Oggi pochissimo tempo, e vi lascio una ricettina al volo!
Piatto che amo molto, la parmigiana.
Questa con le zucchine!
N.B. avevo fotografato anche la pirofila che mi sembrava carino ma, le foto mi facevano abbastanza schifo, eh non è mica facile fare ‘na foto decente ad una pirofila!
Leggevo poco tempo fa un articolo che si intitolava ‘Figli della modernità, malati di poca natura’.
Vi ricordate che qui, vi ho spiegato dei ‘pizzini’ che io ritaglio abitualmente da tutte le riviste e che poi mi leggo e/o rileggo con calma?
Questo è uno dei tanti ‘pizzini’. Si perché non strappo solo ricette, io lo so che finirò i miei giorni sommersa dai miei pizzini.
Per la precisione questo l’ho strappato da un inserto ‘Settegreen’ del Corriere.Sara Gandolfi inizia l’articolo scrivendo: “Mai ascoltato in silenzio i suoni di un bosco? Mai camminato a piedi nudi sull’erba di un parco cittadino?”.
Affronta un tema davvero interessante: il ‘Nature deficit disorder’, ovvero disturbo da carenza di natura, termine coniato qualche anno fa dallo scrittore americano Richard Louv autore de ‘L’ultimo bambino nei boschi’ (che voglio leggere).
Non è il nome di una vera e propria malattia, ma di un rapporto mancato con la natura, con l’ambiente.
In poche parole ci sono studi che confermano che il nostro stato di salute mentale, fisica e spirituale è direttamente collegato al legame che abbiamo con il mondo naturale.
Che problemi quali obesità, disattenzione, depressione, ansia, noia, svogliatezza possono essere trattati in modo efficace, incentivando e favorendo il rapporto tra i bambini/ragazzi e la natura.
Per cui non sono sufficienti soltanto una buona alimentazione ed un buon sonno per essere in buona salute, ma è essenziale anche il contatto con il verde.
E’ provato da varie ricerche scientifiche che i bambini che vivono a contatto con la natura, rispetto a quelli che restano spesso chiusi a casa, davanti a TV e PC, hanno maggiore capacità di osservazione, ragionamento, sono sensibilmente meno inclini al bullismo e, cosa secondo me meravigliosa, sanno stupirsi. Capacità che spesso sembra davvero perduta.
In questo periodo vivrei davvero soltanto di alcuni prodotti, zucca, radicchio (ma questo lo sapete già..), verza, funghi…senza parlare della frutta autunnale.
I funghi sono davvero un prodotto meraviglioso.
Delicati, profumati e ricchi di gusto nonché di vitamine.
Cosa non da poco, hanno pochissime calorie, per cui sono anche molto indicati nelle diete.
Qualcuno dice di consumarli con moderazione perché possono essere indigesti in dosi eccessive, boh?…Non lo so, credo che questo valga un po’ per tutto.
La regola migliore comunque è non eccedere in nulla e mangiare in modo variato, seguendo le stagioni.La natura ha un suo perché.
Ho scoperto, pensate un po’, che i funghi erano molto apprezzati già nell’antichità.
Li consumavano gli Egizi, i Babilonesi, i Greci ed i Romani. Questi ultimi li definirono ‘cibo reale’.
Mentre Cinesi e Giapponesi li utilizzavano come farmaci per potenziare le difese dell’organismo.
Scusate la divagazione, ma mi piace scoprire e conoscere la storia degli alimenti, trovo davvero affascinante sapere il rapporto che avevano i nostri antenati con il cibo, con alcuni prodotti, le loro origini…
…ma torniamo alla ricetta.
Mia mamma mi ha molto gentilmente donato un porcino qualche giorno fa.
Facciamo spesso questi scambi di prodotti, crudi ma anche cotti, ‘scambi culinari in famiglia’…
Un porcino intero era davvero troppo per farci una pasta per due (le bimbe mangiavano entrambe a scuola…), quindi metà l’ho utilizzato per preparare questa pasta insieme alle zucchine, abbinamento che mi piace troppo ed ho approfittato dell’assenza delle bimbe per andar giù con il peperoncino che, secondo me, ci sta molto bene.
Cosa dirvi, è una pasta di una semplicità disarmante, ma davvero buonissima.
Poi questo tipo di pasta integrale (se vi piace) ci sta benissimo, un po’ grezza, ruvida, assieme alla morbidezza del porcino…secondo me è una favola.
Dell’altra metà ho fatto una vellutata con le patate…
Io bene, abbiamo passato davvero un bel fine settimana.
Un week end di relax, ma anche di divertimento e senza allontanarci troppo da casa.
Non ci siamo alzati presto né la mattina di sabato né quella di domenica.
Abbiamo infatti fatto un po’ tardi sia venerdì sera, (cena dai nonni e mangiato…pesce, pesce, pesce…è sempre brava la mia mamma!) sia sabato in cui abbiamo cenato a casa nostra con dei cari amici (…ed il merluzzo ce lo siamo mangiato proprio in questa occasione..).
Sabato abbiamo fatto una passeggiata in centro a Treviso ed ho approfittato del fatto che, in occasione dell’evento Treviso Dripping Taste (..che mi ha abbastanza delusa, ma lasciamo perdere le polemiche..), molte piazze della città erano allestite come ‘Piazze del Gusto’ ognuna con un tema a km0, dove i prodotti venivano raccontati e si potevano acquistare!
In Piazza S. Vito, grazie al gemellaggio con la Coldiretti di Sassari erano presenti dei produttori artigianali di formaggi e ricotte e, dopo aver assaggiato il loro pecorino, non ho potuto non acquistarlo, buonissimo. Mi sono pentita di non averne acquistato di più.
I prodotti protagonisti erano quelli della tradizione, dal Radicchio rosso di Treviso, l’Olio Extravergine delle Colline Trevigiane, la Patata del Montello, il miele, i kiwi e, ovviamente i vini che rendono famosa la Marca Trevigiana.
Ho portato a casa anche un bel po’ di finferli, acquistati sempre in Piazza S. Vito e che sono finiti nel risotto la sera stessa insieme ai cugini chiodini che già avevo nel congelatore dalla scorsa settimana.
Mandras Largas – ricotte e formaggi artigianali (Sassari)
Finalmente riesco a partecipare all’iniziativa di Brii, Cobrizo, Lo, Stella e un grazie a Azabel che questo mese ci ospita a casa sua.
Tema del mese di ottobre le castagne.
E ho deciso, un dolce sia!
Confesso però che è stata dura, ho dato uno sguardo alla tabella degli ingredienti (ci sono ingredienti non permessi, ingredienti permessi ma non consigliati e ingredienti consigliati) e mi son detta: ma come faccio?
Come faccio a fare un dolce senza zucchero, senza burro né miele…non ce la posso fare…
Ma insomma!
Le castagne le ho già bollite, mi sono lessata le mani per sbucciarle…adesso qualcosa mi invento e la preparo seguendo queste indicazioni, e che sarà mai!!!
Non avevo molte alternative perché in casa non avevo né succo di mela concentrato né altro surrogato dello zucchero.
Voglia di uscire a comperare qualcosa neanche a parlarne, quindi ho deciso che avrei dolcificato solo con la frutta secca, albicocche e mirtilli, che con il cioccolato fondente ci stanno bene.
Le note speziate, vaniglia e cardamomo, hanno conferito il tocco in più secondo me.
Che dirvi, sono soddisfatta, perché è molto semplice e buona.
Mi ricorda un po’ la torta ‘Nicolotta’ della tradizione veneziana, (ve la devo preparare..) compatta ma molto, molto profumata e golosa.
Donne di Salutiamoci, non ci posso credere ho fatto una torta senza zucchero né burro e l’hanno mangiata di gusto anche le mie bambine!
HIP, HIP… HURRA’!
Quindi ecco a voi il mio contributo per il mese di ottobre!
L’unica cosa che ho faticato davvero a non fare è stato non mettere la ‘neige’, la spolveratina di zucchero a velo che io, malata di ‘parodite’, metto un po’ dappertutto…
Mi sono schiaffeggiata la mano destra ma ce l’ho fatta, ho resistito alla tentazione.
Ve l’avevo detto che appena arrivava il radicchio vi avrei stressato fino alla morte.
Si, vi stresserò perché a me piace davvero molto e tra l’altro qui a Treviso si consuma tutto l’inverno e in molti modi, quindi.
Le varietà sono diverse, quello trevigiano, Igp dal 1996, è molto conosciuto e ne esistono due varianti, quello precoce che si raccoglie da inizio settembre, e quello tardivo che si raccoglie da novembre (lavorazione molto laboriosa e che necessita del freddo).
Poi ci sono il radicchio di Castelfranco, quello di Verona, quello di Chioggia.
Qui si consuma crudo, cotto, ai ferri, brasato, fritto, sott’olio, nel risotto, nella pasta, con la pasta e fagioli (mamma che buono con la pasta e fagioli…lo devo fare e postare!), nella pizza, nelle focacce, nei dolci, nelle grappe…
Insomma, prima che finisca l’inverno non ci sopporterete più, né la sottoscritta, né il radicchio!
Ve lo assicuro!
Potete tranquillamente utilizzare le lasagne pronte, qualche volta lo faccio anch’io se non ho tempo, ma se posso la pasta la preparo io, e mettere in funzione la mia povera macchina che altrimenti rimane tristemente a guardarmi dall’alto del ripiano dove solitamente giace dentro alla sua scatola, non è che ogni giorno mi metto a fare la pasta in casa, ma ritengo sia davvero questione di pigrizia, un po’ come per gli gnocchi, sembra difficile in realtà non lo è.
Si, è vero, si infarina un po’ dappertutto, ma volete mettere la soddisfazione quando ci si addenta la lasagna, sapendo che la sfoglia è stata preparata con amore?
Tutto sommato con tutto ‘sto impastare anche la tonificazione del braccino ci guadagna.
Si, una bevanda perchè in effetti il Roiboos non è un tè, nasce dalla fermentazione delle foglie di un legume. Lo conoscete?
L’arbusto da cui cresce il Rooibos cresce in Sud Africa, le sue foglie sono di un colore rosso mogano, colore tipico di questo tè. Il suo nome deriva dall’afrikans e significa “arbusto rosso”.
L’ infuso è caratterizzato da un gusto pieno che ricorda quello della nocciola e, grazie al basso contenuto di tannino, il suo sapore è dolce cosa che consente di evitare l’aggiunta di zucchero.
Il Rooibos possiede preziose proprietà salutari.
Tra i fattori nutrizionali e i dimostrati effetti sulla salute, alcuni sono i seguenti: contiene molte sostanze minerali, funziona da antivirale, possiede una potente azione antiossidante capace di combattere i radicali liberi presenti nell’organismo, non contiene caffeina, teina o altre sostanze eccitanti per cui può essere consumato in ogni momento della giornata e per questo è anche particolarmente adatto ai bambini, per non parlare poi dei suoi effetti benefici ad esempio su dermatiti, allergie e problemi digestivi.
Insomma, per me è stato una scoperta.
Oggi, la ricetta dei miei Zaeti, anzi no ’Xaeti’, biscottini della tradizione veneziana, che io amo molto, fatti con la farina di riso (ma potete utilizzare anche una farina di tipo 1) e la farina di mais fioretto.
Biscotti semplicissimi da preparare che a casa nostra, hanno sempre vita molto breve.
Adesso non piove ma non c’è nemmeno il sole, fa abbastanza freddo e c’è umidità al 72%…
Però non ho voglia di parlare del tempo…
In realtà non sapevo bene cosa raccontarvi oggi.
Ho tante cose per la testa, troppe forse e spero di non perdermi tra tutte queste idee che frullano..
Il rischio è sempre quello quando si pensa a troppe cose, il rischio dietro l’angolo è quello di ‘perdersi’, di non concentrarsi su un obiettivo ben definito (dal marketing dovrò pur aver imparato qualcosa…).
Mentre vi sto scrivendo ascolto la radio, il Dj sta intervistando Luisella Costamagna sul suo libro in uscita ‘Noi che costruiamo gli uomini’…
I temi del libro sono molto interessanti e l’autrice fa un ritratto delle donne italiane partendo dalla manifestazione molto riuscita del ‘Se non ora quando’.
Ascoltando l’intervista alcune frasi mi hanno fatto riflettere ‘le peggiori nemiche delle donne sono le donne stesse’, ‘le donne non hanno il coraggio di mettersi in gioco’, ‘tendono ad autocommiserarsi’, ‘devono acquisire consapevolezza del proprio valore’…
Beh, io oggi vorrei iniziare a rompere la barriera del ‘questo non riuscirò mai a farlo’.
Ho voglia di prendere in mano la mia vita e costruirmi un lavoro che mi dia qualche soddisfazione, che mi faccia svegliare la mattina con il sorriso.
Quanto spesso negli ambienti di lavoro le donne si fanno la guerra, non fanno squadra, a causa di invidie o non so bene per quale altro motivo, non sono mai riuscita a capirlo…
Facessero più spesso squadra, le donne, le cose sarebbero davvero diverse, in tutti i settori. Ne sono convinta.
Intanto io sono contenta di essere qui con voi, perché in qualche modo anche questa è una ‘piccola-grande squadra’.
Di donne (ma anche uomini…sorry!) che hanno passioni in comune, che si consigliano, si aiutano, si divertono…e che hanno sogni, tanti sogni.
Io oggi voglio augurare a tutti voi, (e anche un po’ a me..) di realizzare i vostri sogni, di avere coraggio, di credere nelle vostre possibilità.
Non c’entra niente con il ‘pollo al verde’, ma ve lo auguro di tutto cuore.
Vi ricordate che sabato siamo andati a caccia di funghi?
…non crediate che a caccia per noi significhi a boschi con il cesto…no, perché bisogna conoscerli bene e l’idea di confondere un porcino con un’amanita velenosa mi inquieta non poco…
No, non è decisamente il caso di rischiare.
Io lascio fare il lavoro a chi è competente e li compero dal fruttivendolo di fiducia.
Sabato il nostro fruttivendolo ne aveva di belli, a km zero…e una cassetta è venuta a casa con noi….
Il lavoro ‘sporco’ lo ha fatto mio marito, pulirli uno a uno, eliminare foglioline, insettini e quant’altro…una volta puliti, li abbiamo cacciati in pentola con olio evo e aglio (intero schiacciato, mentre il prezzemolo lo aggiungo solo prima di consumarli) ed una volta cotti e raffreddati li abbiamo insacchettati e messi in congelatore.
Un po’ li ho utilizzati subito ed ho preparato questo risotto.
Il risotto ci piace molto, anche le bambine lo mangiano volentieri. E’ buono con qualsiasi tipo di verdura, con il pesce, con la carne….ma deve essere fatto bene.
I fondamenti per fare un buon risotto sono semplici e una volta appresi, si può preparare con qualsiasi cosa.
Si prepara il brodo caldo, che si aggiunge poco per volta, si fa un buon soffritto, si deve tostare il riso e si deve aggiunge il burro (poco) solo alla fine con il parmigiano, per mantecare bene….e poi mescolare e mescolare.
Non abbandonare mai il riso a se stesso, ma mescolarlo durante la cottura…
Poi, fondamentale, fare attenzione a non farlo asciugare troppo.
Un buon risotto, almeno per i miei gusti, deve essere ‘all’onda’, ovvero si deve adagiare mollemente nel piatto…
Se non si stacca dal mestolo e bisogna usare la forza bruta per ‘spiattellarlo’ sul piatto non va bene, no, non va bene!
Quelli in secondo piano sono i primi cachi del nostro albero, adesso penso un po’ a cosa farci.
Noi, dopo esserci alzati un po’ tardi, siamo andati a farci una passeggiata a Venezia.
Una passeggiata iniziata alle Zattere, posto bellissimo di Venezia, uno dei luoghi della mia infanzia, dove si andava a correre e giocare, dove ci si mangiava il gianduiotto con la panna di ‘Nico’ (che c’è ancora per fortuna).
Un luogo di Venezia non troppo affollato di turisti, ideale per una passeggiata, per sedersi a fare colazione e leggere il giornale o, come noi che siamo arrivati per l’ora di pranzo, per mangiare qualcosa all’aperto con la vista spettacolare sul canale della Giudecca.
Quando siamo arrivati, per fortuna, era appena scesa l’acqua (conoscete vero il fenomeno dell’acqua alta a Venezia? ….spesso si deve camminare con gli stivali di gomma al ginocchio o, se più alta, alla coscia..) e dopo una breve pioggerellina da nuvoletta di passaggio, è uscito un bel sole e si stava benissimo.
Abbiamo raggiunto punta della Dogana, dove si trova il museo d’arte contemporanea della fondazione F. Pinault e da dove si può godere di una vista fantastica su S. Marco, il bacino, l’isola di S. Giorgio.
Abbiamo proseguito passando davanti alla Chiesa della Salute, bellissima e molto importante per i veneziani (a novembre si celebrerà la festa della Madonna della Salute) , passando davanti al museo Guggenheim per poi raggiungere l’Accademia (già affollatissima) e proseguire verso S. Marco.
Non ho potuto fare un giro di osterie e localini tipici, prometto che vi farò fare un giretto di locali un’altra volta.
Oggi vi lascio con qualche foto della nostra passeggiata di ieri ed una ciambella che a me piace molto.
Ogni tanto in casa nostra si formano delle pile di riviste varie.
Supplementi di quotidiani, riviste di moda, viaggi, arredamento, si aggiungono una sopra l’altra finché, quando la vedo barcollare, sono davvero costretta a prendere provvedimenti…
Confesso che fatico a buttare le riviste senza staccare almeno una pagina da conservare di ciascuna, sarà che mi piacciono tantissimo le foto in genere, mi piace molto il design, l’arte, la cucina, i viaggi … e che palle! (OOPS! Ho scritto ‘palle’…)
Fatto sta che non riesco a buttarle senza perderci sopra del tempo…
No, è che io prima ho già fatto ‘orecchie’ e ‘contro-orecchie’ sulle pagine che mi interessa tenere, questo per far prima a trovarle e staccarle nel momento opportuno.
Ditemi che capita anche a voi per favore, sennò mi sento davvero ‘strana’.
Praticamente poi è tutto un lavoro, fatto di ‘sfoglia-stacca-archivia’.
Mi ritrovo poi con raccoglitori su raccoglitori con dentro di tutto, divisi ovviamente per ‘tema’, che credete? Sono ordinata, io!
Tra un po’ comunque succederà che dovrò uscire di casa per fare spazio ai raccoglitori.
A questo si aggiunge che ogni tanto elimino anche alcune cose archiviate, per fare spazio ad altre magari più interessanti. In poche parole è una storia infinita..
Questa ricetta esce da uno dei miei raccoglitori di ricette, uno dei più recenti. La pagina è stata staccata da un ‘Gioia’ di non so quando però…
Non so dirvi onestamente se vale la pena fare tutto questo lavoro, ma la pasta fatta con la ricetta di questa pagina ‘sfogliata-staccata-archiviata’ è davvero buona!