Non fosse per il fatto che devono essere fritti, io i falafel li preparerei a giorni alterni tanto ne sono golosa!
I falafel, piatto tipico della tradizione mediorientale, sono una sorta di polpettine che si preparano con i ceciessiccati, sono facili da preparare e perfetti da servire sia come antipasto che come secondo piatto se accompagnati con salsine e verdure miste di stagione.
Potete anche servirli insieme ad una salsina fresca e leggera come ripieno per il panepita (il pane morbido arabo di cui trovate qui la ricetta).
Mi raccomando, per prepararli è necessario utilizzare i ceci essiccati, che vanno lasciati in ammollo in modo che possano ammorbidirsi, successivamente andranno frullati insieme agli altri ingredienti, non provate ad utilizzare i ceci lessati perché non riuscirete a formare le polpettine!
Credetemi, se non li avete mai preparati, dovete assolutamente rimediare!
Un piccolo orto che nelle ultime settimane sta dando i suoi primi frutti.
Un piccolo regalo che ci siamo fatti, poche piante per iniziare ché il tempo non è molto e abbiamo poca esperienza, ma tanta soddisfazione.
Le piantine di peperoni verdi stanno dando il loro meglio e ne producono in abbondanza.
Questi peperoni sono tipici della cucina campana e del centro Italia, peperoni friggitelli o puparuoli friarielli come vengono chiamati in Campania (e da non confondere con i broccoli friarielli!) sono dei piccoli peperoni verdi non piccanti anzi, dal gusto decisamente dolce.
Ingrediente gustoso e versatile, si prestano a tantissime preparazioni, nei primi piatti, come contorno, ma anche come antipasto e secondo.
Sono ottimi sia crudi che cotti, io personalmente li adoro al forno, ripieni e belli gratinati (in quanto a verdure ripiene e gratinate qui trovate i pomodori, qui i funghi, e qui un’altra ricetta con i peperoni cornetti) si trasformano in un secondo piatto semplice, veloce e molto appetitoso.
La loro dolcezza a mio avviso si sposa alla perfezione ad un ripieno dal sapore deciso, nella ricetta che vi propongo i peperoni friggitelli sono preparati con il formaggio feta e tante erbe aromatiche, la nota croccante della gratinatura è data dalle mandorle a lamelle.
“S’io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane cosi grande da sfamare tutta,
tutta la gente che non ha da mangiare.
Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole.
Un pane cosi verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chilì i poveri,
i bambini, i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia!”
Gianni Rodari
La Pita è un delizioso pane umido, morbido e poco lievitato, abbastanza semplice da preparare in casa, la cui particolarità è che in cottura si gonfia, formando una tasca che la rende perfetta per essere farcita nei modi più svariati.
Tipico dei paesi del medio-oriente, normalmente viene farcito con hummus, falafel, kebab, o anche di gyros, la tipica preparazione greca (gyros pita).
La Pita è probabilmente la preparazione più antica in assoluto e può certamente considerarsi l’antenato del pane e della nostra pizza (il nome stesso ‘pita’ ricorda per assonanza sia il termine ‘piada’ che ‘pizza’), sembra infatti sia nota già in epoca babilonese, ben 4500 anni fa.
Il termine pita si è diffuso in Italia nella seconda metà del secolo scorso e stava a indicare il tipo di pane utilizzato nella cucina tradizionale dei Balcani e in particolare della Grecia, viene spesso utilizzata come accompagnamento e ‘contenitore’ di pietanze speziate a base di carne o verdure, ma è interessante ricordare che originariamente questo pane ‘con la tasca’ era nato per raccogliere le salse, senza alcun bisogno pertanto di essere tagliato.
In ogni caso si presta davvero alla perfezione per essere farcito a mo’ di panino nei modi più svariati, io lo trovo ottimo anche servito semplicemente con tzaziki (la salsa greca a base di yogurt e cetriolo) e un’insalata greca.
Normalmente la pita è un pane chiaro e morbido, io qui ve lo propongo con una parte di farina integrale e accompagnato a due diversi hummus, uno di broccoli, e l’altro di pomodori secchi. Nel blog ne trovate altre varianti (qui di hummus ne andiamo abbastanza ghiotti), l’hummus di carote e ceci e l’hummus di cicerchie.
Le temperature sono ancora estive, nonostante il calendario dica altro.
E niente, io approfitto di questo per pubblicare ricette fotografate qualche tempo fa e parcheggiate nella bacheca del blog per mancanza di tempo.
Questa zuppa è buona fredda, a temperatura ambiente, tiepida ma anche calda.
Insomma, vedete un po’ voi come la preferite.
L’utilizzo dello yogurt è nato da uno scambio di idee con l’amica blogger Dauliana del blog Cucchiaio e Pentolone, aveva provato una mia vecchia ricetta (questa QUI) e al posto della burrata per finire il piatto aveva utilizzato lo yogurt.
Beh, mi ero ripromessa di provarci al più presto ed il risultato è stato super soddisfacente!
E quindi oggi, zuppa piccante di pomodoro e peperoni arrostiti, con yogurt e crostini alle erbe aromatiche!
Di ritorno dalla piscina, un sabato mattina, carica di energia, mi sono messa a fare di tutto, compresi questi crackersche ho servito con un hummus saporitissimo (ma questa è un’altra ricetta…ve la proporrò la prossima volta!).
L’abbinamento mi è piaciuto tantissimo.
Questi cracker si sgranocchiano piacevolmente anche da soli, sono profumati e aromatici.
Credetemi, più difficili da spiegare che da fare.
Bando alle ciance, saltiamo a piè pari nella ricetta dei crackers integrali ai semi con farina di canapa, che dite?
Un po’ per il lavoro che mi impegna parecchie ore al giorno, ma anche per mia esigenza, sono un po’ assente in generale, qui sul web.
Il blog riesco ad aggiornalo poche volte al mese, ovviamente continuo a cucinare per la famiglia, trovare però il tempo (e a volte la voglia…) per fotografare quello che cucino, è difficile.
Sui social compaio poco, sbirciatina la mattina, a volte a pranzo e poi alla sera.
Me ne sto in silenzio e vivo ‘li fuori‘.
Tra persone in carne ed ossa, senza lo stress delle notifiche, dei giga finiti, del wifi che non prende…
Staccare.
Potersi permettere di staccare da tutto, e sentirsi bene.
Ci sono periodi in cui è necessario, che dite?
Oggi vi propongo una quiche, la ricetta della briséeè la stessa di questa che vi avevo proposto qualche tempo fa, ma ho utilizzato la farina di farro e una farcia nuova e assolutamente di stagione!
Dai, vediamo come ho preparato questa quiche di farro alla curcuma, zucchine e asparagi!
Se siete alla ricerca di idee sfiziose per l’antipasto, vi propongo questa ricettina preparata con la mozzarella senza lattosio Valcolatte.
Non fatevi spaventare dal lievitato!
Preparare queste focaccinealla mozzarella, radicchio rosso di Treviso e salmone affumicatoè davvero semplice, e il risultato a mio avviso è di grande effetto!
Non le trovate carinissime da presentare in tavola per l’aperitivo?
Ovviamente potete anche variare il tipo di farina se preferite un risultato meno ‘rustico’.
Speriamo di leggerci prima di Natale, non sono certa di riuscire a ‘passare’ di qua, ma giuro che ci proverò!
Eh niente! Davanti al banco della gastronomia la piccola Serena ha deciso cosa avremmo dovuto preparare per pranzo il giorno successivo.
La piadina romagnola!
Mettere le mani in pasta le piace troppo.
Il corso di cucina che abbiamo fatto tutti insieme a Bellaria-Igea Marinaall’Azienda Agricola Collina dei Poeti, durante il blog tour #BIMFORKIDS, (di cui vi ho parlato nel post precedente) ha riscosso un enorme successo con le mie ragazze.
La piadina, forse la più classica delle specialità romagnole, ha origini davvero antiche, ci sono tracce di questa forma di pane fin dall’epoca romana.
Un impasto semplicissimo, acqua, farina, sale e strutto (nella ricetta tradizionale), ‘pane povero’ che fa parte della cultura contadina di queste terre.
La ricetta della piadina, è bene saperlo, non è una sola. Tra le due varianti principali, la riminese molto grande e sottile e quella forlivese più piccola e spessa, esistono tante varianti, ogni paese della Romagna ha la sua piadina, ogni casa e famiglia ha la sua ricetta.
Io ho imparato a prepararla a scuola, con la ricetta tradizionale che prevede lo strutto (magari pubblicherò qui nel blog anche quella ricetta più avanti) ma ho apprezzato tantissimo questa che ci hanno insegnato Barbara e nonna Mariula de La Collina dei Poeti, stupenda Azienda Agricola di Santarcangelo di Romagna.
Una ottima piadina preparata con l’olio Extravergine di oliva (di loro produzione!).
Come credo accada un po’ a tutti, ci sono piatti, cose, profumi che mi ricordano l’infanzia, che mi portano indietro nel tempo. Quando, bimba in quel di Venezia, con la famiglia ci fermavamo in qualche bàcaro e quello che io e mio fratello chiedevamo sempre erano le polpette oppure la mozzarella in carrozza.
Sembra che le origini della mozzarella in carrozza portino a Napoli intorno all’800, preparazione nata come recupero del pane raffermo e della mozzarella avanzata che, piano piano, è poi entrata a far parte della tradizione gastronomica di tante altre regioni italiane.
La mozzarella veneziana è però diversa da quella che viene tradizionalmente preparata a Napoli.
Nella città partenopea viene comunemente utilizzato pane in cassetta o casereccio, una fetta di mozzarella tra le due fette (la ‘carrozza’ per l’appunto), passato il tutto nella farina poi nell’uovo sbattuto con poco latte quindi fritte.
La versione veneziana è un po’ diversa, si usa comunemente pan carrè o pane bianco da tramezzini, alla mozzarella viene aggiunto prosciutto crudo oppure acciuga e il risultato è più gonfio perché i sandwich di pane e mozzarella vengono passati in una pastella che va lasciata lievitare prima di essere fritti (sotto, a fine post, vi indico due locali storici dove si possono gustare delle ottime mozzarelle in carrozza).
Io ve ne propongo una versione casalinga leggermente diversa, senza l’utilizzo della pastella lievitata, sandwich bagnati nel latte, poi nell’uovo ed infine nel pangrattato, otterrete delle mozzarelle in carrozza leggere ed asciuttissime, una tira l’altra insomma!