Godete del sole, di un aperitivo al tramonto, delle chiacchiere con gli amici, di una gita fuori porta, di una passeggiata con il vostro cane, di una nuotata in piscina, di un gelato fresco e morbido…
Io ve ne lascio uno che potete preparare a casa mooooolto velocemente.
Avevo visto la ricetta dalla mia amica Mary ed anche da Stefania.
Ho apportato delle piccole modifiche…adoro il gelato allo yogurt!
Credetemi, ottimo gelato, anche senza la gelatiera!
Tra i miei ricordi d’infanzia, nelle serate di giugno, ci sono le lucciole, tante lucciole. Tutte queste lucine intermittenti che vagano sull’erba, un incanto ammirarle immersi nell’oscurità.
Poi le farfalle, numerose e variopinte; le libellule; tantissimi pipistrelli che svolazzavano sopra le nostre teste facendosi enormi scorpacciate di insetti fastidiosi come le zanzare.
E le rane, che cantavano e si tuffavano dentro ai fossati.
Sempre più raro poterli osservare ed ascoltare, lo avete notato?
Il titolo è abbastanza inquietante, “Salviamo gli insetti o sarà troppo tardi per l’uomo”.
Rende bene l’idea del pericolo al quale potremmo andare incontro con l’estinzione della microfauna, causata dalle attività della nostra specie.
Vi riporto alcuni passaggi, per l’articolo completo andate qui.
“Gli impatti umani sulla biodiversità animale sono diventati una forma di cambiamento ambientale globale, che ben presto avrà ripercussioni sulla nostra salute.”
“Gli insetti, per noi icona di diversità e di resistenza, si associano al crollo: un terzo sono in calo; farfalle e falene sono diminuite del 35%. Per api e coleotteri la situazione è ancora più grave, perdiamo ogni anno dalle 11 mila alle 58 mila specie.”
“La diversità è il combustibile dell’evoluzione: se scarseggia, il motore del cambiamento si inceppa. Le cause sono molteplici….la deforestazione e la frammentazione degli habitat; la diffusione di specie invasive tramite viaggi e trasporti; la crescita della popolazione umana; l’inquinamento da attività agricole e industriali; lo sfruttamento intensivo con la caccia e la pesca. Un cocktail micidiale per le faune.”
“…un pianeta con meno biodiversità, dominato da poche specie opportuniste e infestanti che hanno perso i loro predatori, è a sua volta più vulnerabile.”
Forse non ne siamo abbastanza consapevoli, ma siamo fortemente condizionati.
Dai pregiudizi.
Dai luoghi comuni.
Dalle parole.
Le parole ci condizionano. Le parole di ogni giorno.
Quelle che probabilmente ci dicevano i nostri genitori quando eravamo ragazzini (e non le sopportavamo…), e che adesso…e manco ce ne rendiamo conto, ripetiamo a nostra volta ai nostri figli…
Vi è mai capitato di pensare, magari proprio mentre state dicendo qualcosa ai vostri figli/e, “Omadonnasantissima!!! Sto parlando come mia mamma!!!” O_o…
Mi ha fatto molto riflettere lo spot di Verizon, colosso delle telecomunicazioni americane che ha fatto un video, nel quale ripercorre la vita di una bambina, dalla sua infanzia all’adolescenza.
“Chi è la mia bella bambina?”, “Tesoro, non sporcarti il vestitino..”, “Fai attenzione con il trapano, è meglio se lo passi a tuo fratello..”
Frasi che probabilmente ogni bambina avrà sentito almeno una volta nella vita…
E che, secondo alcune statistiche, sembra possano indurre molte ragazzine ad allontanarsi dalle materie scientifiche, come la matematica, la fisica, l’ingegneria…
Reshma Saujani, fondatrice di Girls Who Code, è la voce narrante del video, sue queste parole:
“Le nostre parole possono avere un grande impatto.
Non è forse il momento di dirle che è carina ma anche intelligente?
Incoraggiate il suo amore per la scienza e le tecnologia,
Osservavo una famiglia accanto al nostro tavolo venerdì sera.
Dopo la serata vintage che ho organizzato con la mia amica Loredana presso InOFFICINA, posto bellissimo, un co-working dove la creatività trabocca e coinvolge (qualche foto della serata a fine post… ), siamo andati a cena tutti insieme, bimbi compresi.
E’ triste vedere una famiglia, che anche durante il pasto, anziché condividere e parlare, rimane connessa (ognuno per conto suo beninteso..), forchetta da una parte e cellulare dall’altra.
Leggevo di una ricerca inglese che ha dato l’allarme sull’abuso di tablet e smartphone.
Possono addirittura compromettere le capacità relazionali dei ragazzini, facendoli diventare degli adulti incapaci di gestire dei rapporti umani.
Non è terribile?
Io ogni tanto (anzi spesso) ricordo alla mia undicenne di essere sopravvissuta senza cellulare fino al momento in cui aspettavo lei.
34 anni.
Come ho fatto prima senza cellulare? Noi, come abbiamo fatto?
Semplicemente non ne avevamo bisogno.
Uscivamo in strada e c’erano i nostri amici.
Avevamo tempo per leggere, per giocare, per annoiarci, per fantasticare, questo ci ha permesso di sviluppare capacità empatiche e relazionali, nonché la creatività e, cosa non da poco a mio avviso, discrete doti di problem solving (della serie che noi le cose le risolvevamo da soli, mica si andava a chiamare la mamma per ogni cavolata…).
Tra i (Tanti? Pochi? Mah?) vantaggi delle piccole città, c’è anche questo.
Nella campagna veneta, ed anche nella provincia dove abito, Treviso, non è affatto raro trovare appena fuori dal centro, aziende agricole che vendono direttamente al pubblico i loro prodotti.
Il vero Km0!
Per me è una gran soddisfazione potermi fermare lungo la strada, entrare in questi posti e venirmene via con la mia cassettina di frutta ed ortaggi!
Fu così che un sabato pomeriggio, nei dintorni di Casale sul Sile, portando la pischella a fare un torneo di tennis, vediamo questo cartello lungo la strada.
Sono piaceri veri anche questi.
Oggi vi lascio anche la ricetta del limoncello che ho preparato la scorsa estate, di ritorno dalle vacanze, con i limoni che ho acquistato in Calabria.
Non ho mai postato questa ricetta perché le foto della bottiglia non mi piacevano, niente da fare, ‘na battaglia.
Si, si, ci ho provato diverse volte, angolazioni diverse, sfondo diverso … uno schifo.
Anche questa non mi piace nemmeno un po’…
Ma approfitto di questo post e della buonissima glassa che ho preparato per questa cake, per lasciarvi la ricetta del limoncello, donatami dalla mia amica pugliese Mariangela.
Quindi, superato lo scoglio del fotografare ‘robe lunghe e strette’ (mie difficoltà passate con le foto di plumcake ed affini….), mi metterò alla ricerca di qualche tutorial per superare pure lo scoglio delle bottiglie.
Era arrabbiata con se stessa per aver avuto paura. Ma, ben presto, tutta questa collera cominciò a esprimersi in un modo molto particolare…..
….così nel suo quarantottesimo anno di vita, Evelyn Couch di Birmingham, Alabama, cominciò ad avere una doppia vita segreta.
Evelyn si era persino scelta un nome in codice, un nome temuto in tutto il mondo: TOWANDA LA VENDICATRICE!
Mentre Evelyn svolgeva con il sorriso sulle labbra i compiti quotidiani, Towanda andava a caccia dei molestatori di bambini…
Towanda poteva fare tutto ciò che voleva. Andava indietro nel tempo e pestava l’apostolo Paolo per avere scritto che le donne dovevano tenere il becco chiuso. Andava a Roma, spodestava il papa e lo sostituiva con una suora, contornata di preti che cucinavano e pulivano per lei.
…Dava in pasto ai topi tutti i prepotenti e inviava cibo ed anticoncezionali, per uomini e donne, a tutti i popoli bisognosi del mondo.
…Towanda ordinava che: un ugual numero di uomini e donne entrasse a far parte del governo e partecipasse a sedute di pace; gli scienziati trovassero una cura contro il cancro e inventassero una pillola che permettesse di mangiare quanto si voleva senza ingrassare; chiunque volesse avere figli si procurasse prima un permesso, che veniva concesso in base alle condizioni mentali e finanziarie dei genitori. Basta con i bambini affamati e maltrattati!
…Chi scriveva graffiti sui muri sarebbe stato immerso in una vasca di inchiostro indelebile…
Intorno a me, tra le persone che conosco, sento tanta sfiducia, tanti timori.
E tanto pessimismo.
Certo non è un bel periodo.
Tante persone che perdono il lavoro, crisi, difficoltà, un panorama politico che davvero non fa ben sperare.
Ma l’ottimismo bisogna coltivarlo sempre, e comunque.
Pensare positivo non può che aiutarci a vivere meglio.
Essere ottimisti non significa essere sciocchi, o superficiali.
L’ottimismo è una chiave di lettura della realtà.
Non abbiamo molte possibilità a disposizione, possiamo vedere il lato negativo delle cose che ci accadono, o invece coglierne gli aspetti positivi.
Se ci fermiamo all’aspetto negativo di ciò che ci accade, rimaniamo impigliati, paralizzati, e non riusciamo più ad uscirne.
Se, diversamente, cerchiamo di non rimanere imprigionati nelle difficoltà, e cerchiamo degli spiragli positivi per uscirne, non possiamo che uscirne più forti e fiduciosi di prima.
Era da un po’ che mi frullava nella testa l’idea di rinnovare un pochino il blog.
Mi ha accompagnata in questa avventura Alex Bonetto, designer del blog C’è crisi, c’è crisi!, che è stata disponibile, presente ed ha avuto un sacco di pazienza (con me ce ne voleva tanta, ve lo dico sottovoce, e anche se lei dirà ‘No, no, non è vero…’, credetemi, eccome se ne ha avuta!).
Confesso che ci ho messo un bel po’ a decidermi, ché avevo alcune idee all’inizio ma poi le ho cambiate strada facendo.
Poi c’è da dire che al vecchio blog sono affezionata, alla foto soprattutto.
Forse perché è stata una vera scommessa per me crearlo tutto da sola, impedita tecnologica quale mi considero, e la foto rappresenta una parte della mia vita, di chi sono.
Ma si cambia con il passare del tempo, io sono cambiata, ed era naturale che anche questo spazio cambiasse con me.
Volevo una grafica più pulita, senza riquadri, in cui avessero risalto soprattutto parole e foto.
Il logo, con le All Star ed il cappello da cuoco, è arrivato praticamente da solo.
Quando lo scorso anno ho frequentato il corso professionale per cuoco e pasticceria all’alberghiero, vedendomi in una foto con la divisa da cuoco e ai piedi le All Star rosa, più di qualcuno ha iniziato a chiamarmi RobyAllStar, soprannome che mi è rimasto attaccato addosso e che mi piace.
Magari quando avrò 60 anni lo cambierò, o anche no!
Poi l’indecisione terribile nel dover scegliere una piccola illustrazione.
Il frullino manuale, che mi ricordava quello che usava la mia mamma quando abitavamo a Venezia, o il mixer ad immersione, ‘che io’ comefareisenza?
Alla fine ha vinto il frullino, troppi bei ricordi.
Quindi GRAZIE ad Alex che ha saputo interpretare ciò che volevo, mi ha spiegato le cose in modo semplice e paziente, e che alla fine mi ha resa molto felice.
E grazie alle amiche blogger che ti ispirano, ti completano e grazie alle quali cresci e impari tante cose nuove.
La ricetta di oggi è tratta dal libro “Insolito Muffin”di Laurel Evans.
Adoro questo libro e questi panini al latticello sono deliziosi.
Io li trovo bellissimi!
E voi?
BUTTERMILK FANTAILS – VENTAGLI al LATTICELLO
Ingredienti (per 12 panini):
1 cubetto di lievito di birra
60 ml acqua
20 g miele (1 cucchiaio circa)
390 g farina (io 300 g farina macinata a pietra Petra 1 e 90 g manitoba biologica)
1 cucchiaino e ½ di sale (io rosa dell’Himalaya)
180 g latticello*
120 g burro sciolto
*Per preparare un surrogato di latticello: 90 g latte + 90 g yogurt + ½ cucchiaino ca. di succo di limone. Lasciate riposare una decina di minuti a temperatura ambiente prima dell’uso.
Sciogliete il lievito nell’acqua calda (40-45°) con il miele, fate riposare a temperatura ambiente per 5 minuti.
Unite la farina, il sale, il latticello e 90 gr di burro.
Mescolate fino ad ottenere un impasto morbido.
Io ho effettuato questa operazione con la planetaria (gancio) ma potete farlo anche a mano.
Quindi trasferitelo su un piano infarinato ed impastate per circa 8 minuti, fino ad ottenere un impasto elastico e liscio.
Dategli la forma di una palla e trasferitelo in un contenitore leggermente unto d’olio.
Copritelo con un canovaccio e lasciate lievitare per almeno un’ora e mezza- due ore.
Trascorso il tempo sarà raddoppiato di volume.
Dividetelo in due parti, quindi stendetele con il mattarello sul piano di lavoro infarinato, formando due quadrati di 30 cm di lato e dello spessore di circa ½ centimetro.
Fate sciogliere il burro rimasto e spennellate la superficie dei due quadrati.
Tagliateli in 6 fasce da circa 5 cm di larghezza e posizionatele una sopra all’altra, facendo combaciare la parte imburrata con una non imburrata.
Tagliate le fasce in 6 quadrati, che saranno i 6 panini.
Fate lo stesso con l’altro quadrato.
Disponeteli nella teglia da muffin (di cui avrete unto leggermente i fori con il burro), coprite con un canovaccio e lasciate lievitare per circa un’ora.
Scaldate il forno a 190°. Infornate i panini per 20-25 minuti, fino a quando saranno ben dorati.
Perché anche nei momenti di difficoltà è meglio prendere la vita con il sorriso, è importante vedere il bicchiere mezzo pieno e darsi da fare.
Un’amica ha detto che “la felicità è anche guardare quel germoglio che ieri non c’era”.
Basta cercarla, nelle piccole cose di ogni giorno.
Oggi un dolcetto furbo!
Vi succede di avere in sosta nel frigorifero diversi contenitori aperti e non finiti di ricotta, mascarpone, yogurt, panna e chi più ne ha più ne metta?
A me regolarmente.
Fare la panna cotta è un ottimo sistema per smaltirli.
E vi giuro che questa panna cotta piccolo chimico è venuta davvero buona.
Poi volevo fare la salsa mou, e mi sono messa a cercare una ricetta giusta in rete.
La ricetta l’ho trovata da Stefania, che guarda caso l’aveva abbinata ad una panna cotta al mascarpone.
Che dirvi.
Un delirio, buonissima.
Voi preparatela a vostro rischio e pericolo, perché dà assoluta dipendenza!