamo pernottato una notte all’Hotel la Fibule du Dräa e cenato a casa della nostra guida Josef, che ci ha anche portato a visitare la sua piccola piantagione di palmeti da dattero.

La cena davvero ottima, cous cous vegetariano per la sottoscritta, dolci e frutta con gli immancabili datteri!

 

 

Pernottamento a Zagora : Hotel La Fibule du Drâa, assolutamente consigliato.

 

Valle del Drâa

La valle del Draa (chiamata anche la Valle delle Mille Kasbah) deve il suo nome alla presenza del fiume omonimo, il più lungo della nazione. Il fiume, scorrendo, modella il territorio, valicando montagne innevate, palmeti rigogliosi, paesaggi lunari e villaggi berberi.

 

 

Sicuramente da mettere nella lista delle cose da vedere in Marocco, a mio avviso imperdibili, sono le gole del Dadès e le gole del Todra, due canyon che s’insinuano nella catena dell’Alto Atlante.

Il percorso lungo la montagna permette di ammirare le stratificazioni delle rocce che disegnano onde di colore dalle tonalità mutevoli a seconda dell’ora del giorno, accendendosi di mille sfumature di rosso al tramonto e creando un paesaggio naturale di grande suggestione, tanto da essere paragonato al Grand Canyon americano.

 

Gole del Todra

Per raggiungere le Gole del Todra si passa per Tinghir, un piccolo villaggio abitato da tribù berbere situato in una splendida oasi tra due catene montuose, l’Alto e il Piccolo Atlante.

 

 

Il villaggio è un punto di partenza privilegiato per la visita alle spettacolari Gole del Todra, un canyon che il fiume Todra ha scavato nel corso dei millenni, le cui preziose (e gelide) acque scorrono verso Tinghir attraverso impressionanti rocce rosse.

Le alte pareti rocciose, in alcuni punti estremamente strette, raggiungono l’altezza di 300 metri.

 

 

 

 

Gole del Dadès

Per raggiungere le affascinanti Gorges du Dades si percorre la strada principale sino a Boumalne Dades, da qui poi si risale la valle verso le montagne. Il percorso è impegnativo e abbastanza lungo, la strada a zig zag che attraversa le gole è considerata una delle più spettacolari e pericolose al mondo, ma regala un paesaggio incredibile. Si guida tra antiche montagne color ruggine che cambiano colore, formazioni rocciose nodose e insolite, come ad esempio quelle note come ‘dita delle scimmie’, e una serie di kasbah e di ksour nei pressi dei villaggi berberi che punteggiano la valle.

 

 

E poi eccoli finalmente! I tornanti tanto famosi e fotografati! La giornata era spettacolare, c’era una bellissima luce, e il paesaggio intorno a noi davvero da togliere il fiato e da ammirare in silenzio.

Il punto migliore per fotografare la vallata e i vorticosi tornanti è senz’altro dall’Hotel Restaurant Timzillite, costruito proprio a picco sulla sommità della vallata.

 

 

Valle delle Rose (Kelaât M’Gouna)

Tra Ouarzazate e le Gole di Dadès si apre una valle il cui nome, molto significativo, è Valle delle Rose. Qui scorre il fiume M’Gouna che crea oasi e gole lungo il suo percorso.

Appena fuori dalla valle, nella provincia di Kelaât M’Gouna, ogni anno si svolge la Festa delle Rose. Tra fine aprile e la prima settimana di maggio tutta la valle si riempie di rose selvatiche che crescono nei cespugli: la leggenda dice che queste rose furono portate da Damasco dai pellegrini di ritorno dalla Mecca.

 

 

Questa zona si trova infatti sulla via di pellegrinaggio e sulle rotte commerciali che dal Maghreb portavano verso l’Arabia e l’Oriente. Era usanza diffusa che mercanti e pellegrini portassero con loro piante e semi che li avevano colpiti per bellezza o profumo o che potevano diventare fonte di guadagno. Le rose di Damasco sono probabilmente originarie della Persia, e in questa valle marocchina hanno trovato un suolo favorevole e ampi spazi dove crescere.

Queste rose del deserto sono particolari non solo per il loro colore, ma soprattutto per il profumo, molto marcato rispetto agli altri tipi di rosa.

Capaci di resistere al freddo e alla siccità, le rose per lungo tempo furono utilizzate dai berberi come siepi per delimitare i loro campi e per proteggerli dagli animali, ma intorno agli Trenta, alcuni profumieri francesi in viaggio in Marocco durante il periodo della fioritura, scoprirono questo patrimonio e in poco tempo stabilirono qui due fabbriche per la produzione di oli ed essenze trasformando questa tradizione in un business per molte famiglie locali.

I chilometri in macchina non sono mai noiosi, i panorami sono meravigliosi. Le città si confondono con i colori del paesaggio, il confine tra mura e terra diviene quasi impercettibile, le case sono inglobate nelle rocce. Tutto diventa ancora più spettacolare in prossimità di Kasbah Aït-Ben-Haddou.

 

 

Abbiamo pernottato presso  Maroc des Merveilles (chez l’habitant) – Delizioso ‘hébergement chez l’habitant’, il che significa dormire nella casa di una famiglia locale. Trovato su booking, ma contattato direttamente, questo alloggio è stato uno dei posti migliori dove ci siamo fermati (anche se devo dire che ci siamo trovati bene quasi ovunque!). Il proprietario è una persona di una gentilezza speciale, le camere essenziali ma accoglienti, il cibo davvero ottimo.

 

 

Pernottamento a Kelaât M’Gouna: Maroc Des Merveilles (chez l’habitant)

 

Ouarzazate

Ouarzazate deve la sua fama più alla posizione strategica e all’ingegno che alla bellezza. Le popolazioni delle valli dell’Atlas si sono incontrate per secoli a discutere di affari nella Kasbah dei Galoui di Taourirt, mentre la moderna cittadina attuale fu costruita come presidio coloniale francese negli anni ’20, successivamente, intorno agli anni ’50 iniziò ad imporsi qui l’industria cinematografica, facendo conoscere questo luogo come location esotica ideale per tanti film ambientati in Tibet, antica Roma o Egitto.

Costruita con fango e paglia come molte delle antiche costruzioni in Marocco, la Kasbah di Taourirt era un palazzo-fortezza berbero dei Glaoui, che la abitarono fino agli anni ’30. A differenza di altre Kasbah, Taourirt è riuscita a sottrarsi al decadimento o alla rovina perché è stata utilizzata come location di diverse celebri pellicole hollywoodiane, come ad esempio Il tè nel deserto e Il Gladiatore.

A parte l’imponenza delle mura, la vista dall’alto sul paesaggio e la sala della preghiera ornata di archi e il soffitto tataoui, non mi ha impressionata granché. Spiace inoltre che all’esterno, non appena acquistati i biglietti di ingresso, si venga ‘avvicinati’ da figuri che si propongono come guida in modo pressante e poco educato, abbiamo faticato non poco a scollarceli di torno.

A Ouarzazate non ci siamo fermati molto, usciti dalla Kasbah, abbiamo fatto un giretto tra i tanti (e bellissimi) negozi di antiquariato e artigianato e siamo ripartiti.

 

 

Oasi di Fint

Distante circa 20 km da Ouarzazate, e luogo ideale per gli amanti della natura e del birdwatching, l’oasi di Fint è ricca di palme altissime, banani e tante altre piante. Il miracolo dell’acqua, che crea un giardino rigoglioso e bellissimo nel bel mezzo di un deserto roccioso.

Dopo aver guadato il fiume per addentrarci nell’oasi, abbiamo trovato un posticino tranquillo per parcheggiare Pedro e prepararci un  pranzo veloce in mezzo alla natura. Solo vegetazione, il rumore dell’acqua e il canto degli uccellini.

Tappa caffè e dolce all’Auberge La Terrasse des Délices, deliziosa guesthouse dalla cui terrazza potete godere di un vista meravigliosa sull’oasi. Il proprietario, Rachid, è molto accogliente nonché uno stimato membro della comunità locale (suo nonno era il capo villaggio).

 

 

Aït-Ben-Haddou 

Questa ksar, o città fortificata, in  mattoni crudi rossi è uno dei 9 siti del Marocco dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO. Edificata a partire dal XI secolo, sorge su una collina, lungo la strada del commercio che percorrevano le carovane del deserto, dal Sudan fino a Marrakech, una posizione strategica che le permetteva di dominare la valle.

La Ksar è un concetto abitativo tribale, un gruppo di edifici, costruiti con materiali organici, all’interno di alte mura. Le torri angolari, i vicoli stretti che si arrampicano tra le abitazioni, le kasbah di ricchi mercanti, Aït-Ben-Haddou sembra essere rimasta sospesa nel tempo. Infatti grazie a qualche intervento hollywoodiano, è stata parzialmente ricostruita recuperando l’aspetto originario. È stata infatti set di numerosi film celebri, tra i quali ‘Il gladiatore’, ‘Lawrence d’Arabia’, ‘Gesù di Nazareth’ e ‘Il gioiello del Nilo’.

 

 

Telouet

La strada che da Aït-Ben-Haddou e conduce a Telouet si snoda a ridosso della roccia, lungo la lussureggiante Valle di Ounilla. Il paesaggio dell’Atlas è davvero incredibile, brullo ma mai monotono. Le montagne tutto attorno cambiano conformazione e colore mentre procediamo nel nostro percorso.

Luogo di nascita del pascià Glaoui, Telouet ricoprì una posizione privilegiata fino al 1953, un tempo vi abitava anche una prospera comunità ebraica a cui era affidato l’importante commercio del sale. Nei dintorni ci sono ancora alcune miniere di salgemma attive, il pregiato sale rosa che si trova lungo il Fiume del Sale (Oued Mellah) in passato era utilizzato come valuta.

Attualmente purtroppo, la cittadina di Telouet che si trova a 1870 metri di altezza, è un po’ dimenticata e poco valorizzata, gli investimenti sono molto scarsi e la strada statale evita completamente il centro abitato.

Nonostante la scarsa attenzione e cura del governo marocchino, l’antica fortezza, la Kashbah dei Glaoui, apparentemente in completa rovina all’esterno, vi lascerà assolutamente sbalorditi una volta entrati.

 

 

Kasbah di Telouet 

Un tempo gloriosa roccaforte, questa kasbah è stata di fatto abbandonata a sé stessa e all’esterno appare come un edificio in rovina. Una volta entrati, però, la Sala delle Udienze vi lascerà senza parole.

Si dice che siano stati reclutati oltre 300 artigiani per completare i decori dei suoi saloni; 3 anni durante i quali hanno eseguito sontuosi stucchi, zellij, e meravigliosi soffitti in legno di cedro dipinto.

La Kasbah è costruita sulle montagne dell’Alto Atlante (siamo a 1900 mt), lungo la via del sale, dove un tempo il passaggio delle carovane cariche di merci, era molto intenso. La kasbah di Telouet è nata come Kasbah Glaoui, dal nome della dinastia familiare che ne era proprietaria. A mio avviso, è la più bella kasbah che ho visitato in tutto il Marocco, un vero gioiello.

 

 

 

A Telouet abbiamo pernottato alla Maison d’Hôtes Agdal Telouet, che consiglio caldamente. Siamo stati benissimo: camera accogliente e pulita, proprietario super gentile, cibo ottimo. Anche qui piena disponibilità a prepararmi una (ottima) alternativa vegetariana.

 

 

Percorrere l’Alto Atlante regala esperienze memorabili, mentre si sale al valico di Tizi-n-Tichka la strada regala la visione di panorami meravigliosi che cambiano col variare dell’altitudine, si attraversano kasbah diroccate, villaggi berberi fino ad arrivare ai 2.260 metri del passo.

 

Passo del Tizi n’Tichka

Il Passo Tizi n’Tichka a 2260 mt. sul livello del mare, collega le oasi meridionali a Marrakech.  Fu costruito per offrire una alternativa all’antica rotta carovaniera che portava alla Valle del Drâa  serpeggiando nella Valle di Ounilla e che, per tutto il XIX secolo fu controllata dalla potente dinastia dei Glaoui.

Qui è molto interessante una visita alla Cooperativa di donne che lavorano l’argan, vi faranno vedere i vari processi di lavorazione ed è ovviamente possibile, fare anche qualche assaggio e acquisto.

Dalla terrazza, sul retro del Café Restaurant Tagdalt potete ammirare e fare foto alla bellissima e rigogliosa valle. Noi abbiamo fatto soltanto qualche foto ma non ci siamo fermati, era affollatissimo.

Abbiamo fatto tappa invece nei pressi di un distributore (non mi ricordo il nome!), appena dietro c’è un Café Ristorante abbastanza grande con una terrazza all’esterno, molto spartano in realtà, dove abbiamo fatto una merenda semplicissima ma spaziale, con del pane cotto al momento da pucciare nell’olio di oliva o nel burro di arachidi. Addio proprio.

 

Lavorazione dell’argan.

 

Scendendo dal passo il paesaggio roccioso inizia a prendere colore, compaiono boschi di querce e noci, ci stiamo avvicinando a Marrakech!

La città rossa e il suo traffico, i giardini lussureggianti, i caffè turistici, gli artigiani che battono l’ottone, i conciatori di pelli e tintori di tessuti, i fachiri e i venditori di hashish, le bancarelle cariche di menta fresca e spezie di ogni tipo.

 

 

Marrakech

La necessità di trovare un parcheggio sicuro per Pedro, carico di attrezzatura ci ha portato a scegliere un Hotel appena fuori dalla Medina, la scelta (ottima devo dire) è ricaduta sul Wazo Hotel. Per raggiungere la città abbiamo utilizzato i taxi appena fuori dall’hotel, comodi ed economici.

Marrakech è una città di contrasti, il primo, più lampante, è quello dei colori. Dal rosa dei muri delle case, al verde delle palme, fino alle cime innevate dell’Alto Atlante che si scorgono all’orizzonte, e più su: il blu intenso del cielo.

Marrakech è una città di giardini. Ricchissima di verde, dai giardini Menara, una vera e propria opera d’arte e di ingegneria: gli uliveti che popolano i giardini vengono irrigati da un sistema idraulico che da 700 anni estrae l’acqua dalle montagne e la convoglia per ben 30 chilometri, Le Jardin Secret dalla cui torre è possibile ammirare la Medina, al Jardin Majorelle donato dallo stilista Yves Saint Laurent alla città  dove crescono 300 specie botaniche provenienti dai 5 continenti.

A Marrakech, al termine di questo viaggio, ci siamo fermati un paio di giorni, un tempo non sufficiente per vedere tutto quello che io avrei voluto, e infatti ci sono tornata l’anno successivo (trovate QUI il post dedicato a MARRAKECH). Ho quindi deciso che non mi dilungherò molto a raccontarvela ora, perché è assolutamente necessario dedicarle un post  a parte. Di Rak, la città rossa, vi lascio soltanto qualche foto ‘sparsa’.

Marrakech è dove io e i miei compagni di viaggio ci siamo divisi, loro hanno proseguito il viaggio verso sud e la costa del Marocco, io invece ho preso il treno per tornare a Fez, dove ho pernottato una notte in un delizioso Riad nel cuore della Medina e il giorno seguente mi sono diretta all’aeroporto per il volo di ritorno.

Pernottamento a Marrakech: Wazo Hotel

 

 

La stazione ferroviaria di Marrakech. Si ritorna a Fez.

 

 

 

TRASFERIMENTO DA MARRAKECH A FEZ: in treno prenotato sul sito ONCF (Linea ferroviaria del Marocco) 

 

Fez

Considerata l’ora di arrivo a Fez e la difficoltà che avrei avuto nel raggiungere da sola il Riad, ho chiesto che mi organizzassero il pick up alla stazione ferroviaria. Tutto super preciso, un taxi dalla stazione mi ha condotto fino all’ingresso della Medina dove ad attendermi c’era uno dei ragazzi del Riad che, caricato il mio bagaglio in spalla, mi ha fatto strada attraverso le stradine affollate (la Medina di Fez è abbastanza un casino quindi, soprattutto se arrivate la sera, è preferibile farsi venire a prendere!). Al Riad mi attendeva una camera piccina, piccina ma super curata e confortevole, oltre ad una cena in terrazza, con vista su Fez al tramonto.

Non avrei potuto chiedere una conclusione migliore per questo viaggio.

 

 

Per il racconto della parte iniziale del viaggio e Fez.

Pernottamento: Riad Dar El Ouedghiri

 

Se state pensando ad organizzare un tour in Marocco, spostandovi con un mezzo a noleggio un ottimo sito di comparazione condizioni e tariffe è:

 

Questo il percorso del nostro viaggio in Marocco.

 

 

Alla prossima, con Marrakech!

 

 

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