“Rispetto a tanti dessert felicemente e irrimediabilmente local,
il trevigiano tiramisù ha saputo espandersi per gran parte del pianeta,
riuscendo come il paradigma della seduzione tradotta in morsi solluccherosi,
dall’America puritana alla laicissima Norvegia,
ogni volta con un vestito un poco diverso,
ma sempre riconoscibilissimo.”
Licia Granello
Se mi chiedete qual è il mio dolce preferito io vi rispondo proprio, il Tiramisù!
Dolce al cucchiaio meraviglioso, entrato a far parte della tradizione pasticcera italiana e nelle nostre case presumibilmente solo alla fine degli anni ’60, il tiramisù, è un dolce al cucchiaio a base di pochi semplici ingredienti, il mascarpone, i biscotti savoiardi (anche se c’è chi lo prepara con Pan di Spagna o addirittura con altro tipo di biscotti) e caffè.
Pochissimi semplici ingredienti che, uniti insieme, hanno dato vita ad un vero capolavoro che tutto il mondo ci invidia.
Che non amo molto questa festa molte di voi già lo sanno.
Ma non nel senso che non debba esserci una festa della donna, per carità.
E un fiore penso che a tutte faccia piacere riceverlo…
Semplicemente non amo quello che ci gira intorno.
Ci sono andata pure io tanti anni fa (ma taaaaanti anni fa..) a queste uscite di sole donne. Mi sono fatta coinvolgere ben poche volte, poi basta, ché mi vergognavo.
Chiedo scusa a chi ha già organizzato con le amiche, a chi ama uscire in questa occasione.
Ma io le amiche preferisco vederle in altre occasioni, o comunque in situazioni diverse.
Sono già un paio di settimane che, girando per negozi vedo cartoncini e locandine di feste per donne, con tanto di stripper e quant’altro…ma si può??? Lo trovo squallidissimo, e triste.
Ma che gusto c’è ad andare a mangiarsi anche solo una pizza e ritrovarsi circondate da gruppi di galline starnazzanti che si dilettano pure a fare battute sceme al cameriere o a qualche povero malcapitato di passaggio…ma abbiamo davvero bisogno di questo?
Io no, e credo non faccia certo onore alla nostra categoria.
Ma passiamo alla ricetta.
Mi ha ispirata il bellissimo contest di Valy ‘KEEP CALM AND DRINK TEA’, al quale desidero partecipare con questa ricetta.
E ho pensato che mi piacerebbe riceverle così, le amiche.
Con delle buonissime frolle di riso, un tè, tante chiacchiere e risate, attività nella quale siamo davvero delle maestre J.
Vi auguro di passare una felice giornata, come preferite e con chi amate.
Oggi un dolce.
Un dolce nato dal parrucchiere, nato nel senso che ho letto questa ricetta in una rivista di concetto, di quelle genere gossip e spettacolo, chi si prende, chi si lascia, chi cornifica chi etc…(che poi chiamarlo spettacolo a volte è pure esagerato onestamente…)
Di solito sbircio questo tipo di riviste quando vado dal parrucco per il tagliando mensile.
Mi diverte leggere queste importanti notizie sul mondo dei VIP, sono due ore in cui mi rilasso totalmente, e al fine di appagare la sana curiosità femminile della quale pure io sono dotata, sbirciare queste cose ogni tanto non nuoce, anzi ci può stare.
Poi vi confesso, che in prossimità dell’estate e della temuta prova costume, è abbastanza consolante rendersi conto del fatto che la maggior parte delle star televisive e non, ha più cellulite e smagliature di noi donne comuni che, tra l’altro, non frequentiamo cliniche, né chirurghi, e che, senza il trucco e parrucco e il photoshop, non sono tanto meglio di noi quando ci alziamo la mattina…eh eh eh
Sono un pochino iena? Ebbene si, lo ammetto! Ma dai, non ditemi che a voi non capita!
Spesso le riviste ci propongono modelli femminili che nemmeno esistono, che sono costruiti a tavolino, e che noi magari ci affanniamo a seguire.
Trovo siano dinamiche pericolose, soprattutto in fase adolescenziale, e vanno smontate, in un modo o nell’altro.
Ma parliamo della ricetta.
Leggo di questo dolce di carnevale, la torta crescionda di Spoleto, cittadina umbra.
Un dolce dalla consistenza morbida, della quale poi, in rete, ho trovato diverse varianti.
Questa che vi propongo io è la versione che miscela tutti gli ingredienti insieme, ma esiste anche quella a più strati, composta rispettivamente da amaretti e farina, cioccolato, e uno strato di latte e uova.
Come al solito ho divagato con le mie aggiunte e modifiche, tra queste ultime la ganache al cioccolato fondente che la ricopre…e che ha un suo perché, credetemi J.
Avete notato che sono già sbocciati dei fiori nei prati?…piccolo omaggio per voi a fine post!
Mi piacciono tanto le torte rovesciate.
E avevo voglia di preparare una torta rovesciata.
Avevo sbirciato una ricetta in un libro di cucina, in libreria.
Non l’ho acquistato. A volte in alcuni libri, di ricette che mi piacciono ce ne sono poche e considerato che occupano molto spazio in casa e non costano nemmeno poco, di solito li sfoglio con attenzione così da poter capire se sarà un libro a cui attingere molte idee oppure no.
Sinceramente non ricordo nemmeno di chi fosse questo libro, in ogni caso la sola cosa che ho copiato è quella di mettere le banane in una torta rovesciata, niente di più.
Sono partita da una mia ricetta base (torta rovesciata all’ananas), volevo abbinare però anche il cioccolato che con le banane ci sta benissimo ed avevo appena acquistato la farina d’orzo, se non l’avete mai provata, fatelo. E’ buonissima.
Mentre lo mescolavo, l’impasto emanava un profumo meraviglioso, ero davvero inebriata dai profumi della farina d’orzo, della vaniglia, del rum e del caramello che stavo preparando.
Non vi dico di più, è molto buona.
Io ne ho la certezza quando una torta a casa non arriva a vedere la luce del giorno successivo.
Perché Torta Caraibi?
Perché banane, cioccolato, vaniglia, rum e caramello mi hanno fatto pensare a qualcosa di esotico, in un attimo la mente era laggiù!
Era l’ultima del corso sci di Carola, che ha fatto anche la garetta ed è arrivata terza su 11 bambini…un podio di sole donne!!!
Senza nulla togliere ai maschietti, sono state molto brave.
Adesso pausa per qualche domenica, fino alla gara sociale dello sci club.
Poi questa cosa che ho scoperto al corso sulle spezie, tenuto da Samuele Reina, bravissimo erborista e naturopata.
Samuele mi ha fatto scoprire che potevo utilizzare l’avocado al posto del burro.
Certo sapevo che è un frutto molto grasso, ma di metterlo nei dolci e fare pure la pasta frolla, non lo sapevo di certo.
Complice il fatto che ho acquistato la rivista Cucina Naturale di febbraio, dove ho letto la ricetta dei brownies preparati con l’avocado. Ecco fatta questa torta.
Preciso che non ho nulla contro il burro, tanto meno sono a dieta, sono semplicemente curiosa e sperimento cose nuove.
Lo stampo era nuovo-nuovo, la ricetta l’ho come sempre modificata usando un po’ meno zucchero (e di canna) la farina di farro, le nocciole che nei brownies ci stanno bene ed ho aromatizzato con questa fantastica spezia che si chiama Fava Tonka e che arriva direttamente da Parigi, precisamente da L’épicerie de Bruno (Rue Tiquetonne 30).
Me ne ha portato in regalo un sacchettino la mia spacciatrice di cocottine, Daniela, (vi ho già parlato del suo negozio, Gagno Giovanni a Fontane di Villorba) che si è recata a Parigi un paio di settimane fa in occasione della fiera Maison & Objet Paris.
Non poteva portarmi cosa più gradita.
Questa fava è originaria del Venezuela, cresce su un albero che raggiunge i 25 metri di altezza. I suoi frutti vengono fatti rinsecchire e contengono due fave della lunghezza di 3-4 cm, la fava tonka.
Si utilizza come la noce moscata, grattugiata. E prevalentemente sui dolci.
Va dosata con molta parsimonia (1/2 fava è più che sufficiente per profumare un dolce intero) ed ha un aroma che ricorda la vaniglia e la mandorla.
E’ perfetta pertanto nelle creme e nelle torte, con il cioccolato è perfetta, secondo me.
Tradizione vuole che il suo profumo conferisca calore ed equilibrio interiore, coraggio, prosperità e fortuna.
Quindi Daniela, grazie per questo regalo!
Profumato e, speriamo, anche di buon auspicio.
Io colgo l’occasione del Giveaway di Ombretta del blog Dolcemeringa che il 1° Marzo compirà gli anni per partecipare con questo dolce che spero le porti anche tutto quello che la tradizione vuole evochi il profumo della fava tonka, calore, equilibrio interiore, prosperità e fortuna.
Ok, sto guardando Crozza che imita i giudici di Masterchef, anzi BastardChef, è fantastico!Per poco non cado dalla sedia con l’imitazione finale di Joe Bastianich, eh eh eh ‘Vuoi che muoro?’Andatevelo a guardare sul sito de La7, giusto per sganasciare un pochino, ché ridere fa tanto bene alla salute!
In questo periodo muffin e cupcake li farei di continuo, mi danno troppa soddisfazione, ‘sti dolcetti!
Di solito non ci vado sempre così pesante con i dolci, nel senso che cerco di evitare i frosting al burro, un po’ troppo americani e ciccionissimi… certo sono buoni, ma esageratamente calorici…
È che avevo questo torrone, residuo delle ceste natalizie.
Nessuno qui a casa intendeva mangiarlo così, e di buttarlo non se ne parla davvero…
Di solito se mi avanza del torrone, lo utilizzo per preparare un semifreddo ma, siccome avevo una confezione di mascarpone nel frigorifero che attendeva giusta collocazione, e dato che avevo programmato di fare dei muffin, insomma ecco che sono usciti questi cupcake!
Se siete a dieta, lasciate perdere! Perché qui di calorie non so quante, ma ce ne sono ‘na botta … anche perché, mangiato uno non sarete soddisfatti, ne vorrete subito un altro!
Finalmente il post l’ho scritto comodamente di mattina.
Durante la settimana sono costretta a scriverlo la sera (tardi di solito…) e programmarne la pubblicazione ad una certa ora del giorno successivo…
Oggi invece l’ho scritto dopo essermi alzata un po’ più tardi ed aver fatto colazione con le bambine (marito stamattina al lavoro…).
Avevo bisogno di dormire.
Poi la sorpresa aprendo il balcone.
Le previsioni dicevano brutto tempo…invece ho trovato il sole.
Cosa c’è di meglio del sole il sabato mattina?
Ricetta?
Quando giovedì ho visto il post della mia amica Patrizia del blog I Dolci nella Mente, mi sono segnata subito la ricetta con l’intenzione di provarla al più presto.
Adoro i plum cake.
Adoro il cioccolato.
Potevo non rifarla?
Naaaaaa…
Ieri dovevo preparare un dolce da portare a cena la sera dai miei, pronto e fatto!
Siccome non sapevo quanto sarebbe evaporato il whisky in cottura ho preferito non fare un cake intero.
Così ho diviso l’impasto ed ho utilizzato questi simpatici stampini monoporzione che avevo a casa, e ne ho preparati 5 con whisky e 5 senza.
Secondo me, onestamente, avrebbero potuto mangiare quelli con il whisky anche le bambine, perché se nei sentiva l’aroma, ma non si sentiva per nulla l’alcool.
Vi riporto la ricetta di Patrizia, con le mie modifiche (tra parentesi) e aggiunte (con *).
Comunque aveva perfettamente ragione Patty dicendo che sono PA RA DI SI A CI!
Oggi vi propongo un dolce tipico veneziano, di riciclo, povero.
Prende il nome dalla Parrocchia di San Nicolò dei Mendicoli (mendicanti), una delle più antiche chiese di Venezia (VII sec.), con campanile duecentesco e dipinti della scuola del Veronese, nella cui antica comunità, fatta per lo più di gente umile (pescatori e artigiani), era usanza fare questo dolce.
Questa torta veniva preparata per la festa di San Nicolò, parrocchia dei Nicolotti, antichi rivali degli abitanti di Castello, i Castellani.
A base di pane raffermo, è un dolce povero, un riciclo del pane raffermo.
Si dice che, nei tempi passati, la Nicolotta fosse distribuita al venerdì mattina presso tutti i conventi di Venezia, ai poveri della città.
Dolce povero si, ma ricco di sapore grazie agli aromi, ai semi di finocchio e alla grappa che non manca quasi mai nei dolci tradizionali veneti.
Io alla ricetta originale faccio diverse aggiunte a seconda della frutta secca che ho in dispensa…in questo caso ho aggiunto anche le gocce di cioccolato ed il cardamomo…
Lo so, avete ragione, non è più una torta Nicolotta, è più una Torta dei Dogi adesso … ma, facciamo così, vi lascio la ricetta originale e le mie aggiunte / modifiche, poi fate un po’ voi!
Io lo voglio interpretare così questo nuovo anno. Ho sentito questo a radio 101 ieri pomeriggio, e mi è piaciuta subito, ‘sta cosa.
Vorrei fosse davvero l’anno del CREDERCI.
Le idee ed i sogni per essere realizzati vanno voluti, desiderati fortemente, bisogna crederci davvero, quindi.
Avrei alcuni desideri per questo nuovo anno.
Si, lo so, punto troppo in alto, forse, ma sono un’ottimista, che ci volete fare?
Vorrei non leggere più di bambini partoriti e lasciati nella tazza del water di un McDonald’s.
Vorrei non leggere né sentire più notizie di donne offese, uccise, maltrattate, le vorrei vedere ai vertici, le donne, ché forse il mondo diventerebbe migliore.
Vorrei che tutti, giovani e non più giovani avessero, oltre che doveri, anche diritti, per primo quello alle ambizioni, ai sogni, al lavoro.
Vorrei non vedere più trasmissioni che parlano per anni degli stessi fatti, tragedie (a dire il vero io non le guardo, ma sono costretta a pagare il canone, quindi scusate se mi girano).
Vorrei che i pochi ‘politici’ degni di essere chiamati così, facessero davvero qualcosa di utile per questo meraviglioso e maltrattato Paese, di cui tutti noi Italiani con la ‘I’ maiuscola vorremmo essere fieri, finalmente. Tutto sommato vi paghiamo profumatamente per questo, iniziate a guadagnarvela ‘sta montagna di soldi, per favore.
Vorrei non vedere più telegiornali che annunciano una perturbazione come fosse un cataclisma.
Vorrei un mondo dove non muore un bambino ogni pochi secondi per fame, sete o per un’influenza.
Vorrei un mondo in cui le mie bambine, possano avere fiducia e trovarvi il loro posto, per merito, per passione, per amore.
Per me vorrei solo poter ancora sognare ed avere quella sana dose di follia che mi consenta di poterli realizzare, un giorno, i miei sogni.
Mi sa che anche per questa volta il tanto acclamato apocalisse verrà rinviato…
Beh, meglio così, perché il bunker io mica ce l’avevo!
Ché poi questi che si sono costruiti il bunker … ma a voi piacerebbe sopravvivere in un mondo inospitale e senza più esseri viventi?
A me onestamente per niente, mi terrorizza solo l’idea!
Oggi mi aspetta un tour de force.
Non ho ancora comperato i regali, nemmeno uno.
Non ho ancora fatto la spesa. Mi sento male ad affrontare i supermercati ed i negozi, oggi.
Ho l’asse da stiro che ormai crolla sotto il peso dei panni da stirare.
Beh, meglio non pensarci e fare una bella lista spuntando le cose, una per volta…così non mi stresso troppo.
Dai, ce la posso fare, organizzazione, organizzazione!
Intanto in barba ai Maya (ve possino…) ed in barba alle corse che mi attendono, vi lascio una torta che adoro, semplice-semplice ma buona ed anche bella da vedere secondo me.
Buona giornata!
Io sono ancora qui ‘in zona’, quindi per gli auguri ai prossimi giorni!
Premetto che non ho una passione smodata per il cocco, né per i dolci al cocco in genere, ma da questi sono rimasta folgorata.
Forse perché questi dolcetti candidi mi hanno ricordato i fiocchi di neve, l’inverno ed il Natale.
Forse perché la persona che cura questo blog secondo me è davvero un artista, della pasticceria, della fotografia, delle parole.
Forse perché tutto quello che vedo da lui ha un fascino speciale…non lo so, forse tutte queste cose insieme, ma dovevo farli, assolutamente.
Non ho potuto resistere, ed ho fatto bene.
Il blog in cui li ho visti è quello di Marcello, Mela e Cannella, se non lo conoscete, fatevi un giretto, vi assicuro che sarà un’esperienza sensoriale a tutto tondo. E’ davvero bravo.
Io ci ho solo aggiunto un tocco di cioccolato fondente perché mi piace l’abbinamento cocco ciocco, ma vi assicuro che semplici semplici erano davvero molto belli e buoni.