Si tratta di una varietà di broccolo inserita nell’elenco dei prodotti tipici veneti.
Viene coltivato sulle colline di Creazzo, a poca distanza da Vicenza.
Il suo nome, Fiolaro, deriva da i fioi (figli), cioè le cimette, i germogli lungo il fusto della pianta, che insieme alle foglie più giovani sono la parte più gustosa da utilizzare in cucina.
Questi broccoli vanno raccolti dopo le prime gelate, questo perché la pianta, per difendersi dal gelo limita i processi biologici, aumentando così la concentrazione di sali e zuccheri, che ne esaltano il sapore e li rendono teneri.
Hanno tantissime proprietà, non ve le sto ad elencare, se vi va di scoprirle potete visitare il sito della Cooperativa dei produttori.
Ricettina dai!
VELLUTATA DI BROCCOLO FIOLARO DI CREAZZO
Ingredienti per 4 persone
1 broccolo fiolaro di Creazzo (ca 600 g)
2 patate di media grandezza
1 cipolla
750 ml brodo vegetale (carota, sedano e cipolla)
1 spicchio d’aglio
timo fresco (a piacere)
olio EVO qb
sale integrale qb
pepe bianco qb
Mondate il broccolo, eliminando le parti più dure e coriacee, lavateli bene quindi lessateli in acqua bollente salata per 5 minuti.
Scolateli e metteteli subito in un contenitore con acqua e ghiaccio al fine di preservarne il colore brillante (si evita in questo modo l’ossidazione della clorofilla), alternativa a questo procedimento è l’abbattitore, io li ho messi subito a raffreddare all’interno ed ottengo il medesimo risultato.
Tritate la cipolla finemente e fatela soffriggere in un tegame con poco olio, unite le patate tagliate a piccoli dadini, poi anche il broccolo Fiolaro lessato, saltate velocemente per insaporire tutto, quindi unite il brodo vegetale, e fate cuocere per 15-20 minuti circa.
Frullate tutto con il mixer ad immersione, regolate di sale e pepe e servite nei piatti con crostini caldi e abbondante Grana Padano grattugiato.
Più di un mese fa compiva gli anni la mia pre-adolescente dodicenne.
La richiesta per festeggiare il compleanno è stata, cena-con-due-amichette-più-cinema-più-pigiama-party.
Organizzo tutto con le mamme delle altre due pischelle, e la sera in questione partiamo tutte e quattro con mini sacher (si, aveva chiesto anche quella..) al seguito.
Dopo aver cenato insieme, decido che al cinema è meglio dividerci.
Numero uno, loro volevano vedere “Hunger Games”, e a me quel genere di film…ma anche no.
Numero due, che cavolo di festa di compleanno è se la mamma ti segue anche in sala? Insomma non volevo essere di troppo…
Quindi, tutte-le-dovute-raccomandazioni-del-mondo, e ci siamo divise (tanto il loro film durava una mezza eternità, quindi sarei stata fuori ad attenderle alla fine della proiezione).
Confesso che non amo andare al cinema da sola, ma quella sera non mi è pesato affatto.
La sala era piccola e affollata, la proiezione faceva parte di un Cineforum, quindi erano previsti una presentazione ed un dibattito alla fine del film.
Un delizioso film prodotto dal premio Oscar Steven Spielberg, da Oprah Winfrey e da Juliet Blake, la cui sceneggiatura è tratta dal romanzo “The Hundred-Foot Journey (Madame Mallory e il piccolo chef indiano)” di Richard C. Morais. Tra gli interpreti la meravigliosa Hellen Mirren.
Lasse Hallström, il regista, ha diretto anche Chocolat (confessate su, quante volte lo avete visto??) e, cosa curiosa di cui non ero a conoscenza, sua la direzione della maggior parte dei videoclip degli ABBA, indimenticato gruppo Pop, nonchè del Movie a loro dedicato.
“Mi sono innamorata della storia e della sua splendida ambientazione,
dell’idea che permea il libro secondo cui il cibo unisce le persone.
Mi piaceva il confronto fra il classico ristorante francese
e la vivace e variopinta cucina indiana.
In un locale i clienti ascoltavano Mozart,
mentre nell’altro rimbomba la fragorosa musica di Bollywood:
è uno scontro culturale di proporzioni epiche.”
Juliet Blake – produttrice
Un film di “integrazione e fornelli“, mi sono ritrovata immersa in colori, atmosfere, profumi e in una storia che racconta un vero e proprio scontro culturale a suon di prelibatezze, padelle, forni tandoor, zuppe di pesce, cucina molecolare e spezie.
Il film è una successione di emozioni, risate, commozione, pianto, ma il lieto fine che unisce cuore e palato è assicurato.
Se non lo avete visto ve lo consiglio vivamente!
Uscita dal cinema, la voglia di preparare il pollo tandoori era grande…
I profumi mi sembrava di averli sotto al naso.
Non avevo il Garam Masala pronto, ma avevo praticamente tutte le spezie a casa per poterlo preparare, e non ho resistito a lungo.
Masala, secondo la tradizione indiana, è una miscela di spezie sapientemente combinate, e diverse a seconda della pietanza alla quale sono destinate.
Una tra queste è il Garam Masala, dove Garam sta a significare “piccante” e Masala per l’appunto significa “spezia”.
Pollo Tandoori perché cotto in origine all’interno di un forno in terracotta cilindrico, il forno tandoor per l’appunto.
In India viene utilizzato un pollo intero ma, senza il forno tandoor, diventa più difficoltosa la cottura, quindi optare per delle cosce è molto più comodo con il forno tradizionale.
Il colore della salsa viene dato dalla paprika, la quantità a vostro piacimento, a seconda di quanto lo volete colorato.
Vi assicuro che è facilissimo e che il profumo che si sprigionerà a fine cottura per tutta la cucina vi conquisterà!
Che fate? Lo provate?
POLLO TANDOORI
Ingredienti ( per 6 persone)
6 cosce di pollo (grandi)
150 g yogurt (preferibilmente greco)
3-4 spicchi d’aglio
4-5 cm di zenzero fresco (grattugiato)
1/2 limone(succo)
paprika dolce qb
olio EVO (la ricetta originale prevede olio di senape)
sale integrale qb
pepe nero qb
peperoncino qb (facoltativo)
Garam Masala*
Ingredienti Garam Masala*
1/2 tazza di semi di cumino
2 cucchiai di semi di coriandolo
2 cucchiai cannella in polvere
8 bacche di cardamomo (io verde)
6 chiodi di garofano (o polvere)
1/2 noce moscata grattugiata
2 pezzi macis
1 cucchiaio di pepe nero in grani
4 anice stellato
4 foglie alloro
GARAM MASALA home made
Per prima cosa prepariamo il mix di spezie che ci serve per preparare questo piatto.
Le spezie vanno scaldate in una padella antiaderente (non tostate, ma solo scaldate, affinché sprigionino le loro essenze e profumi). Muovetele con un cucchiaio di legno, appena ben calde, trasferitele su un piatto e fatele raffreddare.
Se avete a disposizione un mortaio, pestatele bene tutte insieme, oppure tritatele utilizzando un semplice mixer.
Siccome le spezie macinate, anche se conservate in vasetti ermetici ed al riparo della luce, tendono a perdere profumo e fragranza rispetto a quelle intere, io preferisco prepararlo di volta in volta nella quantità necessaria per il piatto.
Preparazione
Prima marinatura:
Tritate gli spicchi d’aglio (privato dell’anima) finemente insieme allo zenzero grattugiato.
Se disponete di un mortaio pestateli bene insieme con il pestello.
Mescolate il composto ottenuto con il succo di mezzo limone e poco olio all’interno di una pirofila, adagiatevi le cosce di pollo, massaggiatele bene per fare assorbire, coprite con della pellicola alimentare e fate riposare per mezz’ora in frigorifero.
Seconda marinatura:
Mescolate lo yogurt con il Garam Masala precedentemente preparato, in un contenitore abbastanza capiente, aggiungete la paprika, il sale, il pepe ed il peperoncino (facoltativo) qb, e mescolate bene.
Incidete con un coltello affilato le cosce di pollo. Vanno incise fino all’osso più volte da entrambi i lati, affinché possano assorbire bene gli aromi e cuocersi bene. Immergetele nella salsa di yogurt preparata e massaggiate a lungo con le mani per far assorbire bene le essenze.
Lasciatele riposare nella salsa, coperto, in frigorifero per almeno due ore (ho trovato ricette dove consigliano il riposo per una notte intera, ma anche con due ore il pollo era profumatissimo).
Trascorso il tempo di marinatura, accendete il forno alla massima temperatura.
Trasferite le cosce di pollo in una teglia (ma va bene anche la pirofila) e copritele con la salsa.
Cuocetele in forno ben caldo, 220°, per circa 40 minuti, avendo cura di girarle durante la cottura, gli utlimi 5-10 minuti usate la funzione grill, si formerà una bella crosticina in superficie.
Ottimo servito con del riso bianco (pilaf) e dell’insalata di stagione.
l’uomo ha sempre realizzato e conosciuto il possibile,
e coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che sembrava possibile
non sono mai avanzati di un sol passo”
M. A. Bakunin
Non a caso apro il nuovo anno con un lievitato.
E non un lievitato normale, con il lievito di birra intendo.
Era davvero da tantissimo tempo che desideravo cimentarmi con il lievito madre.
Il primo che ho avuto, alcuni mesi fa, credo di averlo fatto morire…o forse no.
Michela mi ha spiegato che uccidere un lievito madre è cosa davvero difficile.
La cosa certa è che nonostante io abbia seguito le indicazioni che mi avevano dato, quel lievito non cresceva a dovere dopo i rinfreschi, non si blobbizzava come mi aveva spiegato Patrizia.
Insomma, vuoi per la delusione, vuoi per la mancanza di tempo in quel momento, e forse anche per la poca determinazione, avevo accantonato la faccenda a data da destinarsi…
Poi, complice il raduno a Firenze , la gentilissima Stefania mi ha spacciato un po’ del suo lievito (Rosy anni 4) e tutte le necessarie indicazioni e consigli per pendermene cura.
Per alcune settimane mi sono occupata solo dei suoi bagnetti e nutrimenti, poi mi sono decisa.
Ho tirato fuori questo libro, che ho da tantissimo tempo, e mi sono detta: ‘Ok, partiamo con quello che mi sembra più semplice’.
Il libro in questione è “Come si fa il pane” di Emmanuel Hadjiandreou, se vi piacciono i lievitati salati e dolci, sia con lievito di birra che con lievito madre, questo è un ottimo libro. Le fotografie di Steve Painter poi sono davvero belle e suggestive.
Insomma, com’è andata direte voi?
Il primo già mi piaceva, anche se nel tagliarlo aveva un buco all’interno, cosa che dipende dalla formatura, mi ha detto Stefania. Il gusto comunque era ottimo ed è stato spazzolato nel giro di pochissimo tempo.
Il secondo, preparato il giorno successivo, era molto meglio, ed è quello che vedete nelle foto.
Che dirvi? Un profumo incredibile ed una grande soddisfazione.
Il fascino e la magia che stanno dentro al mondo dei lievitati mi costringono a studiare e capirne di più, quindi via agli esperimenti durante questo nuovo anno!
A proposito di lievitati e lievito madre, qualche giorno fa mi trovavo a Verona con famiglia ed amici e, grazie alla segnalazione di Marianna, ho pranzato da Saporè a San Martino Buonalbergo, locale di Renato Bosco che nel 2013 ha ricevuto il massimo riconoscimento (tre spicchi) dalla guida alle pizzerie d’Italia del Gambero Rosso.
Renato Bosco è un pizzaricercatore, sceglie materie prime di qualità, segue la stagionalità, ci mette passione vera.
Qui potrete degustare le diverse forme della pizza, scegliere tra i numerosi tipi di impasto per un vero viaggio intorno al mondo della pizza. Ma non solo, Saporè è anche cucina.
“Un prodotto lievitato è la massima espressione di ciò che posso realizzare”
Insomma, se vi trovate nei dintorni di Verona, telefonate e prenotate un tavolo!
Questa è un’esperienza da non perdere, a pochi minuti di macchina dal centro storico.
Buon 2015!
PANE ‘SEMPLICE’ BIANCO CON LIEVITO MADRE
Ricetta tratta da “Come si fa il pane” di Emmanuel Hadjiandreou
Ingredienti (per un pane piccolo):
250 g farina macinata a pietra tipo 1 (io Petra 1)
4 g sale integrale (3/4 di cucchiaino)
150 ml acqua calda
75 g di lievito madre (rinfrescato)
In una ciotola piccola mescolate la farina ed il sale. Questi sono gli ingredienti secchi
In un’altra ciotola (più grande), mettete l’acqua (pesata) ed il lievito madre. Mescolate bene con un cucchiaio di legno. Questi sono gli ingredienti umidi.
Unite gli ingredienti secchi a quelli umidi. Mescolate bene con un cucchiaio di legno, poi lavorate con le mani, fino a formare un impasto. Usate un raschiapasta per pulire le pareti della ciotola e assicuratevi che tutti gli ingredienti siano ben amalgamati.
Coprite con la ciotola piccola e fate riposare per 10 minuti.
Trascorso il tempo, lasciando l’impasto nella ciotola, tirate un pezzo di impasto da un lato e premetelo al centro. Girate leggermente la ciotola e ripetete l’operazione con un’altra piccola porzione di impasto. Continuate tutto intorno per altre 8 volte. L’intera operazione dovrebbe richiedervi circa 10 secondi e l’impasto dovrebbe iniziare a fare resistenza.
Coprite ancora e fate riposare altri 10 minuti.
Ripetete due volte le fasi 5 e 6, poi nuovamente la 5 e fate lievitare per 1 ora.
Cospargete di farina il piano di lavoro (pulito) e trasferitevi l’impasto.
Formate un disco liscio.
Foderate un cestino per la lievitazione oppure uno scolapasta coperto con un canovaccio pulito. Cospargete generosamente di farina e adagiate l’impasto all’interno.
Cospargete anche sopra (l’impasto) di farina.
Lasciate lievitare tra le 3 e 6 ore, deve raddoppiare di volume.
Circa 20 minuti prima di infornare, accendete il forno a 240°. Scaldate una teglia sul fondo del forno. Riempite una tazza d’acqua e tenetela da parte.
Prendete l’impasto ormai lievitato, rovesciate il cestino sulla teglia.
Con un paio di forbici da cucina, fate dei piccoli tagli sulla superficie tracciando un disegno circolare.
Infornate il pane sulla teglia (o su pietra refrattaria, in questo caso fatelo scivolare sopra). Versate l’acqua nella teglia sul fondo del forno (per formare vapore) ed abbassate la temperatura a 220°.
Cuocete per circa 30 minuti, comunque fino a quando sarà bello dorato.
Per controllare se è ben cotto, rovesciatelo e dategli un colpetto sul fondo, dovrebbe suonare vuoto.
Non dovesse essere pronto rimettetelo in forno per qualche altro minuto. Fatelo raffreddare su una griglia.
Riflettevo oggi che forse sarò una delle poche foodblogger a non pubblicare ricette di panettoni e pandori prima del Natale. Macché!
E chi ha il tempo in questo momento per lunghe lievitazioni da coccolare e seguire con l’orologio in mano?
Portate pazienza ma io non ce l’ho.
Quindi andiamo di zuppa.
Non so voi, ma io ne mangio tantissime in questa stagione.
Non potrei vivere senza.
Le verdure a disposizione per prepararle poi in questo periodo sono davvero tante, molto gustose e piene zeppe di proprietà benefiche per l’organismo che tra l’altro, con il freddo arrivato all’improvviso, viene messo a dura prova.
Io lo ripeto sempre, la natura lo sa.
Ogni frutto o ortaggio ha la sua stagione ed il suo ruolo ben preciso nel nostro organismo.
Consumare frutta ed ortaggi di stagione aumenta le nostre difese immunitarie e, cosa non meno importante, riducendo il trasporto delle merci e l’utilizzo delle serre, si riduce anche l’inquinamento.
La verza, insieme ad altri ortaggi di stagione, possiede eccellenti proprietà benefiche per l’organismo, io non ve le sto ad elencare tutte ché sennò divento noiosa, se siete curiosi di scoprirle tutte vi basterà googlare ‘proprietà verza’.
Sappiate però che, siccome la natura non fa davvero nulla a casaccio, la verza ci viene in aiuto con le sue proprietà protettive contro infiammazioni alle vie respiratorie e malanni di stagione in genere, oltre ad essere un ottimo supporto contro la spossatezza.
La voglia di cucinare la zucca in millemila modi si è impossessata di me.
Ve lo avevo detto anche qui, e devo dire che ho anche iniziato presto, ché faceva ancora caldo quando ho preso la prima. Zucca intendo.
Ma tant’è!
Vista in fattoria e portata subito a casa!
Come si fa a resistere ai prodotti biologici e Km0?
Che io ami molto la frutta secca non è un segreto…
La utilizzo tantissimo in cucina, il blog è pienozeppo di ricette dolci e salate…
Quindi avere a disposizione dei prodotti Ventura, azienda leader nel settore della frutta secca, per me è stato un enorme piacere!
Ma la cosa non finisce qui, eh no!
A fine Novembre parteciperò, insieme ad altre blogger, all’evento Top Blogger 2014, che si svolgerà nella meravigliosa cornice del CastaDiva Resort & SPA sul Lago di Como.
Saremo ospiti di questa struttura da sogno, e non bastasse, avremo l’onore di partecipare ad una lezione di cucina con il Maestro Luca Montersino!
semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita,
in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce.
Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura.
Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada,
di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride.
Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare.
Ho deciso di non con-vivere più con la presunzione, l’ipocrisia,
la disonestà e le lodi a buon mercato.
Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica.
Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi.
Non sopporto conflitti e confronti.
Credo in un mondo di opposti, per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento.
Non mi accompagno con chi non sappia elogiare o incoraggiare.
I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare
coloro a cui non piacciono gli animali.
Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.”
Meryl Streep
Ecco, come Meryl Streep, non ho più pazienza…
Spesso diciamo le cose che ci piacciono nei nostri diari, nei nostri blog.
Ma quelle che non ci piacciono?
A me non piacciono i saccenti, i prepotenti, i presuntuosi, gli arroganti, e gli ipocriti.
Le categorie sopra elencate sono assolutamente prive di due grandi doti.
L’IRONIA e L’UMILTA’.
“Il senso d’ironia è una grande garanzia di libertà.” Maurice Barrès
Il mondo del web non è diverso da quello reale, là fuori.
Delle sopraelencate categorie di persone, anzi, è alquanto pieno.
E leggendo un blog si capisce abbastanza bene chi si ha davanti.
A volte mi capita di sbagliare e mi ricredo ma, nella maggior parte dei casi, ci azzecco sulle persone.
E io le mie idee, su alcune persone, gruppi, e quant’altro, me le ero fatte già ben prima di aprire il mio, di blog.
Chiaro quindi perché ho scelto ed abbracciato certe persone piuttosto che altre.
Affinità elettive, tendiamo a scegliere chi è simile a noi, con ideali, ed atteggiamento verso il prossimo simili.
Io sono così, schietta, diretta, a volte scomoda, ma assolutamente libera di scegliere quello che mi aggrada e di tenermi alla larga da certe dinamiche ed ipocrisie.
Mi rendo conto che nel mondo, c’è una quantità enorme di frustrazione, di rancori, di insoddisfazioni, di tristezza.
Mi spiace davvero per le persone che vivono così, la vita è breve e preziosa, ed è un peccato trascorrerla in questo modo.
Io per fortuna la mattina mi alzo quasi sempre felice (ché, per carità, ce li ho anch’io gli ormoni ballerini e le palle girano anche a me ogni tanto, sia chiaro…), sono grata della salute di cui ancora dispongo, do il buongiorno alle mie bimbe, do un bacio a mio marito, faccio una carezza al mio cane e dopo un buon caffè se posso vado a correre.
Tutto il resto è insignificante.
Io non me ne preoccupo e vado avanti per la mia strada, cercando di fare le cose, tutte, al meglio delle mie possibilità.
E comunque credo che al mondo ci sia davvero posto per tutti.
Ma passiamo alla ricetta và!
Questa pasta è deliziosa e di una semplicità imbarazzante.
La cosa noiosetta è pulire e sfilettare le trigliette, ma se trovate voglia e tempo, credetemi, ne vale la pena!
Buon inizio settimana gente!
SEDANI al BATTUTO di TRIGLIE, SEDANO e LIMONE
Ingredienti
360 g di fusilli
500 g di triglie
3 coste sedano verde
1 limone biologico
1 spicchio d’aglio
Olio EVO qb
Sale integrale qb
Pepe bianco qb
Prezzemolo fresco qb
Pulite le triglie, squamatele, eliminate le interiora, la testa e sfilettatele.
Eliminate la pelle e tagliate finemente riducendoli a piccoli dadini.
In una padella capiente, fate soffriggere l’aglio tritato in poco olio EVO.
Unite il sedano mondato e tagliato a dadini piccoli (brunoise), fate soffriggere per alcuni minuti quindi aggiungete anche le triglie.
Regolate di sale, unite la buccia del limone e poco succo.
Lasciate cuocere per una decina di minuti e, a fine cottura aggiungete pepe e prezzemolo, quindi tenete da parte.
Lessate la pasta in abbondante acqua salata, scolatela al dente e conservate poca acqua di cottura.
Versate la pasta nella padella con il ragù di triglie, unite l’acqua di cottura (poca per volta e a seconda di quanta la pasta ne assorbe) e saltatela per pochi minuti.
Servite con altro prezzemolo (a piacere) e del pepe bianco.
Collegare un cibo, un piatto ad un momento o un periodo della vostra vita?
Ecco, i panini con la zucca, mi scaraventanoindietro di tantissimi anni, a quando andavo alle elementari ed abitavo a Venezia.
Ricordo la strada a piedi la mattina per raggiungere la scuola, la tappa in panificio, il profumo di questi panini, e l’attesa della campanella della ricreazione per mangiarli, finalmente.
A casa mia non arrivavano molte merendine, aggiungerei per fortuna, anche se all’epoca magari a noi bimbi facevano gola, ma un po’ per risparmio un po’ per l’attenzione alle cose fresche e buone, mia mamma comperava più merende di questo tipo che confezionate.
A Venezia, durante la stagione della zucca, si trovano facilmente nei panifici, con o senza uvetta.
Farli a casa è semplicissimo.
La semplicità delle cose, e tanti bei ricordi.
Buon fine settimana gente!
PANINI ALLA ZUCCA E UVETTA – PAN COA SUCA
Ingredienti (per 8-9 panini):
180 g polpa di zucca (cotta al vapore o lessata)
200 g farina macinata a pietra tipo 1
50 g farina di farro biologica
1 uovo biologico
45 g zucchero semolato
18 g lievito di birra
15 g burro biologico sciolto (freddo o tiepido)
1 manciata abbondante di uvetta sultanina
5 g sale (io integrale)
Sciogliete il lievito in poca acqua tiepida, quindi unitelo alla polpa di zucca, schiacciata con i rebbi di una forchetta.
Lavorate bene (io ho fatto tutto questo passaggio con la planetaria ed il gancio), quindi unite l’uovo, lo zucchero, le due farine, il sale ed il burro.
Infarinate il piano di lavoro e continuate a lavorare l’impasto per una decina di minuti, affinché il lievito si attivi, poi coprite con un panno pulito, bagnato e strizzato, e lasciate lievitare per almeno 2 ore in un luogo caldo.
Trascorso il tempo, prendete l’impasto e sgonfiatelo, aggiungete l’uvetta precedentemente bagnata e strizzata, e lavorate ancora un po’ la pasta.
Formate 8-9 palline e disponetele su una teglia coperta di carta forno.
Lasciate lievitare coperte per altri 30 minuti, quindi infornate (forno ben caldo) a 180° per circa 20 minuti, e comunque fino a quando saranno belli dorati.
Il tempo non è dei migliori qui nel Nordest dello stivale.
Il sole ha lasciato posto alla pioggia e alle nebbie mattutine, tanto frequenti in questa parte d’Italia.
Ma non è ancora arrivato il freddo, anzi.
La mia aiuola di aromatiche è ancora bella rigogliosa.
L’idea della menta nel risotto mi è venuta alcuni giorni fa chiacchierando con un’amica, Viviana, davanti ad un caffè ed una brioche…belle le mattinate a chiacchierare con le amiche ^_^.
Così prima che la mia menta se ne vada in letargo, eccola finire dentro ad un piattino caldo dal profumo avvolgente.
Quello che per me è davvero comfort food.
La Casatella Trevigiana Dop, formaggio fresco e morbido tipico della provincia in cui abito, dal sapore dolce caratteristico del latte, si presta a molteplici utilizzi in cucina, e nel risotto secondo me è perfetta.
Gli dona la giusta cremosità e consente di ottenere una mantecatura perfetta anche senza utilizzare il burro.
E’ un formaggio fresco di fattoria, che in origine veniva preparato nelle case dei contadini.
Molto probabile che anche il nome derivi da questo, il termine dialettale casada è stato probabilmente trasformato in casadea, da qui il passaggio all’italiano, Casatella.
La produzione ovviamente è poi passata dalle case ai caseifici, e nel 2008 il riconoscimento comunitario della Denominazione di Origine Protetta (Dop).
Non so voi, ma io faccio una fatica immensa ad abituarmi all’autunno, alle giornate che si accorciano, alla nebbiolina la mattina, al grigio, alle maglie e giacche, ché fa freddino…
Ho ancora voglia di sole, di cielo azzurro, di giornate lunghe e luce, del potersi vestire con due cose…
…poi mi passa, poco per volta mi abituo ed apprezzo anche la stagione fredda in arrivo.
La prima zucca della stagione l’ho presa che faceva ancora caldo, in una fattoria biologica, dove polpettina ha fatto anche i centri estivi.
Mi sono davvero scatenata, e in un paio di giorni l’ho finita, utilizzandola in diverse ricette.
Quindi siate pronti alla saga della zucca nei prossimi post!
Poi non dite che non vi avevo avvertiti ;-).
Quest’ultima settimana è stata intensa e piena di emozioni.
Una delle mie cugine americane è venuta a trovarci, non la vedevo da quando io sono stata ospite da loro, circa 25 anni fa…
Non mettetevi a fare i conti sulla mia età, ché non è carino.
Poi detto tra di noi cosa importa? Tanto non li dimostro … eh eh eh
E’ bello sapere di avere un’altra famiglia in un altro continente, a S. Francisco, e dei legami che, nonostante la distanza ed il tempo che passa, rimangono.
Ora vi lascio e finisco di preparare il trolley. Domani si parte, destinazione Milano.
Domani sera, presso l’Hotel Enterprise di Corso Sempione, si terrà il gran finale, la serata di premiazione de “La Cucina Italiana nel Mondo verso l’EXPO 2015” contest promosso da Le Bloggalline in collaborazione con Informacibo, il patrocinio di Expo Milano ed in collaborazione con il Consorzio del Prosciutto di Parma, Consorzio del Parmigiano Reggiano e Amarena Fabbri.
Io vi saluto, quando torno vi racconto tutto!
VELLUTATA di ZUCCA e PATATE con QUENELLE DI RICOTTA GRATINATE
Ingredienti:
Vellutata di zucca e patate
2 patate di media grandezza
500 g polpa di zucca
½ cipolla
1 lt di brodo vegetale (1 carota, 1 cipolla, 1 costa sedano)
Rosmarino fresco
Sale integrale qb
Pepe bianco qb
Olio EVO qb
Quenelle di ricotta
300 g ricotta biologica di mucca (soda)
2 cucchiai di Grana Padano grattugiato
Sale integrale qb
Pepe bianco qb
Olio EVO qb
Salvia e rosmarino freschi qb
mandorle a lamelle qb
Tritate la cipolla e fatela soffriggere in una pentola capiente con un paio di cucchiai di olio EVO.
Lavate e sbucciate le patate e tagliatele a dadini, fate la stessa cosa anche con la zucca.
Alla cipolla unite sia le patate che la zucca e lasciate cuocere alcuni minuti, quindi aggiungete il brodo vegetale (che avrete preparato mettendo a bollire in acqua leggermente salata le verdure lavate e tagliate a pezzettoni, lasciandole cucinare a fuoco basso per circa 30-45 minuti, filtrando poi il tutto a fine cottura), il rosmarino fresco, e continuate la cottura a fuoco medio.
Quando le verdure saranno ben cotte, regolate di sale e pepe e frullate con il mixer ad immersione fino a ridurre ad una crema.
Per le quenelle, scaldate il forno a 190°, quindi lavorate la ricotta con il Grana Padano grattugiato, un cucchiaio di olio EVO, poco sale e pepe.
Aiutandovi con due cucchiai formate 4 quenelle e disponetele su una teglia coperta di carta forno.
Preparate un trito di salvia e rosmarino, con il quale cospargerete le quenelle.
Finite con poche mandorle a lamelle e infornate per una decina di minuti, comunque fino a quando saranno leggermente gratinate.
Servite la vellutata disponendo in ogni piatto una quenelle ancora tiepida, un giro d’olio, una grattugiata di pepe e, a piacere, dei piccoli dadini di pane raffermo (io li ho saltati in padella con poco olio EVO ed uno spicchio d’aglio schiacciato).
Avete presente quando vi capita di mangiare fuori qualcosa di buono, che vi stuzzica il palato, e il desiderio di riprovare a farlo a casa vi assale?
Ecco.
A me capita spesso.
Questo forse non è un piatto così strano e particolare, in fondo è un hamburger…
Ma mi è piaciuto così tanto che ho voluto provare a farlo praticamente subito, appena tornati da Londra.
Potete servirlo a mò di hamburger con tutti gli ingredienti stratificati, ma vi servirà un ananas più piccolino, diversamente le fette deborderanno dal panino…
Io ho preferito lasciarlo destrutturato, esattamente come l’ho mangiato a Londra.
Poi volete mettere la soddisfazione di farsi anche i panini?
Si ok, si lavora un pochino, ma vedere tutta la famiglia concorde sulla bontà, che ripulisce allegramente il piatto, ripaga del tempo impiegato a prepararlo!
Alla fine del post, un piccolo reportage fotografico del mini-raduno de Le Bloggalline alla Festa della Vendemmia 2014, presso le Tenute Tomasella in quel di Portobuffolé.
Vi saluto, buon fine settimana gente!
HAMBURGER di POLLO con ANANAS GRIGLIATO e PANINI HOMEMADE
Ingredienti ( per 4 hamburger e 4 panini):
Panini per hamburger (ricetta tratta da “Come si fa il pane” di E. Hadjiandreou)
200 g di farina macinata a pietra tipo 1
¾ cucchiaino di sale integrale
6 g di lievito di birra fresco (o 3 gr di lievito secco attivo)
130 ml acqua calda
Hamburger di pollo
500 g di petto di pollo
1 uovo biologico
3 cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato
1 spicchio d’aglio (a piacere)
Salvia e prezzemolo freschi qb
Sale integrale qb
Pepe bianco qb
3 grani di pepe di Sichuan (tritato o pestato nel mortaio)
Per completare
1 ananas fresco
2 cipolle di Tropea
Insalata a piacere (a foglia grande)
mandorle a lamelle una manciata
olio EVO
sale qb
pepe qb
Panini per hamburger
1) In una piccola ciotola, mescolate la farina e il sale, tenete da parte. Questi sono gli ingredienti secchi.
2) In un’altra ciotola (più grande), mescolate il lievito con l’acqua calda fino a che sarà sciolto. Questi sono gli ingredienti umidi.
3) Unite gli ingredienti secchi a quelli umidi.
4) Mescolate i due composti con un cucchiaio di legno (io ho eseguito questa operazione con la planetaria, gancio) e lavorateli con le mani finché si formerà un impasto.
5) Usate un raschia-pasta per pulire le pareti della ciotola (o della planetaria) ed assicurarvi che gli ingredienti siano ben mescolati.
6) Coprite l’impasto con una ciotola e fatelo riposare per 10 minuti.
7) Trascorso il tempo l’impasto è pronto da lavorare. Lasciandolo nella ciotola, tirate una parte dell’impasto dal lato e premetelo al centro. Girate leggermente la ciotola e ripetete l’operazione con un’altra porzione di impasto. Ripetete altre 8 volte. L’intero processo dovrebbe durare circa 10 secondi e l’impasto dovrebbe iniziare a fare resistenza.
8) Coprite nuovamente e lasciate riposare per 10 minuti.
9) Ripetete due volte le fasi 7 e 8. Dopo la terza lavorazione, l’impasto dovrebbe essere liscio.
10) Ripetete la fase 7 un’ultima volta. Dopo questa lavorazione, capovolgendo l’impasto nella ciotola dovreste avere una palla liscia.
11) Coprite nuovamente e fate lievitare per 1 ora.
12) Trascorso il tempo l’impasto dovrebbe essere raddoppiato di volume, schiacciatelo delicatamente con il pugno per sgonfiarlo e fare uscire l’aria.
13) Trasferite l’impasto su un piano di lavoro infarinato e dividetelo in 4 porzioni uguali (da ca. 80 gr ciascuna) utilizzando un raschia-pasta di metallo o un coltello.
14) Prendete una porzione di impasto e rotolatela tra le mani fino ad ottenere una pallina liscia perfettamente rotonda. Appiattitela leggermente da un lato ed appoggiatela su una teglia coperta di carta forno, con il lato schiacciato in basso.
Formate in questo modo i 4 panini.
15) Coprite e fate lievitare per circa 15-20 minuti, fino a quando saranno quasi raddoppiati di volume.
16) Nel frattempo accendete il forno a 240° (ventilato) o alla massima temperatura.
Mettete a scaldare una teglia sul fondo del forno e tenete da parte una tazza piena d’acqua.
17) Mettete i panini lievitati nel forno ben caldo, versate l’acqua tenuta da parte nella teglia sul fondo per formare il vapore e abbassate la temperatura a 220°.
Cuocete i panini per circa 15 minuti, comunque fino a che saranno belli dorati.
Per verificare la cottura, rigiratene uno e dategli un colpetto sul fondo, dovrebbe suonare vuoto.
Fateli raffreddare su una griglia.
Hamburger di pollo
Tritate la carne di pollo nel cutter (robot da cucina), trasferitela in una terrina ed unite l’uovo, il Parmigiano, l’aglio tritato (privato dell’anima) e mescolate bene con un cucchiaio di legno.
Unite anche sale, pepe bianco, pepe di Sichuan tritato e le erbe aromatiche lavate e tritate.
Mescolate bene e, con le mani bagnate, prelevate una parte di prodotto e formate delle palline con i palmi delle mani, disponetele su un piatto coperto di pellicola trasparente, appiattendole un po’ per dare loro la forma dell’hamburger.
Fate riposare gli hamburger in frigorifero per almeno una mezz’ora affinché si compattino (io li ho passati in abbattitore in modalità surgelazione per una decina di minuti).
Scaldate una padella antiaderente dal fondo spesso e cuoceteli a fiamma media per circa 3-4 minuti per lato.
Io ho finito la cottura in forno caldo, li ho trasferiti su una teglia rivestita di carta forno e li ho lasciati a 180° per circa 6-7 minuti.
Per completare il piatto
Tagliate le cipolle a fette spesse e grigliatele da entrambi i lati, salate e pepate.
Preparate le fette di ananas e grigliate anche queste da entrambi i lati.
Tostate le mandorle in una padella antiaderente.
Servite il piatto con le foglie di insalata sul fondo (lavate ed asciugate), disponete sopra l’ananas e la cipolla grigliati, hamburger ed il panino.
Regolate di sale e pepe, finite il piatto con poco olio EVO e le mandorle tostate.