Una settimana di vacanza con tutta la famiglia, intensa, rigenerante e necessaria.
Abbiamo passato gli ultimi due anni a seguire un progetto importante, il nostro progetto, che ha assorbito tempo, soldi, energie.
La costruzione della casa in cui ci siamo trasferiti alcuni mesi fa.
Due traslochi in soli tre anni possono essere devastanti, e seguire la costruzione di una casa dalle fondamenta altrettanto.
Chi ci è passato credo possa capirlo.
Beh, avevamo davvero bisogno di questavacanza.
Di giorni insieme, di sole, mare, spensieratezza.
In soli otto giorni siamo passati in due regioni diverse, viste e fatte davvero tante cose, scoperti luoghi nuovi, imparato molto e conosciuto belle persone.
Presto torno a raccontarvi tutto e, mentre io sistemo foto e pensieri, vi lascio una ricetta veloce e facilissima.
Quei dolcetti di cui a volte hai davvero bisogno, dei brownies al cioccolato fondente e lamponi.
Una merenda facile e veloce da preparare e, a tutto comfort!
Dovrei mettermi la scadenza nel calendario, proprio come faccio con le persone.
Si, per ricordarmi del compleanno del blog!
Il 12 settembre ben 4 anni.
E io non me ne ricordo mai.
MannaggiaMMè!
Sono immersa in una marea di scatoloni, pulizie e chi più ne ha…ché domani ci trasferiamo nella nuova casa, quindi nessun dolce per festeggiare.
Non ne ho avuto davvero il tempo.
Mi tocca fare l’alternativa e usare una ricetta che avevo pronta nell’archivio.
Va bene lo stesso vero?
Io vi lascio e scappo via.
Dicono che il trasloco sia una delle cose più stressanti in assoluto.
Beh. Hanno davvero ragione!
“Chiunque a un certo punto della vita mette su casa.
La parte difficile è costruire una casa del cuore.
Un posto non soltanto per dormire, ma anche per sognare.
Un posto dove crescere una famiglia con amore, un posto non per trovare riparo dal freddo,
ma un angolino tutto nostro da cui ammirare il cambiamento delle stagioni;
un posto non semplicemente dove far passare il tempo,
ma dove provare gioia per il resto della vita.”
Sergio Bambarén (Il guardiano del faro 2002)
CONFETTURA DI LAMPONI E VANIGLIA
Ingredienti:
1 kg lamponi
800 g zucchero
1 limone (il succo)
1 cucchiaino raso di polvere di vaniglia (o i semini di un baccello)
1 cucchiaino raso di agar agar
Preparate i barattoli (vedi note).
Preparazione:
Lavate velocemente i lamponi sotto l’acqua corrente fredda e tamponateli delicatamente.
Poneteli in un tegame da confettura insieme allo zucchero, il succo del limone e la polvere di vaniglia.
Poertate ad ebollizione a fiamma vivace, avendo cura di seguire la cottura mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
Eliminate l’eventuale schiuma che si potrebbe formare sulla sueprficie aiutandovi con una schiumarola.
Sciogliete l’agar agar in una tazza mescolandolo con poca confettura calda quindi unitelo alla confettura sul fuoco e mescolate bene.
Togliete dal fuoco e versate nei barattoli (con questa quantità di frutta io ne ho ottenuti 4 di medi).
Preparazione dei barattoli:
Scaldate il forno a 110° per una ventina di minuti, mettete dentor i barattoli puliti e lasciateli dentro per almeno 5 minuti. Toglieteli a fateli raffreddare su uno strofinaccio.
Versate quindi la confettura o marmellata nei barattoli avendo cura di riempirli fino al bordo (aiutatevi con un piccolo mestolo per evitare di sporcare il bordo). Avvitate i coperchi e girate i barattoli sottosopra posizionandoli in un luogo buio (o coperti da uno strofinaccio), lasciandoli raffreddare completamente.
“…come un istinto a sopravvivere
e a difendermi come la musica punto ad espandermi
partiamo, andiamo
è la chimica degli elementi
È la scienza, bellezza!
si procede per esperimenti
questo è un grande giorno da vivere
io ci voglio credere
questo è un grande giorno da vivere
senza limiti senza fiato tutto giusto tutto sbagliato
mi devo muovere
sento un formicolio…
eh
ho agitato così tanto la lattina
che…attenzione
può scoppiare con la minima pressione …
eh
se salterò per aria
o scoprirò la formula
se ho perso la memoria è solo per scoprire un mondo nuovo…”
da “E’ la scienza, Bellezza!” di Lorenzo Cherubini Jovanotti
Oggi va così! E se avete due minuti andate ad ascoltarvi questa canzone!
Il Banana bread è un plumcake profumatissimo nel cui impasto vengono utilizzate delle banane molto mature. Tipica preparazione dei paesi anglosassoni, soprattutto Stati Uniti e Australia, viene normalmente consumato a colazione o durante il brunch nel fine settimana.
“Buon viaggio
Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
Che sia per sempre o un secondo
L’incanto sarà godersi un po’ la strada
Amore mio comunque vada
Fai le valigie
E chiudi le luci di casa
Coraggio lasciare tutto indietro e andare
Partire per ricominciare
Non c’è niente di più vero
Di un miraggio
E per quanta strada ancora c’è da fare
Amerai il finale
Share the love…
Chi ha detto
Che tutto quello che cerchiamo
Non è sul palmo di una mano
E che le stelle puoi guardarle
Solo da lontano
Ti aspetto
Dove la mia città scompare
E l’orizzonte è verticale
Ma nelle foto hai gli occhi rossi
E vieni male
Coraggio lasciare tutto indietro e andare
Partire per ricominciare
Che sei ci pensi siamo solo di passaggio
E per quanta strada ancora c’è da fare
Amerai il finale
Share the love…
In fondo è solo un mare di parole
E come un pesce puoi nuotare solamente
Quando le onde sono buone
E per quanto sia difficile spiegare
Non è importante dove
Conta solamente andare
Comunque vada
Per quanta strada ancora c’è da fare
Share the love…
Buon viaggio
Che sia un’andata o un ritorno
Che sia una vita o solo un giorno
E siamo solo di passaggio
Voglio godermi solo un po’ la strada
Amore mio comunque vada
Buon viaggio
Share the love…”
“Buon viaggio (share the love)”Cesare Cremonini
Oggi apro così, con una canzone che mi fa allegria, e al tempo stesso mi fa riflettere.
Collegare un cibo, un piatto ad un momento o un periodo della vostra vita?
Ecco, i panini con la zucca, mi scaraventanoindietro di tantissimi anni, a quando andavo alle elementari ed abitavo a Venezia.
Ricordo la strada a piedi la mattina per raggiungere la scuola, la tappa in panificio, il profumo di questi panini, e l’attesa della campanella della ricreazione per mangiarli, finalmente.
A casa mia non arrivavano molte merendine, aggiungerei per fortuna, anche se all’epoca magari a noi bimbi facevano gola, ma un po’ per risparmio un po’ per l’attenzione alle cose fresche e buone, mia mamma comperava più merende di questo tipo che confezionate.
A Venezia, durante la stagione della zucca, si trovano facilmente nei panifici, con o senza uvetta.
Farli a casa è semplicissimo.
La semplicità delle cose, e tanti bei ricordi.
Buon fine settimana gente!
PANINI ALLA ZUCCA E UVETTA – PAN COA SUCA
Ingredienti (per 8-9 panini):
180 g polpa di zucca (cotta al vapore o lessata)
200 g farina macinata a pietra tipo 1
50 g farina di farro biologica
1 uovo biologico
45 g zucchero semolato
18 g lievito di birra
15 g burro biologico sciolto (freddo o tiepido)
1 manciata abbondante di uvetta sultanina
5 g sale (io integrale)
Sciogliete il lievito in poca acqua tiepida, quindi unitelo alla polpa di zucca, schiacciata con i rebbi di una forchetta.
Lavorate bene (io ho fatto tutto questo passaggio con la planetaria ed il gancio), quindi unite l’uovo, lo zucchero, le due farine, il sale ed il burro.
Infarinate il piano di lavoro e continuate a lavorare l’impasto per una decina di minuti, affinché il lievito si attivi, poi coprite con un panno pulito, bagnato e strizzato, e lasciate lievitare per almeno 2 ore in un luogo caldo.
Trascorso il tempo, prendete l’impasto e sgonfiatelo, aggiungete l’uvetta precedentemente bagnata e strizzata, e lavorate ancora un po’ la pasta.
Formate 8-9 palline e disponetele su una teglia coperta di carta forno.
Lasciate lievitare coperte per altri 30 minuti, quindi infornate (forno ben caldo) a 180° per circa 20 minuti, e comunque fino a quando saranno belli dorati.
Tra i miei ricordi d’infanzia, nelle serate di giugno, ci sono le lucciole, tante lucciole. Tutte queste lucine intermittenti che vagano sull’erba, un incanto ammirarle immersi nell’oscurità.
Poi le farfalle, numerose e variopinte; le libellule; tantissimi pipistrelli che svolazzavano sopra le nostre teste facendosi enormi scorpacciate di insetti fastidiosi come le zanzare.
E le rane, che cantavano e si tuffavano dentro ai fossati.
Sempre più raro poterli osservare ed ascoltare, lo avete notato?
Il titolo è abbastanza inquietante, “Salviamo gli insetti o sarà troppo tardi per l’uomo”.
Rende bene l’idea del pericolo al quale potremmo andare incontro con l’estinzione della microfauna, causata dalle attività della nostra specie.
Vi riporto alcuni passaggi, per l’articolo completo andate qui.
“Gli impatti umani sulla biodiversità animale sono diventati una forma di cambiamento ambientale globale, che ben presto avrà ripercussioni sulla nostra salute.”
“Gli insetti, per noi icona di diversità e di resistenza, si associano al crollo: un terzo sono in calo; farfalle e falene sono diminuite del 35%. Per api e coleotteri la situazione è ancora più grave, perdiamo ogni anno dalle 11 mila alle 58 mila specie.”
“La diversità è il combustibile dell’evoluzione: se scarseggia, il motore del cambiamento si inceppa. Le cause sono molteplici….la deforestazione e la frammentazione degli habitat; la diffusione di specie invasive tramite viaggi e trasporti; la crescita della popolazione umana; l’inquinamento da attività agricole e industriali; lo sfruttamento intensivo con la caccia e la pesca. Un cocktail micidiale per le faune.”
“…un pianeta con meno biodiversità, dominato da poche specie opportuniste e infestanti che hanno perso i loro predatori, è a sua volta più vulnerabile.”
Osservavo una famiglia accanto al nostro tavolo venerdì sera.
Dopo la serata vintage che ho organizzato con la mia amica Loredana presso InOFFICINA, posto bellissimo, un co-working dove la creatività trabocca e coinvolge (qualche foto della serata a fine post… ), siamo andati a cena tutti insieme, bimbi compresi.
E’ triste vedere una famiglia, che anche durante il pasto, anziché condividere e parlare, rimane connessa (ognuno per conto suo beninteso..), forchetta da una parte e cellulare dall’altra.
Leggevo di una ricerca inglese che ha dato l’allarme sull’abuso di tablet e smartphone.
Possono addirittura compromettere le capacità relazionali dei ragazzini, facendoli diventare degli adulti incapaci di gestire dei rapporti umani.
Non è terribile?
Io ogni tanto (anzi spesso) ricordo alla mia undicenne di essere sopravvissuta senza cellulare fino al momento in cui aspettavo lei.
34 anni.
Come ho fatto prima senza cellulare? Noi, come abbiamo fatto?
Semplicemente non ne avevamo bisogno.
Uscivamo in strada e c’erano i nostri amici.
Avevamo tempo per leggere, per giocare, per annoiarci, per fantasticare, questo ci ha permesso di sviluppare capacità empatiche e relazionali, nonché la creatività e, cosa non da poco a mio avviso, discrete doti di problem solving (della serie che noi le cose le risolvevamo da soli, mica si andava a chiamare la mamma per ogni cavolata…).
Era arrabbiata con se stessa per aver avuto paura. Ma, ben presto, tutta questa collera cominciò a esprimersi in un modo molto particolare…..
….così nel suo quarantottesimo anno di vita, Evelyn Couch di Birmingham, Alabama, cominciò ad avere una doppia vita segreta.
Evelyn si era persino scelta un nome in codice, un nome temuto in tutto il mondo: TOWANDA LA VENDICATRICE!
Mentre Evelyn svolgeva con il sorriso sulle labbra i compiti quotidiani, Towanda andava a caccia dei molestatori di bambini…
Towanda poteva fare tutto ciò che voleva. Andava indietro nel tempo e pestava l’apostolo Paolo per avere scritto che le donne dovevano tenere il becco chiuso. Andava a Roma, spodestava il papa e lo sostituiva con una suora, contornata di preti che cucinavano e pulivano per lei.
…Dava in pasto ai topi tutti i prepotenti e inviava cibo ed anticoncezionali, per uomini e donne, a tutti i popoli bisognosi del mondo.
…Towanda ordinava che: un ugual numero di uomini e donne entrasse a far parte del governo e partecipasse a sedute di pace; gli scienziati trovassero una cura contro il cancro e inventassero una pillola che permettesse di mangiare quanto si voleva senza ingrassare; chiunque volesse avere figli si procurasse prima un permesso, che veniva concesso in base alle condizioni mentali e finanziarie dei genitori. Basta con i bambini affamati e maltrattati!
…Chi scriveva graffiti sui muri sarebbe stato immerso in una vasca di inchiostro indelebile…
Allora, so bene che è un sacco di tempo che non pubblico la ricetta di un secondo piatto.
Lo so, lo so, ne sono consapevole.
Non è una cosa studiata, succede semplicemente che in certi periodi cucino un sacco di dolci, a ciò si aggiunge che magari i primi piatti fatti erano favoriti dal fatto che a pranzo li posso fotografare con la luce del giorno e mi piace di più.
Le proteine io, di solito, le propongo a cena e non sempre c’è il tempo di impiattare bene, fotografare, etc…
Ma volevo rassicurarvi sul fatto che non sto nutrendo la mia famiglia a primi e dolci, insomma, tranquilli!
Siccome ho marmellatato parecchio e il tempo per pubblicare ricette sarà sempre meno nel prossimo periodo, oggi due confetture, sennò passa pure la stagione!
La prima, quella di mele e liquirizia, è un’idea rubata in vacanza.
A Rossano, in Calabria, è stato aperto anche un Museo della liquirizia, qui la liquirizia affonda le sue radici, nel vero senso della parola.
Mi è capitato di assaggiare una composta di mele e liquirizia che mi è piaciuta molto, tanto che ho voluto provare a farla a casa.
Quella assaggiata aveva sicuramente una dose di liquirizia più generosa, io non ho voluto eccedere anche perché altrimenti il sapore sarebbe stato troppo forte e le mie bambine non l’avrebbero mangiata.
Il risultato è ottimo, si abbina alla perfezione con le mele.
La radice di liquirizia ha tantissime proprietà benefiche, tra le quali migliorare i disturbi dell’apparato gastrointestinale, calmare la tosse, contrastare stress ed insonnia, ma è bene ricordare un effetto collaterale importante, aumenta la pressione arteriosa, quindi è sconsigliata ad esempio a chi soffre di ipertensione.
Pertanto nel dubbio, chiedete sempre al vostro medico.
La seconda è una composta di pere e zenzero.
Ma non mi sento di dirvi nulla.
Io sono fortemente di parte, perché adoro lo zenzero.
Provatela se vi va.
A me piace tantissimo anche con lo yogurt.
Poco sopra ho scritto che avrò meno tempo di seguire il blog nel prossimo periodo.
Questo perché ieri sono rientrata nelle cucine dell’alberghiero.