La uso tantissimo in cucina, e alla griglia mancava.
Nel blog intendo, l’ho preparata in tanti modi ma ancora non c’era nessuna ricetta con la zucca alla griglia.
Ho preso spunto per questa ricetta da una rivista letta durante una seduta dal parrucchiere.
Ricetta…forse non si può nemmeno considerare tale, data la facilità con la quale si prepara questo piatto.
Trattasi forse più dell’assemblaggio di tre prodotti molto buoni, che insieme fanno un buon piatto, ecco.
Quando per la prima volta il mio spacciatore di cose buone ( leggasi Paolo della omonima Gastronomia) mi ha proposto questa pancetta mi sono pure fatta una bella risata…
Si, perché tu chiedi un etto e mezzo di pancetta e lui ti dice “Guarda, ti propongo questa della Giovanna Capitelli“.
Eccheé? Una pancetta firmata?
In realtà poi mi sono documentata ed è la pancetta stessa che si chiama Giovanna, e comunque aveva ragione, perché è davvero buona.
Poi non vi dico la faccia del marito la prima volta che gli ho chiesto di comperarla, “Prendi anche un po’ di pancetta, la Giovanna Capitelli”…
La sua faccia era un grandissimo punto interrogativo, eh eh eh …
Vabbé, aneddoti a parte, io ora vi lascio che sono nuovamente in partenza.
Oggi tante cose da fare, un trolley da imbastire, amiche-socie-compagne di avventura da raggiungere domani.
Vado. I sogni si stanno concretizzando e ci aspettano!
Giornata tersa, fredda ma con un sole meraviglioso, oggi.
Dopo aver portato le ragazze a scuola, ho fatto shopping mattutino nell’Azienda Agricolapreferita, e fatto la mia scorta settimanale di prodotti di stagione.
Tra questi c’è anche lui, il sedano rapa. Quanto mi piace.
Lo metto davvero un po’ dappertutto, e lo uso nei modi più disparati questo ortaggio ‘da radice’.
Conosciuto anche come Sedano di Verona, si coltiva qui nel nord Italia e si raccoglie da metà agosto fino a novembre ma, conservandosi circa quattro mesi, lo si può trovare in vendita anche in questo periodo.
Ha pochissime calorie, ma tanta fibra, vitamine e sali.
Perfetto nelle frittate, nella pasta, nel riso, nelle insalate anche crudo, ma anche fritto, al vapore, impanato, al forno…
Oggi ve lo propongo sotto forma di sformatino.
Buono, sano e pure carino da presentare.
Che dite, andiamo alla ricetta?
SFORMATINI DI SEDANO RAPA, PATATE E NOCI PECAN
Ingredienti
300 g sedano rapa (cotto al vapore)
300 g patate (cotte al vapore)
50 g Grana Padano
1 uovo biologico
1 manciata abbondante di noci pecan
prezzemolo fresco
20 g burro
sale integrale qb
pepe bianco qb
pane grattugiato qb
Accendete il forno a 200°.
Nel robot da cucina frullate il sedano rapa e le patate, precedentemente cotti al vapore.
Unite l’uovo, il Grana Padano, il burro (tenetene poco per ungere gli stampini) poco prezzemolo, un po’ di noci pecan e frullate ancora.
Spennellate di burro 4 stampini in alluminio, cospargeteli di pane grattugiato e disponete sul fondo alcune noci tritate grossolanamente.
Versate il composto dentro agli stampini pressando leggermente e livellandolo.
Infornate a 200° per circa 20-25 minuti.
Fate raffreddare leggermente, quindi sformate aiutandovi con un coltello.
Servite ancora caldo decorando con foglie di prezzemolo o noci pecan.
Se li preparate in anticipo, una volta sformati potete riscaldarli in forno per alcuni minuti.
NOTE:
Può essere servito come antipasto, ad esempio con una fondutina di formaggio, oppure come contorno, ad accompagnare dei secondi, sia di carne che di pesce.
La settimana è quasi passata, e per noi è stata abbastanza frenetica.
La prima settimana di scuola è sempre così, se poi è moltiplicata per due diventa una settimana di corsa.
Respirando profondamente e ripetendo ‘OHMMMM’ mentalmente, mattinate passate in coda per acquistare il materiale scolastico, i libri, per fare i vari pagamenti in banca (contributo volontario, ne vogliamo parlare? No, meglio di no và, ché sennò ci viene mal di stomaco di prima mattina…), per acquistare i buoni mensa (ovviamente in un’altra banca, mica vorremmo semplificare le cose, naaaaaaa), per consegnare documenti vari in direzione, le alzatacce e le vestizioni frenetiche da metabolizzare … insomma non è stato semplice ma siamo sopravvissuti!
La cosa che però ci rende felici è che Polpettina ha avuto un approccio perfetto, è contenta, carica e si sveglia volentieri per andare a scuola, cosa chiedere di più?
Si sente grande, ed è davvero cresciuta tanto, soprattutto caratterialmente.
Come crescono in fretta.
Lei non vorrebbe più essere chiamata così.
Polpettina intendo.
Ma la chiamo in questo modo da quando è nata, mi viene così spontaneo mannaggia!
Capisco però che ormai è grande, quindi abbiamo trattato sulla faccenda.
Mi ha concesso di chiamarla Polpettina solo tra le mura domestiche, fuori no, fuori è Serena e basta.
A proposito di polpette, io con queste l’ho ingannata per bene, che le seppie non le vuole vedere neanche da lontano, ma che sotto forma di polpetta mangerebbe qualsiasi cosa.
Provatele, sono ottime!
La salsa secondo me ci sta troppo bene, ed è ottima per accompagnare anche carni bianche ed in particolar modo quelle alla griglia!
Ora vi saluto e mi riposo un po’, ché il fine settimana sarà abbastanza pieno.
Domani vado in gita in un bel posto con la mia cara amica Lara .
Domenica invece saremo in tante ad una bella festa, presso le Tenute Tomasella!
Le Bloggalline alla vendemmia!
Insomma fine settimana intenso, vi auguro buon week end gente!
Poi quando torno vi racconto!
POLPETTE DI SEPPIA con SALSA ALLO YOGURT
Ingredienti:
Polpette di seppia
500 g di seppie
40 g Parmigiano Reggiano grattugiato
90 g pane grattugiato (più altro per panare le polpette)
Lavate bene le seppie sotto l’acqua corrente (le mie erano già state pulite, diversamente eliminate pelle, osso, becco ed occhi), tagliatele a pezzettoni e tritatele finemente nel cutter (robot da cucina) con lo spicchio d’aglio privato dell’anima, unite le uova, il Parmigiano ed il pane grattugiato.
Per ultimo unite il prezzemolo fresco, mescolate bene, quindi con le mani bagnate per evitare vi si appiccichi il composto, formate delle palline e passatele nel pane grattugiato.
Scaldate l’olio nella padella (verificate se è pronto facendo la prova stecchino, immergete uno stecchino, se si formano delle bollicine tutto intorno l’olio è alla giusta temperatura), fate cuocere poche polpette per volta (3-4 a seconda della dimensione della padella), giratele durante la cottura e toglietele appena le vedrete belle colorate.
Servite calde (potete tenerle al caldo nel forno, a bassa temperatura) con la salsa allo yogurt.
Salsa allo yogurt
Tritate l’aglio ed unitelo allo yogurt, mescolate bene quindi unite anche gli altri ingredienti.
Menta fresca sminuzzata se vi piace, ma è buona anche senza.
Regolate di sale e pepe e conservate in frigorifero fino al momento di servirla.
Ci sono dei piatti che per me rappresentano l’estate, le vacanze, il sole.
Uno di questi piatti è la panzanella.
Da quando l’ho scoperta, diversi anni fa, non l’ho più lasciata.
E’ un piatto unico che risolve in modo semplice ed elegante sia pranzo che cena.
Piatto povero della tradizione contadina, permette di creare un pasto delizioso e profumato partendo da del semplice pane raffermo.
Dalla ricetta base, con pomodoro, cipolla, cetrioli e basilico, è divertente spaziare, sperimentando nuove versioni con l’utilizzo di altri ingredienti (mai provato a fare la panzanella svuota dispensa?).
Questa versione di mare arriva dalla lettura di un quotidiano mentre facevo colazione in pasticceria.
Non potevo strappare la pagina (mammamia quante volte leggo cose interessanti e mi verrebbe da fare STRAAAAPP a voi no?), quindi ho letto bene, preso nota e una volta a casa, cercato sul web.
La ricetta originale la trovate qui, io ho fatto le mie (solite) piccole modifiche.
Oggi qui piove e la temperatura si è anche abbassata (pensare che ieri al mare si stava benissimo), ma l’estate mica è finita!
Normalmente si trovano in vendita da aprile in poi, ma le ho già trovate fresche dal fruttivendolo, e non ho saputo resistere.
E’ un po’ laborioso toglierle dal baccello, lessarle e sgusciarle, ma il vantaggio di tutto ciò (oltre al fatto che fresche sono buonissime) è che le due pischelle sono abbastanza interessate a questi lavoretti, e si divertono un sacco a farlo (un pochino litigano anche…”non è giusto tu sei più veloce e ne fai di più” la cinquenne, “beh, non è mica colpa mia se tu sei lenta!” l’undicenne… ).
Inoltre, grazie al fatto che ci hanno lavorato personalmente, le hanno anche mangiate molto più volentieri, il che non guasta (ché per certe cose qui è ‘na battaglia!)
La menta ha già fatto capolino nella mia aiuola di aromatiche, e con le fave è davvero la morte sua.
Qualcuno di voi già sa della mia dipendenza da pane carasau (ricette qui, qui, qui e qui), mi piace davvero tanto e lo uso spesso in cucina, ed ecco come sono nati questi cestini.
L’idea arriva da un libro davvero carino, che ho acquistato di recente ,“Insolito muffin”, che propone l’utilizzo dello stampo da muffin per preparazioni sia dolci che salate a mo’ di finger.
Ma sul resto, lo confesso, ho improvvisato.
Non ho preparato la ricetta ad hoc cercando ingredienti speciali.
Questa è la classica ricetta “fai con quello che trovi dentro al frigorifero”.
E’ anche vero però che molto spesso, da cose improvvisate, ne nasce qualcosa di soddisfacente, e che merita di essere replicato.
Non sono perfetti, né bellissimi, il loro aspetto è rustico, come piace a me.
Comunque sul veloci e buoni posso garantire!
E poi…
E’ arrivato il momento che attendevamo da diverse settimane!
Per me è stato un anno di crescita, di nuove amicizie e di cambiamenti.
Non mi piacciono in genere i bilanci, ma posso solo dire che è stato un anno positivo.
Che dirvi?
Solo che io ho capito che non bisogna temere i cambiamenti.
“Per questo è importante lasciare che certe cose se ne vadano.
Si distacchino.
Gli uomini hanno bisogno di comprendere che nessuno
sta giocando con carte truccate:
a volte, si vince; a volte, si perde.
Non aspettarti che riconoscano i tuoi sforzi, che scoprano il tuo genio,
che capiscano il tuo amore.
Bisogna chiudere i cieli. Non per orgoglio, per incapacità o superbia.
Semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita.
Chiudi la porta, cambia musica, rimuovi la polvere.
Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.”
da “Lo Zahir” Paulo Coelho
La ricetta è una semplice e veloce idea per un antipasto del cenone.
Iniziativa di Steve Bisson-Urbanautica e Fondazione Benetton Studi e ricerche, la mostra si può ammirare negli spazi Bomben a Treviso.
L’esposizione racconta il lavoro svolto, a fine 2012, da dieci professionisti, di cui sette fotografi italiani, un inglese, un canadese, un belga ed un ricercatore spagnolo, riuniti per un progetto originale, trascorrere una settimana nella campagna di Zero Branco ed indagarne il paesaggio agrario limitrofo.
A fotografare distese di radicchio rosso, mucche nelle stalle, contadini al lavoro, curiosi di passaggio.
Soli per i campi di giorno con la macchina fotografica in mano perché “lo scatto è un atto solitario: vedi, capisci, scegli”.
Gli scatti trasmettono l’attenzione alle persone, ai volti, alla fatica, alle storie di vita.
La scoperta che la produzione del radicchio è davvero difficile, faticosa, complessa.
Tante sono le persone coinvolte, molte di queste vengono da lontano, lavoratori marocchini o del Bangladesh, che lavorano fianco a fianco con i trevigiani specialisti nella lavorazione del “fiore d’inverno”.
Oggi quindi una ricetta con questa meraviglia, creata dalla natura e dal duro e sapiente lavoro umano, uno sformatino.
Che adoro polpette e ciccheti in genere anche, credo.
E il baccalà mantecato per noi veneziani…
Insomma, succede che vedo un filetto di merluzzo fresco, e decido che lo voglio ridurre in crema, si si in poltiglia!
E siccome qui le ragazze amano molto tutto quello che si può spalmare su un crostino e/o una fetta di pane, ecco che ti manteco il merluzzo fresco.
E’ bene chiarire che per la preparazione del baccalà mantecato si utilizzano lo stoccafisso o il baccalà sotto sale, non il merluzzo fresco.
Vi assicuro però, in questo modo otterrete una cremina ottima, che richiede meno lavoro, e soprattutto nessun tempo di ammollo.
La prima volta che l’ho fatto non ero pienamente soddisfatta.
Non era chiaro e spumoso come volevo che fosse, forse avevo utilizzato poco olio, o mi ero fermata troppo presto con la mantecatura? Mah?
Ma come diceva Julia Child, “La cosa più grande del cucinare è che puoi mangiare i tuoi errori”.
Infatti ce lo siamo mangiato ugualmente, ma con il proposito di rifarlo, ed ottenere un risultato migliore.
Certo, nella ricetta originale (del baccalà mantecato) il pesce non va cotto nel latte e non ci va (orrroreee …) la ricotta!
Solo polpa del pesce (cotto in acqua e alloro) e olio, tanto olio fino ad ottenere una massa bianca e spumosa.
E fate attenzione quando lo chiedete al ristorante, perché uno dei trucchetti dei ristoratori (alcuni, mica tutti) è di aggiungere panna, per fare una bella montata e risparmiare sul pesce, che costa. Quindi occhio!
Io la ricotta ce l’ho messa perché lo abbiamo consumato subito, ed ha conferito una spumosità in più permettendomi di diminuire la dose di olio.
I cracker. Li adoro.
La ricetta arriva diretta da “Sale & Pepe” di Maggio 2013.
Io però ho usato la farina di avena biologica…che vi devo dire, tra me e le farine è amore totale. Ho gli armadietti della cucina che scoppiano!
Si, è vero, si fatica ad abituarsi quando arriva tutto in un colpo…ma era pure ora che arrivasse no?
Io, non so voi, ma sono già in modalità Natale, ho voglia di preparare l’albero con largo anticipo quest’anno, ho voglia di cioccolata calda davanti alla tivù, della copertina sulle ginocchia…
E poi come potrebbe altrimenti arrivare sulle nostre tavole il radicchio di Treviso, il tardivo, quello che necessita delle prime ghiacciate.
Vabbé, nell’attesa di una delle eccellenze del Nordest, il Fiore d’Inverno, vi parlo un pochino di COSMOFOOD, la Fiera del Food, beverage & technology, la prima del settore in Veneto, che si è svolta dal 16 al 19 Novembre a Vicenza.
Non potendo andare durante il week end (perché eravamo a Milano), Lara, Monica ed io siamo andate lunedì.
E’ stato bello vedere tanti studenti presenti in Fiera, ed è stato anche più bello ascoltare lo Chef dedicare la sua presenza a loro, a spiegar loro la cultura del cibo, il rispetto per il cibo.
Io ho preso un sacco di appunti (sapete vero che sono quella della Moleskine…) e vi riporto alcune sue frasi, sono davvero molto significative secondo me.
Dovremmo rifletterci sopra, almeno un pochino, tutti.
“La cucina è motivo di incontro e di scambio, sia umano che culturale,
e di salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti.
Dovremmo recuperare la socialità del cibo.
Usare il cibo per parlarci….è tutto ormai troppo accelerato…
La MANUALITA’ porta in sé la risorsa inesauribile della fantasia
e del senso pratico.
La manualità, insieme al desiderio di dedicare un po’ di tempo a noi stessi ed alla nostra alimentazione, ci farebbero riconquistare un aspetto fondamentale del vivere e condividere, cedendo il meno possibile alla tentazione del pre-cotto e pre-confezionato, che spesso è costoso e comunque impersonale.
Il BUON SENSO, dovremmo far passare il buon senso ai giovani.
Farli ritornare alla SOSTANZA,
far capire loro la DIGNITA’ del cibo, che va rispettato, non buttato.
Dovremmo sempre riflettere, e pensare a quante persone hanno lavorato affinché quel cibo arrivasse sulla nostra tavola.
Pensare che il cibo è di tutti e buttarlo via è un reato.”
Io sono rimasta catturata dalle sue parole, semplici, dirette ed efficaci.
E dal suo discorso sul pane, che è una cosa sacra, e che non si deve buttare.
A questo sono seguiti esempi su come poterlo recuperare, ed assaggi di torte salate, dolci, e frittate deliziose, preparati dai suoi allievi.
Unica nota negativa, mi aspettavo una maggiore presenza di eccellenze del Nordest, oltre a un maggior numero di produttori di materie prime, che ne so, la farina, piuttosto che focacce, pane e pasta, ma è anche vero che si trattava della prima edizione, quindi aspettiamo l’appuntamento del prossimo anno!
Oggi una ricettina facile, veloce e di sicuro effetto.
Un pacchettino che potete decidere di servire come antipasto se in formato piccolino, ma anche come secondo o piatto unico se in formato più grande.
Allora, che fate? lo tirate fuori anche voi l’albero?
Lavare i finferli sotto l’acqua corrente (io detesto l’idea che possa rimanere della terra sui funghi quindi la doccetta gliela faccio fare!), e tagliarli a tocchetti.
Pulite il porcino. Tagliate la base del gambo, poi procedete ad eliminare la terra residua ed altro sporco dal cappello e dal gambo, utilizzando un pezzo di carta cucina bagnato e strizzato.
Usatelo per strofinare delicatamente la superficie.
Poi tagliate sia il gambo che il cappello a tocchettoni.
Tritate l’aglio e fatelo soffriggere in padella con poco olio EVO, unite i finferli e dopo poco anche i porcini.
Fate cuocere a fiamma alta per una decina di minuti, salate, e solo a fine cottura pepate ed unite il prezzemolo tritato. Tenete da parte
Pollo al curry
Tagliare il pollo a pezzettoni, salare ed infarinare poco con la farina di riso.
Tritare la cipolla e l’aglio e farli rosolare in padella con poco olio EVO.
Aggiungere il pollo leggermente infarinato a far rosolare per bene, aggiungere poco brodo vegetale, pochissimo curry e lasciate cuocere per circa 15 minuti.
Verso fine cottura unite dell’altro curry. Tenete da parte.
‘Assemblaggio’ dei pacchettini
Stendete la pasta fillo e ricavatene dei quadrati abbastanza grandi da contenere il ripieno, serviranno due fogli (strati) per ciascun pacchettino.
Spennellate i fogli con poco olio EVO, e posizionate al centro di ciascun quadrato una parte di funghi ed una parte di pollo.
Richiudete come fosse un pacchettino, spennellate tutta la superficie di olio e cospargete di semi di sesamo nero.
Cuocete in forno ben caldo a 180° per circa 20-25 minuti.
Considerato che il ripieno è già cotto, saranno pronti quando la superficie della pasta sarà bella dorata e croccante.
Correndo tra corso di pasticceria, pediatra (ché Serena ha pensato bene di non farsi mancare una bella influenza…), osteopata (ché io invece ho scoperto di avere una bel gomito del tennista causato o dai troppi albumi e panna montati a mano, o dai troppi termosifoni verniciati, ma è più probabile la seconda…) e gestione ordinaria di casa e famiglia, sono riuscita a cucinare qualcosina questa settimana.
Qualcosa di salato e degno di essere fotografato intendo.
Mi sembra giusto rendere onore a mio marito, che una sera ha pulito e preparato per la cottura ben due cassette di funghi chiodini (…sa bene che è una cosa che io detesto fare…a questo si aggiunge che la sera giungo a casa abbastanza stanca…).
Grazie a lui e all’abbattitore, in un paio d’ore sono riuscita a cucinare, abbattere di temperatura, insacchettare e surgelare due cassette di funghi chiodini!
Trovo comodissimo preparare tanti sacchettini pronti per essere rigenerati ed essere utilizzati per una pasta, un risotto o semplicemente come contorno.
Io li faccio cucinare in poco olio EVO e dell’aglio schiacciato che poi elimino, li conservo così, salati pochissimo, aggiungo il rimanente sale, pepe e prezzemolo al momento dell’utilizzo.
Sulla ricetta.
Sapete che il pane carasau mi piace parecchio, vero? Me lo avete visto usare già qui, qui e qui.
Lo trovo molto versatile in cucina, secondo me è davvero di aiuto quando si deve preparare un piatto in velocità, un’occhiatina a quello che avete da consumare nel frigorifero, una buona besciamella e via!
Questo lo trovo perfetto come piatto unico, ma anche come antipasto se preparato magari in piccole cocottine.
Spero di riuscire a postare qualche ricetta durante la settimana, ma non diciamo nulla, giusto per scaramanzia, ché poi succede qualche imprevisto…
Intanto vi auguro una buona domenica sera ed un buon inizio di settimana!