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Salato

Antipasti/ Salato/ Secondi vegetariani

Quiche di riso e orzo agli agretti e provolone

 

“L’uomo veramente libero è colui che rifiuta un invito a pranzo

senza sentire il bisogno di inventare una scusa”

Jules Renard

Non so se è così anche per voi, ma per me la primavera è la stagione della rinascita, la attendo sempre con tanta impazienza.

È la stagione delle passeggiate, delle corsette mattutine, delle erbette spontanee da raccogliere, della frutta colorata, dei fiori e dei profumi nell’aria.

Le giornate decisamente più lunghe e tante ore in più da potersi godere all’aria aperta.

In primavera, in cucina, ci si può davvero sbizzarrire con frutta e verdura; andare a fare la spesa è un vero piacere, tante sono le verdure e i legumi freschi a disposizione.

Gli agretti, noti anche con il nome di barba di frate, sono una verdura tipica primaverile, un vero toccasana per la salute, disintossicanti e poveri di calorie, si possono anche mangiare crudi.

Io li preferisco lessati o cotti al vapore, conditi semplicemente con sale, pepe, olio e limone; si prestano molto bene alla preparazione di quiche, torte salate e frittate.

Questa quiche la potete servire come antipasto, magari insieme ad una insalata con rucola e misticanza, oppure anche come secondo o piatto unico accompagnandola ad una insalata magari un po’ più robusta.

Ricettina?

 

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QUICHE DI RISO E ORZO AGLI AGRETTI E PROVOLONE

Ricetta brisée di M. Roux dal libro “Frolla e Sfoglia”

Ingredienti

Pasta brisée

150 g farina d’orzo biologica

100 g farina di riso biologica

160 g burro biologico freddo

1 uovo biologico

1 cucchiaio latte freddo

½ cucchiaino sale

semi di sesamo nero e bianco

Farcia

3 uova biologiche

200 ricotta di mucca biologica

50 ml panna fresca

50 g Grana Padano grattugiato

50 g provolone piccante

sale e pepe qb

1 limone non trattato (buccia)

1 mazzetto di agretti

Preparazione

Pasta brisée

Potete prepararla a mano impastando velocemente tutti gli ingredienti, oppure utilizzare la planetaria (con il gancio) . Se lo fate a mano mettete in una terrina la farina precedentemente setacciata, fate una fontana e mettete il burro al centro, ben freddo e tagliato a pezzetti, il sale e l’uovo. Lavorate velocemente fino ad ottenere un composto grumoso, quindi aggiungete il latte e lavorate bene fino ad ottenere un impasto compatto. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola per alimenti e fatela riposare in frigorifero per almeno un’ora.

Preriscaldate il forno a 190°.

Stendete la brisée su una spianatoia infarinata in una sfoglia di circa 3 mm di spessore. Adagiatela su uno stampo imburrato ed infarinato (o foderato di carta forno), fatela aderire bene e ritagliate i bordi. Bucherellate il fondo con i rebbi di una forchetta e mettete in frigorifero per una decina di minuti.

Procedete con la cottura in bianco, coprendo il fondo del vostro guscio di brisée con della carta da forno coperta con dei pesi (io fagioli secchi). Cucocete in forno ben caldo a 190° per 15 minuti. Estraete del forno.

Con la pasta avanzata potete ritagliare dei piccoli rombi, cospargerli di semi di sesamo nero e bianco, e ‘fissarli’ passando sopra delicatamente il matterello. Potete distribuirli intorno alla quiche come a formare una decorazione del bordo, oppure semplicemente disporli su una teglia coperta di carta forno e cuocerli per pochi minuti in forno bene caldo.

Farcia

Eliminate le radici degli agretti e lavateli bene sotto l’acqua corrente per eliminare tutta la terra. Lessateli in acqua bollente salata per 3-4 minuti. Scolateli e tuffateli in acqua fredda (io nell’abbattitore di temperatura) sia per fissare il colore verbe brilante che per fermare la cotttura. Scolateli e spuzzateli di succo di limone. Tenete da parte.

Sbattete le uova, unite la ricotta, la panna, il Grana Padano grattugiato, sale pepate e sbattete bene, unite anche il provolone tagliato a pezzetti e della buccia di limone grattugiata a piacere.

Versate il composto sulla base della quiche, disponete gli agretti lessati a ciuffetti.

Infornate per altri 30-35 minuti circa.

 

NOTE:

Potete preparare la pasta brisée anche utilizzando il robot da cucina, versate tutti gli ingredienti ed il burro ben freddo tagliato a pezzetti, azionate fino a quando si formerà una palla.
Michel Roux non ne sarebbe felice, ma quando c’è poco tempo anche questo è concesso!

 

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Buona settimana gente!

 

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Primi piatti/ Salato

Risotto con fave e seppie

 

Che sia un caso?

Certo che no. La natura non fa nulla ‘a caso‘.

Il fatto che fave, piselli e fagioli siano tra i prodotti di stagione in primavera…

Lo sapevate che contengono L.Dopa, precursore dell’adrenalina, l’ormone che ci rende più reattivi e con tanta voglia di fare?

…e in primavera ci sentiamo sempre tutti un po’ stanchi e giù di tono.

Le fave sono molto ricche di proteine e povere di grassi. Grande fonte di ferro e di acido folico, contengono anche elementi che aiutano ad abbassare il colesterolo.

Insomma, non resta che approfittare di questo periodo in cui si possono trovare fresche e sbizzarrirsi con tante diverse preparazioni.

Oggi io vi propongo un risotto sbirciato su Sale & Pepe.

Ricettina suvvia!

Continue Reading…

Antipasti/ Salato

Uovo in crosta su insalatina, avocado, mela verde, bacon e mandorle

 

“Rispetto l’uovo per il genio che dimostra in tutti i tipi di cottura.

Mi sembra che sia un alimento sottovalutato,

invariabilmente messo in ombra da ingredienti costosi e di lusso.”

Michel Roux

Amo le uova, credo di averlo già detto tante volte.

Nella mia cucina ci sono sempre. Rigorosamente biologiche.

Perché biologiche?

Perché sono uova di galline felici. Galline che possono stare all’aperto, libere di muoversi e razzolare; alimentate in modo naturale senza impiego di antibiotici.

Sono uova sane.

Quando acquistate le uova, controllate il codice identificativo.

Lo ‘0’ identifica le uova biologiche, niente cure antibiotiche e densità nel pollaio accettabile ed etica.

Poi man man o che il numero aumenta, da ‘1’ a ‘3’, peggiorano le condizioni di vita delle galline, e di conseguenza anche la qualità del prodotto finale, l’uovo.

Si, costano un po’ di più,è vero. Ma in tutta onestà io risparmio su altre cose, non sulla salute.

Ricordate che il guscio è una barriera naturale contro germi e batteri; non utilizzate uova con il guscio danneggiato.

Le uova vanno controllate, quindi sgusciate in una ciotolina per verificare che siano fresche, poi unitele al vostro composto, impasto o altro.

Le uova vanno tenute in un posto fresco, ma andrebbero tolte dal frigorifero un paio d’ore prima del loro utilizzo per consumarle al meglio.

Gli albumi si possono conservare per qualche giorno in frigorifero e per alcune settimane in congelatore; gli albumi vecchi di qualche giorno sono perfetti per preparare meringhe, pavlova e macaron.

Questa ricetta l’ho sbirciata in libreria, in un libro sfogliato che non ho acquistato e di cui non ricordo il titolo…

L’ho ovviamente modificata perché sono andata a memoria.

Antipasto? Secondo? Piatto unico?

Quello che preferite, cambierete le quantità di conseguenza.

Dai, ricetta!

 

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UOVO IN CROSTA SU INSALATINA, AVOCADO, MELA VERDE, BACON E MANDORLE

Ingredienti

Dose per 4 persone

Per le uova in crosta

4 uova biologiche (+ 1 per la panatura)

4 cucchiai di pane grattugiato

2 cucchiai di farina di riso

3 cucchiai di mandorle a lamelle

olio di semi di arachide per friggere

sale e pepe qb

Per l’insalata

insalatina mista (misticanza, rucola..)

1 avocado

1 mela Granny Smith

70 g pancetta stufata (tipo bacon)

mandorle a lamelle qb

sale integrale qbpepe bianco qb

olio evo qb

1 lime

Preparazione

Per le uova in crosta

Preparate le uova sode. Mettete le 4 uova in una pentola sui fuoco medio coperte con abbondante acqua fredda. Appena l’acqua bolle, abbassate la fiamma (cuocendo in acqua in forte bollizione gli albumi diventano grumosi) e continuate la cottura per 6 minuti (dopo che l’acqua ha iniziato a bollire). Trasferitele in acqua fredda e sgusciatele.

Tritate nel mixer le mandorle insieme al pane grattugiato.

Sbattete l’uovo rimasto in un piatto fondo con sale e pepe, versate la farina di riso in un piatto e il pane grattugiato con le mandorle in un altro. Passate le uova prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto e infine nel mix di pane grattugiato e mandorle.

Scaldate bene l’olio (quando è pronto, immergendo uno stecchino di legno si formeranno delle bollicine tutto attorno) quindi friggete le uova per un paio di minuti, avendo cura di girarle per farle dorare da tutti i lati. Scolatele e fatele asciugare su della carta per fritti.

Per l’insalata

Lavate accuratamente le insalatine e la rucola. Sbucciate l’avocado, eliminate il nocciolo e tagliatelo a fettine. Lavate bene la mela, eliminate il torsolo e tagliatela a fettine sottili. Uniteli all’insalata.

Fate rosolare la pancetta in una padella antiaderente (o al forno) fino a farla diventare bella croccante; tostate le mandorle a lamelle in un altro padellino antiaerente.

Condite l’insalatina con sale, pepe ed un’emulsione di olio evo e lime.

Presentazione del piatto

Servite con un fondo di insalata un uovo in crosta tagliato a metà, finite con del bacon croccante e mandorle tostate.

 

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Buon fine settimana gente!

 

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Primi piatti/ Salato

Risi e bisi

 

 

Un piatto che adoro. Riso e Piselli.

Io sono di parte.

Si, perché il riso lo amo tanto.

Questo poi è un piatto che, confesso, preparo anche in inverno con i piselli surgelati.

Non è la stessa cosa, ok…ma anche se non utilizzate i baccelli nella preparazione, viene buonissimo comunque.

Risi e bisi è una ricetta della tradizione veneta, se ne trovano diverse varianti soprattutto nelle zone di Venezia e Vicenza.

Tipico piatto primaverile ed estivo, proprio perché la ricetta originale prevede l’utilizzo dei piselli freschi e delle bucce. Non si butta nulla.

Tradizionalmente questo piatto veniva offerto al Doge il 25 Aprile, giorno della Festa di San Marco, ed è ancora diffuso nei territori anticamente dominati dalla Serenissima, Grecia, Turchia e Libano.

La cosa curiosa è che potrebbe anche essere un piatto di origine bizantina. La Serenissima aveva infatti intensi scambi commerciali con l’Oriente, dove il riso viene solitamente abbinato alle verdure.

Io di solito prediligo il Carnaroli per i risotti, in questa ricetta però, a metà strada tra la minestra ed il risotto, è consigliato l’utilizzo del Vialone nano, proprio per la sua caratteristica di assorbire bene il condimento.

Dovrete pertanto fare attenzione alla preparazione, portando il riso a fine cottura alla giusta consistenza, né troppo asciutto, né troppo brodoso.

Ricettina?

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RISI E BISI

Ingredienti

Dose per 4 persone

1 kg di piselli freschi (con i baccelli)

1 lt ca di brodo vegetale (carota sedano e cipolla)

1 cipolla dorata

350 g riso (preferibilmente Vialone nano)

40 g burro biologico

60 g pancetta in una sola fetta

prezzemolo fresco qb

50 g Grana Padano grattugiato

olio evo qb

sale qb

pepe bianco qb

Preparazione

Preparate un brodo vegetale con una carota, una costa di sedano e una cipolla.

Sgranate i piselli e metteteli da parte. Lavate bene i baccelli (bucce dei piselli) e lessatele per circa mezz’ora in acqua salata; scolateli, frullateli a passate la purea ottenuta al setaccio. Aggiungete questa purea al brodo vegetale che avete preparato (io ne metto solo una parte).

In una pentola dal fondo spesso fate rosolare la cipolla tritata con poco olio evo. Unite la pancetta tagliata a dadini, fate rosolare per qualche istante e poi unite il riso. Fatelo tostare bene, quindi aggiungete anche i piselli sgranati. Iniziate a bagnare con il brodo caldo, un mestolo alla volta.

Portate il riso a cottura, aggiungendo il brodo poco per volta, man mano che quello aggiunto in precedenza sarà ben assorbito. Toglietelo dal fuoco al dente e non asciutto, deve rimanere bello morbido.

Mantecate con il burro ed il Grana Padano, unite il prezzemolo fresco, una grattugiata di pepe e servite subito.

NOTE:

La ricetta originale prevede l’utilizzo di vino bianco secco per sfumare il riso. Io non amo molto il vino in questo risotto e non lo utilizzo.

 

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A presto gente!

 

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Primi piatti/ Salato

Zuppa di cannellini, calamari e merluzzo al timo

 

Eccomi a scrivere a tarda sera.

Preparo il post in velocità dopo aver docciato e messo a nanna le mie ragazze.

Durante il giorno le cose da fare sono tantissime, siamo state travolte letteralmente da questo grande e bellissimo progetto che è IFOOD.

Dietro a questo progetto, negli ultimi mesi, davvero tanto lavoro. Una squadra grandiosa ed affiatata che non si è fermata un attimo.

Io sono ancora incredula. Di tanto in tanto mi fermo ad ammirarlo, le foto bellissime, le ricette, i racconti…

E mi sento grata.

Enormemente grata e onorata per aver potuto partecipare e contribuire a tutto questo.

GRAZIE a tutti!

So che ho stalkerato un po’ di persone nelle ultime settimane ma, dite la verità, non è bellissimo?

 

Voi dite comfort food e io penso ad una zuppa.

Cosa c’è di meglio per coccolarsi di una zuppa calda e profumata?

Questa, con fagioli cannellini, profumatissimi calamaretti e morbido merluzzo, vi assicuro, è una delizia.

Dai, dai, ricettina!

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Salato/ Secondi di pesce

Baccalà alla vicentina, la ricetta della mamma

 

 

Il Baccalà.

Da precisare intanto che qui in Veneto, quando parliamo di baccalà, intendiamo lo stoccafisso, ovvero un merluzzo nordico e, precisamente, il Merluzzo Artico Norvegese che anzichè salato, viene seccato ai venti del Nord.

E’ interessante sapere che lo stoccafisso è un’importante voce delle esportazioni di diversi paesi, in particolare della Norvegia ma, soprattutto, che i due terzi delle suddette esportazioni sono verso l’Italia.

Ricette del baccalà alla vicentina ne troverete tantissime e leggermente diverse tra loro, se volete quella originale andate sul sito della Confraternita del Bacalà.

Il titolo del loro articolo incipit della ricetta a me fa morire dal ridere‘Una mummia commestibile? Il baccalà’.

Ecco, a mio avviso, rende davvero bene l’idea.

Un pesce legnoso, duro e stopposo, grazie a queste ricette tradizionali, viene tramutato in piatti meravigliosi.

Varianti insomma ne troverete tante.

C’è chi lo lascia in pezzi grossi e consiglia quindi di non romperlo, chi mette meno acciuga e cipolla, chi mette l’aglio e chi no, chi la farina non la mette, insomma di tutto e di più.

Su alcune cose però non si transige. Il pesce dev’essere di eccellente qualità (la Ragno delle Isole Lofoten è considerata la qualità migliore), così come l’olio, di cui il piatto abbonda.

Infine, per quanto riguarda la preparazione, durante la cottura il pesce non si deve muovererimestare.

Io vi propongo la ricetta che fa da sempre mia mamma.

Nella ricetta originale la cottura dovrebbe essere sul fuoco, lenta e molto lunga, intorno alle 4 ore.

Per praticità mia mamma lo cuoce al forno e, con il suo sistema (pratico, veloce ed economico), secondo me viene perfetto.

Morbido, ma con una crosticina spettacolare in superficie.

 

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BACCALA’ ALLA VICENTINA

Ingredienti

Dose per 6 persone

600 g di stoccafisso secco

250 g di cipolle bianche

4-5 acciughe

5 dl ca di latte

40 g Grana Padano grattugiato

farina qb

prezzemolo fresco tritato qb

olio evo qb (ca 200- 250 ml)

sale qb

pepe qb

Preparazione

Ammollate lo stoccafisso in acqua per 48 ore, cambiando l’acqua frequentemente (ca ogni 4 ore). Eliminate la pelle e le spine, quindi tagliate la polpa del baccalà a pezzetti.

Tritate le cipolle. Scaldate poco olio in una padella antiaderente e fate sciogliere le acciughe, unite le cipolle tritate e lasciate cuocere per una decina di minuti. A cottura ultimata, a fuoco spento, unite anche il prezzemolo tritato.

Infarinate leggermente i pezzi di baccalà (che devono essere belli asciutti), avendo cura di eliminare la farina in eccesso. In una pirofila fate uno strato con qualche cucchiaiata di soffritto, quindi disponete sopra tutti i pezzi di baccalà infarinato. Versate sopra le cipolle, l’olio EVO, quindi anche il latte (deve coprire tutto a filo), il Grana Padano grattugiato, salate e pepate.

Infornate la pirofila a 170° C per un’ora coperta con un foglio di alluminio. passato il tempo, togliete l’alluminio e continuate la cottura per altri 20-30 minuti. Dovrà asciugare e fare una bella crosticina sopra.

E’ consigliabile farlo riposare una notte prima di servirlo.

Servitelo caldo, accompagnato con della polenta a fette passata sulla griglia.

 

Il baccalà alla vicentina nella versione di mamma Anna.

 

 

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Buona settimana!

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Salato/ Secondi di carne

Polpettine di tacchino con dadolata di verdure

 

 

 

Sono già in mood primaverile.

Si capisce un po’ dai colori di queste foto no?

Negli ultimi giorni qui al nord, sole non pervenuto, tempo grigio, umidità…

E la voglia di primavera sopraggiunge.

Va beh, lo sapete ormai che c’ho un debole per le polpette e per il sedano rapa

Questo piatto, qui a casa mia, fa diventare tutte le faccine sorridenti.

E’ gustoso e colorato, io a volte lo accompagno con del riso pilaf e diventa un ottimo piatto unico.

Per necessità, io metto la carota anche dentro alle polpette stesse, ché la piccoletta le carote non  le mangia come contorno, quindi devo trovare dei trucchetti per fargliele ingerire.

Portate pazienza, ma ultimamente i miei post sono molto stringati e veloci, lo so…

Li preparo davvero di corsa.

Il momento è frenetico, ma felice, sono tante le cose belle in cantiere e presto ve le potrò anche raccontare!

Ricettina?

Dai andiamo a veder come ho preparato queste polpettine di tacchino con dadolata di verdure!

 

 

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POLPETTINE DI TACCHINO CON DADOLATA DI VERDURE

Ingredienti

Dose per 4 persone

1 petto di tacchino (ca 500 g)

2 fette di pancarrè

50 g Grana Padano

latte qb

2 spicchi aglio

1 scalogno

1 uovo biologico

aromatiche fresche (salvia, rosmarino, timo)

½ sedano rapa

2-3 coste di sedano verde

3 carote grandi

1 scalogno

pane grattugiato qb

olio evo qb

sale integrale qb

pepe bianco qb

 

Preparazione

Tagliate il tacchino a pezzettoni, e fatelo cuocere in una padella antiaderente abbastanza capiente, con un filo d’olio, lo spicchio d’aglio privato dell’anima, mezza carota tagliata a pezzettini e delle foglie di salvia. Spezzettate il pancarrè ed ammollatelo con poco latte. Versate il tacchino nel cutter e tritatelo insieme al pancarrè strizzato bene, l’uovo, il Grana Padano, sale, pepe e delle altre aromatiche a vostro piacere (prezzemolo, timo).

Verificate la consistenza del composto, se troppo morbido aggiungete poco pane grattugiato, quindi prendete poco composto (una cucchiaiata ca) e con le mani bagnate formate delle polpettine rotonde che passerete nel pane grattugiato. Fatele riposare in frigorifero per una mezz’ora.

Nel frattempo preparate la dadolata di verdure di stagione, tritate finemente aglio e scalogno e tagliate le restanti verdure a dadini possibilmente della stessa misura. Nella stessa padella in cui avete cotto in tacchino, rosolate prima aglio e scalogno, quindi aggiungete la dadolata di verdure, regolate di sale e pepe, se necessario aggiungete poca acqua. Non devono diventare troppo morbide ma mantenere la loro consistenza.

Una volta cotte, spostatele in un piatto ed utilizzate la stessa padella per rosolare le polpettine; versate nella padella un filo d’olio e rosolatele bene da tutti i lati. Non dovranno rimanere molto sul fuoco perché la carne è già cotta. Quando saranno belle rosolate unite la dadolata di verdurine, scaldate insieme per pochi minuti, cospargete generosamente di prezzemolo e servite.

Servite insieme a piacere anche del riso pilaf, diventerà un ottimo piatto unico.

 

 

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Buona settimana

e sempre #solocosebelle

 

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Antipasti

Zucca alla griglia, pancetta croccante e ricotta affumicata

 

“Or che i sogni e le speranze

si fan veri come fiori,

sulla Luna e sulla Terra,

fate largo ai sognatori!”

Gianni Rodari

 

La zucca mi piace troppo, lo sapete.

La uso tantissimo in cucina, e alla griglia mancava.

Nel blog intendo, l’ho preparata in tanti modi ma ancora non c’era nessuna ricetta con la zucca alla griglia.

Ho preso spunto per questa ricetta da una rivista letta durante una seduta dal parrucchiere.

Ricetta…forse non si può nemmeno considerare tale, data la facilità con la quale si prepara questo piatto.

Trattasi forse più dell’assemblaggio di tre prodotti molto buoni, che insieme fanno un buon piatto, ecco.

Quando per la prima volta il mio spacciatore di cose buone ( leggasi Paolo della omonima Gastronomia) mi ha proposto questa pancetta mi sono pure fatta una bella risata…

Si, perché tu chiedi un etto e mezzo di pancetta e lui ti dice “Guarda, ti propongo questa della Giovanna Capitelli“.

Eccheé? Una pancetta firmata?

In realtà poi mi sono documentata ed è la pancetta stessa che si chiama Giovanna, e comunque aveva ragione, perché è davvero buona.

Poi non vi dico la faccia del marito la prima volta che gli ho chiesto di comperarla, “Prendi anche un po’ di pancetta, la Giovanna Capitelli”…

La sua faccia era un grandissimo punto interrogativo, eh eh eh …

Vabbé, aneddoti a parte, io ora vi lascio che sono nuovamente in partenza.

Oggi tante cose da fare, un trolley da imbastire, amiche-socie-compagne di avventura da raggiungere domani.

Vado. I sogni si stanno concretizzando e  ci aspettano!

 

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Pane & Lievitati/ Salato

Grissini con lievito madre

 

 

Allora. E’ ufficiale.

Quando si parte con il lievito madre, non se ne esce più.

Lui cresce, lo devi rinfrescare, si blobbizza bene e tu lo devi utilizzare, metterlo al lavoro.

Non ho fatto cose troppo elaborate fino ad ora, ma quelle che ho fatto mi hanno dato tanta soddisfazione.

Questi grissini li ho fatti e rifatti un sacco di volte.

Primo perché le foto non mi piacevano mai, secondo perché la famiglia li ha graditi un sacco e proprio per questo ne faccio sempre una dose doppia rispetto agli ingredienti indicati nella ricetta qui sotto.

Quindi se riuscite a farvi spacciare un po’ di lievito madre provateli!

Ovviamente non utilizzate il lievito subito, lui deve adattarsi a voi e va rinfrescato per qualche settimana prima di metterlo in uso.

Cosiderate che, una volta rinfrescato, dovrebbe raddoppiare nel giro di 3/4 ore.

A questo punto lo potrete utilizzare, e vi darà tante soddisfazioni!

Magari non arriveranno subito, e non sarete subito soddisfatti dei risultati ottenuti, ma non demordete e riprovate!

Questi grissini ad esempio sono semplicissimi e potrebbero essere una delle prime cose da provare a fare!

Poi sono anche buonissimi quindi…

Ricettina dai!

 

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GRISSINI CON LIEVITO MADRE

Ricetta tratta dal libro “Come si fa il pane” di Emmanuel Hadjiandreou

Ingredienti

Dose per 15-20 grissini:

200 g farina macinata a pietra tipo 1

4 g di sale integrale (3/4 di cucchiaino)

100 g di lievito madre rinfrescato

110 ml acqua calda

20 ml olio evo

Fior di sale di Cervia qb

Preparazione

In una ciotola piccola mescolate la farina ed il sale. Questi sono gli ingredienti secchi.

In una ciotola più grande, mescolate il lievito madre con l’acqua, amalgamateli bene quindi aggiungete anche l’olio evo. Questi sono gli ingredienti umidi.

Unite gli ingredienti secchi a quelli umidi e mescolate bene, fino a quando il composto sta insieme.

Coprite con la ciotola più piccola e fate riposare per 10 minuti.

Trascorsi i 10 minuti, lasciando l’impasto nella ciotola, tirate un pezzo di impasto da un lato e premetelo al centro. Continuate girando la ciotola e facendo la stessa operazione lungo tutto il bordo dell’impasto. Dovreste impiegare circa 10 secondi, vedrete che l’impasto inizia a fare resistenza.

Coprite nuovamente a lasciate riposare altri 10 minuti.

Ripetete due volte le fasi 5 e 6. Quindi ancora la fase 5 e lasciate riposare per 1 ora.

Cospargete il piano di lavoro con della farina e trasferitevi sopra l’impasto.

Appiattitelo con le dita fino ad ottenere un rettangolo spesso circa 5 mm.

Coprite con della pellicola e lasciate riposare per 15 minuti.

Trascorso il tempo, tagliate il rettangolo con un coltello affilato, a striscie larghe ca 1 cm.

Tirate ogni grissino per allungarlo leggermente e disponetelo su una teglia rivestita di carta forno.

Fate lievitare in luogo fresco per circa 2 ore.

Mezz’ora prima di infornare, accendete il forno alla massima temperatura (240°). Fate scaldare una teglia sul fondo e tenete da parte una tazza di acqua.

Infornate i grissini, versate la tazza di acqua nella teglia sul fondo ed abbassate la temparatura a 180°.

Cuocete per circa 20 minuti, comunque fino a quando saranno belli dorati.

Fate raffreddare su una griglia.

NOTE:

Io di solito ne preparo il doppio di questa dose.
Potete prepararli al naturale, cosparsi di sale come in questa ricetta, oppure mescolare all’impasto dei semi tipo sesamo o papavero.
Serviteli insieme a delle salse, al posto del pane…in ogni modo li servirete finiranno in un nanosecondo!

 

 

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 Buon S. Valentino e buon fine settimana gente!

Tanto LOVE per tutti!

 

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Salato/ Secondi di carne

Gratin di pollo e carciofi … e altri ‘prodotti di stagione’

 

Tra i prodotti di stagione c’è anche lui, lo streptococco.

Normalmente arriva quando è meno gradito, cioè durante le feste o, nel nostro caso nel bel mezzo del corso di sci.

Sicuramente non arriva il lunedì, ché il pediatra è disponibile, macché.

Lui preferisce i pre-festivi, venerdì sera o sabato, così, giusto per regalarti due belle nottate di febbre alta, spugnature e antifebbrili vari…

Lui ama molto i bambini, soprattutto quelli dai tre anni in su e li segue fino alla fine dell’adolescenza.

I suoi spostamenti avvengono attraverso l’aria.

Si, lui salta da un bimbo all’altro a cavallo di goccioline di saliva, con uno starnuto, un bel colpetto di tosse o una risata, si sposta così (il maledetto).

E si è fatto anche furbo lui, il signor strpetococco, resistendo agli antibiotici, in alcuni casi.

Lo sapevate che sono state trovate tracce di streptococco pure negli affreschi della Villa dei Misteri a Pompei?

Ecco, lui si diverte a rompere le scatole pure lì, minacciando di rovinare i colori dei dipinti.

Credo si sia capito come abbiamo passato il fine settimana…altro che montagna, sole, neve e sci.

Meglio che interrompa i miei deliri di mamma che non ha dormito per due notti e, con un occhio aperto e l’altro con  palpebra calante, vi lascio alla ricetta.

Buona settimana gente!

Io vado a chiudere anche l’altro occhio sul divano.

 

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GRATIN DI POLLO E CARCIOFI

Ingredienti per 4 persone

5-6 carciofi

450 g petto di pollo

2 uova biologiche

4 cucchiai di Parmigiano Reggiano

2 spicchi d’aglio

1 limone

1 manciata di mandorle (non pelate)

pane grattugiato

prezzemolo fresco qb

olio EVO qb

burro qb

sale integrale qb

pepe nero qb

Preparazione

Mondate i carciofi, eliminate le foglie esterne più dure, tagliate la punta e sbucciate il gambo, eliminandone una parte se molto lungo. Tagliateli in quattro spicchi ed eliminate la barba interna con uno spelucchino. Tuffateli subito in una bacinella con acqua fredda e acidulata con del succo di limone, per evitare che anneriscano.

Tagliateli a fettine sottili e metteteli a cuocere in una padella abbastanza capiente, dove avrete fatto precedentemente rosolare lo spicchio d’aglio, privato dell’anima e tritato (o intero e schiacciato se non gradite ingerirlo e preferite toglierlo).

Unite poca acqua calda e lasciateli cuocere coperti fino a quando saranno morbidi. Regolate di sale e pepe e tenete da parte.

In un’altra padella antiaderente cuocete il petto di pollo ridotto in piccoli straccetti con poco olio EVO e lo spicchio d’aglio schiacciato. Se necessario, aggiungete poca acqua e lasciate cuocere bene, regolate di sale. Togliete dal fuoco, eliminate l’aglio e fate raffreddare.

Una volta raffreddato leggermente, versate il pollo in un contenitore capiente, unite le uova e parte del Parmigiano grattugiato.

Aggiungete anche del prezzemolo spezzettato con le mani, ed i carciofi. Mescolate bene per amalgamare gli ingredienti, quindi versate in una pirofila, livellate bene il composto con un cucchiaio.

Nel mixer tritate, il pane grattugiato con il rimanente Parmigiano, le mandorle ed il prezzemolo.

Cospargete il trito sopra al pollo con i carciofi, distribuite sopra dei piccoli pezzetti di burro e cuocete in forno ben caldo per circa 15-20 minuti a 190-200°.

Per far dorare bene la superficie, utilizzate la funzione grill per gli ultimi minuti di cottura.

 

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Antipasti/ Contorni/ Salato

Sformatini di sedano rapa, patate e noci pecan

 

 

Giornata tersa, fredda ma con un sole meraviglioso, oggi.

Dopo aver portato le ragazze a scuola, ho fatto shopping mattutino nell’Azienda Agricola preferita, e fatto la mia scorta settimanale di prodotti di stagione.

Tra questi c’è anche lui, il sedano rapa. Quanto mi piace.

Lo metto davvero un po’ dappertutto, e lo uso nei modi più disparati questo ortaggio ‘da radice’.

Conosciuto anche come Sedano di Verona, si coltiva qui nel nord Italia e si raccoglie da metà agosto fino a novembre ma, conservandosi circa quattro mesi, lo si può trovare in vendita anche in questo periodo.

Ha pochissime calorie, ma tanta fibra, vitamine e sali.

Perfetto nelle frittate, nella pasta, nel riso, nelle insalate anche crudo, ma anche fritto, al vapore, impanato, al forno…

Oggi ve lo propongo sotto forma di sformatino.

Buono, sano e pure carino da presentare.

Che dite, andiamo alla ricetta?

 

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SFORMATINI DI SEDANO RAPA, PATATE E NOCI PECAN

Ingredienti

300 g sedano rapa (cotto al vapore)

300 g patate (cotte al vapore)

50 g Grana Padano

1 uovo biologico

1 manciata abbondante di noci pecan

prezzemolo fresco

20 g burro

sale integrale qb

pepe bianco qb

pane grattugiato qb

 

 

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Accendete il forno a 200°.

Nel robot da cucina frullate il sedano rapa e le patate, precedentemente cotti al vapore.

Unite l’uovo, il Grana Padano, il burro (tenetene poco per ungere gli stampini) poco prezzemolo, un po’ di noci pecan e frullate ancora.

Spennellate di burro 4 stampini in alluminio, cospargeteli di pane grattugiato e disponete sul fondo alcune noci tritate grossolanamente.

Versate il composto dentro agli stampini pressando leggermente e livellandolo.

Infornate a 200° per circa 20-25 minuti.

Fate raffreddare leggermente, quindi sformate aiutandovi con un coltello.

Servite ancora caldo decorando con foglie di prezzemolo o noci pecan.

Se li preparate in anticipo, una volta sformati potete riscaldarli in forno per alcuni minuti.

NOTE:

Può essere servito come antipasto, ad esempio con una fondutina di formaggio, oppure come contorno, ad accompagnare dei secondi, sia di carne che di pesce.

 

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Bye!

 

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