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Roberta Morasco

Cioccolato/ Dolci da credenza e crostate/ Torte

Ricicliamo? La torta di pane al cioccolato, cardamomo e torrone (che si credeva un Brownie)


Il tempo qui da noi, nel week end, è stato una vera disperazione.

Acqua, acqua e ancora acqua… sono giorni che piove. Per carità ci sono cose peggiori nella vita.

A volte poi ci sta pure di rimanere a casa a riposarsi, magari a fare le cose che di solito non abbiamo il tempo di fare. Ma anche a non fare un bel niente.
Ché ogni tanto ci vuole.

Ma un temporale, tuoni e lampi, a gennaio, non è tanto normale.

Noi ci siamo rifugiati nell’ordine, all’IKEA sabato nel pomeriggio, e in libreria domenica.

La cosa buffa è che si parte alla volta dell’IKEA, con lo scopo principale di prendere un supporto per l’asta di un armadio già acquistato e montato (supporto che non era nella confezione acquistata in precedenza) e torni con tutto e di più, fuorché il supporto dell’asta dell’armadio (anche il sevizio ed assistenza clienti IKEA lasciano, e non poco, a desiderare…)

In libreria poi, domenica, mi sono saltati addosso due libri.

Giuro. Non è stata colpa mia.

Mio marito alla cassa mi ha chiesto “Ma perché tu due libri?” ed io angelica “Perché io mi occupo della vostra alimentazione, lo faccio per la famiglia.” Non ho forse ragione?

Parliamo di riciclo?

Sapete che detesto buttare il cibo, e vi avevo già detto qui che avevo fatto due torte con il pane raffermo.

Succede che mi sono trovata in dispensa anche del torrone che non avevamo finito, ed ecco che è finito qui dentro anche lui, vi assicuro che ci stava davvero bene!

Insomma, il risultato è una torta di pane che si traveste da brownie.

A noi è piaciuta un sacco, cubotto dopo cubotto è finita in un nanosecondo.

Buona settimana!

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Salato/ Secondi di carne

‘Two is megl che one’… Arrosto di tacchino farcito in due varianti

 

Ma i vostri figli mangiano tutto quello che gli presentate?
Le mie figlie no, ed è estremamente avvilente per una che ama cucinare e variare, provare cose nuove…troppo avvilente.
Io non desisto, no. Dai miei ‘esperimenti’ intendo.
Cerco sistematicamente di fregarli con le polpette o gli sformati di quinoa, di amaranto, di miglio o quant’altro.
Ma non sempre la faccio franca.
Amano la carne i miei polli.
La pre-adolescente si dichiara animalista (ed aspirante vegetariana), ma alla fine davanti ad un hamburger capitola sempre (non Mcquellacosalì…).
La piccola invece è carnivora.
E detesta vestirsi.
Cosa c’entra direte voi? C’entra, c’entra…
Lei prova fastidio nel mettersi i calzini perché hanno la cucitura.
Le danno fastidio le cuciture (qualsiasi cucitura…) dei vestiti, pantaloni o maglie che siano.
Le pizzica la sciarpa, anche se fa freddo e la lana è morbidissima.
Il cappello di lana prude.
Vuole i capelli lunghi, ma non sopporta raccoglierli…io le faccio treccia e coda, ma regolarmente le scioglie dopo pochissimo.
A casa è regolarmente scalza, e se potesse rimarrebbe nuda.
Insomma, io credo che lei sarebbe vissuta benissimo nell’età della pietra, con uno straccetto addosso e una bistecca di brontosauro sulle ginocchia…
Ha senz’altro preso dal papà in questo, lui ama la carne.
Io invece non molto.
Non sono vegetariana, ma non mi piace tanto, ecco.
Credo si capisca anche dall’indice ricette del mio blog, non sono molte.

Poi, la varietà di carne che viene preparata qui da me è decisamente ristretta.
Non troverete coniglio, né cavallo, agnello, capretto, tanto meno selvaggina….no, non da me…
Tra le carni che consumiamo più spesso ci sono il pollo ed il tacchino.
Ecco. La fesa di tacchino si presta benissimo ad essere farcita, dovete solo usare un po’ di fantasia e tante verdure di stagione.
Potete anche preparare l’arrosto e surgelarlo (io lo faccio rapidamente con l’abbattitore), avrete un arrosto pronto da cacciare in forno, con il quale farete una splendida figura..
Qui trovate due varianti per il ripieno, insomma, TWO IS MEGL CHE ONE!
Buon fine settimana!

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Biscotti e Frolle/ Cioccolato

Baicoli e cioccolata calda speziata … e vi racconto una storia

I Baicoli.

Sono i biscotti che più mi ricordano Venezia.

Dei biscotti tipici veneziani, sono certamente i più semplici, ma anche quelli che richiedono la lavorazione più lunga e complessa.

A Venezia, oltre che con il caffè, i baicoli per tradizione s’accompagnano meravigliosamente con lo zabaione, ottimi utilizzati come cucchiaini per mangiare la panna montata, oppure serviti con la cioccolata calda e speziata, o in accoppiata a vini dolci o liquorosi (in tempi antichi con il vino di Cipro).

Vengono prodotti da una nota azienda alimentare e si possono acquistare in una fascinosa scatola di latta.

Sulla scatola dentro alle quali vengono venduti, si possono leggere questi versi:

“No gh’è a sto mondo, no, più bel biscotto, più fin, più dolce,

più lisiero e san per mogiar nela cìcara

o nel goto del Baicolo nostro Veneziàn” 

 

Parole di Giuseppe Boerio, autore de “Il Dizionario del dialetto veneziano”, che tradotte:  “Non c’è a questo mondo, no, più bel biscotto, più sottile, più dolce, più leggero e sano da intingere nella tazzina o nel bicchiere del baicolo nostro veneziano” .

E allora perché non provare a farli in casa?

La ricetta arriva da un libro di ricette venete “I Sapori del Veneto” di Rosalba Gioffré.

Secondo me con una buona tazza di cioccolata calda e speziata è la morte sua!

Insieme a questa ricetta, oggi, mi andava di raccontarvi una storia. Una storia che parla di Venezia, ma anche un po’ di me.

 

Nel 1984, alla porta di casa della mia nonna paterna, bussò una suora, Suor Angela Maria Bovo, nata negli Stati Uniti da genitori veneti.

La mamma, Angelina Cian, sorella maggiore della mia nonna, dopo essersi sposata, nel 1906 emigrò negli Stati Uniti insieme al marito, Antonio Bovo.

Per alcuni anni rimase in contatto con la famiglia rimasta in Italia, ma dopo la Prima Guerra Mondiale, le sorelle in Italia persero i contatti con Angelina.

Riuscirono ad avere un’unica notizia nel 1950, dal Consolato Italiano a S. Francisco, notizia che comunicava la morte del marito di Angelina, Antonio Bovo, ma non riuscirono a sapere più nulla della sorella né dei loro figli.

Una delle figlie, Suor Angela, rimasta orfana in tenera età, voleva sapere di più sulle sue origini italiane e, ottenuto dai superiori il permesso di compiere un viaggio in Italia, a Venezia trovò ancora in vita due anziane zie, sorelle della mamma: zia Elisa di 88 anni e zia Giulia di 80, la mia nonna.

Giunta in visita dalla mia nonna insieme ad un’interprete, scoprì che sua madre, Angelina, nel 1896 fece da modella, in modo del tutto casuale, per un pittore, Roberto Ferruzzi (1853-1934).

La mia nonna le raccontò che nel 1896 la famiglia si era temporaneamente trasferita sulle colline vicino a Padova, sui Colli Euganei, più precisamente a Luvigliano.

Fu li che Roberto Ferruzzi vide un giorno Angelina, allora undicenne, che portava in braccio il fratellino.

Ferruzzi era un giovane artista e, colpito dalla bellezza che creavano la ragazzina ed il lattante, ne fece il ritratto, chiamando il quadro “Madonnina”.

Con questo quadro, l’anno successivo, vinse la Seconda Biennale di Venezia.

L’opera venne acquistata per 30.000 lire (non ci sono notizie certe di questo importo e della vendita), una cifra astronomica per quei tempi.

In seguito fu acquistata dai Fratelli Alinari, proprietari della nota casa fotografica, i quali, prima di rivenderlo, si riservarono il diritto di riproduzione.

Dell’originale si sono poi perse le tracce.

Sembra sia stato acquistato da un americano durante la seconda guerra mondiale, e che sia andato perduto con l’affondamento della nave che lo trasportava in America.

La salvezza dell’opera sono le riproduzioni fotografiche dei Fratelli Alinari, che ce l’hanno fatta conoscere in mille riproduzioni.

A seguito della visita di Suor Angela, ho conosciuto altri componenti della grande famiglia americana.

Sono stata in visita nel 1990, ed ho incontrato uno dei figli di Angelina ed Antonio, Arturo, nonno di Christine e Kimberley Bovo, che mi hanno ospitata, con le quali sono tuttora in contatto, e che spero di rivedere presto.

Ecco, con baicoli e cioccolata calda, oggi anche un po’ di me.

 

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Biscotti e Frolle

Viennesi al cacao, pistacchio, cardamomo e Caffè e zenzero

 





Leggevo questo articolo, anzi rileggevo ché io i giornali prima di buttarli li passo in rassegna e stacco tutto quello che mi può interessare, ricette, ma anche appunti di viaggi, o altro.
Ecco, leggevo un articolo scritto da Arianna Huffington.
In merito all’empatia.
La meravigliosa, (e forse troppo poco usata..) capacità di capire gli altri, di mettersi nei panni dell’altro.
Raccontava di Mary Gordon un’ex maestra di asilo che ha fondato “Roots of Empathy”, dedicata all’educazione emotiva dei bambini, e di come l’amore fa sviluppare il cervello.
Ma anche dell’iniziativa dell’Huffington Post “Terzo parametro” per ridefinire il significato di successo, e superare i criteri di denaro e potere, includendo anche il benessere, la saggezza, la capacità di stupirsi e di dare.
I filosofi lo dicono da secoli.
“Nessuno può vivere felicemente curandosi solo di se stesso”
Seneca
“Solo una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena di essere vissuta”
Einstein
L’empatia, la generosità, dovrebbero essere i mattoni del nostro essere.
Per stare meglio. Si, in salute.
Pensate che alcuni studi hanno dimostrato che le persone la cui felicità è prevalentemente edonistica (ovvero legata al consumo) presentano alti livelli di marker biologici responsabili delle infiammazioni, caratteristica generalmente associata a malattie tipo il diabete ed il cancro.
Mentre tali livelli sono decisamente inferiori nelle persone la cui felicità deriva dal mettersi a disposizione degli altri.
Da altre ricerche è emerso che l’attività di volontariato è collegata a tassi inferiori di depressione e ad un maggiore benessere, pertanto ad una significativa riduzione del rischio di mortalità.
Una cosa che mi ha fatto davvero riflettere è il fatto che la tecnologia a volte non aiuta in questo.
I dispositivi che ci portiamo appresso costantemente ci disconnettono dal mondo esterno.
E’ vero, sono molto comodi, ci permettono di rimanere in contatto con persone che magari non sono vicine, ci rendono raggiungibili ovunque…
Ma, non sempre è così.
In alcuni casi ci danno l’impressione di tenerci in contatto con il mondo, in realtà ci scollegano dalle persone che ci stanno intorno.
Non vedete anche voi in giro tante persone (troppe) depresse, arrabbiate, serie, distaccate?
Ovvio che io non sono contro la tecnologia, contro la rete…c’ho un blog, seguo e frequento dei social, ho lo smartphone e pure il tablet, e ho tante nuove amiche conosciute tramite il blog e la rete.
Ma bisogna saper usarli questi mezzi, me ne rendo conto sempre più, e saperli dosare.
Quindi, ogni tanto, ricordiamo di spegnerli.
Guardiamoci intorno, guardiamo negli occhi chi ci sta accanto, ne guadagnerà l’umore, ed anche la nostra salute.
Oggi un biscottino, e che biscottino!
Ricetta che arriva direttamente dal corso di Pasticceria che ho frequentato all’Alberghiero.
Ricetta del Pastry Chef Gianni Minuzzo, mio insegnante.
Strepitosi!
Voi provateli, ma fatelo a vostro rischio e pericolo.

Danno dipendenza!

 

VIENNESI al CACAO, PISTACCHIO, CARDAMOMO  &  CAFFE’ e ZENZERO
Ingredienti:
Biscotto – impasto base
250 g burro biologico
100 g zucchero a velo
40 g albume d’uovo (biologiche)
300 g farina di farro
1 gr sale rosa dell’Himalaya
½ cucchiaino di polvere di vaniglia bourbon
Spezie e Aromi
Caffè solubile qb
Zenzero in polvere qb
Pistacchi una manciata
Cacao qb ( io 2 cucchiai abbondanti)
Cardamomo qb (io 5 capsule)




Accendete il forno a 190°.
Nella planetaria (con la foglia) o in una terrina con le fruste elettriche,  lavorate il burro a crema con lo zucchero a velo, poi aggiungete l’albume, poco per volta.
Per ultima unite la farina precedentemente setacciata con il sale e la vaniglia.
Lavorate bene fino a che l’impasto non risulti bello liscio.
Dividete il composto a metà ed unite le spezie ed aromi.
In su metà impasto ho utilizzato del caffè solubile (che ho polverizzato nel mixer) con dello zenzero in polvere, sull’altro ho messo il cacao, ed i semini di cardamomo tritati insieme ai pistacchi.
Mescolate bene, poi aiutandovi con una sac à poche con bocchetta a stella (piccola) formate i biscotti sulle teglie rivestite con della carta forno.
Cuocete a 190° per circa 15 minuti.
Controllate però la cottura, i tempi variano da forno a forno.
Fateli  raffreddare e cospargeteli ( a piacere) con zucchero a velo.





Il Prof
Gianni Minuzzo Pastry Chef
 

 

Primi piatti/ Salato

Risotto al topinambur, crescenza e pancetta croccante


Beh?

Siete ritornati in ufficio?
O siete alle prese con l’albero di Natale da disfare?
Con la dieta da iniziare? (…o quanto meno con la riduzione di calorie, evitando di trangugiare panettoni e torroni vari?)
Con i figli che brontolano perché le vacanze sono finite?
Con l’influenza che gira?
Io con alcune di queste cose, e questa mattina il tempo non aiuta.
La nebbia avvolge tutto ed io la detesto.
Non sono di molte parole oggi, troppe cose da fare, e bimbetta in giro per casa…
Oggi siamo di tagliando dal pediatra e speriamo che ‘sto cavolo di catarro se ne vada…
So che ho già postato un risotto con i topinambur.
Ma se poi nel corso dell’anno se ne fa uno che riesce meglio, che si fa?
Si posta pure questo, giusto?
Quindi oggi vi lascio così.
Vi lascio al vostro ritorno, qualunque esso sia.
Al vostro lavoro.
Allo studio.
A scuola.
Da un’avventura.
A casa (se tornate dalle vacanze).
Dal vostro amore.
O semplicemente alla routine.
Buon ritorno.
A volte ritornano. Ecco a voi, sotto nuova veste, un risottino delizioso.
 

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Colazione e merenda/ Dolci da credenza e crostate

Buoni proposti e Torta di pane delle Feste

 

Allora, mi chiedevo come avrei iniziato questo nuovo anno.

Nel blog intendo.

Cosa avrei scritto nel primo post.

Avevo già deciso che avrei parlato del riutilizzo, e del riciclo del pane, con questa torta di pane buonissima.

E sui propositi?

Mah, c’è chi sostiene che è meglio non averne e lasciare che le cose accadano, se devono accadere…

Ma io non sono proprio così d’accordo.

Uno, letto ieri girando nel web e l’ho fatto mio,  è questo.

 

“Lascia andare le persone che solo condividono lamentele,

problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri.

  Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia,

fa sì che non sia la  tua mente.”

 (Dalai Lama ” I dieci ladri della tua energia”) 

Ecco.

Io questo proposito lo terrò presente nel corso del prossimo anno…ed anche di quelli a venire!

Invece sul pane, che dirvi? RICICLARE!

Io detesto buttare il cibo, e faccio quanto posso per riciclare, e riutilizzare.

Il pane NON BISOGNA BUTTARLO MAI, sulla dignità del cibo avevo scritto anche qui.

Modi per riutilizzarlo ce ne sono davvero tantissimi.

Potete fare dei dadini e farli tostare al forno o in padella (anche aromatizzati con aglio o altre spezie) e servirli con le zuppe, potete preparare i canederli, il semplice pane grattugiato, dei crumble sia salati che dolci.

E poi le torte.  Sulle torte potete sbizzarrirvi.

Dopo i vari compleanni di dicembre, di pane raffermo ne avevo abbastanza, e ne ho fatte due. Una è questa.

É ricchissima di profumi, spezie e frutta secca.

Tanto ricca da assomigliare alla pinza, è per questo che io la chiamo torta di pane delle feste.

Che dite? Vediamo la ricetta?

 

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Antipasti/ Salato

Radicchio rosso tardivo al forno con pancetta, lenticchie e cialde di Parmigiano e sesamo

 

Ed eccoci arrivati a fine anno.
Non so a voi, ma a me quest’anno è volato.
Sono accadute tante cose.
Cavolo se ne sono successe di cose.
Per me è stato un anno di crescita, di nuove amicizie e di cambiamenti.
Non mi piacciono in genere i bilanci, ma posso solo dire che è stato un anno positivo.
Che dirvi?
Solo che io ho capito che non bisogna temere i cambiamenti.
“Per questo è importante lasciare che certe cose se ne vadano.
Si distacchino.
Gli uomini hanno bisogno di comprendere che nessuno
sta giocando con carte truccate:
a volte, si vince; a volte, si perde.
Non aspettarti che riconoscano i tuoi sforzi, che scoprano il tuo genio,
che capiscano il tuo amore.
Bisogna chiudere i cieli. Non per orgoglio, per incapacità o superbia.
Semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita.
Chiudi la porta, cambia musica, rimuovi la polvere.
Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.”
da  “Lo Zahir”   Paulo Coelho
La ricetta è una semplice e veloce idea per un antipasto del cenone.
 
BUON ANNO!!!
Ci rileggiamo nel 2014!!!
 

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Dolci da credenza e crostate/ Torte

Torta sabbiosa con crema mascarpone e salsa di mango

 

Si, confesso, l’ho fatta la casetta di pan di zenzero.
Ed è stata un’avventura!
L’ho fatta sullo stile di una vista in un libro che ho a casa, un po’ nordica, con decori essenziali.
Mi sono preparata le mascherine per ritagliarla, ma non ho pensato al montaggio, né alla forza di gravità…
Quando mio marito mi ha vista alle prese con la sac à poche della ghiaccia reale, nel tentativo di fissare il tetto, mi ha subito detto “Scusa ma un tetto un po’ meno spiovente no vero?”…
Insomma, sono diventata pazza per farla star su…l’ho tenuta ferma con le mani per un po’, legata, ed infine puntellata con gli stuzzicadenti manco fosse un edificio a rischio crollo.
Beh, il rischio c’era a dire il vero!
Ma ho vinto io!!! Eh, eh, eh…
E’ moooolto semplice, direi quasi minimal!
Vi lascio la foto del mio strampalato edificio più sotto, ma non è questa la ricetta che accompagna i miei AUGURI DI NATALE.
Del resto la ricetta è un semplice biscotto tipo questi qui, a cui ho aggiunto solo del miele ed altre spezie, il cardamomo, la noce moscata ed i chiodi di garofano…
I miei AUGURI con la ricetta di questa torta.
Una torta della tradizione veneta, che io amo molto.
Semplice ma davvero buona, e molto versatile.
Versatile perché si presta ad essere mangiata così, da semplice inzuppo, ma è perfetta anche per essere farcita, e servita con una buona crema, diventa un dessert davvero elegante e d’effetto.
Io ve la presento con una crema mascarpone aromatizzata alla vaniglia ed una salsa di mango allo zenzero.
 
“Il vero Spirito del Natale alberga nel tuo cuore”
 
Polar Express
 
 
 
Vi auguro di passare delle festività serene con i vostri cari.
Con semplicità, calore ed affetti veri.
AUGURI A TUTTI!

TORTA SABBIOSA con CREMA MASCARPONE e SALSA DI MANGO

Ingredienti

Torta Sabbiosa

260 g burro biologico
170 g farina di mais gialla fioretto
160 g fecola di patate
260 g zucchero semolato
5 uova biologiche
1 bustina di polvere lievitante biologica (cremor tartaro)
½ cucchiaino di polvere di vaniglia biologica
1 limone biologico (buccia grattugiata)
Crema mascarpone alla vaniglia (per 4 persone)
1 tuorlo d’uovo biologico
100 g panna fresca
250 g mascarpone
100 g zucchero semolato
40 g ca acqua
½ cucchiaino polvere di vaniglia biologica
Salsa di mango (per 4 persone)
1 mango
2 cm di zenzero fresco grattugiato
foto di Roberta Morasco © Facciamocheerolacuoca? 


Torta Sabbiosa
Accendete il forno a 180°.
Sciogliete il burro in un pentolino, versate la farina di mais e fatela tostare per un paio di minuti, poi togliete dal fuoco e fatela raffreddare nel pentolino (intanto il mais continuerà a cuocere).
Separate i tuorli dagli albumi.
Montate gli albumi a neve ferma e tenete da parte.
Montate i tuorli con lo zucchero ed aggiungere al composto di burro e farina di mais.
Aggiungete la vaniglia, il lievito, la buccia di limone e gli albumi montati a neve ferma, mescolando dall’alto verso il basso per non smontarli.
Incorporate anche la fecola di patate mescolando delicatamente.
Versate in una tortiera precedentemente foderata di carta forno oppure imburrata ed infarinata, livellate bene l’impasto aiutandovi con una spatola e cuocete in forno ben caldo a 175-180° per circa un’ora.
Sfornate e fate raffreddare.
foto di Roberta Morasco © Facciamocheerolacuoca? 



 
Crema mascarpone alla vaniglia
Montate il tuorlo con 30 gr di zucchero.
Mettete l’acqua ed il restante zucchero in un pentolini e portateli a bollore (121°) versatene a filo circa ¾ sul tuorlo montato (il restante lo utilizzerete per la salsa di mango) continuando a frullare fino a che si sarà raffreddato.
Aggiungete il mascarpone e lavorate bene, per ultima la panna montata con la polvere di vaniglia.
Salsa di mango
Sbucciate il mango e frullate la polpa insieme allo zenzero grattugiato, unite lo sciroppo che avete avanzato per la preparazione della crema di mascarpone e mescolate bene.
Servite la torta con della crema mascarpone e la salsina di mango allo zenzero.
Per finire sono perfetti dei lamponi.




foto di Roberta Morasco © Facciamocheerolacuoca? 
foto di Roberta Morasco © Facciamocheerolacuoca? 

 

 
Biscotti e Frolle

Il profumo del Natale. Biscotti “stella” alla cannella e vaniglia

 

“ E ora la cannella, un osso scuro e cavo: 

te lo infilo non vista nel turbante un attimo prima che tu esca.

La cannella capace di procurare amici, 

la cannella dalchini bruna e calda quanto la pelle, 

per aiutarti a trovare qualcuno che ti prenda per mano, 

che corra ridendo con te e ti dica: 

‘ Vedi, questa è l’America, non è poi così male’”

Da “La maga delle spezie” Chitra Banerjiee Divakaruni

 

Per prima cosa GRAZIE!

Grazie per la pioggia di auguri che mi sono arrivati, ho fatto i salti carpiati per riuscire a rispondere a tutti e vi ringrazio!

Non è male compiere gli anni anche dopo i 39! (he he)

Potevano mancare dei biscotti tra le ricette di questi giorni? Certo che no!

Ne ho fatti parecchi in questo periodo, ma questi mi fanno davvero Natale.

Ho una smodata passione per le spezie, praticamente per tutte.

Ma il profumo che mi ricorda l’inverno, il Natale, che mi coccola quando fa freddo, che mi ricorda montagne innevate, camini accesi, luci natalizie è quello della cannella.

La cannella nella cioccolata calda con la panna, la cannella nello strudel, la cannella nelle mele cotte, i bastoncini di cannella sulla ghirlanda o nel centro tavola.

E ricordate che ha ottime proprietà benefiche!

E’ uno stimolante generale e, a dosi moderate, dà energia, ma fate attenzione perché ad alte dosi può causare depressione.

Stimola le funzioni digestive ed è utile nel contrastare la prostrazione (e mancanza di dinamicità), ha un’azione antisettica straordinaria, è antimicotica ed ha addirittura un’azione sulla glicemia, perché controlla la produzione di insulina, quindi utilizzata nei dolci è perfetta.

Biscotti (stella) alla cannella e vaniglia, andiamo a veder la ricetta?



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Antipasti/ Secondi vegetariani

Un anno in più … Sformatini di radicchio di Treviso tardivo IGP alle nocciole e fonduta di Casatella




Oggi è il mio compleanno, ormai sono 39, da diversi anni!
Ma niente torte.
Non perché non voglia festeggiare, macché! Mica per questo.
Ma essendoci ben tre compleanni concentrati in una decina di giorni, ormai il mio passa in secondo piano.
Una torta poi l’ho già postata la scorsa settimana, quella preparata per i miei due regali più belli.
Le mie due ragazze!
I figli ci fanno impazzire a volte, ma sono davvero la cosa più grande ed importante.
Almeno per me, e mi danno tante soddisfazioni.
Mi ritengo fortunata, davvero, sono loro il mio regalo più bello.
Quindi, oggi, cosa posti direte voi?
E’ iniziato il freddo, componente essenziale, ed eccolo.
Il Radicchio!
Io personalmente lo adoro.
Cotto, crudo. Ed amo sperimentarne l’utilizzo in cucina in tutti i modi possibili.
L’ho messo anche in una crostata, e ci stava pure bene.
A tale proposito vi parlo brevemente di una mostra che ho visto sabato.
Iniziativa di Steve Bisson-Urbanautica e Fondazione Benetton Studi e ricerche, la mostra si può ammirare negli spazi Bomben a Treviso.
L’esposizione racconta il lavoro svolto, a fine 2012, da dieci professionisti, di cui sette fotografi italiani, un inglese, un canadese, un belga ed un ricercatore spagnolo, riuniti per un progetto originale, trascorrere una settimana nella campagna di Zero Branco ed indagarne il paesaggio agrario limitrofo.
A fotografare distese di radicchio rosso, mucche nelle stalle, contadini al lavoro, curiosi di passaggio.
Soli per i campi di giorno con la macchina fotografica in mano perché “lo scatto è un atto solitario: vedi, capisci, scegli”.
Gli scatti trasmettono l’attenzione alle persone, ai volti, alla fatica, alle storie di vita.
La scoperta che la produzione del radicchio è davvero difficile, faticosa, complessa.
Tante sono le persone coinvolte, molte di queste vengono da lontano, lavoratori marocchini o del Bangladesh, che lavorano fianco a fianco con i trevigiani specialisti nella lavorazione del “fiore d’inverno”.
Oggi quindi una ricetta con questa meraviglia, creata dalla natura e dal duro e sapiente lavoro umano, uno sformatino.
Idea presa e liberamente modificata dal libro “Un fiore d’inverno nel piatto” ed. Terra Ferma.
Non mi rimane che augurarvi buon inizio settimana!!!
Io con un anno in più…ma sempre 39 me ne sento!
ECCHECEDEVOFFA’?

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Dolci da credenza e crostate/ Torte

Son soddisfazioni! … Torta di compleanno farcita

 

Sono felice, Tante emozioni tra il fine settimana e ieri.

Nel week end abbiamo festeggiato le nostre bambine, che compiono gli anni a distanza di pochi giorni una dall’altra.
Venerdì la festa delle pischelle, amiche della bimba più grande, e domenica festa grande con parenti e amici.
Ho lavorato parecchio per preparare tutto, ma fare dolci e cucinare mi piace, quindi non è stata una grande fatica… ^_^
Poi quando le persone apprezzano quello che fai e mangiano contente e soddisfatte cosa si può volere di più?
E poi…
Poi succede che il lunedì mattina la casa, dopo la festa, è un po’ in disordine, e io mi metto a testa bassa a fare le pulizie….aspira, lava i pavimenti, lava tovaglie, sistema piatti, stira gli arretrati del week end, etc etc.
Poi esco, e sbircio il telefono.
Vado su FB e in chat Vale mi scrive…
 “Complimenti Roby!!”
E io “Per cosa Vale?”
Le “Hai per caso partecipato a qualche contest ultimamente?”
Allora capisco! ” Noooo, non ci posso credere! Sono fuori Vale adesso corro a leggere!!”

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