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Salato

Primi piatti/ Salato

Risotto ai topinambur e funghi porcini

Lo ammetto, adoro il risotto.

Ingrediente versatile il riso e preparazione che si sposa con ogni prodotto di stagione.

Questo abbinamento che vi propongo per Territori Coop, mi piace in modo particolare.

Il topinambur ha un sapore delicato e delizioso, abbinato al sapore deciso dei funghi porcini, beh…ha un suo perchè.

Un ingrediente antico, una tecnica di cottura particolare, un primo piatto versatile e sempre ‘confortante’.

Il riso, pianta dalla storia millenaria, ha origini ancora controverse. L’unica cosa certa è che la patria del riso è l’Estremo Oriente dove, oltre a costituire il 90 % dell’alimentazione, si è sviluppata una vera e propria ‘cultura del riso’, che ha caratterizzato ogni aspetto della vita delle popolazioni.

Dopo il grano, il riso è il cereale più consumato al mondo, nel complesso rappresenta l’alimento principale per i ¾ della popolazione mondiale.
Arrivato in Occidente in epoca cristiana, ma utilizzato da Greci e Romani soltanto come ornamento e medicinale, trovò diffusione in Italia attraverso la Sicilia, grazie agli Arabi e ai mercanti della Repubblica di Venezia.

Restò a lungo un prodotto ‘esotico’ e carissimo, venduto nei negozi degli speziali insieme a zucchero e spezie. In cucina veniva utilizzato macinato, sotto forma di farina e per la preparazione di dolci. Si ritiene che furono gli aragonesi ad introdurlo nel nostro paese come cibo e piatto a sé, tra il XIV e il XV secolo. Trovò poi al Nord, le condizioni ideali per essere coltivato, un territorio pianeggiante, clima regolare e fiumi alimentati da sorgenti perenni.

Pochi alimenti sono così versatili in cucina, con il riso si possono preparare pietanze che vanno dall’antipasto al dolce, a patto di scegliere il giusto tipo di riso per ogni piatto.
Di varietà e qualità di riso ne esistono molte, quelle coltivate in Italia sono tutte sottovarietà della Japonica, dal chicco tondeggiante e ricco di amidi. In Italia è suddiviso e classificato in quattro gruppi, in base alla dimensione del chicco, all’aspetto e al comportamento durante la cottura: comune o originario, semifino, fino e superfino.

Il riso che io preferisco per la preparazione dei risotti è Il Carnaroli, considerato il ‘re dei risi’, il più pregiato e il più utilizzato nella cucina italiana. Ottenuto nel 1945 da un incrocio tra il Vialone Nano e il Lencino, grazie alla particolare composizione del suo amido (molto ricco di amilosio), non scuoce e non si disgrega, risulta pertanto ideale per la preparazione dei risotti.

Quando parliamo di risotto, oltre che al piatto, ci riferiamo ad una particolare tecnica di cottura, per l’appunto ‘a risotto’. Fondamentale nella ‘cottura a risotto’ è la tostatura dei chicchi, che forma sulla superficie di ciascuno uno strato protettivo, permettendo di mantenere al loro interno aromi e consistenza. La successiva e lenta aggiunta del brodo, consente al riso di arrivare a fine cottura morbido e cremoso ma al tempo stesso di mantenere la sua struttura e compattezza.

La varietà degli ingredienti con cui poter realizzare un buon risotto è davvero ampia, ortaggi, legumi, molluschi, pesce e carne, formaggi, spezie ed aromatiche, addirittura con la frutta, anche con pochi e semplici ingredienti è sempre una vera bontà. Ingrediente della cucina povera e di recente riscoperto, il topinambur è il tubero commestibile di una pianta erbacea perenne simile alla margherita, ma dal fusto alto come il girasole. Ha innumerevoli proprietà benefiche per l’organismo, ed un sapore delicato che ricorda quello del carciofo e che, a mio avviso, ben si sposa con quello deciso ed intenso dei funghi porcini.

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Primi piatti/ Salato

Gnocchi di ricotta con funghi chiodini e porcini e Food & Book ’15

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A distanza di oltre una settimana da Food & Book eccomi qui.

Un fine settimana bellissimo. Tante amiche e amici riabbracciati. Un sole meraviglioso. Luoghi bellissimi. Persone accoglienti.

…e tutta la mia famiglia con me. Cosa volere di più?

La presentazione del nostro libro, Il Gusto della Terra, e diversi showcooking.

Io e Monica, sabato 24 presso il Teatro le Maschere a Montecatini Alto, abbiamo presentato due piatti, utilizzando le erbe spontanee raccolte insieme a Graziella Picchi, autrice del libro ‘Atlante dei prodotti tipici: Le Erbe’, degli gnocchetti di ricotta allo zafferano con una salsa di Silene Bianca e mandorle tostate, ed una insalata di erbe spontanee miste con primosale, arancia, anacardi tostati e crostini speziati alla curcuma. Nella stessa location, Alessandra ha invece presentato una deliziosa torta salata, ricetta ispirata al Medioevo. Piatti molto graditi dal pubblico!

Poi domenica presso le Terme Tettuccio, la presentazione del libro con Cristina e Lina e showcooking, con ricette tratte dal libro, a cura di Fedora e Tiziana, tutto molto buono e spazzolato dai presenti in sala!

 

Gli stessi gnocchi di ricotta, profumati allo zafferano, ve li propongo oggi abbinati a dei funghi.

Gli gnocchi di ricotta sono davvero facili e molto veloci da preparare.

Al posto dello zafferano potrete unire all’impasto anche spezie diverse oppure delle erbe aromatiche, come ad esempio erba cipollina o basilico, servendoli poi semplicemente con del burro fuso e formaggio grattugiato o salse di diverso tipo. Sono ottimi anche leggermente gratinati al forno.

Vi lascio alla ricetta! 🙂

 

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GNOCCHI DI RICOTTA CON FUNGHI CHIODINI E PORCINI

 

Ingredienti

Dose per 4 persone

Per gli gnocchi

500 g ricotta di bufala (o ricotta di mucca)

150 g di farina di riso biologica (circa)

50 g Parmigiano Reggiano grattugiato

1 uovo biologico

1 bustina di zafferano

sale qb

pepe qb

Per il condimento

300 g di funghi chiodini

2 funghi porcini

1 spicchio d’aglio

prezzemolo

olio evo qb

sale qb

pepe bianco qb

Ricotta affumicata qb

Preparazione

Per gli gnocchi

Lavorate bene la ricotta, unite l’uovo, il Parmigiano grattugiato, il sale e lo zafferano sciolto in pochissima acqua.

Aggiungete la farina, poca per volta, e quanta ‘ve ne chiede’ l’impasto; quando sarà omogeneo e non attaccherà più tanto alle mani potete procedere alla preparazione degli gnocchi.

Cospargete di farina il piano di lavoro, prendete un pezzo di impasto e formate un cordoncino. Tagliate tanti piccoli pezzetti con un coltello pulito.

Fate rotolare ciascun pezzetto tra i palmi delle mani, fino a formare delle piccole palline. Disponetele su una teglia foderata di carta forno.

Per il condimento

Pulite bene i funghi, eliminando la parte terrosa e lavandoli velocemente sotto l’acqua corrente. In un tegame, fate rosolare uno spicchio d’aglio sbucciato e schiacciato con poco olio evo, poi unite i chiodini e lasciate cuocere a fuoCo medio per una decina di minuti.

Verso fine cottura unite anche i porcini tagliati e fettine, regolate di sale e pepe, continuate la cottura per qualche minuto, finite con prezzemolo fresco e tenete da parte.

Tuffate gli gnocchi in acqua bollente salata, una volta venuti a galla potete scolarli e passarli nel tegame ad insaporire con i funghi.

Servite ben caldi cospargendo di altro prezzemolo fresco e ricotta affumicata grattugiata.

 

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Food & Book 2015 – 23/25 Ottobre – Montecatini

Festival del libro & della Cultura Gastronomica

Istanti di un bellissimo fine settimana….

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collage credits Alessandra Giovanile

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Food&Book_Montecatini_2015credits foto Cristina Panizzuti –  Stefania StoraiVatinee Suvimol

Grazie all’ Hotel Cappelli Croce di Savoia per la splendida e calorosa accoglienza!

A presto!

 

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Antipasti/ Cucina etnica

Hummus di carote e ceci

 

 

Arancione, uno dei meravigliosi colori di questa stagione.

Il colore delle foglie che iniziano a cadere, della polpa delle zucche e dei meravigliosi piatti che si possono preparare, delle arance e dei mandarini che ci proteggono dai malanni di stagione, dei dolcissimi cachi.

L’hummus, cremina semplicissima da fare il cui ingrediente base sono i ceci, la si può preparare in tanti modi diversi.

Ve l’avevo già proposta con le cicerchie, qui. Potete utilizzare anche i piselli ad esempio, i fagioli, la zucca, le barbabietole e, come in questo caso, le carote.

Ingrediente necessario per la preparazione dell’hummus è la salsa tahina, che potete trovare pronta nei negozi e supermercati biologici, ma che potete anche facilmente preparare a casa. Si tostano i semi di sesamo frullandoli successivamente con dell’olio, potrete poi conservarla in frigorifero per diversi mesi. Vi lascio la ricetta semplicissima qui sotto.

Ingrediente base della cucina vegetariana e vegana, la salsa tahina può essere utilizzata per insaporire piacevolmente ed in modo naturale tantissimi piatti, e non soltanto salati.

In Grecia, la scorsa estate ho assaggiato una crema di nocciole e tahina, particolare e buonissima.

Insomma dai, andiamo con la ricettina sciuè sciuè!

 

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Primi piatti/ Salato

Cous cous mediterraneo di mare e di terra

Una pietanza che amo preparare spesso, variandola con ingredienti diversi.

Ricetta che nasce in collaborazione con Territori Coop.

Piatto di origine araba e simbolo della convivialità, una pietanza che fa da legante, accomunando culture e popoli diversi.

Il cous cous è un piatto che evoca l’Oriente, notti sahariane di luna e cieli stellati, le carovane tra le dune, il tè nel deserto, non a caso è una preparazione originaria e tipica del Nord Africa, in particolare delle popolazioni berbere del Maghreb. Il cous cous è un piatto antico, la sua storia è paragonabile solo a quella del pane o del riso, una leggenda ne narra la nascita addirittura tra il 970 e il 930 prima di Cristo.

Nato come alimento ‘povero’, viene ottenuto dal grano duro, Triticum durum, (in alcune regioni anche da orzo o miglio), che viene macinato grossolanamente. La semola ottenuta viene cosparsa d’acqua e lavorata a lungo con le mani fino ad ottenere tante piccole pallottoline, queste vengono poi passate al setaccio al fine di ottenere piccoli granelli del diametro di un millimetro circa. Vengono poi fatti essiccare al sole e successivamente cotti in speciali pentole di terracotta, formate da due tegami sovrapposti dove, nella parte inferiore vengono cotte le verdure e/o la carne, e nella parte superiore forata, cuoce la semola, che in questo modo assorbe tutti i profumi ed aromi che provengono dal brodo sottostante.

La preparazione originaria della semola e della successiva cottura è abbastanza lunga e laboriosa, oggi la sua produzione è in gran parte meccanizzata e la semola viene ormai commercializzata in tutto il mondo; solitamente la si trova in commercio precotta, viene infatti essiccata dopo essere stata cotta al vapore, così da rendere davvero veloce la sua preparazione, con la sola aggiunta di acqua o brodo bollente per farla rinvenire.

Piatto davvero mutevole, ogni paese ha la sua tradizione. In Marocco viene preparato con i 7 ortaggi (numero magico che evoca molte credenze tra il popolo berbero) o con carne di montone, ceci ed anche uvetta, in Tunisia viene servito con il pesce oppure con agnello o pollo ed accompagnato da una salsa piccante, la harissa, a base di peperoncini piccanti pestati con aglio e spezie, tra le quali il coriandolo e il carvi, e non manca la versione dolce, il mestuf, in cui la semola viene servita con miele, frutta fresca e secca e spezie profumate.
Pellegrino Artusi scriveva ”E’ un piatto di origine araba che i discendenti di Mose’ e di Giacobbe hanno, nelle loro peregrinazioni, portato in giro per il mondo”.

La diffusione di questa pietanza nei paesi del Mediterraneo avvenne soprattutto grazie agli ‘uomini di mare’, per primi gli arabi, ma anche i mercanti di spezie ed i pescatori, che giunsero in Spagna, Francia ed in Italia. In alcune regioni italiane il suo consumo è molto radicato. In Sardegna, a Carloforte troviamo il cascà, preparato con verdure di stagione, legumi e spezie, la cui tradizione deriva dai pescatori di corallo liguri che, in arrivo dall’isoletta tunisina di Tabarca, si stabilirono sull’Isola di san Pietro. Troviamo il cous cous anche nella cucina pantesca sempre grazie agli scambi culturali con la vicina Tunisia, qui preparato con pesce, molluschi ed ortaggi, ma anche a Livorno dove viene invece preparato con verdure e polpettine di carne. In Sicilia, in particolare nei territori tra Favignana, Marsala, Mazara del Vallo, Trapani e San Vito lo Capo, è un piatto tradizionale, il cuscussù trapanese ad esempio viene condito con una zuppa di pesce misto, con aggiunta di pomodoro e mandorle.

Da 18 anni¸ a San Vito lo Capo, durante il mese di Settembre, ha luogo un importante Festival che vede protagonista questa pietanza. Il Cous Cous Fest promuove la conoscenza, lo scambio e l’integrazione culturale tra i popoli del Mediterraneo, molto diversi tra loro per tradizioni, cultura e religioni, ma accomunati dalla passione per il cibo e da questa pietanza speciale.
La ricetta che vi propongo è una mia versione, a metà strada tra il cuscusù trapanese e il cous cous alla pantesca. Piatto unico un po’ laborioso ma, vi assicuro, di sicuro successo!

 

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COUS COUS MEDITERRANEO DI MARE E DI TERRA

 

Ingredienti

Dosi per 4-6 persone

300 g cous cous integrale

2 zucchine

1 melanzana

4 pomodori maturi

1 cipolla di Tropea

3 spicchi d’aglio

1kg cozze

300 g gamberi

250 g calamari (circa 4 di media grandezza)

500 g pesce (filetto di San Pietro, scorfano, gallinella)

Vino bianco secco

Passata di pomodoro qb

Brodo vegetale qb

Prezzemolo fresco qb

Basilico fresco qb

Olio evo qb

Sale qb

Pepe bianco qb

Peperoncino (a piacere)

Preparazione

Per prima cosa procedete alla pulizia delle cozze. Eliminate le cozze rotte o semiaperte, quindi spazzolatele sotto l’acqua corrente una ad una utilizzando una spazzolina dura di saggina (o una paglietta da cucina), se dovessero presentare incrostazioni potrete eliminarle facilmente con la lama di un coltello.

Lasciatele a bagno in una bacinella piena d’acqua salata per una mezz’ora affinché eliminino eventuali impurità.

Eliminate la barbetta che fuoriesce dalla conchiglia (il bisso che permette alla cozza di rimanere ancorata agli scogli), sciacquatele un’ultima volta sotto l’acqua corrente quindi riponetele in una casseruola con poco olio evo ed uno spicchio d’aglio schiacciato. Mettetele sul fuoco, non appena inizierà a sfrigolare, sfumate con pochissimo vino bianco, fate evaporare quindi coprite con un coperchio e lasciatele aprire completamente, ci vorranno 6-7 minuti.

Toglietele dal fuoco, sgusciatele in un piatto e conservatene una decina con la conchiglia per decorare il piatto. Filtrate il liquido delle cozze con un colino a fori ben stretti per eliminare tutte le impurità, tenete da parte.

Pulite e sfilettate il pesce, riducendo la polpa in piccoli pezzi. Lavate i calamari, puliteli eliminando la pelle, le interiora, gli occhi e la bocca, tagliateli a listarelle, lavate e pulite anche i gamberi.

Fate soffriggere in una padella capiente poco olio evo ed uno spicchio d’aglio schiacciato, unite la polpa di pesce, i calamari ed i gamberi. Salate e fate cuocere a fuoco vivace, unite il prezzemolo fresco lavato e spezzettato con le mani, quindi togliete dal fuoco e tenete da parte.

Lavate le verdure e riducetele in piccoli dadini, ad eccezione della cipolla che taglierete a fettine sottili.

Eliminate la buccia dei pomodori e tagliateli a cubotti.

Fate soffriggere tutte le verdure in un’altra padella con olio e uno spicchio d’aglio schiacciato, unite per ultimi la cipolla ed il pomodoro tagliato a cubetti. Unite della salsa di pomodoro (quantità a vostro piacere a seconda di quanto rosso volete il vostro cous cous).

Regolate di sale, pepe (o peperoncino, a piacere, se lo preferite un po’ più piccante) e lasciate cuocere ancora per una decina di minuti. Unite il basilico fresco lavato e tenete da parte.

Procedete alla preparazione del cous cous seguendo le indicazioni riportate sulla confezione.

Il metodo base è il seguente: sciacquate la semola sotto l’acqua corrente, versatela in una casseruola, unite poco olio e sgranate bene i chicchi con una forchetta.

Aggiungete il liquido/brodo bollente (composto in questo caso dal liquido di cottura delle cozze precedentemente filtrato, mescolato con dell’altro brodo vegetale) quantità pari al volume del cous cous, mescolate bene, coprite e lasciate riposare e gonfiare per una decina di minuti.

Trascorso il tempo, unite qualche cucchiaio d’olio e sgranatelo con una forchetta (o con le mani) affinché i chicchi rimangano ben separati, quindi mescolatelo alla verdure tenendo da parte un po’ di salsa di pomodoro con cui finirete il piatto.

Unite anche il pesce e parte delle cozze. Versate in un ampio piatto di portata, completate finendo il piatto con le rimanenti cozze e la salsa di cottura delle verdure tenuta da parte.

 

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Trovate la ricetta anche su

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A presto!

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Salato/ Secondi di pesce

Calamari ripieni con pomodori datterino confit

 

Oggi vi propongo la mia ricetta, pubblicata nel mese di agosto su Territori Coop.

Adoro pesce molluschi e crostacei, in particolar modo i calamari.

Mi piace presentarli in modo diverso ed abbinarli ai prodotti che la stagione offre, in questo caso dei datterino profumatissimi.

Un secondo piatto molto estivo, leggero e profumato e, a mio avviso, davvero irresistibile.

 

Da dove iniziamo? Dai calamari?
Fanno parte della famiglia dei molluschi cefalopodi (dal greco kephale e podos , ovvero testa con piedi), trovano ampio utilizzo nelle ricette di mare, sono molto versatili e si prestano a diversi tipi di preparazione.
I calamari qualche volta vengono confusi con i totani, la principale differenza tra loro sta nelle pinne, che nel calamaro coprono circa metà della lunghezza della sacca, mentre nel totano sono inserite nell’estremità inferiore.

Il calamaro ha carni di colore bianco rosato, con una pelle rosso violacea (dev’essere di questo colore se volete un prodotto fresco), due larghe pinne lungo il corpo e 10 tentacoli, di cui due più lunghi. La loro carne è delicata, magra e gustosa, ricca di sali minerali quali sodio, potassio, fosforo e magnesio, una discreta dose di proteine e pochi grassi, è ottima cotta al forno ed in umido, ma anche fritta e alla piastra.

Grazie al loro corpo conico, si prestano in modo particolare ad essere farciti, in questo caso sarà necessario procurarsi dei calamari medio/grandi, vi sarà più semplice riempirli. Dalla Spagna alla Grecia, ma ovviamente anche in Italia, i calamari ripieni sono un vero classico della cucina di mare, ne troviamo innumerevoli versioni e ricette.
Che siano cotti al forno, in tegame, con il pomodoro o in bianco mettono sempre tutti d’accordo.

Ogni Paese, Regione, ha le sue ricette e modo di prepararli, ed anche più di uno. A me piacciono tantissimo anche ‘in umido’ ed un po’ piccanti, come li ho mangiati in Spagna diversi anni fa, presentati in un tegame di coccio super mega bollente e accompagnati da tante fette di pane abbrustolito!

Nella ricetta che vi propongo, accompagnati con i datterino confit, vanno cotti rigorosamente in bianco e con un ripieno sapido, aromatico ma molto semplice.
Sapete da cosa deriva la parola confit? Dal francese confire, candire, conservare.

Si tratta di una tecnica di conservazione abbastanza antica, che ha le sue origini nel Medioevo, in Francia. Una cottura a bassa temperatura, inizialmente utilizzata per conservare la carne principalmente di anatra e di oca, carni che diversamente si sarebbero rovinate in brevissimo tempo.

Il principio di questo metodo è quello di eliminare il più possibile l’acqua contenuta nel prodotto, causa principale del deterioramento degli alimenti. Alla cottura a bassa temperatura venivano abbinati o zucchero o aceto o grassi animali, che aiutavano nel preservare gli alimenti.

Solo successivamente questo metodo è stato utilizzato anche per verdure ed ortaggi, con risultati peraltro ottimi, perché questo tipo di cottura esalta molto il sapore naturale, mantenendo intatta la struttura dell’ingrediente.
Potete utilizzare i pomodori che preferite, normalmente vengono utilizzati i pomodori ciliegino, molto buoni, io ve la propongo con i datterino, leggermente più dolci, ai quali in cottura, oltre allo zucchero ed agli aromi, aggiungo anche la buccia del limone che crea un piacevolissimo contrasto.

Vi consiglio di prepararne una dose abbondante dato che è necessario tenere acceso il forno per svariate ore, per questo motivo ho indicato ingredienti per 1 kg di pomodori, una volta cotti e raffreddati potrete tranquillamente conservarli in frigorifero per alcuni giorni.
Sono perfetti da soli come antipasto, su una fetta di pane abbrustolito, ma anche come condimento della pasta o del riso (sia caldi che freddi), su pizze e focacce e, ovviamente, per accompagnare secondi di carne o di pesce.

Insomma, io li considero un goloso passe-partout!

 

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CALAMARI RIPIENI CON POMODORI DATTERINO CONFIT

 

Ingredienti

Calamari ripieni

8 calamari medio/grandi

2 uova biologiche

Pane grattugiato qb

2 spicchi d’aglio

4-5 cucchiai di Grana Padano grattugiato

3-4 acciughe

Prezzemolo fresco qb

Basilico fresco qb

2-3 pomodori secchi

1 peperoncino

Olio evo qb

Sale integrale qb

Pepe bianco qb

Vino bianco secco qb (per sfumare)

Pomodori datterino confit

1 kg pomodorini datterino (o ciliegino)

3 cucchiai di zucchero

3 spicchi d’aglio

2 limoni biologici (buccia)

Timo fresco qb (meglio se limonato)

Sale qb

Pepe bianco qb

Olio evo qb

Preparazione

Per i pomodori datterino confit

Lavate ed asciugate accuratamente i pomodori datterino (o ciliegino). Tagliateli a metà nel senso della lunghezza e disponeteli su una teglia rivestita di carta forno (per 1 kg di pomodori ve ne servirà più di una), uno accanto all’altro e con la parte tagliata rivolta verso l’alto.

Tritate finemente l’aglio (privato dell’anima), grattugiate la buccia del limone e lavate le foglioline di timo sotto l’acqua corrente.

Cospargete i pomodorini con lo zucchero in modo uniforme, poi anche con l’aglio tritato e la buccia del limone. Distribuite sopra le foglioline di timo, salate e pepate e cospargete con un filo d’olio evo, quindi infornate a 100° per circa 3 ore (è anche possibile ridurre il tempo di cottura a un’ora e mezza/due aumentando la temperatura a 130-140°, ma il risultato è migliore con la temperatura a 100°).

Per i calamari ripieni

Pulite i calamari, staccate i tentacoli dalle sacche, eliminate la bocca, gli occhi, la pelle che riveste le sacche, la cartilagine interna e le interiora, quindi lavateli bene sotto l’acqua corrente.

Tagliate i tentacoli in piccoli pezzetti.

Fate rosolare uno spicchio d’aglio tritato con un filo d’olio evo in una padella dal fondo spesso, unite le acciughe spezzettate ed i trito di tentacoli, lasciate saltare alcuni minuti.

Versate il composto in una ciotola ed unite le uova, basilico e prezzemolo lavati e tritati ed il Grana Padano grattugiato.

Mescolate bene, regolate di sale e pepe ed unite anche il pane grattugiato, tanto quanto ve ne chiederà il composto, dovrà rimanere abbastanza morbido.

Aiutandovi con un cucchiaino, riempite le sacche dei calamari con il composto preparato, chiudetele con uno stecchino. Fate attenzione a non riempirli troppo, in cottura le sacche si ritireranno leggermente e potrebbe fuoriuscire il ripieno.

Tritate i pomodori secchi insieme al peperoncino.

Fate rosolare i calamari in una padella dal fondo spesso (anche la stessa usata precedentemente per cuocere i tentacoli) con olio, lo spicchio d’aglio schiacciato e il trito di pomodori secchi e peperoncino, salate.

Una volta rosolati bene su tutti i lati, sfumate con poco vino bianco, fate evaporare e, se necessario, unite poca acqua e fate cuocere a fiamma vivace per 15-20 minuti, comunque fino a quando saranno ben rosolati.

Eliminate gli stecchini e servite interi o affettati insieme ai pomodorini confit.

 

 

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Ovviamente la ricetta la potete trovare anche su

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A presto!

 

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Primi piatti/ Salato

Gnocchi di patate alle vongole e zucchine

 

 

Il tempo è tirannissimo ultimamente e riesco a pubblicare molto poco purtroppo.

Devo ancora riuscire a sistemare le foto della recente vacanza e farle diventare un post…

Oggi una ricettina che potete trovare anche sul sito di Territori Coop.

Loro cliente da anni, sono onorata di essere ospitata con alcune ricette nel sito aziendale.

Degli gnocchi di patate con il mare dentro!

Buona lettura e a presto!!

Un primo piatto estivo, semplice e al tempo stesso ricco che potete servire anche come piatto unico.

Se pronunciamo la parola gnocchi si apre davvero un mondo.
Gli gnocchi sono una preparazione molto diffusa e sicuramente antichissima. Per forma ed ingredienti possono essere preparati nei modi più diversi.

Spesso legati alla tradizione locale o regionale, ne troviamo di tantissimi tipi e fatti con le farine più diverse, ma anche con verdure ed ortaggi, pane raffermo e latticini, basti pensare agli gnocchi alla romana, preparati con il semolino, quelli di melanzane, oppure con il pane, i canederli o knödel, tipici della tradizione regionale dell’Alto Adige e del Trentino.
Gli gnocchi sono generalmente ‘piccoli pezzetti’ di impasto che vengono fatti bollire in acqua o brodo e successivamente conditi con le salse più differenti.

Per trovare gli gnocchi di patate nella cucina italiana è necessario risalire alla scoperta dell’America, all’ importazione e successiva coltivazione delle patate nel continente Europeo.
Solitamente vengono preparati con salsa di pomodoro, a volte anche gratinati in forno, come ad esempio gli gnocchi alla sorrentina tipici della cucina napoletana, ma in questa ricetta, siccome a me piacciono molto anche in bianco e con condimenti a base di pesce, molluschi o crostacei, li ho accompagnati a vongole e zucchine.
Sono davvero semplicissimi ed anche veloci da preparare.

Una volta pronti gli gnocchi e spurgate le vongole vi serviranno davvero pochi minuti per farle aprire in padella e preparare questo gustosissimo condimento.
Non dimentichiamo che le vongole contengono una buona quantità di proteine, sali minerali e vitamine. Sono inoltre molto ricche di ferro, elemento essenziale per il transito dell’ossigeno a tutte le cellule del nostro organismo.

Le zucchine, regine tra le verdure di questa stagione, sono ricche di vitamine e sali minerali, indispensabili per l’efficienza del nostro sistema nervoso, inoltre la presenza in grande quantità di potassio le rende un alimento molto importante per contrastare fatica e spossatezza tipici della stagione calda ed umida. La parte più preziosa della zucchina è la buccia, lo sapevate? E’ la parte più curativa, ricca di acido folico e carotenoidi, quindi non buttatela! Lavatela bene, magari spazzolandola leggermente, e consumatela anche cruda grattugiata o tagliata a listarelle nelle insalate.
Le zucchine a mio avviso si sposano molto bene con le vongole e danno anche la giusta nota di colore e sapore, rendendo questi gnocchi un piatto unico davvero gustoso, oltre che salutare e tutto sommato di facile esecuzione.

 

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GNOCCHI DI PATATE ALLE VONGOLE E ZUCCHINE

 

Ingredienti  (per 4 persone)

Per gli gnocchi

1 kg di patate (stagionate e a pasta bianca)*

300 g circa di farina macinata a pietra di tipo 1 (o farina 00, quantità a bisogno)

1 uovo medio biologico

Sale qb

Per il condimento

1 ½ kg vongole veraci

2 spicchi d’aglio

Olio EVO qb

Vino bianco secco qb

Pepe qb

Prezzemolo fresco qb

2 zucchine

Preparazione

Per gli gnocchi

Lessate le patate con la buccia (immergendole nell’acqua ancora fredda), il tempo di cottura dipende dalla dimensione delle patate, circa 15-20 minuti per patate di media dimensione. Verificate la cottura infilzandone una con i rebbi di una forchetta.

Scolatele e fatele raffreddare, ancora tiepide sbucciatele e schiacciatele con lo schiacciapatate.

Formate un foro al centro e versate l’uovo, sale qb e poca farina, iniziate a lavorare e aggiungete poca farina per volta fino a quando l’impasto ne richiede.

L’impasto sarà perfetto quando non si appiccicherà più alle mani ed avrete ottenuto un composto abbastanza liscio, elastico e comunque morbido.*

Prendete dei piccoli pezzi di impasto e, sul piano di lavoro infarinato, formate dei rotolini dello spessore di circa 1,5 cm. Con un coltello tagliate dei pezzetti di circa 2 cm e, facendo una leggera pressione, fateli rotolare sui rebbi di una forchetta, formando in questo modo un leggero incavo da un lato e delle piccole righe dall’altro.

Portate a bollore abbondante acqua salata in una pentola capiente, tuffate gli gnocchi e scolateli con una schiumarola quando vengono a galla.

Per il condimento

Prima della cottura, lavate bene le vongole sotto l’acqua corrente, eliminate quelle aperte o rotte (quindi morte) poi fatele spurgare immerse per qualche ora (circa 4 ore) in acqua salata ( 1 ½ cucchiaino di sale per ogni litro d’acqua, cambiando l’acqua almeno un paio di volte), in modo che depositino la sabbia trattenuta nelle valve.

Fate rosolare per qualche minuto gli spicchi d’aglio schiacciati in una padella capiente con l’olio EVO.

Una volta ben insaporito, eliminate l’aglio e versate le vongole, coprite e lasciatele cuocere finché saranno quasi tutte aperte (ci vorrà pochissimo, 1-2 minuti).

Aggiungete poco vino bianco e fate sfumare ancora un paio di minuti.

Non è necessario aggiungere sale perché nell’aprirsi le vongole rilasceranno un delizioso e sapido sughetto.

Alla fine unite il pepe ed il prezzemolo fresco tritato.

Sgusciate ¾ delle vongole e lasciate le altre integre, serviranno da decorazione.

Lavate le zucchine e ricavate delle piccole striscioline solo della parte verde esterna.

Filtrate il sughetto di cottura per eliminare eventuali impurità e rimettetelo sul fuoco in un padella capiente pulita.

Fatelo addensare leggermente, unite le zucchine tagliate a julienne, fatele cuocere brevemente, tolgete dal fuoco unite le vongole.

Versate nella padella gli gnocchi lessati e scolati bene, fate amalgamare il condimento scuotendo la padella e saltandoli leggermente, servite subito decorando con altro prezzemolo fresco e un filo d’olio evo.

NOTE:

*Per preparare gli gnocchi vi serviranno patate stagionate ed a pasta bianca, hanno molto più amido delle patate novelle.
*La dose di farina è indicativa, va aggiunta poco per volta, fino a quando l’impasto ne richiede. Da un impasto con troppa farina otterrete gnocchi troppo duri, da un impasto con poca farina otterrete gnocchi che tenderanno a disfarsi in cottura.
*La cottura degli gnocchi va fatta preferibilmente entro un’ora circa dalla loro preparazione, diversamente tenderanno a diventare molli.

 

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Trovate la ricetta anche su Territori Coop,

fate CLIC qui sotto!

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A presto! (…spero!)

 

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Antipasti/ Salato/ Secondi vegetariani

Pomodori gratinati ripieni di miglio, melanzane e feta

 

Adoro i pomodori gratinati!

D’estate sono un piatto unico perfetto, anche freddi, accompagnati da un’insalata mista.

Questi ripieni di miglio sono speciali.

La volete sapere la reazione di mio marito la prima volta che ha visto in cucina un sacchettino di miglio?

“Sai che mio papà questo lo dava ai canarini?”

Va beh, non credo di essere l’unica a lottare contro una famiglia prevenuta verso ingredienti inusuali…

Certo il miglio va lavorato, nel senso che ad esempio è bene cuocerlo insieme a della buccia di limone, in modo da eliminare il sapore di sacco.

Va unito a ingredienti gustosi, profumato con erbe aromatiche, arricchito con formaggio saporito.

Insomma va usata la fantasia ed il gusto, come si deve fare in cucina.

La cosa certa è che il miglio fa bene.

Un giorno (il marito) è tornato a casa per pranzo dicendo “Ma lo sai che parlavano del miglio alla radio poco fa? Dicono faccia benissimo..”

E io: “Ma dai…davvero?” Santa pazienza! Ma lo devono dire alla radio che fa bene?

Il miglio è un cereale molto antico, anche gli antichi Egizi lo conoscevano e lo coltivavano. Non è molto comune il suo consumo nel nostro continente, anche se ormai si trova facilmente in commercio sotto forma non solo di semi, ma anche di farina e fiocchi. Rappresenta invece una risorsa alimentare molto importante in alcune regioni asiatiche ed africane.

Dal punto di vista nutrizionale ha un maggior apporto proteico rispetto al frumento al riso ed al mais. Non contiene glutine, è ricco di carboidrati, fibra e di vitamine. Tra le proprietà del miglio va sottolineato l’effetto alcalinizzante.

Quindi perché darlo solo ai canarini?

Andiamo alla ricettina và!

 

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POMODORI AL GRATIN RIPIENI DI MIGLIO, MELANZANE E FETA

 

Ingredienti

(dose per 6 persone)

12 pomodori tondi a grappolo

150 g di miglio decorticato biologico

1 limone biologico

100 g formaggio feta

1 melanzana media (oppure 2 piccole)

2 spicchi aglio

olio evo qb

Parmigiano Reggiano qb

sale integrale qb

pepe bianco qb

menta fresca qb

basilico fresco qb

Preparazione

Mettete il miglio in un setaccio a maglie fini e lavatelo accuratamente sotto l’acqua corrente.

Fatelo tostare leggermente (1-2 minuti) in una padella dal fondo spesso, quindi procedete alla cottura.

Lessatelo in acqua salata bollente insieme ad una scorza di limone biologico secondo i tempi di cottura indicati sulla confezione (circa 20 minuti).

Scolatelo e tenetelo da parte.

Lavate bene le melanzane e ricavatene dei dadini, fateli saltare in una padella antiaderente dove avrete fatto soffriggere 1 spicchio d’aglio (privato dell’anima) tritato, salate e pepate, quindi unite al miglio e mescolate bene.

Sbriciolate dentro anche il formaggio feta e del Parmigiano Reggiano grattugiato (circa 3 cucchiai), spezzettate anche le foglie di basilico e di menta, aggiungete olio evo a piacere e mescolate bene.

Lavate bene i pomodori, tagliate la parte superiore e scavate la polpa aiutandovi con un coltello ed un cucchiaio.

Tagliuzzate parte della polpa ed unitela al miglio. (Con la rimanente potete preparare un’ottima panzanella, ma questa è un’altra ricetta!)

Disponete i pomodori in una pirofila leggermente unta d’olio con l’aglio schiacciato, riempiteli bene con il miglio ed infornate (forno già caldo) a 180° per circa 25-30 minuti. Comunque fino a quando avranno una leggera crosticina in superficie.

NOTE:

La regola base per molti cereali è anzitutto il lavaggio accurato, o sotto l’acqua corrente o in ammollo cambiando spesso l’acqua fino a quando non risulterà limpida e priva di impurità, poi la tostatura prima di procedere alla cottura.

La quantità di acqua da utilizzare per la cottura è di due parti di acqua per una parte di miglio.

Questi pomodori potete consumarli sia tiepidi che freddi, sia come antipasto che come piatto unico.

Vi basterà variare la quantità!

 

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Buona settimana gente!

 

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Primi piatti/ Salato

Zuppa di merluzzo, fagiolini, taccole e ceci

 

 

Oggi una ricetta che potete trovare anche su Territori Coop.

Una zuppa gustosissima, nutriente e sana.

Perché le zuppe non hanno davvero stagione, almeno per me!

Buon inizio di settimana a tutti!

Non so per voi, ma per me le zuppe non hanno davvero stagione.

Comfort food per eccellenza, quando arriva la stagione fredda, un bel piatto di zuppa è un ottimo modo per affrontarla e ristorarsi, sia fisicamente che psicologicamente.
Il sobbollire lento, gli aromi ed il profumo che si sprigionano ed avvolgono la casa, e una bella scodella di zuppa calda servita con del pane raffermo ed abbrustolito.
Ma, lasciatemelo dire, è un vero peccato vederle scomparire dalle nostre tavole con l’arrivo della stagione calda.

Io le trovo perfette anche in primavera ed in estate, magari servite tiepide o addirittura fredde, con del pane tostato condito con poco olio, e profumato con aglio ed altre aromatiche.
La nascita della zuppa è strettamente legata all’esigenza di utilizzare un alimento molto importante, il pane.

Infatti, il nome zuppa risale al gotico suppa, il cui significato è fetta di pane inzuppato, nome molto simile nelle altre lingue europee, soupe in francese, Suppe in tedesco e sopa in spagnolo. Durante il Medioevo infatti il pane aveva la funzione di piatto, veniva servita una larga fetta di pane sopra la quale si appoggiavano le altre pietanze, come la carne o il pesce. Alla fine del pasto questo pane era intriso dei liquidi e condimenti e veniva donato alla servitù che lo cuoceva con acqua e verdure ottenendo una zuppa calda e profumata.

Se in origine preparare una zuppa significava mettere nella pentola ciò che c’era in dispensa per necessità, oggi può davvero diventare un’arte culinaria divertente e semplice, spaziando tra le infinite possibilità e combinazioni che ci permette l’enorme assortimento di prodotti stagionali, spezie ed aromi a nostra disposizione.

Spesso sono dei piccoli capolavori di gusto, create con tecniche ed ingredienti semplici. Grazie poi alle influenze etniche, è possibile arricchirle di sapori e profumi nuovi, creando accostamenti insoliti e straordinari che vanno ad aggiungersi alle ricette della tradizione regionale italiana.

L’ideale è sempre utilizzare prodotti che la stagione ci offre, per sfruttarne al meglio le proprietà benefiche e nutrizionali. In questo caso fagiolini e taccole poveri di proteine ma ricchi di fibra e minerali si sposano molto bene con i ceci, chiamati anche la carne dei poveri, che di carboidrati e proteine sono invece molto ricchi.

Altro alimento molto importante da inserire nella propria alimentazione per una dieta sana è certamente il pesce; il merluzzo nello specifico ha carni con un bassissimo contenuto di grassi, ma con un buon apporto di grassi Omega 3, quelli che aiutano a ridurre il colesterolo cattivo e ad aumentare quello buono, è inoltre molto ricco di proteine e vitamine del gruppo B, oltre che di importanti minerali quali fosforo, iodio, ferro e calcio.

Insomma, utilizzando con un po’ di creatività e fantasia ed i prodotti che la stagione ci offre, possiamo racchiudere in una zuppa un vero concentrato di sapori e proprietà benefiche per il nostro organismo.

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Antipasti/ Primi piatti/ Salato

Cous cous integrale agli asparagi e piccole zucchine con fiore

 

 

Leggevo recentemente sul Corriere Salute un articolo relativo alla diseducazione alimentare dei ragazzi che risulta essere in aumento.

Dall’indagine Nazionale “Adolescenza, alimenti per crescere” realizzata dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza in collaborazione con Coop ed il patrocinio di EXPO 2015, emergono comportamenti sbagliati per quanto concerne la corretta distribuzione dei pasti nell’arco della giornata.

Se pranzo e cena vengono rispettati dai più, per colazione e spuntino di metà mattinata e pomeriggio non va molto bene.

Nello specifico tanti adolescenti, troppi, circa il 20%, dichiara di non farla mai.

“Un comportamento sbagliato e controproducente proprio per quanto concerne il controllo del peso, in quanto una non corretta distribuzione dell’apporto nutrizionale nell’arco della giornata favorisce proprio il sovrappeso e l’obesità” spiega Gianni Bona, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università del Piemonte Orientale.

“Non riusciamo a radicare negli adolescenti l’abitudine ad avere quotidianamente cinque appuntamenti con il cibo, molto differenti tra loro per composizione e quantitativi, ma tutti e cinque importantissimi” Piernicola Garofalo, Presidente della Socuatà Italiana di Medicina dell’Adolescenza. “Del resto non c’è da meravigliarsi, perchè siamo noi adulti per primi a non rispettare questi cinque momenti nutrizionali…l’impostazione complessiva delle nostre abitudini di vita, impegni lavorativi e scolastici, distanze (specie nelle grandi città) e stress hanno modificato drasticamente la vita familiare e, con essa il momento dei pasti, tradizionalmente legato alla famiglia”.

Collegato a questo, emerge il problema che molti degli intervistati ammettono di avere una dieta limitata anche durante i due ‘pasti principali’, mangiando spesso ‘sempre le stesse cose’.

Forse legato alla mancanza di tempo, o alla facile resa dei genitori, che assecondano troppo facilmente i gusti alimentari dei figli, finendo per preparare solo le cose che gradiscono, i bambini diventeranno ragazzi non abituati né propensi a provare ed assaggiare nuove pietanze e sapori.

L’articolo lo potete leggere qui.

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Primi piatti/ Salato

Mezzi rigatoni di grano duro alle fave, piselli, asparagi, speck e zafferano

Oggi vi racconto una ricetta.

Un’eccellenza italiana, la pasta di grano duro,

condita con legumi e verdure di stagione per contrastare la stanchezza

ed il calo di tono tipici della stagione.

Un primo piatto semplice ma davvero gustoso e sano, ricetta che potete trovare nel sito Territori Coop.

 

Si dice Italia all’estero, ed ecco che automaticamente pensano a pizza e pasta.
Non a torto. Gli italiani sono i primi consumatori di pasta al mondo (davanti a venezuelani e tunisini).
Ma vi siete mai chiesti quali siano le origini della pasta?

Pensate che è stato trovato un piatto di spaghetti di miglio nel nord-ovest della Cina, risalente a 4000 anni fa. Sfatata comunque la leggenda che la tradizione della pasta sia stata importata da Marco Polo di ritorno dal suo viaggio in Cina. All’epoca la pasta era già un prodotto noto nel nostro paese e, molto probabilmente, è stata introdotta in Sicilia e nel resto d’Italia con l’invasione araba.

L’invenzione e l’utilizzo della pasta secca è da attribuire, con grande probabilità, proprio ai popoli arabi, i primi a praticare la tecnica dell’essicazione, necessaria per conservare il cibo da portare durante i loro lunghi spostamenti nel deserto.

La storia della pasta ha comunque inizio quando l’uomo abbandona la vita nomade e diventa agricoltore, imparando a seminare ed a raccogliere. La storia dell’uomo che incrocia e si unisce a quella del grano, inizia così, lentamente, la storia della pasta.
Poco per volta l’uomo ha imparato a macinarlo, impastarlo con l’acqua, spianarlo e cuocerlo. Lenti progressi e passaggi fino ad arrivare all’essicazione artificiale ed alla produzione industriale di oggi, in cui dal chicco allo spaghetto, ogni singolo passaggio è automatizzato.

Grano duro e grano tenero, quali sono le differenze? Il chicco del grano duro (Triticum durum) è leggermente più lungo e traslucido, cresce bene in terreni assolati nel Sud Italia e viene tradizionalmente utilizzato per la produzione della pasta secca; mentre il chicco del grano tenero (Triticum vulgare) è tondeggiante e più opaco, preferisce il clima umido della Pianura Padana e se ne ricava la farina con la quale, anche in modo casalingo, si prepara la pasta all’uovo.

Città della Pasta per eccellenza è Gragnano, incastonata tra il golfo di Amalfi ed il golfo di Sorrento, dove da 500 anni si produce la pasta di grano duro, una delle eccellenze italiane, tramandando segreti e tradizioni di padre in figlio.

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Primi piatti/ Salato

Maltagliati al gratin con piccole zucchine, fiori e prosciutto

 

 

Preparare la pasta fresca è terapeutico.

Avete mai provato?

Mettere insieme farina e uova, lavorarle ed impastarle con le mani, con calma, tranquillità, fino ottenere della pasta fresca dà enorme soddisfazione.

Ok, ok, non sempre c’è tempo, non sempre si ha voglia di infarinare la cucina, ma prendersi ogni tanto una sosta nelle corse di ogni giorno per preparare la pasta in casa, fa bene.

Io adoro questo formato. I maltagliati.

Sono nati per recuperare gli avanzi di pasta della preparazione delle tagliatelle. Una sorta di pasta di recupero insomma.

Perfetta con i sughi di pesce, appena saltata insieme al condimento, per questa ricetta però, ho preferito arricchirla con un condimento corposo e farla gratinare nel forno.

La pasta delle giornate di festa per me è al forno.

Piccole zucchine con fiore, prosciutto ed un condimento cremoso per gratinarla, una delizia.

Ricettina e non se ne parla più!

 

 

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MALTAGLIATI AL GRATIN CON FIORI DI ZUCCHINA E PROSCIUTTO

 

Ingredienti per 4 persone

Per i maltagliati

300 g farina di grano tenero tipo 00

3 uova biologiche

Besciamella

40 g burro biologico

40 g farina di riso biologica

3 dl latte

1 dl acqua

sale, pepe, noce moscata qb

Farcia

1 albume

1 tuorlo

50 g Grana Padano grattugiato

120 g prosciutto cotto

4-5 piccole zucchine con fiore

1 spicchio d’aglio

prezzemolo fresco qb

sale, pepe bianco qb

olio evo qb

Preparazione

Maltagliati

Setacciate la farina sul piano di lavoro, disponetela a fontana e formate un piccolo buco. Rompete un uovo nella ciotola quindi versatelo al centro della fontana. Ripetete con le altre due uova ed iniziate ad amalgamare la uova alla farina, sbattendo leggermente al centro con una forchetta.

Quando le uova sono abbastanza incorporate, iniziate a lavorare l’impasto con le mani, fino ad ottenere un panetto liscio ed omogeneo. Avvolgete la pasta nella pellicola alimentare e fatela riposare per 30 minuti.

Trascorso il tempo di riposo, dividete l’impasto in piccoli panetti ed iniziate a tirare la pasta con la macchina apposita, senza ripiegarla e diminuendo lo spazio tra i rulli progressivamente fino ad ottenere lo spessore desiderato. Per preparare i maltagliati io consiglio la penultima o ultima posizione (io ho tirato fino all’ultima, molto sottile); stesa bene la pasta ritagliate con il coltello i maltagliati. Solitamente vengono tagliati a forma di rombo, io li taglio invece in modo irregolare e casuale, rispettando solo la dimensione.

Besciamella

Sciogliete il burro a fuoco basso, versate la farina mescolando con una frusta, fino ad ottenere una crema liscia. Appena il composto inizia a sobbollire (non deve prendere colore), versate il latte e l’acqua mescolati insieme e mescolate bene per evitare il formarsi di grumi.

Salate, pepate ed unite anche la noce moscata, quindi portate ad ebollizione, sempre mescolando, e a fuoco dolce, fino a quando il composto inizierà ad addensarsi. Tenete da parte.

Assemblaggio e cottura in forno

Tritate il prosciutto cotto; lavate le zucchine e tagliatele a rondelle, tagliate anche i fiori eliminando il pistillo interno. Fate soffriggere lo spicchio d’aglio schiacciato con poco olio in una padella antiaderente, unite le zucchine e fatele cuocere per alcuni minuti, unite i fiori di zucchina e spegnete.

Cuocete la pasta in acqua bollente salata per un paio di minuti e scolatela al dente.

Preparate il condimento mescolando la besciamella con il tuorlo, il prezzemolo tritato, il Grana grattugiato, il prosciutto, le zucchine con i fiori e l’albume precedentemente montato a neve.

Mescolate bene la pasta al condimento, e versatela in una pirofila precedentemente imburrata. Cospargete con altro Grana Padano grattugiato e qualche fiore di zucchina.

Cuocete in forno già caldo a 180°C per circa 20-25 minuti, comunque fino a quando sarà ben gratinata la superficie.

 

 

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Buona settimana!

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