“Si potrebbe sostenere che ci sia un elemento di divertimento in ogni torta,
come ogni torta è di per sé una sorpresa in virtù della crosta che l’avvolge.”
Janet Clarkson
Ok, lo confesso.
Ero terribilmente prevenuta sulla bontà della frolla vegan.
Ho una passione smodata per i dolci a base di pastafrolla, le crostate sono tra i miei dolci preferiti in assoluto e, per me, la pasta frolla è farina, uova, burro e zucchero.
Avevo questo libro (poco utilizzato lo confesso, ne ho troppi…) da un po’, e niente … ho deciso di provarla, soprattutto per il fatto che una figlia quasi vegana a casa ti spinge a cercare con curiosità alternative alle ricette fatte fino ad oggi.
Che vi devo dire?
Mi ha davvero sorpresa, per la facilità con cui si prepara, per la maneggiabilità e per la resa, una consistenza fragrante e profumata, è così buona che non ci si accorge della mancanza di burro e uova.
Con la dose qui sotto indicata ho fatto diversi dolci, una crostata e poi queste crostatine alla confettura di ananas e anice stellato.
“S’io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane cosi grande da sfamare tutta,
tutta la gente che non ha da mangiare.
Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole.
Un pane cosi verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chilì i poveri,
i bambini, i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia!”
Gianni Rodari
La Pita è un delizioso pane umido, morbido e poco lievitato, abbastanza semplice da preparare in casa, la cui particolarità è che in cottura si gonfia, formando una tasca che la rende perfetta per essere farcita nei modi più svariati.
Tipico dei paesi del medio-oriente, normalmente viene farcito con hummus, falafel, kebab, o anche di gyros, la tipica preparazione greca (gyros pita).
La Pita è probabilmente la preparazione più antica in assoluto e può certamente considerarsi l’antenato del pane e della nostra pizza (il nome stesso ‘pita’ ricorda per assonanza sia il termine ‘piada’ che ‘pizza’), sembra infatti sia nota già in epoca babilonese, ben 4500 anni fa.
Il termine pita si è diffuso in Italia nella seconda metà del secolo scorso e stava a indicare il tipo di pane utilizzato nella cucina tradizionale dei Balcani e in particolare della Grecia, viene spesso utilizzata come accompagnamento e ‘contenitore’ di pietanze speziate a base di carne o verdure, ma è interessante ricordare che originariamente questo pane ‘con la tasca’ era nato per raccogliere le salse, senza alcun bisogno pertanto di essere tagliato.
In ogni caso si presta davvero alla perfezione per essere farcito a mo’ di panino nei modi più svariati, io lo trovo ottimo anche servito semplicemente con tzaziki (la salsa greca a base di yogurt e cetriolo) e un’insalata greca.
Normalmente la pita è un pane chiaro e morbido, io qui ve lo propongo con una parte di farina integrale e accompagnato a due diversi hummus, uno di broccoli, e l’altro di pomodori secchi. Nel blog ne trovate altre varianti (qui di hummus ne andiamo abbastanza ghiotti), l’hummus di carote e ceci e l’hummus di cicerchie.
Ogni paese ha le sue tradizioni e specialità, tra quelle britanniche una delle più diffuse sono sicuramente questi panini semi dolci e speziati ricchissimi di uvetta, gli hot cross buns.
Questi panini speziati hanno origini antiche e in rete potete facilmente trovare tutti gli interessantissimi dettagli sulla loro storia e leggende.
Sono una preparazione tipica della Quaresima, il loro nome, hot cross buns, deriva infatti dalle croci di impasto che vengono disegnate su ciascun panino, croci che ricordano appunto la crocifissione di Cristo.
Soffici e profumati, gli hot cross buns sono molto apprezzati soprattutto per la loro aromaticità: durante la preparazione, viene infatti aggiunto un cucchiaino di spezie miste (cannella, chiodi di garofano, noce moscata) e poi scorza di limone e frutta secca, generalmente uvetta.
Sono ottimi a colazione da soli oppure farciti con marmellate e creme spalmabili, il modo più tradizionale per gustarli è tagliarli a metà, scaldarli in forno e spalmarmi con un velo di burro (gli anglosassoni con il burro ci vanno giù pesanti e, confesso, che quando sono stata in suolo britannico, ho fatto la stessa cosa pure io!).
A questi deliziosi panini è dedicata anche una filastrocca per bambini, ma la cosa più carina che ho scoperto riguarda l’amicizia, la simpatica credenza dice che il panino spartito a metà tra due amici farà durare nel tempo la loro amicizia: “Half for you and half for me, between us two shall goodwill be”.
Io li ho preparati seguendo la ricetta di un libro che amo molto, e utilizzando una parte di farina integrale, il risultato è stato molto soddisfacente!
“Oh estate abbondante, carro di mele mature, bocca di fragola in mezzo al verde, labbra di susina selvatica”
Pablo Neruda
Giornate lente e soleggiate.
Tempo per leggere, fare yoga e stare in cucina.
Le prime fragole, grosse e succose.
Perché non preparare una panna cotta primaverile?
Tra gli ingredienti non troverete la colla di pesce, io utilizzo l’agar agar, un gelificante di origine vegetale derivato da alcuni tipi di alghe rosse.
È un ottimo sostituto della gelatina o colla di pesce (ottenuta invece utilizzando derivati da ossa bovine e altri tessuti connettivi di origine animale), pertanto ideale anche per chi ha scelto un’alimentazione vegetariana. Il risultato sarà un prodotto compatto, solidificato, ma più morbido e meno gelatinoso, con una consistenza al palato più ‘naturale’.
In questa panna cotta troverete la freschezza del limone ed il profumo intenso di fragole e menta.
Per una presentazione allegra e primaverile, decorate i bicchieri con foglioline di menta fresca, un fiore e una mezza fragola, diventeranno bellissime!